{"id":1448,"date":"2014-11-10T23:41:14","date_gmt":"2014-11-10T22:41:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1448"},"modified":"2014-12-18T14:47:53","modified_gmt":"2014-12-18T13:47:53","slug":"verso-unalleanza-dei-movimenti-popolari-intervista-a-joao-pedro-stedile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2014\/11\/verso-unalleanza-dei-movimenti-popolari-intervista-a-joao-pedro-stedile\/","title":{"rendered":"Verso un\u2019Alleanza dei Movimenti popolari &#8211; Intervista a Jo\u00e3o Pedro St\u00e9dile"},"content":{"rendered":"<p>da Adista n. 40 &#8211; 15 novembre 2014<\/p>\n<p>Che bilancio \u00e8 possibile tracciare dell\u2019incontro dei movimenti popolari in Vaticano?<\/p>\n<p>Con il papa si \u00e8 stabilito subito un clima di fiducia. Quando \u00e8 venuto in visita in Brasile, per esempio, ha compiuto una serie di gesti che valgono pi\u00f9 di molte parole, a cominciare dal fatto che, diversamente da quanto previsto nel programma originario, ha voluto recarsi in una favela. Ed \u00e8 stato molto bello an- che il fatto che abbia espresso il desiderio di andare a trovare dom Pedro Casald\u00e1liga: si \u00e8 persino informato su quante ore di volo ci volessero per raggiungere la sua diocesi. Poi, quando si \u00e8 reso conto che era troppo distante, gli ha almeno voluto scrivere una lettera molto affettuosa. Gi\u00e0 lo scorso anno eravamo stati convocati in Vaticano per un primo incontro (il workshop \u201cEmergenza Esclusi\u201d, svoltosi in Vaticano il 5 dicembre 2013, ndr), allo scopo di offrire la visione dei movimenti sui modi in cui il capitale accresce la disuguaglianza sociale. Il dialogo era poi proseguito specificamente sui semi transgenici, anche in considerazione del fatto che in Vaticano esistono posizioni differenti al riguardo. Cos\u00ec abbiamo coinvolto un gruppo di scienziati per far giungere al papa dei sussidi che spero possano aiutarlo nella stesura della sua prossima enciclica sull\u2019ambiente. \u00c8 sorta quindi l\u2019idea di organizzare un grande incontro dei movimenti popolari in Vaticano, un incontro tra il papa e un centinaio di dirigenti sociali legati a tre ambiti diversi (terra, lavoro e casa) indipendentemente dalle loro convinzioni religiose &#8211; non a caso i cattolici non erano la maggioranza -, con l\u2019unica condizione che fossero veri dirigenti e che rappresentassero migliaia di lavoratori. <!--more-->Sono stati inoltre invitati 20 vescovi (ne sono venuti 17) che si sono particolarmente distinti nel loro appoggio alla lotta dei movimenti popolari. L\u2019incontro con il papa \u00e8 stato importante in primo luogo rispetto a una simbologia di classe, perch\u00e9 per molti di noi dei movimenti popolari \u00e8 apparso come una legittimazione dei nostri diritti contro gli interessi delle borghesie locali. \u00c8 stato molto significativo sentirgli dire: quando parlo di terra, lavoro e casa, dicono che sono comunista. Il riferimento a H\u00e9lder C\u00e2mara \u00e8 d\u2019obbligo. E anche l\u2019invito a Evo Morales nella sua veste di presidente della Conferenza mondiale dei popoli indigeni ci \u00e8 sembrato un gesto politico importante, considerando che il presidente boliviano non gode della simpatia di vari vescovi boliviani. Tra noi, poi, vi era almeno una decina di dirigenti minacciati di morte: per loro la foto in cui stringono la mano al papa \u00e8 una sorta di salvacondotto a protezione della loro vita. Abbiamo anche potuto condividere con il papa le nostre preoccupazioni riguardo alla presenza di gravissimi conflitti nel mondo, come \u00e8 il caso di Kobane, perch\u00e9 ne parli durante la visita in Turchia, o a situazioni drammatiche come il caso