Sul cammino di “Dichiariamo illegale la povertà” – Riccardo Petrella

Il cammino è iniziato in Italia l’8 settembre 2012 in occasione della 19a  Marcia per la giustizia Agliana-Quarrata organizzata dalla Rete Radié Resch e numerose altre organizzazioni della società civile. Più di 2000 persone hanno manifestato con determinazione la loro volontà di battersi per mettere fuori legge i fattori strutturali che generano ed alimentano i processi d’impoverimento nel mondo.

Gli interventi previsti nell’affollata piazza di Quarrata a conclusione della Marcia (hanno parlato, fra altri, don Luigi Ciotti, Antonietta  Potente, Bruno Amoroso, François Desrosiers, Riccardo Petrella…) hanno tutti sottolineato il fatto,  ciascuno in modi diversi, che  l’impoverimento è il fratello gemello dell’arricchimento inuguale, ingiusto e predatorio. La grande madre dell’impoverimento è la società ingiusta fondata sul principo dell’inuguaglianza  degli esseri umani rispetto ai diritti alla vita,  e sulla pratica predatrice della vita.

Un’umanità in costruzione

Il cammino ha come obiettivo  l’approvazione nel 2018 di una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite con la quale la comunità internazionale  si impegna a mettere fuori legge nei vari Stati le cause strutturali all’origine dei processi d’impoverjmento. Sappiamo bene che le risoluzioni di principio non significano che la realtà corrisponderà dappertutto ed inevitabilmente ai principi. Però, la storia dimostra che non v’è mai stato un reale progresso umano e  sociale a livello locale, e poi nazionale e mondiale, in assenza di principi fondatori condivisi la cui funzione è quella di esserre dei punti di riferimento e di orientamento comuni  dell’operato e del divenire  delle società. I principi sono il motore e  l’anima delle società umane. Il cammino dell’umanità è marcato da milioni di individui,  gruppi sociali ed intere comunità che si sono battuti e sono morti per affermare e diifendere i principi di giustizia, di uguaglianza, di solidarietà, di pace, di democrazia, di libertà. Il pragmatismo cinico dei possibilisti non ha mai fatto avanzare l’umanità, anzi.  L’umanità è una realtà in costruzione e più le società umane si danno come patrimonio comune, tendenzialmente universale e plurale,  dei principi fondati sul rispetto, la comunanza  (in termini anche di  responsabilità), la sacralità  e la  gratuità della vita   per tutti, più  l’umanità “crescerà”, diventerà una realtà irreversibile.

Oggi stiamo vivendo un passo indietro dell’umanità. Questo è il senso profondo della “crisi” attuale che, dagli anni ’70, sta devastando le società umane e la vita sul Pianeta con violenza ai diritti, esclusione dalla cittadinanza, saccheggio della natura, e furto del futuro… “Dichiariamo illegale la povertà”  vuole essere un contributo all’indispensablle  rottura con il disordine distruttore in corso del vivere insieme.  Da qui la proposta di mettere fuori legge “le fabbriche dell’impoverimento”.

Cosa mettere fuori legge?

Occorre mettere fuori legge i “mecccanismi” attraverso i quali le fabbriche dell’impoverimento nascono e crescono. Abbiamo identificato quattro fabbriche principali d’impoverimento.

La prima è la fabbrica della naturalità e dell’individualizzazione della povertà, cioè le tesi e le convinzionni che fanno credere  che la  povertà sia un fatto di natura e che i poveri sono responsabili individualmente del loro stato (se sono poveri, molti affermano,  è che lo hanno voluto, non hanno fatto il necessario per non esserlo o diventarlo. Se lo meritano). Si tratta di una grande falsità. Non si nasce poveri, ma si diventa impoveriti.  La povertà è il prodotto di processi sociali (l’impoverimento), un costrutto  dell’organizzzaione sociale. Una società giusta, come sono state fondamentalmente le società scandinave  fino a non molto tempo fà, hanno sradicato la  “povertà”, sono riuscite acché non vi fossero più “poveri” in seno alle loro società, cioè cittadini  esclusi dai diritti alla vita. Nelle società ingiuste, come quella degli Stati Uniti (si puo’ anche menzionare quella che fu l’URSS), i processi d’impoverimento  sono una realtà permanente e gli impoveriti non fanno altro che aumentare.

