Agente provocatore alla World Bank – di Luca Manes

La Banca Mondiale ha un nuovo presidente. Lo ha nominato, come vuole la consolidata tradizione, il presidente degli Stati Uniti. Dopo aver ricoperto incarichi di un certo rilievo nelle amministrazioni Reagan e Bush, David Malpass era fino ad oggi il sottosegretario al Tesoro di Donald Trump, postazione da cui aveva criticato con asprezza l’Istituzione che va a presiedere – la cui mission ufficiale (non ridete!) è di metter fine alla povertà estrema nel pianeta – perché “intrusiva”, cioè responsabile di concedere troppi prestiti alla Cina. Il contributo annuale italiano alla prestigiosa istituzione di cui Malpass assume gagliardamente la guida è di 200 milioni di euro. 

Un falco, uno scettico, un grande sostenitore del mercato. Così i media italiani e internazionali hanno definito Malpass, il nuovo presidente della Banca mondiale scelto da Donald Trump – gli Usa hanno da sempre questa “prerogativa”. Il sostituto di Jim Yong Kim – uomo di Barack Obama, dimessosi con tre anni di anticipo – ha un passato da capo economista della banca d’investimento Bear Stearns e nell’esecutivo trumpiano ha occupato la carica di sottosegretario al Tesoro. Da quello scranno ha sparato delle bordate pesantissime alla World Bank, accusata di spendere troppi soldi per i salari del suo cospicuo staff e per i prestiti, soprattutto all’odiata Cina e al suo mega corridoio internazionale Belt and Road Initiative, visto come un chiaro attacco al dominio Usa nell’economia mondiale.

E poi Malpass è il classico conservatore che vede come il fumo negli occhi le istituzioni multilaterali, che non potranno mai rispondere ai dettami del suo credo iper-liberista. I movimenti anti-globalizzazione avrebbero da dissentire al riguardo, tanto da aver “scelto” la Banca come uno dei loro nemici dichiarati – ricordate gli aggiustamenti strutturali o i grandi progetti infrastrutturali che se ne fregano di ambiente e popolazioni locali, ecco la World Bank da decenni si occupa di questa cosucce. Singolare, o forse no, che la critichi da destra per un approccio troppo “soft”. A suo tempo lo stesso atteggiamento lo ebbe anche Paul Wolfowitz, altro super-falco nominato presidente da George W. Bush. Durò poco, travolto da un pesante scandalo – raccomandazione per la compagna, alla faccia del laissez-faire!

Chissà che cosa combinerà il buon Malpass, il quale per la verità il suo “test mercato” non lo ha passato così bene. Come ricorderanno i più attenti, Bear Stearns fu travolta dalla crisi dei mutui sub-prime nel 2007, tanto da chiudere baracca e burattini nel marzo del 2008 per poi essere di fatto inglobata nella JP Morgan. Insomma, non si può dire che il nuovo capo della Banca mondiale abbia un curriculum immacolato. Ciò nonostante è riuscito a convincere The Donald.

Per ora su questa vicenda non abbiamo letto tweet o post su Facebook dei nostri super social vice presidenti del Consiglio. Eppure ci sarebbe da commentare e soprattutto ipotizzare un pensionamento anticipato (altro che quota 100!) della Banca non per le motivazioni addotte da Malpass, ma per i danni causati in 70 e passa anni di attività. Forse val la pena ricordare alla componente grillina del governo che il nostro contributo annuale all’istituzione ammonta a 200 milioni di euro. Soldi che potrebbero essere impiegati molto meglio. Non necessariamente dalla coppia Salvini-Di Maio.

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