degli studenti scomparsi ad Iguala, in Messico, durante un\u2019operazione della polizia municipale e di bande di narcotrafficanti. Ed \u00e8 con gioia che abbiamo poi ascoltato le parole da lui pronunciate, durante l\u2019udienza generale del 29 ottobre, sulla scomparsa dei 43 giovani messicani. Credo, infine, che sia stato un incontro positivo anche per il papa. Papa Francesco sa che deve operare cambiamenti all\u2019in- terno della Chiesa e che trover\u00e0 grandi ostacoli da parte dei set- tori conservatori. Ma sa che pu\u00f2 contare su un importante alleato: i lavoratori organizzati. Sa che la Chiesa esercita un ruolo politico nella lotta di classe a livello mondiale e io sono pronto a sottoscrivere che il papa \u00e8 dalla nostra parte.<\/p>\n<p>Privilegiando il dialogo con il Vaticano, non si rischia di restare troppo ancorati alla Chiesa cattolica? Dopotutto i cattolici sono meno di un miliardo e mezzo nel mondo. Pensate di ampliare il dialogo anche alle altre tradizioni religiose?<\/p>\n<p>Durante l\u2019incontro \u00e8 emersa chiaramente la necessit\u00e0 di investire le nostre energie nello sforzo di costruire da qui in avanti una grande articolazione internazionale di tutti i movimenti popolari del mondo. Si era tentato di farlo con il Forum Sociale Mondiale, attraverso la sua Assemblea dei movimenti sociali, ma non ha funzionato: si tratta di un formato che ha svolto un ruolo importante nella lotta ideologica contro il capitalismo, ma che con il tempo \u00e8 andato esaurendo le proprie potenzialit\u00e0. I movimenti popolari presenti all\u2019incontro erano molto concentrati sul tema della terra, della casa e dell\u2019economia informale, ma ci sono molte altre forme di organizzazione che dobbiamo coinvolgere.<br \/>\nNoi di Via Campesina impiegheremo le nostre energie per costruire tale articolazione. E questo indipendentemente dalla Chiesa e dal Vaticano. Perch\u00e9 abbiamo la necessit\u00e0 di discutere i nostri problemi e di trovare soluzioni comuni per affrontare un nemico che \u00e8 comune: il capitale finanziario e le transnazionali, le quali utilizzano gli organismi internazionali per legittimare i propri interessi. In relazione al Vaticano, l\u2019idea \u00e8 quella di mantenere un \u201ctavolo di dialogo\u201d, anche se il concetto non \u00e8 stato ancora ben definito. Il card. Peter Turkson, nel suo discorso finale, ha parlato di una \u201cpiattaforma\u201d. \u00c8 un bene che non abbia parlato di \u201cconsiglio\u201d, perch\u00e9 la parola \u201cconsiglio\u201d \u00e8 ormai superata. Dunque, daremo continuit\u00e0 a questo incontro attraverso una specie di tavolo di dialogo fra i tre settori popolari e il Vaticano. E che non avr\u00e0 a che fare con alcuna forma di potere o di burocrazia. In terzo luogo, \u00e8 sorta durante l\u2019incontro, sebbene non come proposta dell\u2019intera plenaria, l\u2019idea di convocare una riunione simile con altre tradizioni religiose. Ma sembra che vi sia una difficolt\u00e0: non tutte le istituzioni religiose sono verticalizzate come la Chiesa cattolica. Per esempio, rispetto ai musulmani, con chi si deve dialogare? In ogni Paese vi \u00e8 una diversa corrente. Ma, per muovere un passo su questa strada, noi della delegazione brasiliana abbiamo gi\u00e0 parlato di promuovere una riunione brasiliana in cui coinvolgere tutte le religioni. Perch\u00e9 non sono stati invitati i teologi della Liberazione, proprio loro che hanno accompagnato cos\u00ec da vicino i movimenti popolari, anche pagando un prezzo molto alto? Durante la preparazione dell\u2019incontro, che \u00e8 durata un anno, in Vaticano hanno detto chiaramente che non volevano che includessimo preti, religiosi e religiose nelle nostre delegazioni, perch\u00e9 sostenevano, credo a ragione, che preti e religiosi hanno altri spazi di convergenza. D\u2019altro lato, c\u2019era la volont\u00e0 politica di invitare i vescovi e dal Vaticano ci hanno chiesto indicazioni su quali siano i pastori che, in ogni Paese, accompagnano maggiormente i movimenti popolari. In generale, siamo rimasti molto soddisfatti dei 17 vescovi presenti: non hanno voluto alcun protagonismo, hanno tenuto un profilo umile e hanno ascoltato molto.