Racconti afrobrasiliani, di Rosinalda Corrêa da Silva – Bintou e il banchetto del Re

Tre giorni passarono e arrivò il momento, per la madre di Bintou, di uscire dalla capanna dove è rimasta tutto questo tempo aspettando che un sogno le svelasse il nome del figlio in arrivo, il nuovo fratello della nostra piccola amica.
Fu preparata una festa per l’uscita della madre dalla capanna. Un corteggio di donne si mosse per prendere la madre di Bintou e accompagnarla fino al centro del villaggio, dove le anziane aspettavano. C’era una sedia decorata con tessuti e cuscini dorati, dove fu fatta sedere. Ancora prima che potesse accomodarsi davanti agli sguardi curiosi della nostra amica e del villaggio intero, ecco una voce che sussurrò:
“Allora, chi devo annunciare? Qual è il nome di questo bimbo?”
La madre di Bintou rispose:
“Il nome non lo so, o meglio non mi è stato rivelato chiaramente, ma condivido il sogno che ho fatto. Ho sognato che io non era incinta e che nel mio ventre c’era soltanto acqua. Ho sognato che la nostra piantagione si era seccata e da molto tempo non pioveva. Ho sognato che la nostra terra era bagnata soltanto dalle nostre lacrime di tristezza. Durante il sogno ho invocato Olorúm, che mi ha risposto dicendo ‘ecco che dal tuo ventre uscirà molto più che un bambino, sarà colui che porta con sé il sangue del giusto, dell’imparziale, ecco che darai alla luce un re che rinascerà da te perché al tuo popolo non manchi mai nulla, perché lui genererà nuovi cammini, sarà un inventore, penserà a nuove forme di piantare, di raccogliere e di vivere. Allora niente più mancherà a tutti voi. Ma prima di questo lui dovrà riconoscersi in quanto capo del tuo popolo, e sapere bene di chi è figlio. Per riuscire in questo dovrà essere aiutato da sua sorella e da tutti voi. Allora quando lui nascerà dovrete accoglierlo come un re, lasciatevi guidare da lui e lui vi guiderà per sempre. Sarà giusto, grande e amorevole, dalle mani pesanti e dal tocco lieve, e a lui si arrenderanno le nazioni. Ma lui non starà qui a lungo, perché il suo tempo è altro e il suo posto anche. Ma fino a quando sarà qui riempirà di allegria tutto quanto è intorno a lui. Allora ringrazia e ricevi questi dono degli Orixás, lui è venuto per guidarti e anche se nascerà da te ci saranno momenti in cui sarà tuo padre e non solo tuo figlio. Come lo chiamerai? Lascia parlare il tuo cuore’. Ecco, questo è il sogno che ho fatto.”
Quando la madre di Bintou terminò di parlare un silenzio profondo cadde sul villaggio. Cosa si stavano domandando tutti quanti? La nostra amichetta riusciva solo a chiedersi in che modo avrebbe potuto aiutarli questo suo fratello descritto da Olorúm come un essere così perfetto.
Il silenzio fu interrotto da una voce roca, che veniva da una delle anziane, Kadila, proprio lei che quasi mai parlava. E cosa disse?
“Adila, Adila. Così chiamerai tuo figlio. Adila, perché lui sarà il giusto e l’imparziale.”
Dopo queste parole, la mamma di Bintou fu sorpresa dai dolori del parto. Proprio in quel momento. E la sedia dove ancora si trovava fu inondata dalle acque del sacco amniotico, che si era appena rotto. Fu allora accompagnata dalle donne del villaggio fino alla capanna della nonna di Bintou e non molti minuti dopo, senza grande sforzo, venne alla luce del mondo Adila, grande e forte.
Fu subito bagnato nelle acque di Oxúm, coperto con gli oli delle più pure essenze e infine involto in panni di candido cotone.
Furono tre giorni di festa per salutare l’arrivo di Adila e Bintou seguì sua madre tutto il tempo, mentre nella sua testolina brillante pensava:
“Io sono contenta e sono qui. Quando mio fratello avrà bisogno di me sono pronta!”

