{"id":1401,"date":"2014-10-16T00:58:41","date_gmt":"2014-10-15T22:58:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?page_id=1401"},"modified":"2014-10-16T00:59:36","modified_gmt":"2014-10-15T22:59:36","slug":"la-rete-nei-cambiamenti-sociali-del-brasile-e-non-solo-waldemar-boff","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/notiziario\/in-dialogo-numero-105\/la-rete-nei-cambiamenti-sociali-del-brasile-e-non-solo-waldemar-boff\/","title":{"rendered":"La Rete nei cambiamenti sociali del Brasile e non solo &#8211; Waldemar Boff"},"content":{"rendered":"<p>\u2028Somiglianze tra SEOP e RRR<br \/>\nLa Rete sta compiendo 50 anni di solidariet\u00e0, cercando di creare pi\u00f9 giustizia sociale. Da 25 anni, con il Servizio di Educazione e Organizzazione Popolare -SEOP e negli ultimi dodici anni anche con Acqua Dolce- Servizi popolari, abbiamo ricevuto un aiuto costante e fedele dalla Rete per fare la stessa cosa. Devono esserci molti altri elementi comuni in questa collaborazione, visto che \u00e8 durata tanti anni.<br \/>\n Mi pare che Rete e Seop lavorino in modo informale e cerchino di costruire gruppi legati dai comuni interessi e dall\u2019affetto. Sia noi del Seop che la Rete tentiamo di mantenere in alto le nostre bandiere nonostante i venti contrari e la debolezza delle gambe di coloro che le sventolano. Conserviamo la stessa attenzione per le realt\u00e0 locali e per gli intrecci globali, la stessa mistica dell\u2019amore alla persona, dell\u2019internazionalismo e della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Il povero come soggetto del suo processo di emancipazione<br \/>\nLungo il nostro cammino, abbiamo continuato a fare adattamenti pratici dei principi teorici che hanno sempre guidato e guidano le nostre azioni. Uno di questi \u00e8 il ruolo dell\u2019assistito nella relazione di aiuto.<\/p>\n<p>Teoricamente, il bisognoso svolge il ruolo principale nella relazione. Ma dobbiamo seguire varie mediazioni per arrivare a questo, cio\u00e8 misure graduali per espellere, con dolcezza e persuasione, l\u2019oppressore che abita dentro di lui, trasformare il sentimento di inferiorit\u00e0 che coinvolge la sua anima, valorizzare il suo sapere, frutto dell\u2019esperienza e della sofferenza consolidata.<\/p>\n<p>Questo processo non si esaurisce in un progetto di tre o cinque anni. Pu\u00f2 richiedere molti anni o generazioni. I risultati attesi -quelli scritti nei progetti in corso- non sono, in genere, veritieri perch\u00e8 devono soddisfare le condizioni del finanziatore. <\/p>\n<p>Guardo con curiosit\u00e0 alle pratiche pastorali della Chiesa Cattolica e mi domando se i suoi comportamenti non si basino su un\u2019esperienza secolare. Ma noi ci proponiamo, come ente di diritto privato, di produrre un servizio pubblico senza connotazioni religiose, con personale pagato, che non opera quindi gratuitamente. Tuttavia (quello alla chiesa cattolica) \u00e9 un punto di riferimento a cui guardare con attenzione, mantenuto il dovuto spirito critico.<\/p>\n<p>Lo Stato ha la possibilit\u00e0 di dedicare attenzione agli ultimi?<br \/>\nTeoricamente, si. Ma dobbiamo vedere le possibilit\u00e0 reali e analizzare che tipo di Stato abbiamo oggi. In Brasile, lo Stato \u00e8 storicamente patrimonio delle elite che se ne approfittano per garantire e accrescere i propri privilegi. \u00c8 stato in passato e continua ad essere oligarchico, nonostante lo sforzo storico del movimento popolare. Anche nella recente democrazia restano forti tracce di autoritarismo, di accomodamenti e di conciliazione con gli interessi delle elite.