<\/p>\n<p>Ci sono state resistenze da parte dei movimenti rispetto all\u2019idea di promuovere un incontro in Vaticano?<\/p>\n<p>Dopo aver accettato, all\u2019interno del Movimento dei Senza Terra, di coinvolgerci in questo processo, abbiamo presentato la proposta alla Via Campesina Internazionale e all\u2019articolazione dei movimenti sociali dell\u2019Alba, di cui fanno parte pi\u00f9 di mille movimenti di tutta l\u2019America Latina. All\u2019interno della Via Campesina, chi ha espresso pi\u00f9, diciamo cos\u00ec, inquietudini, sono stati i compagni islamici: volevano capire bene il senso dell\u2019iniziativa, ma poi hanno capito e sono venuti.<\/p>\n<p>E le donne?<\/p>\n<p>Le donne contadine non hanno espresso alcuna riserva, e infatti ve ne erano varie all\u2019incontro. All\u2019interno dell\u2019Alba, il dibatti- to \u00e8 stato maggiore, perch\u00e9 \u00e8 uno spazio pi\u00f9 plurale. E alcune resistenze, o inquietudini, sono state espresse dalle femministe, le quali hanno preferito non partecipare, per marcare una differenza rispetto a determinate posizioni assunte dal Vaticano.<\/p>\n<p>Passando al Brasile, come interpreti l\u2019attuale scenario politico brasiliano all\u2019indomani delle elezioni che hanno portato a una vittoria di strettissima misura della presidente Dilma Rousseff?<\/p>\n<p>Nel 2002 il voto a Lula era stato un voto di protesta contro il sistema neoliberista. Ma questa vittoria era stata ottenuta solo sulla base di un programma di alleanza tra tutte le classi. Era, insomma, un governo di conciliazione di classe che ha consentito a tutti di guadagnare, ma ai banchieri molto di pi\u00f9. Un governo centrato su tre punti: la difesa dello Stato di fronte al mercato, con un rilancio delle politiche pubbliche; l\u2019im- pulso al settore industriale come motore di crescita dell\u2019economia; la distribuzione di reddito a favore delle classi popola- ri. Questo programma, che viene definito neodesenvolvimentista (neosviluppista, ndr), \u00e8 stato messo in atto per dieci anni, consentendo al governo a guida Pt di ottenere il consenso per restare al potere. Ma ora \u00e8 arrivato al suo limite. Il governo, infatti, non ha avuto la forza sufficiente per far fronte al capitale internazionale, cos\u00ec da controllare il tasso di interesse e il tasso di cambio, e ci\u00f2 ha condotto nuovamente a un processo di de-industrializzazione. \u00c8 da tre anni che l\u2019industria non cresce, e che non cresce l\u2019economia. La presidente Dilma ha pensato che fosse possibile portare avanti il vecchio programma, ma questo programma \u00e8 finito. Il governo, per esempio, ha portato dal 6% al 15% il numero di giovani che ha accesso all\u2019universit\u00e0, ma c\u2019\u00e8 ancora un 85% che resta fuori. Tutti gli anni si presentano agli esami di ammissione universitaria 8 milioni di giovani per appena 1 milione e 600mila posti. Ci\u00f2 vuol dire che pi\u00f9 di 6 milioni rimangono esclusi ogni anno. I lavoratori hanno ottenuto alcune conquiste fondamentali, soprattutto grazie all\u2019aumento dei salari e a un maggior livello di occupazione. Ma ci sono comunque 40-50 milioni di giovani che vogliono lavori pi\u00f9 