{"id":1484,"date":"2014-12-02T23:38:06","date_gmt":"2014-12-02T22:38:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1484"},"modified":"2014-12-18T14:45:27","modified_gmt":"2014-12-18T13:45:27","slug":"lettera-rete-di-quarrata-novembre-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2014\/12\/lettera-rete-di-quarrata-novembre-2014\/","title":{"rendered":"Lettera Rete di Quarrata &#8211; novembre 2014"},"content":{"rendered":"<p>Carissima, carissimo,<\/p>\n<div>rientrato da tre settimane in Brasile, vi comunico alcune esperienze. Sono costretto causa lo spazio a tralasciarne altre: dalla partecipazione a Petropolis alla riunione dei teologi della liberazione alle riflessioni politiche fatte con rappresentanti dei Movimenti Popolari, Sem Terra e Movimento nazionale dei raccoglitori di materiali riciclabili, e con alcuni politici del PT (partito dei lavoratori) che ha espresso per la seconda volta Dilma Rousseff alla presidenza.<\/div>\n<div>La strada, una realt\u00e0 crudele.\u00a0Il sole \u00e8 gi\u00e0 alto e forte, illumina e scalda San Paolo, gi\u00e0 stremata da un traffico sempre pi\u00f9 infernale. Tutti aspettano la pioggia che non arriva, e, quando giunge, \u00e8 lieve, non bagna, non fuma e non riempie la Barra da Cantareira, il grande bacino idrico della citt\u00e0 che si sta giorno dopo giorno prosciugando. In molti quartieri l\u2019acqua \u00e8 razionata. I ricchi per\u00f2 possono permettersi l\u2019arrivo di camion\u00a0\u201cpipa\u201d\u00a0cisterna, per sedare l\u2019assenza di un bene talmente essenziale, di cui ci si ricorda, solo quando manca, senza mai riflettere realmente sul perch\u00e9, sulle cause.<\/div>\n<div>Sandro, responsabile del Centro San Martino da Lima, dove ogni giorno passano 600 uomini e donne di strada, mi accompagna nel centro della citt\u00e0. Scesi dal metro, ci dirigiamo verso Pra\u00e7a Dom Jos\u00e8 Gaspar. E\u2019 il luogo di riferimento e d\u2019incontro dei bambini e degli adolescenti che vivono direttamente sulla strada. Un censimento dell\u2019associazione di Sandro, ha registrato la presenza di 212 bambini e 221 adolescenti. In piazza ce ne sono almeno una cinquantina, formando piccoli gruppi, come a difesa. Ci avviciniamo ad uno di questi. Sono in sei, tutti adolescenti. Iniziamo a parlare con Diego, ma non \u00e8 il suo vero nome, \u00e8 il suo soprannome, il suo nome di \u201cguerra\u201d come ci dice. Vive l\u00ec da 7 anni, vi \u00e8 arrivato quando ne aveva 6. Ha subito imparato a procurarsi il mangiare, l\u2019acqua, vestiti, un po\u2019 di denaro e altre cose che incontra camminando. Ci chiede di seguirlo per mostrarci come si procura queste cose. Sandro ed io ci guardiamo, pensando che voglia coinvolgerci in qualche malefatta. Niente di tutto questo. In pochi minuti, muovendosi come a casa, riesce a procurarsi dai negozianti \u2013dai quali \u00e8 certamente conosciuto- una bottiglia di acqua, dei biscotti, un panino con la mortadella, una bibita e un complimento. \u201cTu sei bello\u201d, gli ha detto una giovane ragazza bionda. Si sono fermati a parlare rapidamente. Lei gli ha fatto un altro complimento e un sorriso, poi ha ripreso il cammino. Diego, rest\u00f2 molto felice. Continuando la conversazione ci ha spiegato, che vivendo nella strada si deve \u201carrangiare\u201d:\u00a0ou usar o seu carisma-a usare il suo carisma. Egli ruba e ci racconta senza mezze parole i segreti di questo suo \u201clavoro\u201d, lo chiama cos\u00ec. \u201cPrende i cellulari dalle borse delle persone senza farsene accorgere\u201d. Ci spiega che mai ruba nelle borse leggere di tela, \u00e8 pericoloso, se ne accorgerebbero subito.<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div>Diego non sa n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere. Ha provato ad andare a scuola, ma non si trovava bene. Era ribelle, litigava continuamente con i compagni. Fu espulso e non ci \u00e8 pi\u00f9 tornato.