Il Parlamento strumento di pace – di Giulio Marcon

I 158 deputati che hanno sottoscritto la mozione per interrompere la partecipazione italiana al programma di acquisizione e costruzione dei cacciabombardieri F35 evidenziano ancora una volta la situazione paradossale in cui ci troviamo.
Mentre si sudano sette camicie per trovare delle briciole per il lavoro, la cassa integrazione, la scuola, si stanziano solo nel 2013 ben 4 miliardi di euro per gli F35 (cui si aggiunge per lo stesso anno una spesa di 1miliardo e 800milioni per i sommergibili U-212).
Per intenderci è la stessa somma che servirebbe per abolire l’Imu sulla prima casa oppure a mettere in sicurezza 8mila scuole che non rispettano le normative antisismiche e antincendio, oppure a coprire una buona parte dei costi del reddito di cittadinanza.

Di fronte a questa palese contraddizione qualcuno al governo dice che non bisogna avere un approccio ideologico sugli F35. È ideologico dire che non bisogna spendere i primi 4 miliardi per gli F35, ma per il lavoro? Sicuramente è ideologico l’atteggiamento di chi continua a sostenere la scelta costosissima di un cacciabombardiere che può portare armi nucleari e che niente ha a che vedere con la difesa del paese, ma solo con la partecipazione dell’Italia in missioni di guerra. L’ex candidato premier e segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha ricordato in campagna elettorale che il lavoro viene prima degli F35: è quello che probabilmente hanno pensato i 14 deputati del Pd firmando coerentemente e con coraggio – assieme a tutti i deputati di Sel e del Movimento5Stelle – la mozione contro gli F35. Speriamo solo che se rendano conto anche gli altri deputati del PD facendo quello che il paese ed il suo elettorato si aspettano: la fine dell’avventura degli F35.
In modo poco ideologico e molto pragmatico in questi anni alcuni paesi si sono ritirati dal programma e il Gao (Government Accountabiliy Office) statunitense (la nostra Corte dei Conti) ha formulato critiche feroci alle folli spese per un cacciabombardiere che tra l’altro si deve fermare in caso di temporale. Non si capisce perché dobbiamo continuare a buttare soldi in quello che non è come vorrebbe il ministro Mauro – con uno sforzo enorme di fantasia – «uno strumento di pace» , ma solo un aereo armato di tutto punto (anche di ordigni nucleari) pensato per «sfondare» le linee nemiche e sferrare il first strike. Tra l’altro il faraonico programma garantisce solo qualche centinaia di posti di lavoro, mentre con le stesse risorse se ne potrebbero garantire decine di migliaia utilizzando le risorse risparmiate in un piano di investimenti pubblici nelle «piccole opere» e nel welfare. A beneficiare di questo programma non sono i lavoratori, ma i soliti noti: la Lockheed (capofila del progetto), Finmeccanica, e la casta dei militari. E gli interessi del paese dove sono?
Dopodomani si celebra la festa del 2 giugno con una parata militare che vuole farci dimenticare che la repubblica è fondata sul lavoro. Sicuramente se ne è dimenticato chi, spendendo quest’anno 5miliardi e 800 milioni tra F35 e sommergibili, ha scelto come priorità le armi e non il lavoro. Si tratta invece di rimettere al centro i veri bisogni e le drammatiche urgenze del paese: il lavoro, le misure contro la crisi, la scuola, le risorse per gli enti locali. Il governo la smetta di dare scontata l’avventura degli F35: decida invece il Parlamento ed il centro-sinistra si schieri a favore della mozione, come la stragrande maggioranza del suo elettorato sicuramente vorrebbe.

Da “Il Manifesto” del 31.05.2013

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