{"id":1734,"date":"2015-11-19T17:13:59","date_gmt":"2015-11-19T16:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1734"},"modified":"2015-11-19T17:13:59","modified_gmt":"2015-11-19T16:13:59","slug":"dossier-sugli-attentati-di-parigi-a-cura-del-gruppo-insegnanti-di-geografia-autorganizzati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2015\/11\/dossier-sugli-attentati-di-parigi-a-cura-del-gruppo-insegnanti-di-geografia-autorganizzati\/","title":{"rendered":"Dossier sugli attentati di Parigi &#8211; a cura del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati"},"content":{"rendered":"<p>Siamo scioccati dal massacro di Parigi.<br \/>\nAncora una volta colpire la popolazione civile \u00e8 un gesto disumano e vigliacco.<br \/>\nVediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria: le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione.<br \/>\nDiritti, democrazia e libert\u00e0 sono l&#8217;unico modo di spezzare il cerchio della violenza e del terrore.<br \/>\nL\u2019alternativa \u00e8 la barbarie che abbiamo davanti e alla quale non possiamo arrenderci.<br \/>\nEMERGENCY<\/p>\n<p>I semi dell\u2019odio<br \/>\n13 novembre. No ad un \u00abpatriot act\u00bb europeo<br \/>\nMentre scriviamo le vittime sono 128, purtroppo destinate a crescere visto l\u2019alto numero, oltre 350, di feriti alcuni gravi. \u00c8 una strage immane nel cuore culturale e politico d\u2019Europa. Parigi, segnata dall\u2019attesa di un sabato che doveva essere spensierato, vive giorni di terrore, insicurezza e paura. Che dilagano nelle capitali europee. Gi\u00e0 scrivono del grave smacco, dopo l\u2019eccidio di Charlie Hebdo, del governo francese. Il fatto davvero doloroso \u00e8 che bersaglio della guerra asimmetrica del terrorismo jihadista \u00e8, ancora una volta, la vita dei civili.<!--more--><\/p>\n<p>Ma non abbiamo ancora finito di contare i morti che gi\u00e0 si alzano, forti quanto irresponsabili, le grida di chi chiama ad una nuova, \u00abnecessaria\u00bb guerra di vendetta per rispondere a chi colpisce la capitale morale d\u2019Europa. Il vero grido di allerta positivo l\u2019ha per\u00f2 reclamato Barack Obama che, in solidariet\u00e0 con la Francia ferita, ha dichiarato: \u00abLibert\u00e9, egalit\u00e9, fraternit\u00e9\u00bb. La sigla vera della civilt\u00e0 europea. Ma non sempre il mondo ha conosciuto la Francia e l\u2019Europa come espressione questi valori. \u00c8 invece accaduto pi\u00f9 spesso il contrario, con l\u2019esportazione di guerra, interessi economici e di dominio.<br \/>\nA Parigi i jihadisti dell\u2019Isis che ha rivendicato, hanno ucciso metodicamente, ricaricando le armi automatiche contro ostaggi inermi, oltre che con l\u2019esplosione dei kamikaze. Sempre al grido di \u00abAllah \u00e8 grande\u00bb.<br \/>\nCon questo dichiarando la matrice religiosa integralista, contro obiettivi \u00ablaici\u00bb del divertimento di massa, come un concerto e uno stadio; e insieme disprezzando milioni di persone che aderiscono all\u2019islam come religione di pace.<br \/>\nQuel che faceva presagire un nuovo attacco eclatante non era solo la litania di attentati e minacce avvenuti in quasi tutta Europa, ma proprio la continuazione della guerra occidentale con un nuovo protagonismo neo-coloniale proprio della Francia, in Siria ma prima ancora in Mali, Niger e Ciad. Una guerra che ha distrutto Stati decisivi per la stabilit\u00e0 dell\u2019area mediorientale, come Iraq, Libia e Siria. Per la quale l\u2019ex premier britannico Tony Blair ha nei giorni scorsi chiesto \u00abscusa\u00bb, riconoscendo che se la devastazione occidentale dell\u2019Iraq non ci fosse stata, l\u2019Isis probabilmente nemmeno esisterebbe.<br \/>\nEsiste invece e si abbevera come sanguisuga alle macerie delle nostre guerre o dimenticanze. Come per la crisi palestinese abbandonata alla strategia d\u2019Israele che detta l\u2019agenda mediorientale a tutta l\u2019Europa, a cominciare dall\u2019Italia.<br \/>\nChe fare allora? Le decisioni di Hollande con la dichiarazione dello stato d\u2019emergenza, la chiusura delle frontiere, la consegna di proclamare il coprifuoco in aree a rischio, la proibizione di manifestazioni introducono di fatto uno stato di polizia e dei Servizi segreti \u2014 il cui protagonismo non ha mai fermato il terrorimo \u2014 proprio quando bisognerebbe confermare lo stato di diritto, purtroppo compromesso ampiamente in Unione europea dai diktat sulla crisi economica. Invece solo la democrazia difende davvero la democrazia mobilitando le sue forme e la sua rappresentanza popolare. L\u2019America di Bush rispose con il patriot act all\u2019attacco alle Twin Towers, abolendo l\u2019habeas corpuse avviando la costruzione del campo di concentramento di Guantanamo, con tante carceri segrete illegali della Cia (sparse in tutta Europa).<br \/>\n\u00c8 a dir poco controproducente e favorisce l\u2019obiettivo terrorista di aizzare la repressione indiscriminata e la limitazione delle libert\u00e0 per tutti, controbattere ora al terrorismo islamico con un \u00abPatriot act europeo\u00bb; il rischio \u00e8 corrispondere alla ventata di xenofobia che, dopo il dramma dei rifugiati che attraversano in fuga il Vecchio continente, divamper\u00e0 ancora pi\u00f9 forte. Marine Le Pen ha sospeso i comizi del Front National \u00abper rispetto\u00bb delle vittime: tanto la campagna elettorale per la destra estrema (in Francia, in Italia e in tutta Europa) la fa lo Stato islamico.