<\/div>\n<div>Improvvisamente si avvicina a Diego, Davi 2, nel suo gruppo c\u2019\u00e8 un altro Davi, pi\u00f9 grande, di conseguenza lui \u00e8 il n. 2. Ha sette anni. Al contrario di Diego, chiede l\u2019elemosina e qualsiasi tipo di aiuto. E\u2019 troppo piccolo! Ci racconta che cammina e corre tutto il giorno per il centro. La notte dorme in un carretto al lato della strada con altri due suoi compagni. D\u00e0 baci, dice ciao a tutti con una tale simpatia che molti sorridono, mentre alcuni si fermano. Per adesso, ci dice, ho tutto ci\u00f2 che mi necessita.<\/div>\n<div>Diego ha passato la sua infanzia senza che nessuno avesse cura di lui. Non sa cosa \u00e8 giocare. Ci racconta che il suo gioco \u00e8 stato sempre picchiarsi con altri suoi coetanei. Nel frattempo ci hanno raggiunto altri due suoi amici adolescenti. Ascoltando Diego, uno di loro entra nella conversazione. Gli chiediamo il nome e l\u2019et\u00e0, niente nome, dice solo che ha 13 anni. Ci rivela che il suo divertimento e&#8217;:\u00a0\u201cminha brincadeira \u00e9 usar droga-il mio divertimento \u00e8 usar droga\u201d, con voce roca e gli occhi quasi chiusi da tanto tirar colla e fumare crack. Non una voce, ma un lamento, come a lanciare un ultimo grido, sapendo di non essere ascoltato e che di l\u00ec a poco la sua vita si alzer\u00e0 come fumo nel cielo.<\/div>\n<div>Ci guardiamo Sandro ed io. Ci sediamo su una panchina di cemento all\u2019inizio del giardino che orna la piazza Jos\u00e8 Gaspar. Il silenzio diventa parte di noi, comprendiamo che il tempo \u00e8 qui, dentro di noi, \u00e8 un sentimento che ci accompagna, mentre i nostri sguardi cadono su questi silenzi di vita, che urlano. Spesso il tempo \u00e8 un nemico che ci corrode la vita e ci consegna al nulla. Oppure \u00e8 un dono affidato alla nostra responsabilit\u00e0, rivelandosi compagno?<\/div>\n<div>E\u2019 come uno svegliarsi quando Mateus, 8 anni, batte la sua mano sinistra sul mio ginocchio scoperto, vecchio e fragile. Con il dito ci indica una baracchina piccola, per bambini. Ci chiede di seguirlo, \u00e8 l\u00ec a pochi metri, ci fa girare intorno alcune volte, come a farci capire che quella \u00e8 la sua casa. Mi inginocchio, ma dopo pochi secondi i miei ginocchi chiedono di rialzarsi. Ci tira per i pantaloni, non vuole che ce ne andiamo. Si avvicina un uomo di strada, alto, si chiama Adalberto. Sicuramente deve avere osservato il nostro stare con Mateus. Ci dice, guardandolo:\u00a0\u201cMateus, finge que essa e uma casa, ele tem este sonho-Mateus-fa finta che questa \u00e8 la sua casa, questo \u00e8 il suo sogno\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p><strong>Progetto Agua Doce &#8211; Petropolis\/Baixada Fluminense (Rio de Janeiro)<\/strong><br \/>\nHo passato\u00a0cinque\u00a0giorni tra Petropolis e la Baixada Fluminense ospite di Waldemar Boff.\u00a0Ho visitato le realt\u00e0 operative e fatto incontri con gli educatori e formatori popolari che insieme a Waldemar sono punto di riferimento per le popolazioni del quartiere &#8220;Sertao de Carangola&#8221; a Petropolis e\u00a0in vari quartier\u00a0della Baixada in cui operano.<\/p>\n<div>Attualmente il progetto \u00e8 cos\u00ec sviluppato:<\/div>\n<div><em><strong>Petropolis-Sertao de Carangola<\/strong><\/em><\/div>\n<div>Nel centro sociale operano tre educatori,\u00a0Devanise, Delia e Julia. Da luned\u00ec al venerd\u00ec, dalle 14 alle 18; circa 30 giovani della comunit\u00e0 partecipano a varie attivit\u00e0: doposcuola, lettura, danza, piccolo artigianato e capoeira.<\/div>\n<div><em><strong>Baixada Fluminense<\/strong><\/em><\/div>\n<div>1- Asilo Vera con 40 bambini;<\/div>\n<div>2- Casa della Delicatezza e sede Agua Doce.<\/div>\n<div>In questi due locali si svolgono corsi di formazione sulla sostenibilit\u00e0 e l&#8217;alfabetizzazione ecologica per adulti delle comunit\u00e0 della Baixada e per le classi delle scuole di Mag\u00e8. Negli altri due municipi: Duque di Caxia e\u00a0Belford Roxo, sono gli\u00a0educatori che vanno direttamente nelle scuole primarie a fare i corsi di alfabetizzazione ecologica.<\/div>\n<div>Corsi di formazione politica. Sviluppo della conoscenza dei diritti (pi\u00f9 avanti troverete un esempio pratico).