Come ridare al paese una speranza per il futuro?

23 maggio 2013
L’attuale classe politica ha smarrito il senso del “bene comune”, che é (o dovrebbe essere) l’obiettivo del servizio pubblico, tramite un confronto costruttivo con la gente.
Siamo un Paese poco normale. Con risvolti comici, se la situazione non fosse grave. La più grande miseria della politica di oggi sta nel fatto che il cumulo di dolori e di disgrazie, oltre una certa soglia, non sconvolge più. Una classe politica che non capisce le priorità del paese, dalla povertà, alla grave crisi economica e alla disoccupazione dei giovani, vuol dire che il palazzo ha perso ormai il contatto con la gente.
Un esempio sono i referendum, previsti dalla Costituzione come strumento principe della volontà popolare. Esaltati a corrente alternata dalla politica. O meglio, a convenienza di parte. Tanto da disattivarli ogni volta che sono considerati “inopportuni”. E’ stato nel 1993 con il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Oltre il 90% degli italiani votò per l’abolizione, ma una leggina “riparatrice” votata da tutti, provvide a ripristinare il vecchio sistema, sotto altre spoglie. Lo stesso è accaduto con l’abolizione del ministeri dell’Agricoltura e del Turismo. Stesso misero spettacolo anche con l’abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, votata dal 54,9% dei cittadini col referendum dell’11 giugno 1995. Eppure, nulla è cambiato a viale Mazzini. Se non in peggio. Con la presenza straripante e insopportabile dei partiti che fanno un uso privato della RAI, lottizzando tutto. Anche gli uscieri. In ultimo quelli del 12 e 13 giugno del 2011, due sull’acqua pubblica, centrali nucleari e legittimo impedimento. Ultimo grande campanello suonato che la politica non ha saputo ascoltare. La gente ha partecipato a prescindere dei no, dei ni e dei si dettati dai partiti. La democrazia partecipativa ha vinto, sotto tutti gli aspetti. Dovremmo esserne felici, invece, a tutt’oggi quelli sull’acqua sono ancora disattesi, in particolare, dalle giunte di centro-sinistra. Perché?
Perchè la politica non sa rispondere a queste richieste? Forse perché le Aziende pubbliche servono come “cimitero per i politici”, al fine di garantire loro un salario?
Siamo la Repubblica dei referendum disattesi dal Parlamento.
La soluzione non è in un laboratorio o in qualche strategia coltivata da pochi. C’é bisogno di un di più di pensiero che corra incontro alla politica e si intersechi con le emergenze del Paese. Lo sfilacciamento politico nel Paese è silenzioso, profondo ed evidente. Il nemico non viene da fuori (stranieri, rom…) ma da noi e dal nostro grigiore. Deve maturare una visione, che provochi e risvegli il mondo della politica e la passione politica. Un ciclo è finito. Niente sarà più simile agli anni passati. Se non ci sarà un innesto vitale, sarà peggio, anche perché premono sempre di più nuovi appuntamenti con la storia globale. Cambiare la politica, va intesa in un senso più ristretto, come un invito rivolto a ciascuno di noi a riflettere sui grandi tema, della vita, che sono quelli della “politica”. Solo così possiamo creare un argine contro la banalità, il conformismo, il torpore e la sete di “scalare” attarverso la politica.
Siamo in una fase delle più litigiose della politica nazionale. Nonostante il governo delle larghe intese.Tra i partiti e in particolare nel PD.
Perché non comprendere che l’attuale complessità che stiamo vivendo ha urgente bisogno di rapportare sempre più economia e valori. Mettendo fraternità, dono, gratuità, capitale sociale, cooperazione, norme morali e sociali sempre più al centro dello studio e della riflessione dei politici, tralasciando le lotte fratricide interne? Forse perché per loro con cambia niente, non sarà così? Forti dei loro stipendi?
Se Bersani avesse fatto un passo indietro, lui che predicava ai quattro venti il partito del noi, del bene comune dell’Italia, non dei personalismi, non delle prime donne!