<br \/>\nSe \u00absiamo in guerra\u00bb, come rispondere allora? Soprattutto dobbiamo fermare le guerre che sono seminagione d\u2019odio.<br \/>\nUna nuova guerra contrassegnata dalla sola iniziativa occidentale, alimenterebbe quel che \u00e8 accaduto dopo le guerre a seguito dell\u201911 settebre 2001. Da allora infatti l\u2019Afghanistan resta in guerra dopo 14 anni di intervento Usa ed \u00e8 nata una nuova generazione di jihadisti integralisti dalle ceneri di tre stati (Iraq, Libia e Siria) che l\u2019intraprendenza americana e francese ha distrutto alimentando nuovi conflitti sanguinosi, tra sunniti e sciiti e con i kurdi. Brodo di coltura dell\u2019Isis coccolato e finanziato dall\u2019Arabia saudita, grande alleato strategico dell\u2019Occidente in chiave anti-Iran. Quando appare evidente che l\u2019iniziativa jihadista ha nel mirino anche l\u2019Iran che tratta con gli Usa, vince la partita sul nucleare, combatte l\u2019Isis in Siria e avvia un nuovo asse con Mosca.<br \/>\nE finalmente dobbiamo assumere la figura del rifugiato come interlocutore privilegiato, non solo umanitario ma politico, il primo passo di una nuova alleanza con il Medio Oriente. Sono i profughi i testimoni dei fallimenti delle nostre guerre e insieme della ferocia jihadista, fuggono disperati da entrambe. Sono i protagonisti politici della nostra epoca. Nel recupero delle loro vite c\u2019\u00e8 il futuro possibile dell\u2019Europa \u00abin guerra\u00bb.<br \/>\n(Tommaso Di Francesco &#8211; 15\/11\/2015)<\/p>\n<p>I figli perduti della colonizzazione<br \/>\nIntervista. Parla Dominique Vidal, esperto del Medioriente e giornalista a Le Monde Diplomatique. Tagliare l\u2019erba sotto i piedi del terrorismo con i principii della R\u00e9publique<br \/>\nParigi ha subito, per la prima volta, un attacco suicida. Come siamo arrivati a questo? Holande parla di nemici dell\u2019estero aiutati da complicit\u00e0 interne. Come si \u00e8 costruito questo legame? Si tratta di un legame tra crisi sociale in Francia e crisi internazionale in Medio Oriente? Rivolgiamo queste domande a Dominique Vidal, giornalista e storico, che ha lavorato a lungo a Le Monde Diplomatique, specialista del Medioriente (di recente ha curato Palestine: le jeu des puissants, Sinbad Actes Sud).<br \/>\n\u00abIl massacro del 13 novembre non ha precedenti nella nostra storia contemporanea. Tre elementi caratterizzano questa escalation. Prima di tutto, il bilancio umano degli attentati, che non \u00e8 mai stato cos\u00ec elevato: 128 morti, senza contare i feriti che sono in pericolo di vita. In seguito, il fatto che i bersagli non siano stati scelti, come nel caso della redazione di Charlie Hebdo o i clienti dell\u2019HyperCasher della porte de Vincennes, ma presi a caso; e la presenza tra i terroristi di sette kamikaze, che si sono fatti esplodere in mezzo alle loro vittime. Tutto ci\u00f2 mostra che l\u2019operazione \u00e8 orchestrata dall\u2019Organizzazione dello Stato islamico, che l\u2019ha del resto rivendicata. Ma, come nel gennaio 2015, Daech ha senza dubbio potuto contare sulla complicit\u00e0 di giovani islamisti\u00bb.<br \/>\nLa Francia \u00e8 in guerra, gli interventi in Africa, in Iraq e adesso in Siria stanno tracimando da noi?<br \/>\n\u00c8 evidentemente la principale chiave di analisi di questo fenomeno. Per decenni, le guerre fatte dall\u2019Occidente nel terzo mondo non hanno avuto effetti diretti al nord. Quest\u2019epoca \u00e8 finita: le operazioni realizzate dai nostri paesi, o quelle a cui prendono parte, \u00abtracimano\u00bb come dice lei, da noi. Il giornalista Nicolas H\u00e9nin, che \u00e8 stato per vari mesi ostaggio in Siria, questa notte ha inviato questo interessante tweet: \u00abci\u00f2 che succede non \u00e8 n\u00e9 nuovo n\u00e9 raro. La sola rarit\u00e0 \u00e8 che succede sotto le nostre finestre e non in un paese lontano\u00bb.<br \/>\nLe reazioni sono: continueremo la guerra, vinceremo. Questo attacco render\u00e0 ancora pi\u00f9 determinato l\u2019intervento?<br \/>\nQuesto \u00e8 assurdo. Visto che queste \u00abnuove guerre\u00bb sono gi\u00e0 il prodotto di \u00abvecchie guerre\u00bb. La base di Daech in Iraq sono i sunniti. Questi in effetti hanno perso tutto in seguito all\u2019intervento degli Stati Uniti a partire dal 2003. Non solo l\u2019occupante ha dissolto il partito Baas e l\u2019esercito, ma ha anche portato al potere una coalizione sciita settaria, che ha messo la mano su tutte le istituzioni, escludendo le altre comunit\u00e0.<br \/>\nAnche in Siria i sunniti sono esclusi dal potere, ma qui questo succede da decenni: gli alauiti, anche se ultra-minoritari, monopolizzano lo stato. E il regime ha opposto alla rivoluzione pacifica del 2011 una repressione sanguinosa, che ha spinto una parte dei ribelli nelle braccia di Daech. L\u2019esercito di Bachar Al-Assad combatte del resto molto di pi\u00f9 gli oppositori moderati che gli jihadisti. Come del resto hanno fatto i russi, dopo l\u2019inizio del loro intervento. Potremmo dire la stessa cosa dello Yemen, della Libia, e evidentemente della Palestina.<br \/>\nIn Medioriente le alleanze cambieranno? Assad accusa l\u2019Occidente e la Francia di aver favorito il terrorismo.<br \/>\nSecondo me, ci\u00f2 che \u00e8 soprattutto cambiato \u00e8 l\u2019accordo del 14 luglio sul nucleare iraniano, che permette di reintrodurre Teheran nel gioco regionale e internazionale. Lo prova l\u2019invito a partecipare ai nuovi negoziati sulla Siria. Invece di aggiungere guerra alla guerra, diventa \u2013 forse \u2013 possibile cercare una soluzione pacifica. Contro Daech, cosa \u00e8 pi\u00f9 efficace, le coalizioni militari oppure delle riforme politiche che permettano di integrare nel governo, a Damasco come a Bagdad, l\u2019insieme delle comunit\u00e0 rappresentative?