Carovana dello Ius Migrandi, appunti di viaggio – Bolzano, 10 luglio 2013

L’appuntamento è alle 14,00 nell’ingresso posteriore della Stazione di Modena.
All’uscita una ragazza alta, bruna, spigliata, con l’ attrezzatura da fotoreporter è ferma, mi guarda, la guardo, quasi simultaneamente ci chiediamo: “Sei della carovana?” “Sì”.
Non finiamo di presentarci che arriva il pulmino, bianco, fresco di lavaggio che si ferma vicino a noi.
Carichiamo i bagagli.
Si parte.

Alla guida Antonio, il capo carovana; a documentare, da adesso in poi, tutto quello che accadrà di importante o “succoso” Letizia, la grintosa operatrice video; ed io, che ci faccio qui? Perché vado?
Me lo sono chiesta spesso nei giorni scorsi e mi sono risposta: “Vado per vedere dall’interno e vivere in prima persona questo fermento che si sta diffondendo e mi incuriosisce vedere le sue facce diverse dal Nord al Sud”.
A Trento sale sul pulmino anche Ezio, un giovane che ha partecipato ad altre esperienze simili organizzate da Antonio.
Alle 17, con un certo anticipo, siamo a Bolzano. Ci accoglie la efficiente ed ospitale Valentina del Centro per la Pace. Il Cafè Museion dove si svolgerà l’evento all’insegna delle testimonianze e della musica è un edificio ultramoderno; di fianco, invece una villa antica; il contrasto è delizioso, il tutto in una cornice di prati verdi e fiume gorgogliante.
Il pubblico in sala è variegato, ci sono molti giovani e famiglie intere.

Luca del Centro per la Pace del Comune di Bolzano apre con il messaggio augurale della Ministra Kyenge e presenta la serata. Mauro Randi – Assessore alle Politiche Sociali e ai Giovani del Comune di Bolzano – dà il benvenuto ai carovanieri. Don Flavio Debertol – Responsabile della Pastorale dei Migranti della Diocesi di Bolzano Bressanone – ricorda la denuncia della nostra indifferenza lanciata dal Papa Francesco a Lampedusa.
Si alternano testimonianze e musica con un filo conduttore che si delinea fino ad essere esplicitato chiaramente: NOI SIAMO QUI… E DI QUI.
Ed in quel “e di qui” che si snoda tutta la serata.
E di qui non possiamo e non vogliamo più andar via, perché star qui diventa la nostra scelta ed esistenza. Paola, Angelica, Teodora raccontano del loro percorso migratorio e parallelamente si snoda il loro percorso di crescita identitaria e di sviluppo sociale. La testimonianza del giornalista CLEOPHAS ADRIEN DIOMA rievoca i vissuti che accompagnano la partenza dal proprio paese, l’arrivo, la sistemazione, il peregrinare, l’ adattamento, i rapporti con il paese ed i cari lontani, il divenire migrante , il bisogno di appartenere e le nuove relazioni.
E di qui siamo perché qui apparteniamo, i ragazzi nati e/o cresciuti qui, i cosiddetti “seconda generazione”, lo affermano con fierezza Giancarlo, Gabriele, Jean, Tofik, Michael (vengo da Agrigento), Mohamed (ho chiesto di fare servizio civile), Sharoon.
Il tutto annaffiato dai suoni e dalle voci del gruppo interetnico ARCOMAI di Merano.

Un ballo peruviano “ La Marinera Norteña” conclude la serata; è un ballo di corteggiamento, un annusarsi, un avvicinarsi e allontanarsi, uno scegliersi nell’ abbraccio finale. Se ne traggano auspici.
Messaggi e pensieri vengono raccolti in una splendida borsa azzurra e affidata ai carovanieri per testimoniare a Matera che Bolzano c’è.
Ritrovarsi attorno ad un tavolo con gli organizzatori, davanti ad un piatto di canederli e gulasch, è il modo più simpatico e universale per un arrivederci.

Franca Capotosto, dei Carovanieri

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