{"id":628,"date":"2013-04-14T09:00:06","date_gmt":"2013-04-14T09:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?page_id=628"},"modified":"2013-04-14T09:00:06","modified_gmt":"2013-04-14T09:00:06","slug":"quanta-ingiustizia-un-attore-sociale-e-disposto-a-sopportare-prima-che-smetta-di-tollerarla-normanna-albertini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/notiziario\/in-dialogo-99\/quanta-ingiustizia-un-attore-sociale-e-disposto-a-sopportare-prima-che-smetta-di-tollerarla-normanna-albertini\/","title":{"rendered":"Quanta ingiustizia un attore sociale \u00e8 disposto a sopportare prima che smetta di tollerarla? &#8211; Normanna Albertini"},"content":{"rendered":"<p>\u201cI vestiti che tu conservi in casa appartengono a coloro che sono svestiti\u201d, diceva Basilio il Grande e consigliava sarcasticamente Charles Dickens \u201cQuesta \u00e8 la regola per i buoni affari: frega gli altri\u00a0 uomini perch\u00e9 loro lo farebbero con te\u201d. Come dire: non ci si pu\u00f2 arricchire in maniera spropositata se ci si comporta onestamente. Come dire: davvero il denaro \u00e8 lo sterco del diavolo. Davvero il profitto \u00e8 Mammona, e non si pu\u00f2 stare con Dio e, al contempo, con Mammona (lo ricordasse, la Chiesa cattolica, ogni tanto, non sarebbe male).<\/p>\n<p>Dice Giuliano Milani, docente di storia medievale alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma, recensendo il libro di Branko Milanovic, \u201cChi ha e chi non ha\u201d &#8211; Il Mulino (su l\u2019Internazionale, numero 982, 11 gennaio 2013): \u201cAi ricchi gli studi sulla diseguaglianza non piacciono\u201d. Quelli sulla povert\u00e0 molto di pi\u00f9. Secondo Branko Milanovic, economista alla Banca mondiale, la ragione \u00e8 chiara: in molti sono disposti ad aiutare chi sta peggio e a dare ai poveri somme anche piccole per sentirsi meglio. \u201cMa la diseguaglianza \u00e8 un\u2019altra cosa. Il solo nominarla solleva la questione dell\u2019appropriatezza e della legittimit\u00e0 del proprio reddito\u201d. Per questo, nonostante di disuguaglianza si parli sempre di pi\u00f9 e a essa si attribuiscano giustamente le cause di molti dei guai in cui ci siamo cacciati, esistono ancora \u201cpochissime riflessioni di natura teorica sulla forma e l\u2019evoluzione nel tempo della distribuzione del reddito tra individui\u201d. Attraverso pochi saggi teorici e molti esempi illustrativi presi dalla storia, dalla letteratura e dal presente, questo libro fa il punto su quello che oggi sappiamo della questione. D\u00e0 qualche notizia sorprendente (in assoluto, il coefficiente di disuguaglianza dell\u2019impero romano era lo stesso di quello degli Stati Uniti di oggi). Ma soprattutto aiuta il lettore a capire cosa significano le differenze di reddito tra i cittadini di uno stesso paese, quelle tra i diversi paesi e quelle tra gli individui che abitano il mondo intero. \u00c8 un buon esempio di saggio scritto da qualcuno cos\u00ec appassionato di quello che studia da riuscire ad appassionare anche i suoi lettori.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Aristotele affermava: \u201cIn tutte le citt\u00e0 vi sono tre parti: i ricchissimi, i poverissimi e quelli che stanno in mezzo tra gli uni e gli altri. Poich\u00e9 si ammette che la misura e la mediet\u00e0 sono sempre la cosa migliore, \u00e8 chiaro che un possesso medio di ricchezze \u00e8 la condizione migliore di ogni altra, poich\u00e9 in essa \u00e8 pi\u00f9 facile obbedire alla ragione.\u201d<\/p>\n<p>Allora, il vero, tragico problema della nostra epoca \u00e8 la disuguaglianza: esasperata, portata all\u2019ennesima potenza dalla globalizzazione selvaggia e dal mancato controllo della politica sull\u2019economia.