<\/div>\n<div>Corsi di prima scolarizzazione, richiesto da\u00a0donne-madri che abitano intorno alla struttura, i &#8220;vicini&#8221; che non sanno leggere e scrivere bene, sono una ventina le partecipanti.<\/div>\n<div>Nella casa della delicatezza si svolgono anche corsi di cucito e di pittura su tessuto.<\/div>\n<div>All&#8217;interno della Scuola elementare di Mag\u00e8 \u00e8 stata realizzata una biblioteca ecologica, coordinata da\u00a0Mery.<\/div>\n<div><em><strong>Remanso<br \/>\n<\/strong><\/em>E&#8217; la localit\u00e0 dove si trova la foce del rio-fiume Surui, zona di preservazione ecologica che fa parte della Baia di Guanabara, la grande baia che si apre a partire dalla citt\u00e0 di Rio de Janeiro. Proprio al termine della foce sorge una struttura di Agua Doce, dove\u00a0Wanderli, quotidianamente accoglie e spiega l&#8217;importanza delle preservazione ambientale, mostrando diapositive.\u00a0 intrattenendo conversazioni con le persone che arrivano, in particolare nel periodo estivo, quando la gente vi si reca per prendere sole o fare un bagno.<\/div>\n<div><em><strong>Recupero fonti naturali di acqua.\u00a0<\/strong><\/em><br \/>\nSono state recuperate attraverso un lavoro storico a partire dalla &#8220;conoscenza&#8221; dei nativi due fonti di acqua purissima. Sono stati fatti i lavori di incanalatura, costruita un&#8217;area di sosta, con panchine in muratura per permettere alle persone comodit\u00e0 e possibilit\u00e0 di relazione mentre attendono che il loro turno. E&#8217; stato realizzato un\u00a0grosso pannello in cui si spiega la storia della fonte e l&#8217;importanza della salvaguardia dell&#8217; stessa. Tre volte alla settimana un educatore si siede alla fonte e si intrattiene con\u00a0i presenti, spiegandone\u00a0l&#8217;importanza\u00a0 e altro che nasce&#8230;<\/div>\n<div>Centro &#8220;Nonna Angelina&#8221;. E&#8217; un centro dove la comunit\u00e0 degli anziani si pu\u00f2 ritrovare e passare delle ore parlando, bevendo qualcosa, un biscotto dove, -esempio pratico richiamato sopra, sui diritti- un&#8217;educatrice ricostruisce tutta la storia di queste persone per\u00a0far si che sia riconosciuto\u00a0loro il diritto ad una pensione sociale o una pensione da lavoro, per chi ha lavorato ma si trova in una condizione di povert\u00e0 e indigenza che non gli permette di non conoscere i propri diritti. Molte sono le ricostruzioni che vanno a buon fine.<\/div>\n<div>Gli educatori e i formatori che partecipano a questi progetti si chiamano:\u00a0Waldemar, Sueli, Maria dos Rimedios, Odette, Z\u00e8, Concei\u00e7ao, Popunha e Ivette.<\/div>\n<div><em><strong>Asilo Michele Carrara e Centro sociale Maria Barcella<\/strong><\/em><\/div>\n<div>All&#8217;arrivo nel quartiere di Vila Esperan\u00e7a dove si trovano l&#8217;asilo a piano terra e il centro al primo piano, si percepisce subito un&#8217;aria pesante. Entriamo nella strada dedicata a Michele, incontriamo\u00a0due pioli di cemento piantati ai due lati, sporgono un metro dal marciapiede, nel restante spazio un grande tronco ne impedisce l&#8217;accesso. Waldemar saluta alcuni giovani, apparentemente nulla facenti che chiacchierano e passeggiano intorno al tronco. Come d&#8217;incanto sorridono, spostano il tronco fino a fare lo spazio per poter passare con la piccola\u00a0Fiat mille. Percorsi i duecento metri che ci separano dall&#8217;asilo che si trova a sinistra e dalla casa da\u00a0Farinha,\u00a0dove si preparano rimedi-medicine naturali,\u00a0qui vi\u00a0opera\u00a0Francisca, dobbiamo fermarci una quindicina di metri prima. Da una settimana i &#8220;capi del\u00a0traffico della\u00a0droga&#8221; hanno\u00a0fatto\u00a0costruire\u00a0due\u00a0muri di cemento larghi un metro e mezzo nel centro della strada per impedire l&#8217;accesso.\u00a0Ci avviamo a piedi verso l&#8217;asilo. Attualmente \u00e8 chiuso. Lo cura\u00a0Alexandra, che\u00a0coordina\u00a0al primo piano diversi corsi di formazione che vedono impegnate una trentina di donne del quartiere: manicure e pedicure, parrucchiera, taglio e cucito, artigianato\u00a0riciclando carta lucida delle riviste, biscotti e\u00a0cioccolatini.