{"id":619,"date":"2013-04-14T08:53:25","date_gmt":"2013-04-14T08:53:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?page_id=619"},"modified":"2013-04-14T08:53:25","modified_gmt":"2013-04-14T08:53:25","slug":"editoriale-del-numero-99","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/notiziario\/in-dialogo-99\/editoriale-del-numero-99\/","title":{"rendered":"Editoriale del numero 99"},"content":{"rendered":"<p>Mi colpisce sempre tanto veder chi si dedica agli altri, sia che lo faccia sul lavoro, che in associazioni o in momenti spontanei, spesso lo faccia per sostenersi e per aprire a se stesso strade nuove.<\/p>\n<p>Magari non ce ne rendiamo conto fino in fondo e comunque facciamo bene lo stesso a farlo. Ma quando poi uno inizia a capirlo, a fare un balzo di consapevolezza e dirsi la verit\u00e0, si accorge di una cosa importante: che l\u2019amore fa bene a chi lo fa.<\/p>\n<p>E questo fa cambiare ottica\u00a0a ogni altra persona vicino a te, \u00a0da problema si trasforma in opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 in quel momento che comprendi che l\u2019amore non crea debiti, perch\u00e8 fa bene a chi lo fa.<\/p>\n<p>L\u2019attuale crisi economica \u00e9 ormai di enormi proporzioni. Sta mettendo in difficolt\u00e0 le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione mondiale.<\/p>\n<p>Sarebbe per\u00f2 molto riduttivo prendere coscienza di questo grido dei poveri senza rendersi conto che anche la terra soffre per l\u2019esercizio di enorme dominio che l\u2019ha ridotta a una risorsa a costo zero che si pu\u00f2 impunemente violare, inquinare, distruggere.<\/p>\n<p>Solo che la natura a differenza degli impoveri si sta vendicando, ci dimostra che la rottura degli equilibri sta ricadendo sulle nostre teste, perch\u00e8 provoca esiti imprevedibili che potrebbero arrivare a mettere in discussione la nostra stessa sopravvivenza.<\/p>\n<p>La crisi economica e quella\u00a0ecologica sono due facce della stessa medaglia e dimostrano che il paradigma attuale non regge alle sfide contemporanee.<\/p>\n<p>Io non sono un\u2019economista, per\u00f2 mi sembra che l\u2019universalit\u00e0 del bene comune richieda di garantire la base di vita per tutti, gratuitamente, non come merce, perch\u00e8 l\u2019uomo non \u00e8 merce, ma vita!<\/p>\n<p>E solo dopo che tutti hanno ci\u00f2 che \u00e8 necessario, si pu\u00f2 aprire al mercato.<\/p>\n<p>Di conseguenza c\u2019\u00e9 bisogno di un cambiamento radicale non solo del nostro modo di gestire i rapporti sociali, ma nella nostra stessa concezione della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Altrimenti dove andremo a finire?<\/p>\n<p>Tutti dobbiamo avere un progetto.<\/p>\n<p>Tutti dobbiamo riflettere a fondo, sui principi stessi della nostra societ\u00e0 e sulle ragioni per cui quei principi ci hanno portato in questo vicolo, all\u2019apparenza, cieco.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la nostra vita abbia uno scopo, la nostra storia un senso, perch\u00e8 vengano bloccate le catastrofiche spinte d\u2019inerzia della nostra societ\u00e0, dobbiamo ricostruire il tessuto sociale.<\/p>\n<p>Questo progetto \u00e8 realizzabile, \u00e9 uno dei tanti. Ha l\u2019ambizione di invitare ogni gruppo, ogni donna e ogni uomo a dare il proprio contributo critico e creativo all\u2019elaborazione e alla realizzazione di un nuovo progetto di civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Insieme a migliaia di altri, le cui mani si cercano, creiamo gruppi, cenacoli viventi per la realizzazione di un nuovo tessuto sociale.<\/p>\n<p>Comprendiamo che tutto ci\u00f2 \u00e9 nelle nostre mani, nelle nostre volont\u00e0. Ma \u00e8 attraverso la realizzazione di ci\u00f2, dovunque, che l\u2019avvenire e la speranza possono cominciare a rafforzarsi.