<br \/>\nLa nostra esperienza indica che -quando passiamo al Comune una struttura sociale costruita da noi nelle periferie pi\u00f9 povere (centro di educazione infantile, ambulatorio, casa comunitaria)- la tendenza \u00e8 a elitizzarla, cio\u00e8, a occuparsi delle persone socialmente meno problematiche, lasciando fuori quelle meno facilmente gestibili. La maggioranza dei funzionari pubblici, soprattutto quelli che entrano per concorso, tendono ad adattarsi e ad imitare l\u2019esempio che viene dalle elite che guadagnano molto per lavorare poco.<\/p>\n<p>Dico sempre che la qualit\u00e0 dei servizi dello Stato dipende dalla qualit\u00e0 della cittadinanza. Per questo, dopo aver costruito delle strutture sociali e averle passate allo stato -che non le costruirebbe in queste aree povere-, dovremmo investire tempo e pazienza nell\u2019educazione e organizzazione dei cittadini. Ma \u00e8 molto difficile trovare qualcuno che finanzi questo tipo di programma.<\/p>\n<p>Si noti anche che quando non riusciamo a passare la struttura sociale al Municipio, il terreno continua ad essere a disposizione della comunit\u00e0. Questo \u00e8 fondamentale, perch\u00e8 nelle occupazioni irregolari prevale normalmente la logica della appropriazione privata della terra e di rado restano spazi pubblici. Con il nostro intervento questo spazio resta garantito, indipendentemente dalla qualit\u00e0 e dal destino che avr\u00e0 la struttura costruita.<\/p>\n<p>Come ci ha aiutato la Chiesa Cattolica<br \/>\nSegmenti delle confessioni tradizionali, soprattutto della Chiesa Cattolica, ci hanno molto aiutato. Per anni, abbiamo mantenuto rapporti con l\u2019organizzazione tedesca Misereor ha finanziato le nostre attivit\u00e0 di assistenza ai vecchi abbandonati. L\u2019infrastruttura del Centro Comunitario che si occupa dei portatori di necessit\u00e0 speciali \u00e8 mantenuta dalla Parrocchia di Santa Cruz di Duque de Caxias, Baixada Fluminense.<\/p>\n<p>Quel che abbiamo sperimentato \u00e8 che, come tutte le grandi organizzazioni, la Chiesa Cattolica tende a rispettare diligentemente le leggi vigenti e mantenere la propriet\u00e0 privata dei beni, anche se li usa come un servizio pubblico ai pi\u00f9 bisognosi. \u00c8 qui che risiede la sua forza e allo stesso tempo la sua debolezza. Il carisma \u00e8 offuscato dal voler mantenere nel corso del tempo l\u2019efficacia operativa.<\/p>\n<p>Come dovremmo andare avanti?<br \/>\nCome abbiamo fatto fin dall\u2019inizio. Semplici, in piccoli gruppi, fedeli gli uni agli altri, avendo fiducia nel futuro e nella crescita della coscienza umana. Non sar\u00e0 il denaro, n\u00e8 il potere che ci render\u00e0 forti, ma la nostra umilt\u00e0, la nostra debolezza e la nostra indistruttibile fede nella vittoria del bene sul male, della verit\u00e0 sulla falsit\u00e0, della solidariet\u00e0 sull\u2019egoismo.<\/p>\n<p>Inoltre, la nostra azione di collaborazione dovr\u00e0 rafforzare ancora la responsabilit\u00e0 nei confronti del pianeta, tenendo conto degli impatti dei cambiamenti climatici e della perdita della biodiversit\u00e0. Dovremo anche tentare di consolidare un\u2019etica e una cittadinanza globali. Iniziative come la pubblicizzazione dell\u2019acqua, l\u2019educazione alla pace, il movimento slow food sono possibili solo perch\u00e8 in molte persone e gruppi si \u00e8 gi\u00e0 svegliata la coscienza planetaria a diversi livelli.