<\/p>\n<p>Se prendiamo la storia moderna, probabilmente mai ci si \u00e8 trovati di fronte a una cos\u00ec gigantesca, inaccettabile e odiosa divaricazione fra ricchi e poveri. Nessuna ragione economica pu\u00f2 giustificare la divaricazione che si \u00e8 creata tra i pi\u00f9 ricchi, sempre pi\u00f9 ricchi, e i poveri. La ricchezza in mano al 10% pi\u00f9 ricco della popolazione si \u00e8 accresciuta a dismisura, raggiungendo e talora superando il 50% della ricchezza totale, mentre i redditi e la ricchezza posseduta dalla stragrande maggioranza dei cittadini rimanevano immobili o si riducevano. Una teoria sciagurata e manifestamente sbagliata, secondo la quale se si lascia che i ricchi si arricchiscano ulteriormente \u00e8 l\u2019intera societ\u00e0 a beneficiarne perch\u00e9 i soldi, letteralmente, \u201cgocciolano gi\u00f9\u201d (trickle down) e, prima o poi, arrivano a tutti, ha giustificato e promosso, per tre decenni, una rincorsa sfrenata e indecente degli stipendi concessi ai super manager indipendentemente dai risultati che conseguivano.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un\u2019idea nuova. Gi\u00e0 J. Fitzgerald Kennedy predicava che \u201cl\u2019alta marea solleva tutte le barche\u201d. Insomma, quello che conta \u00e8 che il reddito aumenti, non importa com\u2019\u00e8 distribuito. Ma oggi la disuguaglianza dei redditi ha raggiunto livelli intollerabili moralmente e socialmente e, soprattutto, priva di qualsiasi giustificazione economica. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile considerarla un male necessario.<\/p>\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni in Italia si \u00e8 assistito ad un aumento della proporzione del reddito dell\u20191% degli italiani pi\u00f9 ricchi, che \u00e8 passato da un aumento del 7% nel 1980 fino quasi al +10% nel 2008. A questa situazione di disuguaglianza ha contribuito, in particolare, l\u2019aumento dei redditi da lavoro autonomo: in Italia, al contrario di molti altri Paesi Ocse, sono questi ancora a predominare tra le persone con i redditi pi\u00f9 alti, con una quota su quelli totali che \u00e8 aumentata del 10% dalla meta\u2019 degli anni \u201980 ad oggi.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto Ocse, ci si sposa sempre di pi\u00f9 tra persone con redditi da lavoro simili: ci\u00f2 ha contribuito ad un terzo dell\u2019aumento della disuguaglianza tra le famiglie.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 diminuita la redistribuzione attraverso i servizi pubblici -sanit\u00e0 e istruzione- che, se nel 2000 contribuivano per un quarto a ridurre la disuguaglianza, oggi sono scesi a circa un quinto. Parallelamente, \u00e8 aumentata la capacit\u00e0 di stabilizzare la disuguaglianza da parte del sistema impositivo e dei sussidi, che compensano quasi interamente l\u2019aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e da capitale.<\/p>\n<p>Fin qui l\u2019analisi. Ma quando l\u2019Ocse, a fronte di questi dati, indica le soluzioni si capisce subito dove sta il pericolo. Infatti mentre esprime il condivisibilissimo auspicio di aumentare l\u2019occupazione e l\u2019investimento nelle risorse umane per ridurre le disparit\u00e0, l\u2019Ocse ritiene che tra gli strumenti pi\u00f9 diretti per accrescere gli effetti redistributivi, sia centrale \u201cla riforma delle politiche fiscali e previdenziali\u201d, insieme al ruolo importante rivestito dagli ammortizzatori sociali e dalle politiche di sostegno al reddito, parole rassicuranti per veicolare la flexsecurity tesa a ridurre le disuguaglianze ma attraverso l\u2019abbassamento generalizzato degli standard sociali.