<br \/>\nPossiamo temere una deriva di divisione della societ\u00e0 francese, ancora pi\u00f9 forte di quello che succede adesso? Il \u00abmusulmano\u00bb diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 sospetto e, come reazione, si favorir\u00e0 la radicalizzazione islamista?<br \/>\nEcco in effetti il circolo vizioso nel quale affonda la nostra societ\u00e0. L\u2019islamofobia crescente alimenta la radicalizzazione islamista e questa radicalizzazione alimenta l\u2019islamofobia. Ma la dimensione religiosa del problema non deve farci perdere di vista lo sfondo sociale. Certo, una parte considerevole dei \u00abfigli della colonizzazione\u00bb ha trovato, con difficolt\u00e0, la via dell\u2019integrazione. Ma le nostre banlieue concentrano ancora centinaia e centinaia di migliaia di giovani ghettizzati, discriminati, umiliati, che possono essere sensibili al discorso jihadista.<br \/>\nQuale sarebbe una risposta intelligente?<br \/>\nLa destra \u2013 dal Front national a Manuel Valls, passando per i Repubblicani di Sarkozy \u2013 ha una sola posizione: la fermezza. Ma questa non basta. Bisognerebbe soprattutto che la Repubblica, conformemente ai propri principi, accordi gli stessi diritti a tutti i suoi figli. Rinnovare le banlieues, collegarle al resto, mettere fine alle ineguaglianze, ecco il miglior modo per tagliare l\u2019erba sotto i piedi al terrorismo.<br \/>\n(Anna Maria Merlo 15\/11\/2105)<\/p>\n<p>Parigi: il branco di lupi, lo Stato Islamico e quello che possiamo fare<br \/>\n [Carta di Laura Canali]   14\/11\/2015<br \/>\nDopo il lutto e la condanna della barbarie per gli attentati del 13 novembre, ricordiamoci che il vero protagonista del conflitto che stiamo vivendo non \u00e8 l\u2019Occidente ma il mondo islamico. Le nostre priorit\u00e0: rimanere in Medio Oriente e spegnere la guerra di Siria.<br \/>\ndi Mario Giro<\/p>\n<p>Di fronte alla strage di Parigi, il primo atteggiamento giusto \u00e8 dolore e lutto per le vittime assieme a tutta la nostra solidariet\u00e0 e commozione per un paese fratello e una citt\u00e0 simbolo della convivenza e dei valori europei.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSubito dopo, \u00e8 opportuna la pi\u00f9 totale e ferma condanna per tali barbari attentati che nulla pu\u00f2 \u2013 nemmeno indirettamente \u2013 giustificare.<br \/>\n________________________________________<br \/>\n\u00c8 indispensabile essere uniti nel ripudio assoluto del jihadismo e del terrorismo islamico contemporanei, chiedendo a tutti, musulmani inclusi, di far propria una incondizionata e radicale riprovazione.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nInfine occorre mettere in campo tutta l\u2019intelligenza, la lucidit\u00e0 e la calma possibili, al fine di capire ci\u00f2 che sta accedendo per trovare le misure adeguate. \u00c8 da irresponsabili mettersi a gridare o agitarsi senza criterio: occorre prima pensare e comprendere bene. Se i barbari sono tra noi, c\u2019\u00e8 un\u2019origine di tale vicenda, una sua evoluzione e \u2013 speriamo presto \u2013 un rimedio.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSiamo in guerra? La guerra certo esiste, ma principalmente non \u00e8 la nostra. \u00c8 quella che i musulmani stanno facendosi tra loro, da molto tempo. Siamo davanti a una sfida sanguinosa che risale agli anni Ottanta tra concezioni radicalmente diverse dell\u2019islam. Una sfida intrecciata agli interessi egemonici incarnati da varie potenze musulmane (Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Iran, paesi del Golfo ecc.), nel quadro geopolitico della globalizzazione che ha rimesso la storia in movimento.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSi tratta di una guerra intra-islamica senza quartiere, che si svolge su terreni diversi e in cui sorgono ogni giorno nuovi e sempre pi\u00f9 terribili mostri: dal Gia algerino degli anni Novanta alla Jihad islamica egiziana, fino ad al-Qaida e Daesh (Stato Islamico, Is). Igor Man li chiamava \u201cla peste del nostro secolo\u201d.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nIn questa guerra, noi europei e occidentali non siamo i protagonisti primari; \u00e8 il nostro narcisismo che ci porta a pensarci sempre al centro di tutto. Sono altri i veri protagonisti.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nL\u2019obiettivo degli attentati di Parigi \u00e8 quello di terrorizzarci per spingerci fuori dal Medio Oriente, che rappresenta la vera posta in gioco. Si tratta di una sorta di \u201cguerra dei Trent\u2019anni islamica\u201d, in cui siamo coinvolti a causa della nostra (antica) presenza in quelle aree e dei nostri stessi interessi. L\u2019ideologia di Daesh \u00e8 sempre stata chiara su questo punto: creare uno Stato laddove gli Stati precedenti sono stati creati dagli stranieri quindi sono \u201cimpuri\u201d.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nL\u2019Is sta combattendo un conflitto per il potere legittimandosi con l\u2019arma della \u201cvera religione\u201d. Concorre ad affermarsi presso la Umma musulmana (la \u201ccasa dell\u2019islam\u201d, che include le comunit\u00e0 musulmane all\u2019estero) quale unico vero e legittimo rappresentante dell\u2019Islam contemporaneo. Questo nel linguaggio islamico si chiama fitna: una scissione, uno scisma nel mondo islamico. Per capirci: una guerra politica nella religione, che manipola i segni della religione, cos\u00ec come i nazisti usavano segni pagani mescolati a finzioni cristiane. Infatti l\u2019Is, come al-Qaida, uccide soprattutto musulmani e attacca chiunque si intromette in tale conflitto.