Editoriale del numero 119 di In Dialogo

Oggi in Italia servono donne e uomini che sappiano “rammendare” il tessuto sociale con pazienza, generosità, slancio e con la voglia di mettersi in gioco. Come afferma da alcuni decenni l’amico teologo brasiliano Leonardo Boff, “oggi non viviamo un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca”. Ciò esige sia una riflessione sia impegno, perché quasi nulla è come prima.
Oggi dobbiamo assumere la piena consapevolezza che stiamo vivendo in un mondo profondamente cambiato. In questa nuova realtà sorgono nuove sfide e nuove domande a cui bisogna fornire senza paura e con coraggio, delle risposte nuove.

Oggi viviamo in una società tecnologica e secolarizzata, dove la tristezza dell’individualismo fa divenire il nostro cuore avaro e comodo, alla ricerca malata di piaceri superficiali.
Oggi l’uomo è troppo spesso spaesato, confuso, smarrito e impaurito.

Oggi dobbiamo affermare con forza che la dignità della persona umana non è mai calpestabile e deve essere il faro dell’azione sociale e politica. Non possiamo farci paladini della cultura della vita e dimenticarsi dei migranti e dei poveri, sviluppando in alcuni casi un sentimento ostile verso gli stranieri.
Oggi urge una nuova cittadinanza per i figli dei migranti nati in Italia, urge un no alla cultura della paura e della xenofobia, perchè siamo una unica “razza umana”. Papa Bergoglio ha iniziato una sfida non solo audace ma aspra per unire i credenti tra quelli che si considerano cattolici della morale e cattolici del sociale. Troppo spesso la Chiesa è stata spiritualizzata o demandata ai tempi futuri, all’al di là, papa Francesco richiama ad essere incarnati nella storia, nella quotidianità, a non nasconderci nelle astrattezze moralistiche o meramente solidaristiche. Urge una Chiesa che sta in mezzo al popolo con la semplicità eloquente del Vangelo.

Oggi urge una rinnovata cultura della solidarietà che è cultura dell’incontro che si contrappone alla cultura della paura, dello scarto e della divisione. Una provocazione per ognuno di noi, una provocazione etica per le nostre società, per le nostre famiglie, per i nostri politici e per le nostre coscienze, abituate troppo spesso al “sonno” prodotto dalle false sicurezze del consumismo e dalle paure narcisiste.

Oggi la sfida dell’immigrazione richiama ognuno di noi all’impegno, alla denuncia della tratta di esseri umani e ogni tipo di traffico sulla loro pelle; salvando le vite umane nel deserto, nei campi e nel mare; deplorando i luoghi indecenti dove troppo spesso vengono ammassate queste persone. Accogliere è un primo gesto, c’è però una responsabilità ulteriore,  prolungata nel tempo, con cui misurarsi con prudenza, intelligenza e realismo, salvaguardando i diritti di chi arriva e i diritti di chi accoglie e porge la mano. Per operare in questa direzione, papa Francesco ci ha lanciato quattro parole: accogliere, proteggere, promuovere e integrare-interagire.

Lo scorso 19 novembre il papa ha indetto la giornata mondiale dei poveri. Nei giorni seguenti al Natale ho partecipato ad un incontro, al termine un “signore” parlando della serata ha commentato così: ormai manca solo la giornata mondiale dei beoti e poi saremo al completo, avremo così dato l’opportunità anche a loro di essere beati. Chi parlava in questi termini, non avrebbe dovuto farlo per tanti motivi: innanzitutto perché è un essere umano, perché parlava in questi termini mentre stava seduto, tranquillo e contento, a una tavola ben imbandita. Ma perché dedicare qui spazio a questo signore di cui non faccio il nome, ma che non mi sto inventando, che prende per beoti i poveri, oltre a numerose persone che ogni giorno si impegnano in relazione, accoglienza, condivisione e disponibilità? Gli offro un dato: il 45% del cibo prodotto negli Stati Uniti è gettato, mentre in Italia, ne  gettiamo per un valore di 16 miliardi ogni anno.

Oggi gli impoveriti, sono la questione cruciale, dobbiamo ricostruire il senso della vita e della solidarietà per lottare contro l’incapacità delle società attuali di riconoscere l’altro e saper vivere bene insieme  con tutte le specie viventi che fanno parte della comunità globale della vita della Terra, a cui ci esortano continuamente L. Boff e papa Francesco con la sua Laudato Si.

Oggi il problema non è di mancanza o di debolezza di etica mondiale, certo, l’etica c’entra, e iniziative varie sono meritevoli, ma la questione è soprattutto politica e culturale. E’ una questione di visione politica, economica e sociale del senso della vita e del mondo. Il neoliberismo ha imposto una nuova narrazione e ha ridisegnato tutti i significati dell’attività economica e sociale e li ha sostituiti con quelli dell’efficienza, competitività e mercato.

Oggi il compito più urgente è quello di sottoporre a critica e destrutturare l’idolatria del mercato che è il frutto di una idolatria-teologia perversa che continua a tutt’oggi, mietendo decine di milioni di vittime all’anno, senza contare le migrazioni, le sofferenze e lo “strascicarsi” della vita di milioni e milioni di uomini, donne, vecchi e bambini.

Oggi abbiamo bisogno della conversione etica delle coscienze che rigeneri la politica in senso democratico e crei spazio a centinaia di milioni di uomini, donne e bambini, esclusi e scartati che anelano ad una vita degna, desacralizzando il vitello d’oro del libero mercato.

Oggi dobbiamo essere motivati dallo stimolo di conoscere e comprendere, nella convinzione della necessità e dell’urgenza di soluzioni radicali su scala planetaria. E’ la radicalità la forza del divenire che cambia, essa è il potere di creatività degli oppressi, degli impoveriti, degli esclusi, che rappresentano la maggioranza dell’umanità.

Oggi gli attuali cambiamenti sono insufficienti, non sono una soluzione, danno l’illusione, alimentata dai potenti e da coloro che hanno interesse alla perpetuazione del sistema attuale, che le soluzioni siano solo quelle a livello locale e settoriale.

Oggi a Davos, ci è stato nuovamente comunicato che i ricchi hanno sempre sempre di più: l’1% di Paperoni ha come il restante 99%. La denuncia di Oxfam evidenzia che le nuove risorse create si indirizzano tutte verso chi ha già “troppo”. E’ in atto una costante disuguaglianza, anche nel 2017, l’82% della ricchezza se la sono divisa l’1% dei ricchi. Nasce un nuovo miliardario ogni due giorni, sintomo di un problema economico che premia la finanza speculativa e non il lavoro. Mentre il dato italiano è: il 20% più ricco detiene oltre il 66% del patrimonio nazionale, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale.

Oggi la realtà è che l’audacia è fondamentale perché essa consiste nell’attaccare i problemi alla radice per operare il cambiamento a livello personale di comunità, di politica. La storia ci dimostra che i cambiamenti sono possibili, come ci ricorda Riccardo Petrella, un patto sociale mondiale tra tutti gli abitanti della Terra, è urgente!

Quest’anno iniziano due nuove rubriche, la prima: “Il Milione” curata da Gianluca Luraschi, un amico creativo che vive a Lisbona, la seconda: “Vangelo e denaro”, curata da un altro amico, don Antonio Agnelli, prete a Cremona. Benvenuti!

il Direttore

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