qualificati o che non sopportano pi\u00f9 l\u2019inferno in cui si sono trasformate le citt\u00e0 brasiliane. \u00c8 cos\u00ec che si spiegano le giornate di protesta del giugno 2013. Ma si trattava solo di una protesta e molti dei manifestanti si sono astenuti alle elezioni: sono 29 milioni i brasiliani che non sono andati a votare. La presidente Dilma non voleva credere che la borghesia brasiliana le avrebbe fatto opposizione, eppure lungo tutta la campagna elettorale \u00e8 restata al secondo posto nei sondaggi, superata prima da Marina Silva (la quale, per\u00f2, ha perso consensi a causa della sua personalit\u00e0 ondivaga) e poi da A\u00e9cio Neves. Alla fine \u00e8 riuscita a vincere di strettissima misura, ma al Congresso la destra pu\u00f2 contare su un\u2019ampia maggioranza. Si dice addirittura che sia un Congresso pi\u00f9 conservatore che durante l\u2019epoca della dittatura. Cos\u00ec adesso la destra controlla il Congresso, il potere giudiziario, i mass media e ora mira anche a controllare il governo.<\/p>\n<p>E cosa pu\u00f2 fare il governo Dilma in questo quadro?<\/p>\n<p>Il governo ha solo una soluzione: deve allearsi con i lavoratori e i movimenti popolari e operare i cambiamenti che la popolazione esige e che il progetto neodesenvolvimentista non ha permesso di realizzare. La destra che prima appoggiava il governo ora \u00e8 all\u2019opposizione in Parlamento e nella societ\u00e0: se il governo insegue l\u2019illusione di ricomporre l\u2019alleanza con le destre finir\u00e0 male gi\u00e0 durante il primo anno. E tutti i movimenti andranno all\u2019opposizione. Se invece il governo sceglier\u00e0 la strada dell\u2019alleanza con i movimenti, la prima riforma che dovr\u00e0 realizzare sar\u00e0 la riforma politica del Paese. Perch\u00e9 questa potr\u00e0 alterare i rapporti di forza nella societ\u00e0 aprendo cos\u00ec la strada alle altre riforme strutturali: la riforma agraria, la riforma educativa, quella tributaria, quella urbana e quella dei mezzi di comunicazione. E questo potr\u00e0 avvenire solo attraverso la convocazione di un\u2019Assemblea Costituente parallela al Congresso eletto, in quanto quest\u2019ultimo \u00e8 ostaggio di appena 117 imprese, le quali hanno speso in finanziamenti ai politici ben 2 miliardi di dollari (una cifra inferiore solo a quella spesa negli Stati Uniti). Cosicch\u00e9 \u00e8 necessario unire il pi\u00f9 possibile le forze per ottenere la convocazione di un plebiscito sulla Costituente. Se poi il governo eviter\u00e0 sia di allearsi con la destra sia di dare risposta alle rivendicazioni dei movimenti popolari, assisteremo a un lungo periodo di crisi e di instabilit\u00e0 politica. Ma bisogna essere ottimisti, perch\u00e9 la fase di apatia sociale sta terminando, come hanno dimostrato i giovani nel giugno del 2013. E se quello era un movimento di protesta privo di un programma, ora si tratta invece di discutere un programma per una grande alleanza tra i movimenti su proposte di riforma radicali. Occorre dunque stimolare la lotta sociale attraverso la creazione di un grande movimento di massa. E occorre stimo- lare un dibattito politico per trovare le soluzioni a quella che, per la prima volta, \u00e8 veramente una crisi mondiale: economi- ca, sociale, ambientale, politica. La profezia di Marx non \u00e8 mai stata cos\u00ec attuale: lavoratori di tutto il mondo uniamoci! Per for- tuna, possiamo contare su un grande alleato: la natura. La na- tura neanche il capitalismo pu\u00f2 comprarla. E ogni volta che il capitalismo l\u2019aggredisce, ne provoca anche una reazione, generando un problema ancora pi\u00f9 grande. Ora tocca a noi rendere cosciente la societ\u00e0 sul perch\u00e9 la natura reagisca in questo modo. Per esempio, la contaminazione provocata dall\u2019uso intensivo dei veleni in agricoltura sta moltiplicando i casi di tu- more. Ogni anno, in Brasile, si registrano 500mila nuovi casi di cancro: \u00e8 il prezzo che il capitalismo ci impone producendo alimenti contaminati. Ma questa \u00e8 una contraddizione che de- ve essere utilizzata per convincere le persone che quello del capitale \u00e8 un modello di morte.