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nPer chi ha la memoria corta: al-Qaida chiedeva la cacciata delle basi Usa dall\u2019Arabia Saudita e puntava a prendersi quello Stato (o alternativamente il Sudan e poi l\u2019Afghanistan in combutta coi talebani). Daesh pretende di pi\u00f9: conquistare \u201ccuori e menti\u201d della Umma; esigere la fine di ogni coinvolgimento occidentale e russo in Siria e Iraq; creare un nuovo Stato laddove esisteva l\u2019antico califfato: la Mesopotamia.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nGeopoliticamente c\u2019\u00e8 una novit\u00e0: al-Qaida si muoveva in una situazione in cui gli Stati erano ancora relativamente forti; l\u2019Is approfitta della loro fragilit\u00e0 nel mondo liquido, in cui saltano le frontiere. In sintesi: non esiste lo scontro tra civilt\u00e0 ma c\u2019\u00e8 uno scontro dentro una civilt\u00e0, in corso da molto tempo. Per utilizzare un linguaggio da web: oggi nella Umma il potere \u00e8 contendibile.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nA partire da tale fatto incontestabile, due questioni si impongono all\u2019Occidente e alla Russia.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nLa prima \u00e8 esterna e riguarda la presenza (politica, economica e militare) in Medio Oriente: se e come starci. La seconda \u00e8 interna: come difendere le nostre democrazie, basate sulla convivenza tra diversi, allorquando i musulmani qui residenti sono coinvolti in tale brutale contesa? Come preservare la nostra civilt\u00e0 dai turbamenti violenti della civilt\u00e0 vicina? Se ci limitiamo a perdere la testa, invocando vendetta senza capire il contesto, infilandoci senza riflessione sempre di pi\u00f9 nel pantano mediorientale e utilizzando lo stesso linguaggio bellicoso dei terroristi, non facciamo niente di buono. Potremmo anzi concedere allo Stato Islamico la resa del \u201cnostro\u201d modello di convivenza, per entrare nel \u201cloro\u201d clima di guerra.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nOccorre innanzitutto proteggere la nostra convivenza interna e la qualit\u00e0 della nostra democrazia. Serve pi\u00f9 intelligence e una maggiore opera di contrasto coordinata tra polizie, soprattutto nell\u2019ambito delle collettivit\u00e0 immigrate di origine arabo-islamiche, che rappresentano un\u2019importante posta in gioco del terrorismo islamico. Da notare anche che tali attentati si moltiplicano proprio mentre lo Stato Islamico perde terreno in Siria. Contemporaneamente occorre conservare il nostro clima sociale il pi\u00f9 sereno possibile. Mantenere la calma significa non cedere ai richiami dell\u2019odio che bramerebbero vendetta, che per rancore trasformerebbero le nostre citt\u00e0 in ghetti contrapposti, seminando cultura del disprezzo e inimicizia. Le immagini del britannico che spinge la ragazza velata sotto la metro di Londra fanno il gioco di Daesh.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSarebbe da apprendisti stregoni incoscienti rendere incandescente il nostro clima sociale, provocare risentimenti eccetera. Cos\u00ec regaliamo il controllo delle comunit\u00e0 islamiche occidentali ai terroristi, cedendo alla loro logica dell\u2019odio proprio in casa nostra. Per dirla col linguaggio politico italiano: mostrarci pi\u00f9 forti del loro odio non \u00e8 buonismo complice, \u00e8 parte della sfida. Il \u201ccattivismo\u201d diventa invece oggettivamente complice perch\u00e9 appunto fa il gioco dello Stato Islamico.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nIn secondo luogo, dobbiamo darci una politica comune sulla guerra di Siria, vero crogiuolo dove si formano i terroristi. Imporre la tregua e il negoziato \u00e8 una priorit\u00e0 strategica. Solo la fine di quel conflitto potr\u00e0 aiutarci. Aggiungere guerra a guerra produce solo effetti devastanti, come pensa papa Francesco sulla Siria. Finora abbiamo commesso molti errori: l\u2019Occidente si \u00e8 diviso, alcuni governi si sono schierati, altri hanno silenziosamente fornito armi, altri ancora hanno avuto atteggiamenti ondivaghi, non si \u00e8 parlato con una sola voce agli Stati vicini a Siria e Iraq eccetera.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nL\u2019Italia ha dichiarato da oltre due anni che Iran (ricordate ci\u00f2 che disse Emma Bonino prima di Ginevra II?) e Russia (ricordate le accuse a Federica Mogherini di essere filorussa?) andavano coinvolti nella soluzione. Matteo Renzi l\u2019ha pi\u00f9 volte ripetuto, facendone una politica. In parlamento se n\u2019\u00e8 dibattuto. Non siamo stati ascoltati, almeno finora. Tuttavia (finalmente!) le riunioni di Vienna con Russia e Iran possono far ben sperare: oggi tutti ci danno ragione. Meglio tardi che mai: il governo italiano \u00e8 totalmente impegnato nella riuscita di un reale accordo.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nNel nostro paese ci sono stati anche paralleli sforzi di pace e dialogo: dalle riunioni di Sant\u2019Egidio con l\u2019opposizione siriana non violenta, all\u2019appello per Aleppo di Andrea Riccardi, all\u2019ascolto dei leader cristiani di quell\u2019area. La fine della guerra in Siria (e nell\u2019immediato il suo contenimento) \u00e8 il vero modo per togliere acqua al pesce terrorista. Senza zone fuori controllo ove prosperare, il jihadismo perderebbe la maschera.