Grillo-Bersani

4 settembre 2012
Terminata la tempesta Grillo-Bersani, è importante cercare di riflettere con calma e riportare alla politica il tutto, in modo particolare il PD.
Grillo, predicatore populista che brandisce le armi dell’antipolitica? Credo sia una strategia miope e autolesionista, che ha accreditato il Movimento 5 Stelle (M5S), come uno contro tutti, il nuovo che avanza contro la vecchia politica che cerca di resistere e galleggiare.
Fino a quando il M5S si è limitato a pescare nel bacino elettorale del non-voto gli effetti sugli altri partiti sono stati contenuti. Adesso che viene accreditato al 20% è scattato l’allarme rosso soprattutto nei partiti del centro sinistra che finiranno per pagare il prezzo maggiore.
Si spiega così la reazione scomposta del segretario PD Bersani rivelatrice di una nuova capacità della classe politica di comprendere l’ascesa del M5S.
Negli ultimi anni, per diverse ragioni, crisi finanziaria, recessione, scandali e polemiche sui costi della politica ecc… è maturata una drammatica disaffezione nei confronti dei partiti, talmente radicale da mettere in crisi i tradizionali circuiti della rappresentanza a ogni livello. Rendendo questi ultimi sempre più impopolari. Nel 1994 fu Berlusconi a beneficiarne.
Adesso si è presentata un’impetuosa ”domanda” di nuovo, dove la novità investe sia le facce che i meccanismi di partecipazione politica.
Il successo del M5S riflette la sua capacità di presentare un barlume di risposta ad entrambe le esigenze. Il M5S sta fornendo un canale di rapido ricambio della classe politica che non passa attraverso le troppe liturgie e servilismi dei partiti tradizionali, come dimostra il giovane neo sindaco di Parma, Pizzarotti.
Il M5S offre nel paradiso artificiale della democrazia del Web, strumenti di facile accesso e immediato coinvolgimento alla domanda di partecipazione diretta alle decisioni politiche.
I partiti, al contrario, hanno dato l’impressione di rispondere con un arroccamento corporativo, incapace di affrontare con serietà almeno quelle ragioni di scontento: l’eliminazione di pregiudicati e corrotti, cancellazione dei privilegi più odiosi, apertura a volti nuovi, pensionamento dei grandi vecchi.
Dall’incomprensione nascono gli errori. Proclamando che “preferiscono votare PDL”, piuttosto che Grillo, lo hanno fatto Enrico Letta e la “giovane“ deputata Madia, i notabili del PD rafforzano la sensazione di appartenere ad una oligarchia politica chiusa. Invece di etichettare come fascista Grillo, ci si potrebbe interrogare su trasparenza e democraticità via Web?
Mi chiedo poi quanti nel PD abbiano letto i contenuti condivisibili (e di sinistra) che si trovano nelle 15 pagine del programma politico del M5S, dalla richiesta di un Parlamento pulito alle proposte sulle energie rinnovabili e contro le commistioni impresa-finanza.
La litania del “demone dell’antipolitica” ha portato molti voti al M5S e continuerà a portarglieli. Forse nel PD è giunto il momento di riflettere sulle occasioni sprecate per fornire risposte credibili alla sfida che il partito-non partito di Grillo sta portando nel sistema politico.

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