{"id":1395,"date":"2014-10-16T00:51:58","date_gmt":"2014-10-15T22:51:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?page_id=1395"},"modified":"2014-10-16T00:51:58","modified_gmt":"2014-10-15T22:51:58","slug":"la-vera-minaccia-per-israele-giorgio-gallo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/notiziario\/in-dialogo-numero-105\/la-vera-minaccia-per-israele-giorgio-gallo\/","title":{"rendered":"La vera minaccia per Israele &#8211; Giorgio Gallo"},"content":{"rendered":"<p>Mentre scrivo \u00e8 in corso a Gaza l&#8217;operazione Protective Edge. Si ripete la tragedia a cui abbiamo assistito gi\u00e0 alla fine del 2008 con l&#8217;operazione Cast Lead, e nel 2012 con la Pillar of Defence. Si parla in questo momento in questo momento di oltre 250 morti palestinesi, in grande maggioranza civili -fra loro 59 bambini- e di due israeliani uccisi. Quando questa nota andr\u00e0 in stampa presumibilmente l&#8217;attacco sar\u00e0 finito e, in attesa di nuove violenze, in Israele-Palestina sar\u00e0 tornata la \u201cnormalit\u00e0\u201d, ammesso che parlare di normalit\u00e0 abbia in quel contesto un qualche senso.<\/p>\n<p>Normalit\u00e0 nei territori occupati \u00e8 la continua espansione degli insediamenti. Proprio lo scorso giugno il governo ha annunciato la costruzione di circa 1500 nuove abitazioni. \u00c8, dice il ministro delle costruzioni Uri Ariel, \u201cl&#8217;adeguata risposta sionista alla formazione di un governo palestinese del terrore\u201d. Il riferimento \u00e8 al governo di unit\u00e0 fra Fatah e Hamas. Ma, anche prima del nuovo governo palestinese, la crescita degli insediamenti era sempre stata costante.(1) Normalit\u00e0 \u00e8 per i palestinesi essere sempre a rischio di avere occupata o demolita la propria abitazione. I motivi sono i pi\u00f9 vari, dalla punizione collettiva nel caso di famiglie un cui componente sia stato sospettato di atti violenti contro l&#8217;occupazione, fino all&#8217;esigenza di creare spazio per l&#8217;espansione degli insediamenti. Secondo l&#8217;OCHA (L&#8217;ufficio dell&#8217;ONU per gli affari umanitari nei territori occupati), nella sola valle del Giordano nel 2013 ci sono state 390 demolizioni di strutture palestinesi e 590 persone sono state espulse dalle proprie abitazioni. Nel 2012 queste cifre sono state rispettivamente 172 e 279.(2)<\/p>\n<p>Normalit\u00e0 \u00e8 passare ore in attesa a un posto di blocco per potere andare al lavoro, all&#8217;ospedale, o semplicemente a trovare dei familiari. Ci\u00f2 a causa del muro di separazione, dei checkpoint stabili (99 nel febbraio 2014), di quelli volanti (256 nel dicembre 2013), e della proibizione per i palestinesi di accedere a una rilevante parte della rete stradale (oltre 65 km della rete stradale della Cisgiordania sono riservati esclusivamente ai coloni).(3) Infine, normalit\u00e0 per i palestinesi \u00e8 rischiare continuamente di essere uccisi o feriti solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, o essere svegliati la notte dall&#8217;irruzione violenta delle forze di sicurezza israeliane che terrorizzano i bambini e mettono a soqquadro la casa.