{"id":1203,"date":"2014-03-15T01:28:45","date_gmt":"2014-03-15T00:28:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1203"},"modified":"2014-03-15T01:43:26","modified_gmt":"2014-03-15T00:43:26","slug":"lettera-rete-quarrata-marzo-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2014\/03\/lettera-rete-quarrata-marzo-2014\/","title":{"rendered":"Lettera Rete Quarrata marzo 2014"},"content":{"rendered":"<p>Carissima, carissimo,<br \/>\nogni epoca storica \u00e8 supportata da un sogno, sia esso di tipo religioso o ideologico. Oggi, questo risuona insufficiente. Il sogno, religioso o ideologico, non basta e anche quando si cerca di seguire le ultime asfittiche proposte dettate da cammini ideologici o religiosi non ci si sente soddisfatti. La tecnologia, cos\u00ec come il mercato, che a prima vista sembrano rispondere a molti dei bisogni umani, non riescono a sorreggere il tessuto umano pi\u00f9 profondo. I singoli soggetti come non mai si sentono abbandonati a iniziative sporadiche e, la maggior parte delle volte, fine a se stesse.<br \/>\nCos\u00ec la spaccatura tra il pensiero e l&#8217;azione \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente in tutti gli ambiti della vita umana. Oggi non possiamo dire di essere inquieti solo perch\u00e9 la situazione economica mondiale \u00e8 giunta quasi al suo totale collasso e perch\u00e9 i diritti di ciascuno e dell&#8217;ecosistema sono severamente minacciati. Oggi tutti percepiamo che questo &#8220;sistema&#8221; assunto da molti quasi per inerzia, non va bene.<br \/>\nLe crisi di democrazia, di mercato, di cittadinanza, si intersecano sempre di pi\u00f9 con delle crisi interiori che ci permettono semplicemente di cercare dei colpevoli. Il legame tra la storia e le nostre storie, non \u00e8 pi\u00f9 sottovalutabile. Allora il tentativo di ritrovare attraverso la partecipazione una risposta all&#8217;individualismo, non \u00e8 pi\u00f9 un optional. Urge, \u00e8 fondamentale!<br \/>\n<!--more--><br \/>\nL&#8217;individualismo \u00e8 l&#8217;attacco pi\u00f9 pericoloso contro la persona umana, noi siamo concepiti come esseri relazionali e comunitari. Oggi pi\u00f9 che mai, siamo chiamati a risvegliare la nostra umanit\u00e0 come risposta alla crisi, e a organizzarci per contrastarla, credendo che \u00e8 possibile.<br \/>\nSe di buone intenzioni si dice che sia lastricato l\u2019inferno, cerchiamo con l&#8217;arrivo della primavera di lastricarla di buoni propositi. Proviamo a impegnarci a sviluppare la virt\u00f9 dell\u2019ascolto. Delle persone e delle situazioni. Un ascolto senza pregiudizi. Profondo. Attento. Al di l\u00e0 delle parole ascoltare i gesti, le speranze, le ragioni degli altri e non solo le nostre. Perch\u00e9 ogni vero cambiamento, ogni trasformazione, ogni miglioramento delle condizioni di vita\u2026 inizia da questo tipo di ascolto. Che \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 che analisi.<br \/>\nUn proverbio indiano dice: \u201cPrima di giudicare un altro fai sette miglia nei suoi sandali\u201d.<\/p>\n<p>Nei giorni dal 25 al 27 aprile prossimo, molti di noi ci troveremo a Rimini al nostro convegno nazionale dove molti amici: Ettore e Clotilde MASINA, Waldemar BOFF, Riccardo PETRELLA e Antonietta POTENTE, e molti testimoni: Wassim DAMASH e Hanan BANOURA, Palestina; padre Regino MARTINEZ, gesuita domenicano di Haiti; Laatiris MMOUMA e El Khoumani LAMCEN, emigranti lavoratori di Alessandria; Dacia TACACHIRI, Bolivia; Rose NGAMA MPUNDA, Congo; Maria SQUILLACI, gruppo Giovani del GAPA di Catania e Nidia ARROBO RODAS, Equador; ci faranno riflettere sul presente della solidariet\u00e0, sull&#8217;importanza della partecipazione e della relazione tra memoria e futuro. Avremo cos\u00ec l&#8217;opportunit\u00e0 di &#8220;capire&#8221; senza superficialmente &#8220;giudicare&#8221;. Chi \u00e9 interessato a parteciparvi, si pu\u00f2 prenotare scrivendo una mail o telefonando allo: 0573\/750539. Al termine della lettera troverai tutte le notizie organizzative: luogo, costo.<\/p>\n<p>Segue una riflessione di Frei Betto, domenicano brasiliano che sar\u00e0 in Italia dal 7 al 12 aprile prossimi per una serie di conferenze, a trent&#8217;anni dalla fine della dittatura anni, iniziata 50 anni fa: 1 aprile 1964. Frei Betto fu incarcerato e torturato per 4 anni, dal 1969 al 1972, dalla dittatura brasiliana insieme a altri suoi confratelli, uno dei quali, Frei Tito, si suicid\u00f2 a seguito delle gravi torture subite.<br \/>\nAntonio Vermigli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marzo &#8217;64 di Frei Betto <\/strong><br \/>\nNel 1964 abitavo a Rio, in un buchetto all\u2019angolo delle strade Laranjeiras e Pereira da Silva. L\u00ec si insediavano i giovani dirigenti della JEC (Giovent\u00f9 Studentesca Cattolica) e della JUC (Giovent\u00f9 Universitaria Cattolica), movimenti dell\u2019Azione Cattolica. L\u00ec venivano ospitati spesso i dirigenti studenteschi Betinho, Vinicius Caldeira Brant e Jos\u00e9 Serra.