<\/p>\n<p>E soprattutto l\u2019affetto, l\u2019attenzione, la cura degli uni nei confronti degli altri. Quando 20 anni fa fu stabilita la collabolazione di cittadini di Bonn con cittadini di Petr\u00f3polis, dicevamo che si sarebbe mantenuta se ci fosse stato un orizzonte comune di costruzione della famiglia umana, di preservazione del pianeta e se ci fosse stato un profondo legame di amicizia tra le persone. Oggi la collaborazione continua viva e forte grazie a questi valori che vanno molto al di l\u00e0 dei soldi e che possono sussistere anche senza quelli. <\/p>\n<p>Solidariet\u00e0 come valore politico globale<br \/>\nStoricamente si \u00e8 sempre fatta solidariet\u00e0 per motivi religiosi o umanitari. Apparentemente, la solidariet\u00e0 non si inserisce tra i valori politici. Tuttavia le tasse sono in realt\u00e0 forme obbligatorie di solidariet\u00e0. E le tasse sono negoziate politicamente. Sono rari quelli che pensano che le tasse abbiamo una destinazione universale, beneficiando in primo luogo i pi\u00f9 bisognosi. Oggi, dello Stato si sono appropriati gli interessi dominanti del capitale e dell\u2019informazione e le tasse servono prima di tutto a questi interessi<br \/>\nLa burocrazia pubblica pu\u00f2 essere una delle forme per appropriarsi privatamente di quello che appartiene a tutti. <\/p>\n<p>Noi che da tempo combattiamo in campo civile e non in quello dello Stato siamo impegnati a dimostrare che anche le imposte nazionali hanno una destinazione universale e dovrebbero essere indirizzate prima di tutto verso i paesi pi\u00f9 deboli all\u2019interno di una visione della famiglia delle nazioni<\/p>\n<p>\u00c9 urgente riaffermare il valore del bene comune, che non si riduce ai beni naturali come la terra, il sole, l\u2019acqua, l\u2019atmosfera, anche se le nazioni pi\u00f9 povere finiranno per subire gli impatti maggiori dei cambiamenti climatici, fenomeni non creati da loro. Il pubblico comprende anche i beni culturali prodotti collettivamente dall\u2019umanit\u00e0, che dovrebbero essere equanimamente ripartiti tra tutti. In linea di principio le conquiste di scienza e tecnologia, i musei del Vaticano e le riserve delle banche dovrebbero appartenere a tutti. <\/p>\n<p>Pensare la solidariet\u00e0 come un valore politico \u00e8 pensare la giustizia globale. L\u2019attenzione per la sorte dell\u2019altro, oltre ad essere un valore religioso e\/o umanitario, \u00e8 anche un dovere di ogni membro della famiglia umana e di ogni popolo dell\u2019insieme delle nazioni e un diritto di tutti coloro che non hanno il sufficiente per mantenere il proprio splendore di figlio\/a del cielo e della terra. <\/p>\n<p>Attenzione alla cultura colonialista<br \/>\nNon \u00e8 faclle espellere il colonizzatore\/colonizzato che \u00e8 dentro di noi per uscire e costruire un portico comune, dove poterci sedere al crepuscolo per raccontare i fatti del passato, esporre la nostra intimit\u00e0 e pensare al nostro futuro comune.<\/p>\n<p>Per i paesi colonizzatori questo compito \u00e8 cos\u00ec difficile quanto per i paesi colonizzati. Negli uni e negli altri si \u00e8 generata una cultura con radici tanto profonde che sembrano appartenere alla natura e non alla creazione dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Nelle nostre relazioni di aiuto e solidariet\u00e0, atteggiamenti inconsci e dissimulati si manifestano fuori dal nostro controllo. Il colonizzatore storico pu\u00f2 vedersi come quello che possiede, che sa, che pu\u00f2 dare e insegnare. E il colonizzato storico pu\u00f2 vedersi come quello che \u00e8 da meno, che ancora non \u00e8 arrivato a quel punto e quindi ha bisogno di aiuto da chi pu\u00f2 darglielo.