Ci sono voluti più di venti anni per condannare Srebrenica – di Luca Soldi

Radovan Karadzic, ex leader politico dei serbi di Bosnia, è stato giudicato colpevole per il massacro di Srebrenica. Ad emettere la sentenza, a conclusione di un processo durato sei anni, il Tribunale penale internazionale dell’Aja (Tpi). La giustizia internazionale lo ha condannato a 40 anni di carcere dopo averlo riconosciuto colpevole di ben 10 capi d’accusa per crimini contro l’umani…tà, crimini di guerra e soprattutto per il genocidio di Srebrenica. Il giudice O-Gon Kwon ha osservato che il Tribunale non ha potuto stabilire che Karadzic avesse “l’intento genocida di distruggere un gruppo” malgrado il fatto che siano stati compiuti crimini di massa nei sette comuni bosniaci, nel 1992, oggetto della sentenza. Secondo i giudici Karadzic è colpevole per la campagna di bombardamenti e assedio della città di Sarajevo. Il Tribunale Internazionale ha stabilito inoltre che Karadzic è “penalmente responsabile” per omicidio, attacco ai civili e di aver terrorizzato Sarajevo nei 44 mesi di assedio della città. La colpa più vergognosa che gli e’ stata riconosciuta e’ per quella barbarie avvenuta quasi 21 anni fa’, a Srebrenica.
Una delle pagine più tristi e vergognose della storia del dopoguerra.

 Avvenuta in una città nel cuore dell’Europa, a pochi chilometri dalle grandi capitali dell’Occidente democratico. Quel luglio del 1995 avvenne una carneficina senza precedenti, come senza precedenti fu quel conflitto fra le genti dell’ex Jugoslavia.
A Srebrenica, ebbe luogo quello che è passato alla storia come «il più feroce massacro in Europa dai tempi del nazismo». Nella zona protetta di Srebrenica, che all’epoca era sotto la tutela delle Nazioni Unite, in pochi giorni oltre ottomila bosniaci musulmani – uomini, bambini e anziani, tutti maschi, furono massacrati dai serbo bosniaci di Ratko Mladic e dalle «Tigri di Arkan» di Željko Ražnatović. E con la copertura e l’ispirazione politica dell’allora leader bosniaco Karadzic.
La guerra costo’ complessivamente oltre 100 mila vite e più di due milioni di profughi. Per l’accusa Karadzic, il defunto presidente jugoslavo Slobodan Milosevic e il generale serbo bosniaco Ratko Mladic ebbero un ruolo di collaborazione alla “pulizia etnica” di musulmani e croati dalle aree della Bosnia reclamate dai serbi dopo il crollo della Jugoslavia nel 1991.
Tutto avvenne fra le fragilità dell’Europa ed i soliti giochi delle grandi potenze.
E proprio in quei giorni, mentre si riempivano le fosse comuni, le diplomazie erano intente nei negoziati di pace con il presidente serbo Milosevic, accordi che sigleranno quattro mesi più tardi a Dayton in Ohio ponendo così fine a tre anni e mezzo di guerra in Bosnia ed Erzegovina.
Quella ferita, mai rimarginata, quel genocidio, pesa ancora sulla coscienza di tutta l’Europa e solo marginalmente trova oggi soddisfazione nella condanna a Karadzic.

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