Christoph Baker – La miseria delle nazioni

Un gruppuscolo di ultra-destra francese, che si chiama Génération Identitaire, fa una sceneggiata molto mediatica alla frontiera italo-francese nelle Alpi, per respingere fisicamente gli immigrati africani e siriani che provano di entrare in Francia dalle parti del Monginevro. La Francia secondo loro è minacciata da un invasione di stranieri, che stanno per snaturare il paese. Episodi simili si stanno verificando in altri paesi europei, come l’Ungheria o la Polonia, dove la “pressione migratoria” fa rinascere dei nazionalismi spinti con richiami patriottici e a miti del passato.

Anche il tentativo di proclamare l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, richiama a un processo identitario legato a frontiere politiche e linguistiche. In mezzo a una cosiddetta Unione Europea, si va cercando di aggiungere ancora altri soggetti nazionalisti…

Ottant’anni dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, stiamo tornando al richiamo delle singole nazioni come unico punto di riferimento di una identità popolare e populista. Non sono bastati i milioni di morti di quel conflitto per capire che è proprio il concetto di nazione uno dei più grossi ostacoli alla costruzione di un mondo pacifico e inclusivo.

Quando lavoravo con l’Unicef, avevamo creato circa 25 anni fa, un Gruppo Mediterraneo per l’Educazione alla Pace, che vedeva coinvolti ragazzi e adolescenti di tutti i paesi mediterranei. In vari modi, si dava loro la voce per immaginare un modo di convivere senza guerre e di conoscersi meglio per creare le basi di un futuro meno minaccioso e cupo. In un sondaggio fatto con tutti questi ragazzi, alla domanda come costruire la pace nel Mediterraneo, un ragazzo algerino di 9 anni aveva risposto: “per fare la pace nel Mediterraneo, bisogna abolire le frontiere”. Candido, semplice, visionario…?
Tutta la mia vita, ho vissuto la questione identitaria da straniero. Americano? Francese? Svizzero? Tedesco? Italiano? In ogni situazione, non mi sono mai sentito legato a un solo punto di riferimento culturale, linguistico, storico. Ho applaudito alla fine dei controlli doganali nell’Europa di Schengen, sperando che potessero allargarsi sempre di più. Ma oggi, vedo che la tendenza è una marcia indietro, e non sarei stupito se presto si ergeranno di nuovo i posti di blocco alle frontiere, sempre in nome della lotta all’immigrazione cosiddetta illegale, cosiddetta clandestina.

Quando vedi forze dell’ordine che ricacciano indietro profughi minorenni dalla Francia all’Italia (e che vengono condannati cittadini perché hanno aiutato questi ragazzi ad essere accolti in Francia), in barba ai diritti fondamentali dei minorenni sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dei Bambini e degli Adolescenti, firmata e ratificata dalla Francia e dall’Italia, comprendi che vecchi fantasmi stanno ritornando e che stiamo perdendo valori di base come l’accoglienza, l’ospitalità e la difesa dei più deboli. Poi sono gli stessi gruppuscoli sopra citati a basare i loro discorsi identitari sulla Cristianità minacciata! Cercate l’errore…

Ma tutti questi movimenti che richiamano al nazionalismo, inneggiano a governi sovrani e autonomi, come se non fossero da decenni ormai completamente succubi di processi decisionali che hanno interrato il concetto di stato-nazione. Le grandi trame del capitalismo finanziario, speculativo e selvaggio non danno più da tempo la possibilità ai governi nazionali di decidere davvero sulle sorti dei propri paesi. Ormai, i governi non governano più, al massimo gestiscono una piccola percentuale di cose; quelle che non disturbano l’andazzo trionfale della visione economica della vita, del trionfo di Re Denaro…

Neanche le dittature più spietate nei paesi che sembrano più lontani dalle grandi dinamiche mondiali, riescono a sottrarsi al diktat dei centri finanziari o alle regole del gioco delle multinazionali. Quindi siamo di fronte ad una grossa presa in giro, che milioni e milioni di persone sembrano ignorare completamente, o al meno fanno finta che non esiste, pur di marciare dietro a slogan patriottici, auto-referenziali, semplificatori e palesemente bugiardi. Ma la verità fa paura, ovviamente. Allora é molto comodo spegnere il cervello, non cercare di capire, non cercare di approfondire, e mettersi in riga dietro bandiere e tamburi e partire all’ennesima guerra contro l’altro, lo straniero, il diverso, lo sconosciuto. Che miseria…
Stiamo quindi vivendo un momento storico assai buio. Il populismo che dilaga ovunque passa come una tempesta di sabbia sulle nostre culture, sulle nostre storie, sulla nostra capacità di riflettere. La paura si tramuta in odio, e l’odio è la benzina di tutti i movimenti che fanno della violenza, della supremazia, della sopraffazione, il loro credo e il loro traguardo finale. Non c’è niente dopo di questo. E’ palese il nichilismo sottostante a questi richiami populisti. Come riesci a costruire qualcosa su una visione che esclude, che condanna, che persecuta? Se la tua ideologia é basata sulla caccia al diverso, un giorno troverai che anche il tuo vicino è diverso, allora fuori anche lui…!

Ma spesso, è nei momenti di buio che ci si può risvegliare e ricominciare a ragionare. La storia umana dimostra che nessuna frontiera ha mai potuto realmente bloccare la gente in movimento. I muri sono fatti per scavalcare, i mari per attraversare, le montagne per passare dall’altra parte. Allora, facciamocene una ragione. L’altro, quello che sbarca da noi, quello che viene da lontano, quello che è diverso, in fondo fa parte della stessa specie vivente nostra! Perché ostacolarlo, rifiutarlo, cacciarlo? Non sarebbe più saggio accoglierlo, tendergli la mano, conoscerlo un pà? Se lo respingi, non saprai mai che ricchezza ti poteva forse portare: quali altre visioni della vita, quali altre aspirazioni, quali altri sogni… Invece nel dialogo, nella condivisione, con la curiosità, ci si può arrichire a vicenda. Questo non è buonismo, questo è la legge della biodiversità: è l’intreccio pemanente di tutte le diverse forme di vita, che l’esistenza trova la sua energia e la sua vitalità.

E’ giunto quindi il momento di lasciare perdere vecchi schemi mentali, politici, filosofici, che si basano su certezze ormai superate. A cominciare dal concetto antiquato di nazione, che come il dragone che muore, sta ancora dando grandi colpi di coda, ma intanto sta morendo… E non bisogna avere paura di fare fronte alle dinamiche globali che stanno portando il mondo al baratro, bensì minare il loro potere togliendogli legittimità, attrattività, e importanza. Ognuno nel suo grande piccolo, può cominciare a fare pulizia mentale, a rifiutare le semplificazioni, ad aprire gli occhi, le braccia e il cuore. Ognuno può praticare l’arte dell’incontro con l’altro, ognuno può fare una politica di inclusione.
Lasciamo perdere il vecchi schemi ottocenteschi sui quali ci basiamo ancora oggi, i richiami alle armi delle forze politiche tradizionali, di cui fanno parte da sempre anche i vari populismi, fascismi e nazismi. Cominciamo a smantellare il concetto di nazione, di patria, di frontiera, perché solo così possiamo immaginare un domani più pacifico e rispettoso. Solo così, possiamo rimboccarci le maniche per affrontare la vera sfida per una umanità nuova. Che non è quella di respingere l’altro, bensì quella di salvare il pianeta.

Altrimenti, tutto questo agitarsi per difendere le cosiddette identità sarà solo una patetica recita, visto che presto la vita umana sulla Terra, se continuiamo così sarà condannata a scomparire…

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