<br \/>\nIo ero entrato nel corso di Giornalismo dell\u2019Universit\u00e0 del Brasile (attuale UFRJ) e tra i miei professori spiccavano Alceu Amoroso Lima, Danton Jobim e Hermes Lima. Di destra, c\u2019era H\u00e9lio Vianna, professore di storia, cognato del maresciallo Castelo Branco.<br \/>\nDal momento del mio arrivo a Rio, dal Minas, il Brasile viveva una fase di turbolenza politica. Si svegliava il gigante addormentato in una splendida culla. Tutto era nuovo sotto il governo di Jo\u00e3o Goulart: la bossa, il cinema, la letteratura&#8230;<br \/>\nLa Sudene (Sovrintendenza per lo sviluppo del Nordest) diretta da Celso Furtado, alleata del governatore del Pernambuco, Miguel Arraes, ridisegnava un Nordest libero dal dominio dei colonnelli, industriali e latifondisti. Francisco Juli\u00e3o sosteneva le Ligas Camponesas, che lottavano per la riforma agraria.<br \/>\nPaulo Freire avviava, a partire da Angicos (RN), il suo metodo di coscientizzazione politica dei poveri attraverso l\u2019alfabetizzazione. Concepiva la pedagogia degli oppressi.<br \/>\nNel sud, Leonel Brizola si scontrava con i monopoli stranieri e difendeva la sovranit\u00e0 brasiliana. Marinai e sergenti dell\u2019Esercito si organizzavano, a Rio, per rivendicare i loro diritti.<br \/>\n\u201cVedrai che un figlio tuo non fugge dalla lotta\u201d. Tuttavia i figli non avevano sufficiente lucidit\u00e0 per capire che, dopo la rinuncia del presidente J\u00e2nio Quadros, nel 1961, le classi dominanti stavano facendo dischiudere l\u2019uovo del serpente&#8230;<br \/>\nL\u2019ambasciata USA, che aveva ancora sede a Rio e aveva a capo Lincoln Gordon, si muoveva nell\u2019ombra per aizzare i militari brasiliani \u2013 molti dei quali addestrati negli USA \u2013 contro l\u2019ordine democratico (vedi \u201cTaking charge: the Johnson White House Tapes \u2013 1963-1964\u201d, de Michael Beschloss).<br \/>\nChi conosce la storia dei colpi di Stato in America Latina sa che sono stati tutti patrocinati dalla Casa Bianca. Da l\u00ec la battuta: Non c\u2019\u00e8 mai stato un golpe negli USA perch\u00e9 a Washington non c\u2019\u00e8 un\u2019ambasciata yankie\u2026..<br \/>\nGli USA, che trovavano inaccettabile l\u2019esito della Rivoluzione Cubana del 1959, temevano l\u2019avanzata del comunismo in America Latina. Il presidente Lyndon Johnson (1963-1969) era convinto che il Brasile fosse vulnerabile all\u2019influenza sovietica quanto il Vietnam.<br \/>\nFiumi di denaro sono stati destinati a preparare le condizioni per il golpe del 1\u00b0 aprile del 1964. Ai poveri, che desideravano ardentemente riforme strutturali (chiamate all\u2019epoca \u201criforme di base\u201d, e ancora oggi non realizzate), gli USA offrivano le briciole delle \u201cceste basiche\u201d, distribuite dall\u2019Alleanza per il Progresso. Gli imprenditori si organizzavano nell\u2019IBAD (Istituto Brasiliano di Azione Democratica) e nell\u2019IPES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali).<br \/>\nGli USA non avrebbero accettato neanche che il Brasile diventasse come l\u2019Egitto di Nasser, un paese indipendente dalle orbite yankee e sovietica. Navi statunitensi dell\u2019Operazione Brother Sam si avviavano verso i nostri porti.<br \/>\nJango convoc\u00f2 il megacomizio del 13 marzo 1964, alla Central do Brasil. Volevo andarci, ma padre Eduardo Koaik (pi\u00f9 tardi vescovo di Piracicaba {SP} e collega di seminario di Carlos Heitor Cony) decise che avremmo approfittato della vacanza per una giornata di studi della direzione nazionale della JEC (della quale facevo parte), ad Itaipava (RJ).<br \/>\nIl 29 marzo, con un biglietto fornito dal Ministero dell\u2019Educazione (cio\u00e8 da: Betinho, capo di gabinetto del ministro Paulo de Tarso dos Santos), partii per Bel\u00e9m. Nella capitale del Para, mi sorprese il golpe militare, il 1\u00b0 aprile del 1964. Ebbi difficolt\u00e0 a credere che il presidente Jango, costituzionalmente eletto, si fosse rifugiato in Uruguai.<br \/>\nAspettai la tanto propagandata reazione popolare. Il PCB (Partito Comunista Brasiliano), con il quale la JEC manteneva alleanze nella politica studentesca, garantiva che, in caso di golpe, Prestes avrebbe convocato migliaia di lavoratori in armi.<br \/>\nL\u2019Azione Popolare, movimento di sinistra nato dall\u2019Azione Cattolica, prometteva di mobilitare i suoi militanti per difendere l\u2019ordine democratico.<br \/>\nAspettai invano. Reazioni isolate, compresa quella di alti ufficiali delle Forze Armate, furono subito soffocate senza bisogno di un solo colpo di arma da fuoco. E nessuno credeva che la dittatura sarebbe durata, a partire dal 1\u00b0 aprile del 1964, per 21 anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissima, carissimo, ogni epoca storica \u00e8 supportata da un sogno, sia esso di tipo religioso o ideologico. Oggi, questo risuona insufficiente. 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