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nIn terzo luogo, dobbiamo occuparci con urgenza del resto del quadro geopolitico mediterraneo: la Libia, che \u00e8 per noi prioritaria (e in cui almeno si \u00e8 frenato il conflitto armato mediante l\u2019embargo delle armi); lo Yemen; la stabilizzazione dell\u2019Iraq; le fragilit\u00e0 di Libano, Egitto e Tunisia\u2026<br \/>\n________________________________________<br \/>\nAnche se tali crisi sono in parte legate, vanno assolutamente tenute distinte. L\u2019Is vorrebbe invece saldarle in un unico enorme conflitto (la sua propaganda \u00e8 chiara), allo scopo di mostrarsi pi\u00f9 potente di quello che \u00e8. In tale impegno occorrono alleanze forti con gli Stati islamici cosiddetti moderati: un modo per trattenere anche loro dal cadere (o essere trascinati) nella trappola del jihadismo che li vuole portare sul proprio terreno. Ogni conflitto mediorientale e mediterraneo ha una propria via di composizione e occorre fare lo sforzo di compiere tale lavoro simultaneamente. In altre parole: restare in Medio Oriente comporta un impegno politico a vasto raggio e continuo.<br \/>\n________________________________________<br \/>\n\u00c8 prioritario entrare dentro la spirale dei foreign fighters per prosciugarne le fonti. Ho recentemente scritto un libro su tale fenomeno. Qui aggiungo solo che non sarei sorpreso che tra gli attentatori di Parigi ci fossero vecchie conoscenze della polizia francese. Esistono antiche filiere degli anni Novanta, mai del tutto distrutte, che si riattivano in appoggio a chi pare egemone sul campo. Qualcuno pu\u00f2 essere un combattente straniero di ritorno: il problema \u00e8 capire la genesi del fenomeno. Ma non ce ne sarebbe nemmeno tanto bisogno: attentati di questo tipo possono essere compiuti da chiunque.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSi \u00e8 parlato di lupi solitari; qui siamo in presenza di un branco. Un ristorante, una trattoria, uno stadio, una sala di concerti non rappresentano reali obiettivi sensibili, segno che non occorre particolare addestramento. Sorprende piuttosto che dispongano di armi da guerra, non cos\u00ec facili da reperire in Francia. In Italia sappiamo che le mafie ne sono provviste ma anche molto gelose. Combattere il fenomeno foreign fighters corrisponde a coinvolgere le comunit\u00e0 islamiche e non spingerle verso l\u2019uscita.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nTutto ci\u00f2 va fatto contemporaneamente. Gridare \u201csiamo in guerra!\u201d senza capire quale sia questa guerra, invocando irresponsabili atti di vendetta e reazioni armate, ci fa cadere nell\u2019imboscata jihadista. Proprio l\u00ec lo Stato Islamico vuole portarci, per mettere le mani sull\u2019islam europeo ma soprattutto su quello mediorientale. Vuole dividere il terreno in due schieramenti contrapposti, giocando sul fatto che per riflesso i musulmani saranno fatalmente attirati dalla sua parte.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nPer tale motivo la propaganda dell\u2019Is (come quella di al-Qaeda prima) tira continuamente in ballo l\u2019Occidente: in realt\u00e0 sta parlando alla Umma islamica per farla reagire. Intraprendere tutto ci\u00f2 non \u00e8 facile ma necessario.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nContenere e spegnere la guerra di Siria \u00e8 il solo modo per prosciugare il lago terrorista. Sar\u00e0 operazione lunga e complessa, ci saranno altri attentati, ma \u00e8 una strada vincente alla lunga. Certo si tratta di far dialogare nemici acerrimi, di dare un posto a tavola a gente che non ci piace (Assad e i suoi) o a formazioni ribelli ambigue, ma \u00e8 l\u2019unico modo.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nAndare in Siria in ordine sparso \u00e8 al contrario la via per compiacere Daesh e i suoi strateghi: un Occidente e una Russia divisi su tutto favoriscono chi sta creando uno \u201cStato\u201d alternativo. Si tratta di una vecchia lezione della storia.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nL\u2019operazione militare europea diretta, boots on the ground, \u00e8 dunque necessaria? Non sembra, e comunque non ora: sarebbe andare allo sbaraglio. Ci\u00f2 di cui abbiamo urgente bisogno \u00e8 che ribelli siriani e milizie di Assad \u2013 assieme ai rispettivi alleati \u2013 capiscano che il nemico comune esiste, si siedano e parlino. Lo Stato Islamico furbescamente si presenta alla Umma come \u201cdiverso\u201d: non alleato con nessuno, patriottico, anti-neocolonialista, no-global, non inquinato da interessi stranieri e puramente islamico, duro ma nazionale (nel senso che patria e nazione hanno per l\u2019islam politico). In questo modo mette a repentaglio la sopravvivenza e gli interessi di tutti: dell\u2019Occidente, della Russia, di Assad, dei ribelli, dei curdi e delle altre minoranze. Gli unici ad averlo apparentemente capito sono i curdi: c\u2019\u00e8 un solo nemico comune, sorto nel vuoto di potere. Il negoziato parte da questa consapevolezza e per questo deve coinvolgere anche russi e iraniani.<br \/>\nL\u2019obiettivo minimo \u00e8 una tregua immediata; quello massimo un patto per il futuro della Siria. Solo a queste condizioni si potr\u00e0 mettere in piedi un\u2019operazione internazionale di terra, che miri a stabilizzare il paese e a mettere l\u2019Is spalle al muro. