Il tempo di Pepe Mujica – di Erri De Luca

Nel n. 105 della rivista In Dialogo si trova uno scritto di Pepe Mujica sulla sobrietà.

Certo, ormai tutti conoscono il Capo di Stato più povero del mondo: le televisioni di tutto il pianeta ne hanno mostrato la modesta dimora, gli abiti sciupati, l’amore per i fiori semplici, la bombilla da cui succhia il mate. Il mondo intero sa che è stato un guerrigliero, ha trascorso lunghi anni di carcere duro, è evaso ed è stato nuovamente incarcerato. Sappiamo, poi, che percepisce uno stipendio ridicolo e ha avuto il coraggio di legalizzare la marijuana e porla sotto il controllo dello Stato. La prima biografia in italiano, scritta per Nova Delphi da Nadia Angelucci e Gianni Tarquini (che non hanno certo scoperto el Pepe quando è diventato presidente), racconta però molte altre cose interessanti di un personaggio che, come tutti i potenti, sarà bene giudicare in modo critico e in termini rigorosamente politici. Mujica non è un santo moderno e non merita di essere consegnato alle note folkloriche e alle stupite curiosità dei telegiornali. “Questo è il presidente Pepe Mujica e il suo nuovo Uruguay democratico che insieme inaugurano il tempo moderno“, scrive nella presentazione che pubblichiamo Erri De Luca. Un’affermazione politica impegnativa, niente affatto pittoresca.

di Erri De Luca
Il 1900 è stato il secolo delle rivoluzioni. Con questa radicale formula politica sono state rovesciate tirannie e imperi coloniali, si sono armate resistenze contro invasioni e si sono riscattate indipendenze. Dall’ Asia, all’ Africa, alle Americhe, passando per Europa e Oceania il mondo è stato riscritto dalle rivoluzioni. L’unica terra emersa non coinvolta è stata l’Antartide.
Ne scrivo per esperienza diretta. Ho fatto parte dell’ultima generazione rivoluzionaria del 1900, nell’organizzazione Lotta Continua. Negli anni ’70 la sinistra non parlamentare d’Italia era retrovia di molti movimenti rivoluzionari. Ospitammo e sostenemmo materialmente militanti delle lotte armate provenienti da tutte le parti del mondo. Un caso per tutti: Lotta Continua promosse sul suo giornale quotidiano una pubblica raccolta di fondi per fornire armi al MIR, i rivoluzionari cileni, dopo il colpo di stato militare che aveva rovesciato il governo Allende. Fu raccolta una somma considerevole per l’epoca che fu messa nelle mani di un esponente di quel movimento, poi ucciso dalla dittatura.
La figura professionale del 1900 è stata il rivoluzionario, due le sue prospettive di carriera: presidente o bandito. In qualche caso i due destini hanno coinciso. L’ esempio più celebrato è quello di Nelson Mandela, dirigente della lotta armata di liberazione del suo paese, rinchiuso per decenni come terrorista e bandito, poi eletto presidente. Lui racchiude l’ esemplare carriera politica del 1900.
Vita parallela è quella di Pepe Mujica. A differenza di Mandela, la sua è in pieno svolgimento e illumina il secolo in corso, il duemila dopo Cristo, o, come preferisco dire, il 410 d.C., dopo Chisciotte, data di sua prima pubblicazione.
E’ successo al secolo delle rivoluzioni di saltare, come Chisciotte, in groppa a un mucchio di suoi Ronzinante e spronarli contro ingiustizie immense e forze soverchianti. Nell’urto sproporzionato si sono consumate le generazioni ma il bilancio è attivo. I Ronzinante hanno prevalso, Chisciotte, cioè la rivoluzione indomita e visionaria, ci vedeva giusto e lontano. Il pessimismo dei Sancho Panza, il loro opportunismo aveva torto. Chisciotte, ovvero la rivoluzione del 1900, è stato: “Il cavaliere invincibile degli assetati”, secondo la definizione scritta da Nazim Hikmet, poeta turco a lungo prigioniero politico.
mujica
Pepe Mujica è il compagno che ognuno avrebbe voluto a fianco e che molti hanno conosciuto sotto diversi nomi. La sua vicenda prima che politica è sentimentale, perché fondata sul primo sentimento che affiora alla coscienza: la giustizia. La prima obiezione di un bambino, la sua prima critica agli adulti ha questa formula: non è giusto. E’ il suo primo segnale di coscienza indipendente. La formazione di un carattere rivoluzionario inizia da un urto e da una compassione.
I Tupamaros di Raul Sendic sono stati esempio entusiasmante di lotta armata popolare, con le loro azioni rivolte a suscitare il massimo di consenso e realizzando il massimo di critica e di denuncia del sistema di corruzione al potere. La notizia delle loro imprese dilagava negli anni ’70 in tutto il mondo e faceva dell’ Uruguay un punto di riferimento.
Sotto la dittatura militare hanno scontato la pratica rivoluzionaria con la rappresaglia carceraria. Per la durata di tre Olimpiadi le loro vite sono state rinchiuse nel buio di uno stanzino sigillato. Le torture, dalle percosse a quella della sete che spingeva a bersi le urine, hanno schiacciato i loro corpi per dodici anni, quattromila giorni senza sapere nemmeno che ora fosse, senza poter scambiare una parola: se questo è un uomo? Sì, questo è un uomo, uno che non si è disintegrato dentro uno dei peggiori tritacarne del secolo dei rivoluzionari.
Poi nel primo contatto con l’aria senza sbarre, la libertà fu essere scaraventati fuori dal passato e dovere imparare da zero il presente, studiarlo come il meccanismo di un orologio smontato, cercando di rimontare i pezzi.Pepe Mujica in quei giorni di convalescenza dalla clausura scrive gli articoli della sua nuova cittadinanza, fondata sulla fedeltà alla prima. A inizio della sua costituzione scrive: niente odio.
Questo è il presidente Pepe Mujica e il suo nuovo Uruguay democratico che insieme inaugurano il tempo moderno e il futuro praticabile.
A me lettore di queste pagine fa venire voglia urgente di andare a vederlo.

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2 commenti

  1. Speriamo che Pepe non ci deluda.
    Un po’ già lo sta facendo, sarà che è impossibile non arrendersi ai signorotti che in Uruguay sono anche gli stessi della mia Argentina

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