<\/p>\n<p>Il tasso di disoccupazione, in Italia, raggiunger\u00e0 il 9,5% nel 2012 e il 9,6% nel 2013. Il peso degli occupati atipici (dipendenti a tempo determinato, collaboratori o prestatori d\u2019opera occasionale) sul totale degli occupati \u00e8 in progressivo aumento e soprattutto tra i giovani: ha iniziato con un lavoro atipico, infatti, il 44,6% dei nati dagli anni \u201880 in poi. A dieci anni dal primo lavoro atipico, inoltre, quasi un terzo degli occupati \u00e8 ancora precario e uno su dieci \u00e8 senza lavoro.<\/p>\n<p>Il passaggio a lavori standard \u00e8 pi\u00f9 facile per gli appartenenti alla classe sociale pi\u00f9 alta, mentre chi ha iniziato come operaio in un lavoro atipico, dopo dieci anni nel 29,7% dei casi \u00e8 ancora precario e nell\u201911,6% ha perso il lavoro. Poco incoraggiante, secondo l\u2019ultimo rapporto Istat, la situazione dei giovani: il 2011 \u00e9 stato l\u2019anno nero della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il 20,2%, ma con fortissime differenze tra Nord, Centro e Sud.<\/p>\n<p>Sempre nel 2011 i 15-29enni che non studiano e non lavorano sono 2,1 milioni, e il 31,9% di questi vive nelle Regioni meridionali (un valore quasi doppio di quello delle Regioni del Centro-Nord), con punte massime in Sicilia (35,7%) e in Campania (35,2%). Le donne sono ancora svantaggiate in tutto rispetto agli uomini, nel lavoro e in famiglia. Il rapporto Istat dice che solo in una coppia su venti il lavoro familiare e il contributo ai redditi sono equamente distribuiti. In una coppia su tre la donna non lavora e si occupa da sola della famiglia, spesso senza avere accesso al conto corrente e senza pesare nelle decisioni importanti. In una coppia su quattro, inoltre, la donna guadagna meno del partner, ma lavora molto di pi\u00f9 per la famiglia. Sconfortante il confronto con i Paesi del Nord Europa.<\/p>\n<p>In \u201cLe juste et le vrai\u201d<sup>1<\/sup>, un importante autore come Boudon si chiede quanta ingiustizia un attore sociale \u00e8 disposto a sopportare prima che smetta di tollerarla; quale \u00e8, cio\u00e8, la soglia oltre la quale non \u00e8 possibile andare. Il trucco pedagogico del velo di ignoranza serve a far in modo che l\u2019attore sociale, ignorando ci\u00f2 che sar\u00e0 nella nascente societ\u00e0 e quale sar\u00e0 il grado delle sue prestazioni, sceglie di entrarne a far parte accettando la possibilit\u00e0 che ci siano disuguaglianze sociali e allo stesso tempo chiederebbe che ci sia equit\u00e0 nel trattamento da parte dell\u2019autorit\u00e0 al solo scopo di vedersi garantito un minimo che gli permetta, a prescindere dalle condizioni, di vivere bene.<\/p>\n<p>Per Boudon \u201cquando un insieme di persone \u00e8 d\u2019accordo a partecipare a un sistema di interazione perch\u00e9 questo d\u00e0 loro soddisfazione, se questo sistema \u00e8 definito da un\u2019attivit\u00e0 orientata verso un certo obiettivo, coloro che contribuiscono pi\u00f9 efficacemente alla realizzazione di suddetto obiettivo sono naturalmente ricompensati in base alla (o alle) risorsa (e) disponibile (i) (in questo caso l\u2019attenzione degli altri, il prestigio). Tali disuguaglianze sono sentite come legittime perch\u00e9 rientrano nell\u2019accordo di ciascuno con i principi del sistema\u201d. Gli esempi che si possono citare, e che Boudon indica a proposito, sono molteplici: vanno dal gioco delle lotterie alle remunerazioni stratosferiche di alcuni personaggi pubblici o dello spettacolo che guadagnano molto di pi\u00f9 dei benefattori dell\u2019umanit\u00e0. Tra le disuguaglianze legittime, come non mettere gli astipendi spaventosamente elevati dei nostri politici e amministratori? Alla domanda iniziale: quanta disuguaglianza