<\/p>\n<p>Come si spiega l\u2019assenza completa della questione ambientale durante tutta la campagna elettorale?<\/p>\n<p>Nessuna delle questioni relative ai problemi strutturali del Paese \u00e8 stata affrontata. Non si \u00e8 parlato della questione ambientale &#8211; non ne ha parlato neppure Marina Silva, in quanto \u00e8 scesa a patti con il settore ruralista, ed \u00e8 questo che le ha fatto perdere il voto dei giovani, perch\u00e9 si \u00e8 rivelata ipocrita e opportunista -; non si \u00e8 parlato della riforma agraria; non si \u00e8 parlato della riduzione della giornata di lavoro n\u00e9 della precarizzazione dell\u2019occupazione; non si \u00e8 parlato dei diritti dei popoli indigeni n\u00e9 di quelli dei quilombolas. I grandi temi relativi alla necessit\u00e0 di riforme strutturali per il Paese non sono stati toccati. Non sono stati toccati dalla destra, perch\u00e9 questa era interessata a sfruttare il tema della corruzione per far passare l\u2019immagine del Pt come un partito di ladri. E non sono stati toccati dalla sinistra, perch\u00e9 Dilma non voleva impegnarsi. Per fortuna, nella campagna per il secondo turno, per quanto questi temi abbiano continuato a restare fuori dal dibattito, \u00e8 emerso chiara- mente che, se Dilma non cercher\u00e0 di allearsi con i movimenti popolari, il suo governo diventer\u00e0 ostaggio delle destre.<\/p>\n<p>Evo Morales ha detto in passato (sebbene il suo governo non sia affatto privo di contraddizioni al riguardo) che i diritti della na- tura sono pi\u00f9 importanti persino di quelli degli esseri umani, per- ch\u00e9 se non vengono garantiti i primi non saranno mai possibili i secondi. La crisi ambientale e climatica \u00e8 una questione tal- mente grave che dovrebbe precedere qualsiasi altra considerazione. Perch\u00e9 allora tale consapevolezza \u00e8 ancora cos\u00ec limitata tra i movimenti popolari di tutto il mondo (esclusi ovviamente quelli ambientalisti)?<\/p>\n<p>\u00c8 vero che non esiste una coscienza tra i movimenti popolari di questa centralit\u00e0 della questione ambientale. E tra i movimenti consapevoli della gravit\u00e0 del problema credo ci sia una lettura, che pu\u00f2 essere giusta o sbagliata, secondo cui non si pu\u00f2 affrontare la questione ambientale separatamente dal cambiamento del modello economico. E cos\u00ec, in un certo modo, diventano prioritari i temi legati al cambiamento generale, anche perch\u00e9 spesso, in Brasile, i movimenti che mettono al primo po- sto la questione ambientale finiscono per ridurla, per esempio, al problema della deforestazione dell\u2019Amazzonia, che di certo \u00e8 gravissimo, ma che non \u00e8 l\u2019unico: basti pensare ai danni provocati dall\u2019uso dei veleni in agricoltura, che distruggono la biodiversit\u00e0, o dall\u2019allevamento bovino. Il fatto \u00e8 che i movimenti de- vono maturare questa coscienza e questo non \u00e8 immediato. Si tratta di un processo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Adista n. 40 &#8211; 15 novembre 2014 Che bilancio \u00e8 possibile tracciare dell\u2019incontro dei movimenti popolari in Vaticano? Con il papa si \u00e8 stabilito subito un clima di fiducia. 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