Natale 2015 – La natura ci educa alla fiducia, la politica rinasca dalla “grotta”

L’angoscia, la paura, la diffidenza, l’incertezza e il sospetto sembrano essere i sentimenti prevalenti in questa nostra epoca in cui molte certezze e sicurezze del passato stanno crollando. Anche la nostra fiducia granitica del passato subisce forti scrolloni. Credere in dei valori forti voleva dire possedere certezze, avere risposte su tutti i problemi, sentirsi dalla parte giusta, fare blocco. Oggi questo credo non è più scontato, tutto è messo seriamente in discussione. Oggi, che questi valori vengono meno, pensiamo più ad aver fiducia nella nostra vita personale e siamo piuttosto critici verso le istituzioni.

Questi nostri valori sono messi alla prova in modo particolare in questo momento e sostituiti dalla paura della vita che abbiamo intorno e che ci attende. Perfino la la terra, la madre Terra, è diventata fonte di minaccia incombente, dato gli sconvolgimenti che abbiamo indotto nell’equilibrio ecologico.

Non è da ingenui, in questo momento, pretendere di muoversi seminando fiducia. Comunque una fiducia credibile e incisiva non può che venire da una nuova relazione tra noi, tra noi e la natura.

Le persone che attorno a noi ci ispirano fiducia sono in genere ben ancorate nella loro umanità, sono persone che sanno ascoltare, che sono in ricerca, che danno valore al nostro stesso cercare, che sono disposte a rischiare, che ci permettono e possono permettersi di sbagliare. Senza rendersi forse conto stanno sostituendo ideologie mal praticate, ideali astratti che piovevano dall’alto, con una nuova partecipazione dal basso, legata alla concretezza del quotidiano. alla pazienza e alla volontà, al se ci impegniamo le cose avvengano, alla fiducia nella forza della vita. Medesimi valori, con applicazioni diverse.

Rintracciare ognuno la forza della vita, la forza del bambino trascurato che è in noi, mi sembra il segreto per scoprire nuovamente il vero ancoraggio di una nuova fiducia.

La fiducia nella forza della vita ha un radicamento  ben più profondo che la sfiducia indotta dagli scombussolamenti di superficie legati al momento storico che stiamo vivendo. Questa fiducia è inscritta nel nostro codice genetico, nel nostro stesso organismo, specie se lo lasciamo interagire correttamente con gli altri e la natura. E’ una compagna di strada che non ci abbandona mai. Penso alla grande moltitudine degli impoveriti, alcuni miliardi, che questa loro fiducia, speranza nella vita la mettono in gioco ogni giorno, camminando migranti da uno stato all’altro, stanchi, trascinandosi, ma lordi di fiducia e del senso profondo dell’essere ancorati alla vita, nonostante le loro immense e devastanti povertà.

E’ la natura stessa che ci educa alla fiducia. Già nel ventre materno ci siamo allenati a questo, a godere di questo ambito protetto e rassicurante; fino a prepararci a collaborare con la mamma al travaglio del parto, ossia agli inevitabili rischi che chi scommette sulla vita deve saper affrontare. E’ su questa fiducia fondamentale che continuiamo di fatto a crescere. Senza fiducia non avremmo imparato a succhiare, a parlare, a camminare, a interagire, a sorridere, a protestare… E’ il contatto corporeo che spinge il bambino ad apprendere, a godere, a meravigliarsi, a perlustrare.

Il bambino che è in noi ha bisogno però di non perdere l’ancoraggio in se stesso, di non diventare funzionale alle attese angoscianti degli adulti, di non trascurare la propria fiducia di base, la propria autostima.

Ecco perché: dalla famiglia alla politica, dalle relazioni affettive a quelle sociali, un affidamento eccessivo a quanti vorrebbero renderlo funzionale alle loro aspettative, finirebbe col rafforzare il loro potere a scapito del proprio potere-autonomia personale. Vorrebbe dire svuotarsi fino a perdere la propria identità, diventando così schiavo.

Rinascere continuamente, in semplicità, nella “stalla” della vita con il tepore del bue e l’asinello, il calore dei genitori, ancorato alla terra-natura, questa può essere la sfida per instaurare una nuova politica.

Buon Natale,
Antonio

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