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 svelare cos\u2019\u00e8 veramente l\u2019Is: una cricca di ex militari iracheni e fanatici jihadisti che vengono dal passato e che hanno approfittato delle nostre divisioni.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nIl vuoto della politica, si sa, genera mostri. A meno \u2013 sarebbe l\u2019altra soluzione \u2013 di non lasciare tutto e ritirarsi. Andarcene totalmente dal Medio Oriente, rinunciare tutti a ogni interesse e presenza, abbandonare i mediorientali al loro dramma. Qualcuno lo pensa, qualcuno lo dice.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nSe ce ne andassimo dal Medio Oriente, gli attentati in Europa smetterebbero subito, probabilmente. D\u2019altro canto le vittime in quella regione sarebbero ancora maggiori.<br \/>\n________________________________________<br \/>\nLasceremmo il lago jihadista diventare un mare. E questa non \u00e8 un\u2019opzione.<\/p>\n<p>ISIS: le foto del sen. Mc Cain, Obama, i Neocon e altri retroscena<br \/>\ndi  maria grazia bruzzone &#8211; La Stampa 28\/08\/2014<br \/>\nSi legge un po&#8217; di tutto sui finanziatori dell\u2019ISIS, ma sempre \u201call\u2019insaputa dei governi\u201d, come ha affermato persino la signora Merkel  ( qui lastampa.it).   Eppure tante analisi convergono nel rimproverare al presidente Obama di essere oggi riluttante a un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria, cos\u00ec come lo fu negli ultimi mesi nell\u2019inviare armi ai cosiddetti \u201cribelli moderati\u201d e laici, cos\u00ec come gli chiedevano i \u201cfalchi\u201d-   il suo ex segretario di stato Hillary Clinton e il senatore repubblicano John McCain in testa. Mc Cain del quale circolano (ancora una volta) sul web fotografie sorprendenti, e compromettenti.<br \/>\nE se Obama fosse semplicemente restio ad appoggiare l\u2019avventurista linea dei Neocon, che tanti danni gi\u00e0 fece ai tempi di G.W. Bush, se resistesse a farsi coinvolgere nelle loro pi\u00f9 o meno celate iniziative? In fondo da senatore nel 2003 Obama vot\u00f2 contro la guerra in Irak, al contrario di Hillary, e  in campagna elettorale promise di chiudere con quel conflitto; i suoi primi discorsi erano tutti volti a un\u2019opera di pacificazione tanto da valergli un anticipato Nobel per la Pace; non da ultimo, stando ai sondaggi gli americani sono sempre pi\u00f9 ostili anche solo ad immischiarsi in fatti esterni, si tratti di Ucraina o Medio Oriente.<br \/>\nChe diverse linee si confrontino nell\u2019establishment americano, in quel che alcuni chiamano lo &#8220;Stato profondo, non solo sul Medio Oriente, sembra dimostrarlo l\u2019articolo di Foreign Affairs su Usa\/Ucraina e Russia che Underblog ha sintetizzato nel suo ultimo post.<br \/>\nLE FOTO Di Mc CAIN. Segnalate anonimamente su twitter, circolano sul web, riprese anche da siti \u201calternativi\u201d italiani ( qui e qui  e qui ) foto che ritraggono il senatore insieme a giovani arabi, a quanto sembra. E fin qui. Il fatto \u00e8 che in una foto si vedrebbe sullo sfondo Mohammad Nour, portavoce di Jahabat- al-Nusra, il gruppo Qaedista poi in gran parte assorbito dall\u2019ISIS; in un&#8217;altra, in cui il senatore americano \u00e8 ritratto in una folta riunione, il secondo giovane a sinistra, con gli occhiali, sarebbe Salem Idris, capo del Free Syrian Army \u2013 i cosiddetti \u201cribelli moderati\u201d. Ma il primo a sinistra, il pi\u00f9 visibile, a cui Mc Cain sembra rivolgersi, sarebbe addirittura Ibrahim al-Badri, poi noto col nome di battaglia al-Bhagdadi. Il capo del sanguinario ISIS, insomma, il famigerato autoproclamato Califfo. Sul quale pende del resto una taglia da $10 milioni da parte dell\u2019anti-terrorismo americano e presente nella lista nera dell\u2019ONU (altre foto, del ricercato). Come \u00e8 possibile?<br \/>\nPRECEDENTI. Il sito di Mc Cain gi\u00e0 a luglio si \u00e8 preoccupato di segnalare che il senatore \u00e8 stato fatto bersaglio dai terroristi che lo considerano \u201cnemico\u201d e &#8220;crociato\u201d.<br \/>\nE per\u00f2 dell\u2019anziano ma sempre attivissimo senatore rep sono gi\u00e0 circolate altre foto del genere ( qui e qui, e qui Underblog) che lo ritraevano insieme al leader di Svoboda Oleh Tyahnybok e al futuro primo ministro Arsenij Yatsenyiuk  in un evento in Ucraina nel dicembre 2013,  ben prima della \u201crivolta\u201d che di l\u00ec a qualche settimana avrebbe travolto il presidente Yanukovich.  All\u2019evento era presente anche l\u2019assistente alla Segreteria di Stato per Europa ed Eurasia Victoria Nuland (per inciso, moglie di Robert Kagan, giornalista, saggista e consulente della Difesa vicino ai Neocon), la stessa che in quei giorni aveva dichiarato che gli Usa avevano speso $5 miliardi per \u201caiutare\u201d l\u2019Ucraina e di cui poi vennero intercettate telefonate indiscrete con l\u2019ambasciatore americano in Ucraina (Nuland imponeva Yats, e &#8220;F&#8230;ck the EU&#8221;).