{"id":1066,"date":"2012-09-26T14:25:28","date_gmt":"2012-09-26T12:25:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1066"},"modified":"2013-12-15T14:25:58","modified_gmt":"2013-12-15T13:25:58","slug":"chi-si-accontenta-gode","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2012\/09\/chi-si-accontenta-gode\/","title":{"rendered":"Chi si accontenta gode"},"content":{"rendered":"<p>26 settembre 2012<br \/>\nPoco ci manca penso che il filosofo francese e amico Serge Latouche venga considerato un profeta di sventura. C\u2019\u00e9 un\u2019attesa frenetica, spasmodica che torni la crescita sia della produzione sia dei consumi. Il governo tecnico \u00e9 atteso a questo appuntamento della crescita, che aveva promesso insieme al rigore e all\u2019equit\u00e0. La crescita garantirebbe una ripresa dei mercati, un abbattimento dello spread che da mesi si aggira come l\u2019orco del nostro tempo; ci sarebbe pi\u00f9 lavoro e sparirebbe lo spauracchio della disoccupazione.<br \/>\nIn questa generale tensione aspirazione alla crescita si leva la voce di Serge Latouche che addita come ancora di salvezza la decrescita che osa definire \u201cfelice\u201d. Eppure va ascoltato, perch\u00e8 enlla sua analisi e nelle sue considerazioni ci sono aspetti di verit\u00e0 sacrosante.<br \/>\nGi\u00e0 parecchi anni fa dimostrava che iul predominio dell\u2019economia trasforma tutto in merce, non solo il lavoro ma anche il sangue, gli organi e perfino i bambini, E ovviamente condannava questa mercificazione. Nella sua \u201clectio magistralis\u201d prima al Festival della filosofia di Modena e il 20 settembre al convegno sulla \u201cdecrescita\u201d di Venezia, ha definito l\u2019attuale una \u201csociet\u00e0 della crescita\u201d. La crescita economica infatti \u00e9 diventata l\u2019obiettivo principale, se non unico, della vita.<br \/>\nSociet\u00e0 del consumo che non conosce limiti alla produzione e preleva risorse sia rinnovabili che non rinnovabili, crea bisogni di prodotti anche superflui e inquina l\u2019aria, la terra, e l\u2019acqua. Per far questo si avvale della pubblicit\u00e0 che crea ad arte bisogni e desideri. Siamo, dice Latouche, \u201ctossicodipendenti della crescita\u201d con bulimia dell\u2019acquisto e la dipendenza dal lavoro.<br \/>\nQuesto meccanismo crea infelicit\u00e0 perch\u00e8 suscita sempre nuovi desideri insaziabili. Per questo ci serve un nuovo modello produttivo e sociale che lui ravvisa nella \u201cabbondanza frugale in una societ\u00e0 solidale\u201d. Pu\u00f2 sembrare un ossimoro, ammette anche lui, ma osserva che anche lo sviluppo sostenibile \u00e9 un ossimoro, perch\u00e9 lo sviluppo all\u2019infinito non \u00e9 certamente sostenibile. Pi\u00f9 in generale dice che bisogna temperare l\u2019egoismo che scaturisce dall\u2019individualismo di massa per diventare invece solidali con gli altri.<br \/>\nI termini sono volutamente provocatori, per\u00f2 \u00e9 innegabile sia la sollecitazione a consumare sempre di pi\u00f9, sia lo spreco in compresenza di persone, famiglie e popoli che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e addirittura patiscono e muoiono di fame. L\u2019abbondanza consumista pretende di generare felicit\u00e0 ma di fatto si verifica una distribuzione di cose ineguale e in prospettiva la dilapidazione del patrimonio naturale renderebbe impossibile la fruizione per tutti. Meglio allora progettare la felicit\u00e0 attraverso l\u2019autolimitazione che Serge chiama \u201cabbondanza frugale\u201d. La frenesia e l\u2019insaziabilit\u00e0 di successo ha invaso anche il mondo dello sport. E se si teme di non riuscire, ci si droga. Non si contano pi\u00f9 ormai i casi di sportivi colti in fallo e privati anche dei trofei gi\u00e0 consegnati. E se si incrocia questa frenesia con la felicit\u00e0 diventa un classico la vicenda di Alex Schwazer, il maratoneta altoatesino che ha riempito le cronache dell\u2019estate olimpica. Da campione olimpionico \u00e9 diventato l\u2019immagine anche visiva dell\u2019infelicit\u00e0.<br \/>\nL\u2019insaziabile tensione ad avere sempre di pi\u00f9 rasenta anche l\u2019assurdo e il ridicolo. Un altro sostenitore della decrescita, Wolfgang Sachs, parla di \u201cefficienza nella sufficienza\u201d. E per dimostrare l\u2019assurdo fa un esempio che \u00e9 sotto gli occhi di tutti: costruiamo e usiamo automobili, dice, che sono in grado di raggiungere i 300 km di velocit\u00e0 all\u2019ora. Da nessuna parte per\u00f2, tranne che nei circuiti dell\u2019agonismo automobilistico, \u00e9 lecito e possibile arrivare a quella velocit\u00e0. Eppure quelle automobili le compriamo. Conclude sarcasticamente dicendo: \u201cE\u2019 come voler tagliare il burro con la motosega\u201d. Abbondanza frugale e decrescita felice echeggiano il vecchio saggio: \u201cchi si accontenta gode\u201d.<br \/>\nVorrei continuare facendo un parallelo con la nostra situazione politica, rinuncio. Al pari di Sachs, oso richiamarmi al classico: in questo momento sarebbe come \u201csparare sulla Croce Rossa\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 settembre 2012 Poco ci manca penso che il filosofo francese e amico Serge Latouche venga considerato un profeta di sventura. C\u2019\u00e9 un\u2019attesa frenetica, spasmodica che torni la crescita sia della produzione sia dei consumi. Il governo tecnico \u00e9 atteso a questo appuntamento della crescita, che aveva promesso insieme al rigore e all\u2019equit\u00e0. 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