La realtà ci insegna che piuttostto di parlare di povertà e di poveri è più appropriato di parlare di impoverimento e di impoveriti.

La seconda fabbrica d’impoverimento è quella fondata sulle tesi dell’inuguagliazna tra gli esseri umani rispetto alla vita. La vita, affermano i gruppi dominanti, si merita. La ricchezza, il benessere, il prestigio, il potere appartegono solo ai migliori, ai più forti, ai più…bravi. I non innovatori,  quelli che non creano nuovi prodotti e nuovi servizi che consentono di far “crescere” ed accumulare la ricchezza, non possono pretendere uguali diritti. Su queste basi, il sistema sociale ha “prodotto” questi ultimi quaranta anni dominati dai principi della performance e della competitività per la sopravvivenza, un numero crescente di esclusi, di inadatti, di non occupabili, di risorse umane inutili, in breve, di impoveriti, tanto da “sacrificare” sulll’altare degi imperativi imposti dalla “crisi”  persino le classi medie.

La terza fabbricha è la fabbrica dell’ingiustizia legata al primato accordato alla triade “capitale-impresa-mercato” . Il nostro sistema ruota principalmente attorno al dogma che l’aumento della ricchezza per il capitale privato è il parametro di misura del valore di ogni cosa e “bene”. Tutto ciò che non contribuisce a creare detta ricchezza è considerate non aver alcun valore. In questo contesto, è opinione generale che l’impresa (capitalistica, privata)  è il sogggetto chiave del sistema. Pertanto, lasciare  all’impresa la piena libertà di decidere  della “migliore” utilizzazione delle risorse naturali ed umane del pianeta, è vista come la condizione  sine qua non per produre efficacemente la crescita economica (cioè, la crescita della ricchezza per il capitale). Il terzo  elemento del  dogma consiste a far credere che il mercato (le presunte “leggi  del mercato” )  costituisce il meccansimo naturale attraverso il quazle le imprese opererebbero l’ottimizzazione delle scelte. Sappiamo cosa ne è delle capacità dei mercati finanziari di operare  l’ottimmizzazione delle scelte allloocative delle oimprese! Non è necessario di  essere un esperto dell’economia attuale per capire che una società basata su  tali dogma e pretese non può che fabbricare l’ingiustizia e produrre l’impoverimento dei più e l’arricchimento dei pochi.

La quarta è la fabbrica della predazione della vita. La predazione  ha raggiunto in questi ultimi anni forme estreme anche se apparentemente “accettabili”, in particorale tramite la cosidettata “monetizzazione della natura”, sulla quale la comunità internazionale espresse un consenso quasi unanime nel 2002 al secondo Vertice Mondiale sullo sviuppo sostenibile a Johannesburg, confermato senza alcuna esitazione al terzo e recente Vertice Mondiale a Rio de Janeiro  detto “Rio+20”. Per “monetizzazione della natura” s’intende dare un valore monetario ad ogni forma di vita per  meglio calcolarne i costi ed i ricavi della sua utilizzzaione e cosi permettere ai soggetti finanziari d’investimento di valurare l’attrattività di ciascun utilizzo  in termini di rendimento. Finora, per esempio, erano  stati monetizzati i servizi idrici (captaggio, potabilizzazione, distribuzione dell’acqua potabile, trattamento delle acquae reflue…). La “monetizzazione dell’acqua” significa che le nostre società hanno deciso di misurare il valore economico  dell’acqua di un fiume, di un lago, di una falda, di un bacino… Ciò permetterà a Coca Cola o Pepsi Cola di misurare la convenienza economica  di comprare l’acqua  di cui ha bisogno per le sue bevande in Siberia o in Brasile, in Cile od in  Indonesia… E che potere di negoziato rispetto ai grandi gruppi mondiali potranno avere le piccole comunità di  contadini  o le loro cooperative  in caso  di bisogno competitivo alternativo  delle risorse idriche? Già oggi le esigenze del business delle bevande gassate prevalgono sovente, an che in italia,  sui diritti all’acqua per la vita dei contadini e dei cittadini.