<br \/>\nA cercar bene di foto del senatore se ne troverebbero molte altre, legate a varie \u201cinsurrezioni\u201d o colpi di stato pi\u00f9 o meno riusciti, in Venezuela, Haiti, Kenia, per non dire  alle \u201crivoluzioni  colorate\u201d e primavere arabe di cui il senatore si \u00e8 occupato, come risulta anche a Wikipedia. Del resto Mc Cain \u00e8 dal 1993 presidente dell\u2019IRI \u2013 International Repubblican Institute, specie di ramo repubblicano della NED \u2013 agenzia intergovernativa, ufficialmente una Ong, creata da Ronald Reagan per estendere le attivit\u00e0 della CIA &#8211; in collegamento coi servizi di Gran Bretagna, Canada, Australia &#8211;  e \u201cdiffondere la democrazia\u201d nel mondo ( qui elenco  finanziamenti della NED in Ucraina nel solo 2012)   <\/p>\n<p>Mc CAIN RINGRAZIA QATAR, SUDITI E BANDAR. \u201cGrazie a Dio per i Sauditi, e il principe Bandar\u201d, ha detto il senatore alla CNN nel Gennaio 2014. \u201c\u2026 e per i nostri amici del Qatar\u201d ha aggiunto durante una conferenza a Monaco, un mese dopo (Feb 2014). Cos\u00ec esordiva lo scorso giugno un interessante post sul sito di the Atlantic, storica rivista politico-letteraria.<br \/>\nIl principe \u00e8, allora capo dei potenti servizi segreti dell\u2019Arabia Saudita, gi\u00e0 ambasciatore negli Stati Uniti (e molto amico dei Neocon e del clan Bush tanto da essere stato soprannominato \u201cBandar Bush \u201d dai blog alternativi ai tempi dell\u2019ex presidente Usa, ndr). \u201cMc Cain,  insieme al senatore Lindsey Graham, entrambi repubblicani,  aveva incontrato il principe per incoraggiare i Sauditi ad armare le forze ribelli\u201d, scrive the Atlantic.  Ma poco dopo (Feb\/Marzo 2014) il re dell\u2019Arabia Abdullah ha tolto a Bandar l\u2019incarico delle operazioni coperte. E due settimane dopo l\u2019incontro del 28 marzo fra il presidente Obama il re Abdullah, Bandar \u00e8 stato anche sollevato dall\u2019incarico di capo dell\u2019intelligence (pur restando a dirigere il National Security Council).<br \/>\n\u201cSi parla molto del Free Syrian Army, l\u2019opposizione armata \u2018moderata\u2019 (anche the Atlantic usa le virgolette) ma le fazioni che mietono pi\u00f9 successi sono Jabhat-al-Nusra e ISIS. Un successo dovuto al sostegno ricevuto da Qatar e Arabia Saudita\u201d.   Il Qatar si \u00e8 occupato di al-Nusra , dice a un funzionario qatarino. Ma \u201c l\u2019ISIS \u00e8 stato un progetto Saudita\u201d , dichiara un altro funzionario. \u2018L\u2019ISIS pu\u00f2 essere stato in larga parte opera della strategia coperta di Bandar in Siria\u2019, si dice. Conclusione: Mc Cain avr\u00e0 avuto anche uno scopo ammirevole, liberarsi di un brutale dittatore (Assad) ma affidandosi a Bandar ne \u00e8 uscito un mostro e non ne valeva la pena.<br \/>\nEnfatizzato il ruolo di Qatar e Sauditi in collegamento coi Neocon l\u2019articolo &#8211; scritto nei giorni in cui l\u2019ormai autoproclamato Califfato avanza in Irak &#8211; mostra l\u2019amministrazione Obama su un\u2019altra linea, preoccupata dell\u2019effetto boomerang del sostegno dato a quei due gruppi.  Al punto che a febbraio 2014 Susan Rice, consigliere per la Sicurezza Nazionale, aveva incontrato i capi intelligence di Turchia, Qatar, Giordania e altri raccomandando di non aiutare pi\u00f9 quei gruppi  ma i \u201cmoderati\u201d del FSA, come hanno poi fatto anche i vertici di Pentagono e Difesa, d\u2019accordo con Obama. A preoccuparsi sarebbero gli stessi sauditi \u2013   aggiunge la rivista &#8211; \u201c sebbene non si possa escludere che sotto sotto gli aiuti di Qatar e Arabia Saudita continuino\u201d.<br \/>\n\u201cI \u2018MODERATI\u2019 IN SIRIA NON C\u2019ERANO GIA\u2019 PIU\u2019  NEL MAGGIO 2013\u201d. Lo afferma Emma Bonino, che come ministro degli Esteri italiano del governo Letta, in una riunione delle diplomazie si batt\u00e9 affinch\u00e9 non venissero fornite armi ai \u201cribelli\u201d siriani che ne avevano fatto richiesta (chiss\u00e0 se quella posizione ha pesato sulla sua non conferma agli Esteri da parte di Renzi). Analoga richiesta era stata avanzata nel 2012. Obama si era opposto, e oggi Hillary Clinton glielo rimprovera nel suo recente libro.<br \/>\n  \u201c La presa di posizione della Clinton si riferisce al dibattito del 2012 in cui lei, con alcuni altri, spingeva per armare la parte &#8211; tra virgolette &#8211; moderata e Obama sostanzialmente si oppose\u201d \u2013 dichiara intervistata dalla Stampa.<br \/>\n\u201c Non ho dettagli sul 2011-2012. Ma quello che so per certo \u00e8 che nel maggio-giugno 2013, all\u2019epoca fra l\u2019altro in cui in Siria vengono allo scoperto i tagliagole (l\u2019ISIS ndr) era ormai chiarissimo, evidente e noto,  che i cosiddetti moderati e laici tra i ribelli siriani erano stati tutti epurati. Anche il Free Syrian Army era infiltrato da al-Nusra e dall\u2019ISIS. E dunque proprio non era il caso di fornire loro armi \u201d. Non \u00e8 andata proprio cos\u00ec.<br \/>\n\u201cIL CONGRESSO USA APPROVA SEGRETAMENTE L\u2019INVIO ARMI AI RIBELLI SIRIANI \u2018MODERATI\u2019\u201d.   Cos\u00ec un take dell\u2019agenzia Reuters, 27 gennaio 2014, e nel titolo ancora una volta ci sono le virgolette. Reuters cita funzionari Americani ed Europei, dice che le armi \u201cleggere\u201d(compresi razzi anti-tank ma esclusi i missili antiaerei a spalla) saranno inviate a milizie \u201cnon islamiste\u201d, via Giordania. E precisa che l\u2019invio di armi \u00e8 stato approvato in una seduta \u201ca porte chiuse\u201d \u2013 vale a dire  in segreto &#8211; alla fine dell\u2019anno fiscale 2013.<br \/>\nStranamente la notizia Reuters non \u00e8 stato ripresa dai media, annota un blog.<br \/>\nEra stata sempre la Reuters il 1\u00b0agosto 2012 a scrivere che Obama autorizzava un supporto segreto ai ribelli Siriani, cio\u00e8 aiuto da parte CIA e altre intelligence, ma NON invio di armi letali, \u201canche se alleati li mandano\u201d. Riferiva delle critiche di Mc Cain e Graham a Obama. E aggiungeva che gli Usa collaborano con un centro di comando operato da Turchia e alleati.  