Non ho madre né padre.
Pare ci sia un tempo regolamentare,
poi a un figlio non spettano più.
Lo chiamano E’lavita.
Come spiegazione non mi basta.
Sono rimasto figlio, il padre di nessuno.
Da figlio vorrei qualche volta
fare visita, una telefonata,
portare un regalo.
I loro compleanni
sono i giorni che guardo le fotografie.
Mi piacciono quelle
con loro due giovani
e io neanche un’ipotesi.
Mi piace la loro vita
prima del 1950,
Hanno una serietà ironia
che non ho ricevuto.
Mi pento di avere dato via
le loro scarpe.
Se tornano mi chiederanno conto
di non custodire
la forma dei piedi,
la suola dei passi.
Quando li sogno
non stanno più insieme,
vengono a turno in visita,
non parlano, si lasciano abbracciare.
Il tempo non mi abitua,
pure oggi è il giorno dopo
della separazione da quei due.
Solo quando mi succede un guaio
dico meglio così, che non l’hanno saputo.

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