Come, concretamente,  mettere fuori legge le cause strutturali dell’impoverimento ?

Le “fabbriche degli impoveriti” operano soprattutto in tre campi di organizzazione delle società umane:

– quello della democrazia (svuotandola dei suoi significati reali e quindi dando il potere di decisione, di controllo e di sanzione a potenti oligarchie transnazionali)

– quello della  giustizia economica e sociale (creando sempre di più disuguaglianze e muri divisori tra gli esseri umani, le categorie sociali, i popoli)

– quello della cittadinanza (rigettando “fuori della città” e “mettendo al bando” tutti coloro che non sono “noi”, non sono “sfruttabili”, sono vecchi, malati, senza qualifiche, di diverso “colore”, deboli, di altra fede. Inoltre, su tutte le latitudini esse agiscono attraverso tre strumenti principali :

– Le leggi  e/o disposizioni amministrative, specie a livello delle collettività locali

– Le istituzioni (pubbliche, ma anche private cui sono affidate delle funzioni, servizi, mandati, di “utilità pubblica”)

– Le pratiche sociali e collettive (credenze, stereotipi, comportamenti, atteggiamenti…)

Nello schema qui di seguito, sono indicate le quindici proposte che contiamo mettere in atto in Italia operando per via di aggregazioni attorno a quattro-cinque grandi azioni-campagne nazionali e locali. Fra i mezzi che utilizzeremo ci sono referndums abrogativi, proposte di legge d’iniziativa popolare, campagne di sensibiizzazione, manifestazioni cittadine, azioni educative nelle scuole e presso le famiglie, momenti festivi, iniziative sul web… Contiamo molto sulle iniziative spontanee di gruppi di cittadini, di collettività locali, di regioni quali la decisone di dichairarsi “Comune senza impoveriti”…

“Dichiariamo illegale la povertà” non avrà luogo solamente in Italia. Già da questo autunno le fasi preparatorie sono state messe  in movimento nel Quebec (Canada) ed in Belgio con l’intenzione di lanciare le azioni-campagne a partire del 2013. Lo stesso vale per l’Argentina e per il Marocco. Alcuni gruppi stanno preparando il terreno affinché “Dichiariamo illegale la povertà” sia realizzata anche in Malesia ed in Indonesia. Il tutto in vista dell’obiettivo del 2018.

È abitudine dire in Africa che “per fare un bambino c’è bisogno di tutto il villaggio”. Per mettere fuori legge le cause strutturali dell’impoverimento e liberare cosi la società dall’arricchimento inuguale, ingiusto e predatorio c’è bisogno dell’umanità. È però altrettanto necessario partire da qualche parte.

 

Riccardo Petrella, Fondatore dell’Università del Bene Comune, ideatore e membro del Gruppo promotore dell’iniziativa “DIP”.

Un commento su “Sul cammino di “Dichiariamo illegale la povertà” – Riccardo Petrella”

  1. PERCHE’ non cominciare con uno stipendio alle casalinghe? Solo in Italia siamo due milioni e mezzo, molte sono mogli di disoccupati. Le risorse potremmo prenderle cercando di snellire la burocrazia che non solo depaupera i boschi per l’uso scellerato della carta ma, in più, è assolutamente inutile. Ridurre all’osso questa gigantesca macchina che rallenta molti processi sociali in tutti gli ambiti servirebbe a ricavare risorse economiche per aiutare le casalinghe e quindi le famiglie in difficoltà.

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