Se avesse proposto a Napolitano premier Rodotà, stanando il M5S, avremmo avuto il governo del cambiamento, Prodi al Quirinale e Berlusconi sulle barricate. Purtroppo Berlusconi è anche adesso sulle barricate, si vede, si sente, si fa campagna elettorale in ogni istante, alle nostre spalle, ma ahimé è nostro alleato.
Forse ha ragione chi osa fare la scheda attuale di Bersani: 62 anni, scomparso dalla politica il 20 aprile 2013. Non è che se ne sente tanto la mancanza… ma senza di lui la satira ha perso uno spassoso protagonista. Lui che insieme ai suoi “giovani turchi” ce l’ha messa tutta per non vincere. Lui é scomparso, “loro” si stanno riciclando. Alcuni nel governo (mai con B.) un’altro partecipando sabato alla manifestazione della FIOM a Roma…
Epifani? Leggete adesso la sua dichiarazione del perchè non ha partecipato alla manifestazione dei Roma della Fiom? Anzi, udite udite, esclamerebbe il banditore prima dell’inizia della caccia alla volpe: “Non siamo una caserma. La scelta di non partecipare alla manifestazione della Fiom non è un segno di paura. Noi vogliamo rappresentare tutti”. Incredibile, avete letto bene? Nei “tutti” di Epifani, non fanno parte gli operai, i cassintegrati, gli esodati, i disoccupati? Ma siamo sicuri che lui sia stato 40 anni nel sindacato?
L’ineggibilità di B. e il PD? Ormai tutti sono a conoscenza della legge del 1957 sulla ineleggibilità, stabilisce il divieto di entrare in Parlamento per i titolari di concessioni pubbliche. Non si riesce ad eleggere il presidente della commissione per le elezioni. Proposto il senatore Caliendo, PDL, magistrato di Cassazione e uomo di fiducia di B. Ma è nel PD che si consuma l’ennesima divisione. Il senatore Felice Casson spiega che la presidenza non può essere data ad uno della Lega, perchè non è opposizione, di conseguenza deve essere data o a SEL o al M5S. Il solito Violante, e i nuovi “turchi”, Fassina e Orfini, sono per far si che B. rimanga in Parlamento. La prossima settimana si vota, siamo in attesa del risultato…
E il presidnete Napolitano che si rifiuta di testimoniare sulla trattativa stato-mafia? Il PD, silente…
Infine la leggeanti-movimenti, cioè come cancellare 9 milioni di voti. Prima proposta dalla Finocchiaro con Zanda capogruppo al Senato, contrario. Adesso si sono ri-messi insieme, intenzionati a presentarla, adducendo che senza personalità giuridica e senza uno statuto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ciò, prima che demenziale é anticostituzionale. Citando l’art. 49 della Costituzione. Che però, recita tutto il contrario: “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Costituirsi in partito é una possibilità, un diritto. non un obbligo.
E’ morto don Andrea Gallo, uomo al contrario ma sempre per il dialogo. Puttane e drogati lo conoscevano tutti. Con De Andrè ha cantato gli ultimi e i vinti. Rideva in faccia al potere con fame di verità e di giustizia, sempre in trincea. A Beppe Grillo, che aveva votato, lo aveva pregato di parlare con il PD. Il Paese è a pezzi. C’é bisogno di te e dei tuoi elettori, possibilità di cambiare la storia si è fermata al “personalismo” di qualcuno…
Papa Francesco ha auspicato ai sacerdoti di diventare prete-pastore, che deve avere il “l’odore” delle sue pecore, don Andrea questo odore ce l’aveva. E forte! Non si è vergognato, il 10 marzo scorso a celabrare la messa in suffragio per il presidente Chavez. Osteggiato dalla gerarchia, messo ai margini, si è unito ai marginalizzati della società, muorendo ieri, con i suoi ragazzi.
Ad ognuno la propria risposta.
Ciliegina: perché all’attuale PD, non è mai venuto in mente di proporre una legge che tolga l’immunità ai parlamentari? Non sono uomini e donne come noi?

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