l\u2019attore sociale \u00e8 disposto a sopportare? Si potrebbe rispondere, viste le ultime riforme del governo Monti, tutte volte a spremere ancora una volta le classi medio\/basse, molta, troppa! Dice Zygmunt Bauman: \u201cI poveri sono l\u2019Altro dei consumatori spaventati: l\u2019Altro che, per una volta, \u00e8 davvero, in tutti i sensi, il loro inferno. Sotto un certo aspetto, di vitale importanza, i poveri sono quello che i non-poveri desidererebbero intensamente essere (bench\u00e9 non abbiano il coraggio di verificarlo): sono liberi dall\u2019incertezza. Ma la certezza che hanno ricevuto in cambio si presenta nella forma di viali infestati da malati, criminali e drogati (se vivono a Washington D.C.) oppure nella forma di una morte lenta per denutrizione (se vivono in Sudan). Quando si sente parlare dei poveri si impara che la certezza va indubbiamente temuta pi\u00f9 della detestata incertezza, e che la punizione per chi si ribella ai disagi dell\u2019incertezza quotidiana \u00e8 rapida e crudele. La vista dei poveri tiene a bada i non-poveri, perpetuando cos\u00ec la loro incertezza. Li spinge a tollerare o sopportare con rassegnazione l\u2019inarrestabile \u2018flessibilizzazione\u2019 del mondo. Imprigiona la loro immaginazione e li ammanetta ai polsi. Essi non osano immaginare un mondo diverso, e sono troppo timorosi per cercare di cambiare questo. Finch\u00e9 le cose resteranno cos\u00ec, le possibilit\u00e0 di una societ\u00e0, di una repubblica e di una cittadinanza autonome, autocostituenti, saranno, a dir poco, scarse e vaghe.\u201d<\/p>\n<p>La crisi globale del capitalismo non \u00e8 stata in alcun modo svantaggiosa per l\u2019elite finanziaria. Al contrario, mentre sempre pi\u00f9 persone nei paesi avanzati stanno soffrendo a causa di programmi di austerit\u00e0 del governo e milioni di persone nei paesi in via di sviluppo sono condannati alla povert\u00e0 estrema, i super-ricchi hanno usato la crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni per aumentare massicciamente la loro ricchezza e nascondere i loro soldi al di l\u00e0 della portata delle autorit\u00e0 fiscali.<\/p>\n<p>Intanto che la popolazione a basso reddito \u00e8 strettamente controllata dallo Stato e viene assillata per il pagamento delle imposte (il vergognoso redditometro ne \u00e8 l\u2019ultimo esempio), i super-ricchi sono in grado di contare su un gruppo molto ben pagato che opera a livello mondiale\u00a0 e su consulenti di investimento utilizzati dalle grandi banche internazionali, che richiedono somme notevoli in cambio dei loro consigli fiscali. Quanta ingiustizia un attore sociale \u00e8 disposto a sopportare prima che smetta di tollerarla?\u00a0 Einstein, nel famoso \u201cDiscorso del due per cento\u201d nel 1930 a New York, disse dei pacifisti: \u201cSono come pecore addossate l\u2019una all\u2019altra mentre i lupi aspettano fuori\u201d. Forse \u00e8 ormai vero per tutti i poveri del mondo. Forse \u00e8 ormai vero per tutti noi. E forse i lupi non sono pi\u00f9 fuori ad aspettare ma sono entrati e ci stanno sbranando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1 &#8211; R. Boudon, Le juste et le vrai: \u00e9tudes sur l\u2019objectivit\u00e9 des valeurs et de la connaissance, Fayard, Paris 1995; trad. it.: Il vero e il giusto, Il Mulino, Bologna, 1997.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cI vestiti che tu conservi in casa appartengono a coloro che sono svestiti\u201d, diceva Basilio il Grande e consigliava sarcasticamente Charles Dickens \u201cQuesta \u00e8 la regola per i buoni affari: frega gli altri\u00a0 uomini perch\u00e9 loro lo farebbero con te\u201d. 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