<\/p>\n<p>Questa ennesima crisi, che rompe la \u201cnormalit\u00e0\u201d dei territori occupati, \u00e8 originata dal rapimento, il 12 giugno scorso, e dalla successiva uccisione di tre giovani studenti di una scuola religiosa di un insediamento dell&#8217;area di Hebron. Dopo il rapimento Israele ha accusato Hamas e lanciato l&#8217;operazione Brothers&#8217; Keeper su tutta la Cisgiordania. Hamas ha respinto l&#8217;accusa, ma non ha condannato il rapimento, che considera una legittima azione di resistenza. In realt\u00e0 gli autori sembra siano stati alcuni elementi del clan dei Qawasmeh. Si tratta di un clan familiare di circa 10.000 componenti che ha avuto storicamente un ruolo rilevante a Hebron. Negli anni &#8217;70, suoi membri facevano parte della dirigenza palestinese pi\u00f9 disponibile ad un accordo con Israele. Fahd Qawasmeh fu sindaco di Hebron dal 1976 al 1980, e insieme ad altri sindaci sostenne la soluzione basata dei due stati, prima che questa divenisse la posizione ufficiale dell&#8217;Olp. Esiliato in Libano nel 1980, divenne membro del comitato esecutivo dell&#8217;OLP. Dopo la nascita di Hamas nel 1988, un gruppo all&#8217;interno del clan acquist\u00f2 rilevanza aderendo ad Hamas, ma in modo molto indipendente. Gi\u00e0 nel passato, in due occasioni, membri del clan, contravvenendo agli ordini di Hamas con attacchi suicidi ad autobus (a Gerusalemme nell&#8217;agosto 2003 e a Beer Sheva nell&#8217;agosto 2005), avevano fatto fallire degli accordi di tregua fra Hamas e Israele. Nel primo caso agli attentati Israele rispose con una serie di assassini mirati che portarono alla decapitazione della leadership politica di Hamas a Gaza.<\/p>\n<p>In questo caso, al di l\u00e0 degli obiettivi particolari dei rapitori -presumibilmente ottenere la liberazione di membri del clan attualmente nelle prigioni israeliane- il rapimento si colloca in un contesto particolare, quello del recente accordo fra Fatah e Hamas. Un accordo che aveva mandato in fibrillazione il governo israeliano, soprattutto in considerazione dell&#8217;atteggiamento possibilista degli USA e dell&#8217;Europa. Netanyahu ha subito colto l&#8217;occasione per l&#8217;operazione Brother&#8217;s Keeper, che, con l&#8217;obiettivo dichiarato della liberazione dei rapiti, \u00e8 stata l&#8217;occasione per cercare di smantellare le strutture di Hamas in tutta la Cisgiordania. L&#8217;esercito ha effettuato irruzioni in migliaia di abitazioni, ha arrestato oltre 500 attivisti di Hamas, fra cui dei parlamentari, e ucciso 5 palestinesi.<\/p>\n<p>In questo contesto nasce l&#8217;attuale crisi, con il lancio di razzi, rudimentali e quasi del tutto inefficaci, da una parte, e con i ben pi\u00f9 letali bombardamenti dall&#8217;altra, con in pi\u00f9 un attacco terrestre che sta iniziando proprio in queste ore. L&#8217;obiettivo di Israele non \u00e8 quello di eliminare Hamas, o almeno non \u00e8 questo l&#8217;obiettivo di Netanyahu che sa bene che la scomparsa di Hamas aprirebbe scenari ben pi\u00f9 preoccupanti. La striscia di Gaza rischierebbe di diventare una nuova Somalia con la proliferazione di gruppi islamici radicali del tutto incontrollabili. In una recente intervista (4) Efraim Halevy, ex capo del Mossad, ha affermato che i gruppi islamici in Iraq e Siria sono ben pi\u00f9 pericolosi di Hamas, e che alcuni di loro hanno gi\u00e0 dei collegamenti a Gaza, dove stanno reclutando militanti cos\u00ec come fanno in Europa.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 piuttosto un altro, anzi sono due. Sul piano interno c&#8217;\u00e8 l&#8217;esigenza di garantire la compattezza dell&#8217;opinione pubblica. Come scrive Uri Misgav nel suo blog su Haaretz (11\/7\/2014):<\/p>\n<p>\u201cIron Dome \u00e8 l&#8217;arma finale del governo israeliano. Gli permette di lanciare una \u201coperazione limitata\u201d ogni due anni, in modo da ricaricare le riserve di odio e di demonizzazione e rinnovare la fiducia dei suoi obbedienti sudditi, i quali solo uno o due giorni fa cominciavano a capire che il governo li stava ingannando. In un attimo il governo ha fatto scomparire le notizie sulla recessione, sul budget della difesa, sui compensi degli alti funzionari, sulla corruzione della polizia.