<\/p>\n<p>Andare oltre questa cultura radicata dentro di noi \u00e8 un esercizio spirituale che richiede discernimento, vigilanza e soprattutto comprensione. Non tutti sono allo stesso livello nel cammino di auto-liberazione. Ma se osserveremo l\u2019altro e lo aiuteremo sar\u00e0 gi\u00e0 il primo passo in un percorso di 10.000 km. Possiamo fermarci nel mezzo del cammino per riposare e riflettere, ma mai scoraggiarci e interrompere la camminata della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Il debole resta<br \/>\nPer quanto una comunit\u00e0 o un paese siano sviluppati, ci saranno sempre persone che non stanno al passo della camminata. Che restano indietro, restano ai bordi della strada o semplicemente si perdono.<br \/>\nSolidariet\u00e0 non \u00e8 soltanto pensare a quelli che sono lontani, in un paese povero e sconosciuto in cui siamo tentati di andare per dare una mano. Il bisognoso, il debole, l\u2019escluso c\u2019\u00e8 anche vicino a noi, all\u2019interno della nostra famiglia, nell\u2019ambito della comunit\u00e0 che frequentiamo. Non abbiamo bisogno di uscire dal luogo in cui stiamo per metterci al servizio, essere solidali, aiutare nello sviluppo. Al mio fianco, c\u2019\u00e8 qualcuno che subisce discriminazioni, che si sente non considerato, che soffre per la depressione, che muore in profonda solitudine in mezzo alla agitazione della moltitudine e al vocio delle masse.<br \/>\nCi sono anche milioni di bambini che non ottengono condizioni per sviluppare le loro potenzialit\u00e0 e usufruire delle proprie dimensioni interiori. \u00c8 una terribile tragedia, non senza colpevoli, che rivela una cultura genocida, che si nega come comunit\u00e0 e come futuro.<\/p>\n<p>Fermarsi per guardare e per ascoltare l\u2019altro, rallentare il passo perch\u00e8 lo zoppo e il vecchio possano mantenerlo, cambiare il ritmo del gioco perch\u00e8 il debole possa partecipare, instaurare un\u2019altra dinamica di gruppo tenendo contro della lentezza di alcuni nel comprendere, cambiare musica perch\u00e8 tutti possano cantare allegramente, tutto questo \u00e8 solidariet\u00e0 reale che cerca di mantenere l\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0 come valore al quale si devono sacrificare i nostri gusti individuali.<\/p>\n<p>Fede, speranza, carit\u00e0<br \/>\nSi sono virt\u00f9 teologali nella tradizione cristiana. Ma sono anche virt\u00f9 umane e politiche. Fede \u00e8 credere che nel profondo di ogni persona e di ogni nazione crepita la fiamma della bont\u00e0 radicale. \u00c8 credere che la nostra avventura personale e collettiva si concluder\u00e0 positivamente nonostante gli apparenti elementi negativi della realt\u00e0.  <\/p>\n<p>Sperare \u00e8 quella volont\u00e0 di aspettare con pazienza e ostinazione che il bene prevalga sul male, che la virt\u00f9 risplenda sulla falsit\u00e0, che la bellezza trasfiguri la bruttezza quotidiana. La speranza \u00e8 una fonte cristallina che continua a gorgogliare in mezzo al fango e al putridume.<\/p>\n<p>Carit\u00e0 \u00e8 quell\u2019amore generoso, disinteressato che si estende non solo a tutti gli esseri umani ma anche a tutti gli esseri viventi. Questo amore prova piacere nel creare unione, mettersi al servizio e condividere. Ma \u00e8 anche un amore ribelle che trasgredisce le leggi ingiuste e insorge contro ogni tirannia. Questo amore angelico \u00e8 allo stesso tempo profondamente carnale, \u00e8 l\u2019anello dorato e fiammeggiante che fortifica la nostra fede e mantiene viva la nostra speranza.<\/p>\n<p>Sono queste tre virt\u00f9 che nutrono la nostra umanit\u00e0, la nostra gioia di metterci al servizio e soprattutto che danno forza alle nostre gambe, danno sapore alla nostra bocca e riempiono il nostro petto di voglia di cantare anche se fa notte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2028Somiglianze tra SEOP e RRR La Rete sta compiendo 50 anni di solidariet\u00e0, cercando di creare pi\u00f9 giustizia sociale. 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