<\/p>\n<p>Ho avuto la\u00a0possibilit\u00e0 di visitare situazioni di estremo degrado, al limite dell\u2019inumano. Penso allo \u201cslum\u201d di Korogocho a Nairobi, agli \u201callagados\u201d di Salvador Bahia, alla \u201cfavelas Ilha de Deus\u201d di Recife. Ogni italiano dovrebbe andare a Rosarno, in Calabria, dove sono costretti a vivere, in condizioni raccapriccianti, in una baraccopoli alcune migliaia di migranti che \u201cservono\u201d per la raccolta delle arance, nell\u2019 \u201cindifferenza\u201d di molti e con il \u201cbeneplacito\u201d delle Istituzioni.<\/p>\n<p>Dove per noi \u00e8 impossibile pensare che in quei luoghi possano vivere delle persone.\u00a0Vi abitano appiccicati come sardine, in baracche\u00a0senza acqua n\u00e9 luce n\u00e9 fogne. Dove i rapporti spesso sono violenti e chi \u00e8 pi\u00f9 forte, spesso prevarica il pi\u00f9 debole.\u00a0Ma una cosa ti colpisce e ti interroga profondamente: nonostante vivano\u00a0questa condizione di inumanit\u00e0, trovi in loro una voglia di vivere, un desiderio di cambiare che ti lascia esterefatto, incredulo&#8230;<\/p>\n<p>\u00c8 allora il caso di vivere fino in fondo la crisi che stiamo attraversando, trasformandola in opportunit\u00e0. E l\u2019opportunit\u00e0 sta nell\u2019imparare a rimettere al centro la dimensione interiore, di intessere rapporti costruttivi con tutti, a riconoscere a tutti la loro dignit\u00e0 di persone. Abbiamo bisogno di imparare a guardarci in faccia, a leggere negli occhi delle nostre potenziali vittime il loro grido, a metterci nei panni delle nuove generazioni, perch\u00e8 scatti una nuova sensibilit\u00e0\u00a0 e un nuovo senso di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, nessun centro di decisione, sia economico, sia politico, neppure per un istante mette in discussiione il modello di crescita. Anzi, la migliore risposta all\u2019uscita dalla crisi ci viene presentata attraverso una maggiore produttivit\u00e0 e un maggior consumo.<\/p>\n<p>Termino assumendomi la responsabilit\u00e0 di scrivere che la crescita \u00e8 il dio nascosto delle nostre societ\u00e0. Un dio crudele, che pretende sacrifici umani. E che oggi fa pesare su noi l\u2019angoscia pi\u00f9 lacerante che mai abbia gravato sugli uomini in tutta la loro storia. L\u2019angoscia della spravvivenza stessa del pianeta e dei suoi abitanti.<\/p>\n<p>il Direttore<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carissime e\u00a0carissimi lettori,<\/p>\n<p>grazie per la\u00a0vostra \u00a0fedelt\u00e0, per l\u2019amicizia, per gli attestati di stima che inviate.<\/p>\n<p>Siamo in tempo di crisi,\u00a0che \u00e8 crisi economica e politica, ma soprattutto crisi di speranza, di prospettive. Ma abbiamo ancora\u00a0buoni motivi per sperare. Non siamo soli se comunichiamo tra noi, se ci raccontiamo le nostre storie, se condividiamo le esperienze. Non siamo soli se impariamo assieme a dare senso e significato a ci\u00f2 che ci appassiona o preoccupa, a ci\u00f2 che la vita ci riserva.<\/p>\n<p>Il 2013, inizia con il numero di marzo, il novantanovesimo (99\u00b0). Con quello di giugno, il numero 100,\u00a0suggelleremo 31 anni di cammino insieme. Incredibile, ma vero!<\/p>\n<p>Se ve la sentite, scrivete \u00a0cosa vi ha dato, come la vorreste, ci\u00f2 che pensate&#8230;<\/p>\n<p>Nel numero 100, sar\u00e0 dedicato un ampio spazio per le vostre riflessioni.<\/p>\n<p>Riflessioni che dovranno essere inviate entro il 30 aprile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi colpisce sempre tanto veder chi si dedica agli altri, sia che lo faccia sul lavoro, che in associazioni o in momenti spontanei, spesso lo faccia per sostenersi e per aprire a se stesso strade nuove. Magari non ce ne rendiamo conto fino in fondo e comunque facciamo bene lo stesso a farlo. 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