<\/div>\n<div>La casa da\u00a0Farinha\u00a0dove si producono medicine popolari: sciroppi, pomate, capsule, infusi vari, per vari tipi di problemi, oltre a\u00a0shampo e saponi, \u00e8 molto frequentata dalle donne del quartiere, avendo queste produzioni un costo bassissimo. Francisca intrattiene le donne spiegando i benefici. Dopo la casa da\u00a0Farinha, c&#8217;\u00e8 un\u00a0 terreno\u00a0dove\u00a0Alexi, un vecchio contadino, insegna a coltivare a orto e frutteto, a otto giovani della favelas dai 13 ai 16 anni.<\/div>\n<div>In merito all&#8217;asilo, Agua Doce, \u00e8 in continuo contatto con il Comune affinch\u00e9 lo prenda in carico. Ma ci sono al momento ci sono grossi problemi. La zona \u00e8 controllata dai trafficanti e le persone che &#8220;dovrebbero&#8221; andarci a lavorare se il Comune l&#8217;assume, hanno paura. Il capo del traffico ha inviato un emissario da Waldemar, affinch\u00e9 Agua Doce lo passi a loro. Waldemar e la direzione di Agua Doce, si sono naturalmente rifiutati. Aspettiamo gli sviluppi.<\/div>\n<div>L&#8217;asilo ha funzionato per quasi venti anni.\u00a0 Accogliendo 40 bambini seguiti da 5 educatrici, una cuoca e una donna delle pulizie.\u00a0 Da ormai un anno \u00e8 chiuso per mancanza di fondi per sostenerlo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Casa Vida 1 e 2 &#8211; Lavoro con il popolo della strada a S\u00e3o Paulo<\/strong><\/div>\n<div>Le due Case Vida attualmente accolgono, la prima, 31 bambini, mentre la seconda 32. Tutti nati con AIDS. La stragrande dei quali sono abbandonati dopo la nascita in ospedale senza sapere che ne sono colpiti. Altri, perch\u00e8 la mamma una volta venuta a conoscenza, lo abbandona, perch\u00e8 povera e senza un compagno. Qui sono accuditi e accompagnati da educatrici, seguono tutto il normale percorso di crescita ed educativo. In alcuni si manifestano dopo qualche anno problemi neurologici e di ritardi. All&#8217;et\u00e0 scolare frequentano le scuole come gli altri ragazzi, alcune\u00a0psicologhe,\u00a0durante questa crescita\u00a0 aiutano i ragazzi e le ragazze a comprendere la loro malattia. L&#8217;associazione Nossa Senhora do Bom Parto, che sostiene questo lavoro e il\u00a0Centro San Martino de Porres, di cui scriver\u00f2 a seguire, all&#8217;et\u00e0 di sedici-diciotto anni, gli introduce al lavoro attraverso corsi di formazione o inserendoli nella stessa associazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Centro San Martino de Porres (S\u00e3o Paulo)<\/strong><br \/>\nE&#8217; il punto di riferimento del Popolo della strada della zona est della citt\u00e0. Il Centro quotidianamente\u00a0accoglie circa 800 persone.\u00a0Queste hanno a disposizione bagni, docce, una biblioteca, un pranzo caldo e abbondante, un punto di riferimento\u00a0dove possono lasciare il proprio indirizzo per ricevere\u00a0lettere o comunicazioni, una psicologa e vari assistenti sociali, oltre a 30 persone salariate che ci lavorano. La met\u00e0 delle quali sono ex persone di strada che frequentando il Centro\u00a0sono riuscite a ricrearsi un&#8217;identit\u00e0 e una dignit\u00e0.\u00a0La strada \u00e8 vita e emarginazione,\u00a0\u00e8 incontro e violenza.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>In questo viaggio ho conosciuto occhi in attesa dell\u2019incontro, quando il buio aveva gi\u00e0 sostituito il giorno, occhi come chiusi, palpebre immobili, dure, poi improvvisamente fattesi leggere, trasparenti, richiedenti solo amore. Occhi capaci di incendiare volti\u00a0pur\u00a0di trovare orizzonti nuovi. Ogni giorno di pi\u00f9 mi accade di scoprire come ci sia, uno sconfinato desiderio di essere ascoltati, di tenerezza. Basta tristezze.<\/div>\n<div>Antonio<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissima, carissimo, rientrato da tre settimane in Brasile, vi comunico alcune esperienze. 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