Giancarla Codrignani – L’ottavo figlio

«Ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare orfani sette?”. Questo è tentare Dio». Carissimo papa Francesco, finalmente una parola autorevolmente concreta sul cristiano che “deve fare figli in serie”! Perché, possiamo girarci intorno finché vogliamo, ma, anche se non era scritto in tutte lettere, pulpiti e confessori hanno sempre inteso il dono della vita proprio “come i conigli”, delle cui opzioni personali si sa poco, ma il mio personale animalismo ama credere che qualche vaga intelligenza riproduttiva l’abbiano anche loro. Comunque, non è infondata la presunzione che la Humanae vitae non sia un’appendice della Populorum progressio. Leggi tutto “Giancarla Codrignani – L’ottavo figlio”

Giovanna Piazza – Conversazioni contadine

Un giorno di luglio, Roberto, libraio di Milano (la Libreria Linea d’Ombra, situata in zona Sant’Agostino e gestita da lui e dalla moglie Chiara, è un luogo che vale almeno una visita), mi scrive:
“Ho appena finito di leggere (ristampato ora dopo cinquant’anni) Conversazioni contadine di Danilo Dolci. È un libro formidabile, sulla linea di Basaglia, Freire, De Martino, eccetera. Due i temi centrali: il rispetto per la parola (dunque per gli uomini) e la capacità di ascoltare (dunque di imparare). È un libro-mondo, illuminante”.
Nel 2014 il Saggiatore ripubblica infatti tale imperdibile opera, la cui prima edizione risale al 1966 per i tipi di Mondadori. Leggi tutto “Giovanna Piazza – Conversazioni contadine”

Agostino Rota Martir – Vita da “zingari” (vista da noi) e la vita vista dai Rom. Punti di vista diversi!

1. Ogni popolo, compreso quello dei Rom e Sinti, ha il diritto della propria auto-determinazione. Perché lo riconosciamo quasi automaticamente a tanti popoli, invece per i Rom non avviene?
Da decenni ormai sono continuamente assaliti da assistenti, operatori, associazioni… Quanti Progetti di ogni tipo, abbiamo visto scorrere sulle loro teste, quante soluzioni si sono accavallate sulle loro vite… per poi rivelarsi fallimentari e quasi sempre incolpare i Rom del loro insuccesso. Le soluzioni che in questi decenni sono state proposte, non hanno fatto altro che incancrenire il problema. Leggi tutto “Agostino Rota Martir – Vita da “zingari” (vista da noi) e la vita vista dai Rom. Punti di vista diversi!”

Erri De Luca – La parola contraria

Da qualche parte del mondo ancora si concludono affari con la parola data e la stretta di mano. Vanno insieme, la dichiarazione e il gesto, uno è  il seguito dell’altra. I miei genitori mi hanno insegnato che non serve giurare. Da noi quel verbo non si usava, doveva bastare la semplice affermazione di non aver commesso la tale mancanza oppure l’impegno a non ricaderci.
Il 1900 è stato un secolo esigente con le parole. Ha coinvolto masse umane a eseguire la volontà di alcune di esse, ha implicato il sacrificio della vita in nome delle convinzioni affermate. Poeti, scrittori, filosofi, responsabili delle loro parole, sono stati per questo imprigionati, esiliati uccisi. Ho imparato da loro una lezione di fedeltà al vocabolario. Leggi tutto “Erri De Luca – La parola contraria”

In Dialogo n. 107 – Editoriale

Il passaggio da un anno all’altro porta con sé il desiderio di cambiare. L’anno nuovo è visto come un tempo nuovo. Questo rivela una vocazione dell’essere umano a rinnovarsi permanentemente. Ma quel che rende il tempo fecondo di qualcosa di nuovo è l’amore.
Dobbiamo vivere la generosità, la solidarietà e la condivisione della vita perchè il nostro desiderio che il mondo cammini verso il meglio, sia veramente efficace.
Da soli, non possiamo cambiare le strutture politiche basate su leggi strutturali. Tuttavia, possiamo contribuire a creare le condizioni necessarie a trasformare le leggi e i sistemi e a rendere il mondo più giusto e più fraterno. Leggi tutto “In Dialogo n. 107 – Editoriale”

In Dialogo, numero 107

In Dialogo 107 copertina

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