\u201d Sul piano esterno c&#8217;\u00e8 l&#8217;esigenza di mantenere la divisione politica dei palestinesi: da una parte un Hamas molto debole (soprattutto dopo la caduta di Morsi in Egitto), e dall&#8217;altra un&#8217;ANP ben cosciente che la collaborazione con Israele \u00e8 fondamentale per la sua stessa sopravvivenza. L&#8217;ANP garantisce a Israele quella che diversi commentatori hanno definito una \u201coccupazione deluxe\u201d. Israele non deve sopportare i costi dell&#8217;amministrazione dei palestinesi, pu\u00f2 contare sulla collaborazione (definita recentemente \u201csacra\u201d da Abu Mazen) delle forze di sicurezza palestinesi, addestrate e equipaggiate dagli USA e dall&#8217;Europa, ma si riserva il diritto di intervenire militarmente dove e quando vuole in Cisgiordania. Come scrive Amira Hass (Haaretz, 18\/07\/2014) \u201cL&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese e le sue agenzie hanno un comportamento confuso e schizofrenico: da un lato discorsi e denunce contro l&#8217;occupazione e, dall&#8217;altro, accettazione dei suoi dettati. In questi giorni di conflitto militare, la radio ufficiale dell&#8217;ANP manda in onda musica militante su martiri e liberazione, mentre i servizi di sicurezza continuano a reprimere gli attivisti di Hamas\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 all&#8217;origine di una mancanza di fiducia che fa s\u00ec che, malgrado il massacro in corso a Gaza, la popolazione in Cisgiordania non si sollevi. Le manifestazioni ci sono state, ma limitate e molto frammentate, e spesso disperse dalla stessa polizia palestinese.<\/p>\n<p>Se dalla parte palestinese la crisi di questi giorni ha ancora una volta messo in evidenza la sua sostanziale debolezza, da quella israeliana ha evidenziato la radicalizzazione e il clima di odio e intolleranza che cresce nel paese. Non si tratta solo della brutale uccisione di un ragazzo palestinese come vendetta per l&#8217;uccisione dei tre giovani israeliani. C&#8217;\u00e8 anche la violenta aggressione subita da dimostranti pacifisti israeliani, la violenza, al limite dell&#8217;aggressione fisica, con cui il giornalista Gideon Levy \u00e8 stato accolto ad Ashkelon, nel sud di Israele e le aggressioni subite da cittadini arabi nelle strade delle citt\u00e0 israeliane. Tutto questo \u00e8 alimentato dalle infiammate parole di esponenti del partito di estrema destra Habayit Hayehudi, del ministro dell&#8217;economia Naftali Bennett, e dell&#8217;ala pi\u00f9 radicale dello stesso Likud del premier Netanyahu. La destra messianica e ultranazionalista israeliana ha trovato ulteriore alimento e visibilit\u00e0 da questa crisi. \u00c8 questa, osserva l&#8217;analista politico Barak Mendelshon sula rivista americana Foreign Affairs (14\/7\/2014), e non Gaza, la vera minaccia per Israele.<\/p>\n<p>1- Per gli insediamenti rimandiamo ai rapporti di Peace Now (http:\/\/www.peacenow.org.il\/eng\/content\/reports).<\/p>\n<p>2- http:\/\/www.ochaopt.org\/documents\/OCHA_Jordan_Valley_Demolitions_2013.pdf<\/p>\n<p>3- Il sito di Btselem fornisce dati aggiornati sulla restrizione agli spostamenti dei palestinesi: http:\/\/www.btselem.org\/freedom_of_movement\/checkpoints_and_forbidden_roads.<\/p>\n<p>4- http:\/\/www.haaretz.com\/news\/diplomacy-defense\/1.605376<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre scrivo \u00e8 in corso a Gaza l&#8217;operazione Protective Edge. 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