Riferimento a un take precedente, secondo il quale Turchia con Arabia Saudita e Qatar hanno installato una base operativa al confine con la Siria. \u2018Centro nervoso\u2019 sarebbe la citt\u00e0 di Adana, vicina al centro di Incirlik dove c\u2019\u00e8 una base aerea Usa.<br \/>\nTRA ISTAMBUL, ANKARA (E WASHINGTON). \u201cSecondo un insider dell\u2019ex primo ministro libanese Saad Hariri gli Stati Uniti dirigono le operazioni dell\u2019ISIS dall\u2019ambasciata di Ankara. Il piano di imbrogliare l\u2019Irak e accendere una guerra regionale in Medio Oriente \u00e8 stato architettato dall\u2019Atlantic Council\u201d, \u00e8 la sintesi brutale e alquanto sommaria che un post di Infowars  fa di un articolato, intrigante colloquio con una fonte vicina al libanese\/saudita Hariri (forse lui stesso) postato da un blog che Underblog non conosceva ma appare indipendente e assai informato. <\/p>\n<p>(nsnbc.me, fondato nel 2011 e diretto da uno psicologo-traumatologo tedesco,Christof Lehmann, che \u00e8 stato amico e consigliere di Arafat e di Nelson Mandela, per reagire alla disinformazione su Libia e Siria, racconta lui stesso  in un altro suo blog, 4thmedia.org. Hariri invero, nato a Ryad, lo ricordavamo amico degli occidentali. Per\u00f2 \u00e8 vicino ai Sauditi, e  secondo Wiki  \u00e8  appena tornato in Libano dopo due anni passati tra Francia e Arabia Saudita).<br \/>\nLa fonte vicina ad Hariri sostiene che \u201cil tocco finale al piano di balcanizzazione della regione che prevede (piano della Rand Corporation per un Greater Middle East che risalirebbe al 1996) \u00e8 stato dato all\u2019 Energy Summit dell\u2019Atlantic Council fondato da George Soros  tenuto a Istambul nel novembre 2013\u201d, scrive ancora Inforwars. Il 20 e il 21, esattamente, aggiungiamo.<br \/>\n\u201c Guardiamo a questo periodo come a un punto di svolta, come nel 1918 e nel 1945. La Turchia \u00e8 in ogni caso un paese centrale, in quanto creatore di stabilit\u00e0 regionale. Tuttavia Usa e Turchia possono lavorare molto all\u2019unisono, ed \u00e8 cos\u00ec che saranno efficaci\u201d, ha dichiarato il presidente del Council Frederick Kempe in occasione del summit.<br \/>\nTra i partecipanti il presidente della Turchia Abdullah Gul,  il ministro delle Risorse Naturali del governatorato Curdo e il ministro Usa dell\u2019Energia Ernst Monitz, l\u2019ex Segretario di Stato Usa Madeleine Albright e Brent Scowcroft, membri del Council, l\u2019ambasciatore americano ad Ankara Ricciardone . Tema dell\u2019incontro, gli Sviluppi Regionali, compresi gli Sviluppi nel Nord Irak (da altro post nbnbc del 2013, che riprendeva un giornale turco, e parlava del piano di balcanizzazione che prevederebbe la creazione di uno stato Curdo, con territori presi a Siria, Irak e Iran).<br \/>\nUN IPOTETICO RETROSCENA. L\u2019insider di Hariri d\u00e0 una sua lettura dei fatti. Turchia, Arabia, Qatar e Kuwait avrebbero lavorato con gli Stati Uniti per rovesciare il regime alauita di Bashar al Assad in Siria. Ma il governo iracheno avrebbe poi frustrato gli sforzi dei mercenari in Siria, cominciando a intercettare e bloccare i rifornimenti di armi dal confine Saudita.<br \/>\n\u201cSe Bagdad fosse stato pi\u00f9 collaborativa sui campi petroliferi siriani di Deir-Ez-Zor all\u2019inizio del 2013 e sull\u2019autonomia del Nord [il governatorato Curdo che aspira all\u2019indipendenza] non  si sarebbero rivolti contro al-Maliki\u201d, racconta la fonte. Vale a dire contro l&#8217;Irak via ISIS, par di capire. Un&#8217;offensiva che alla fine ha favorito i Curdi, che si sono presi Kirkuk col suo giacimento da 10 miliardi di barili (vedi gi\u00e0 Underblog qui).<br \/>\n\u201c Era previsto che l\u2019ISIS in Siria prendesse il controllo della zona di Deir-Ez-Zor in agosto 2013, ma il voto del parlamento inglese contrario ai bombardamenti aerei americani sulla Siria hanno fatto s\u00ec che l\u2019esercito di Assad avesse la meglio e riprendesse il controllo del campo petrolifero di al Thayem\u201d.<br \/>\n\u201c La situazione era un disastro, a giugno tutti erano pronti a come dividersi il petrolio, 27 ministri degli Esteri Europei  su 28 avevano tolto il veto all&#8217;importazione di petrolio dai territori della Siria in mano all&#8217;opposizione , ai primi di novembre al-Maliki e Barzani (il leader dei Curdi irakeni ndr ) sono stati invitati a Washington. Il summit di Istanbul avrebbe dovuto prendere atto di un fatto compiuto.<br \/>\n\u201c Certi circoli a Washington facevano un sacco di pressioni su Obama, perch\u00e9 facesse fuori al-Maliki, il tempo passava e Obama esitava. Barzani stava perdendo la presa al Nord.<br \/>\n \u201c Chi premeva su Obama? &#8220;Non so esattamente chi. Pi\u00f9 importante \u00e8 da dove provenisse il messaggio, dagli Scowcroft, Nuland e il clan Kagan, Stavridis, Petraeus, Ricciardone e i Neocon all\u2019Atlantic Council. Gli facevano sapere che sarebbero andati avanti, con o senza di lui\u201d.<br \/>\n Alla domanda diretta su chi abbia dato la luce verde finale alla campagna dell\u2019ISIS la fonte glissa, indicando quegli stessi ambienti e incontri, presente  lo stesso Hariri (mah!).<br \/>\nE comunque, \u201c da quanto ne so nulla si muove senza l\u2019ambasciatore Ricciardone\u201d risponde, quando gli si chiede se \u00e8 vero quel che si dice, che a comandare le brigate dell\u2019ISIS sarebbe il principe saudita della famiglia reale Abdul Rachman al-Faisal, fratello del ministro degli Esteri (che le avrebbe anche rifornite di armi ucraine nuove di zecca). La fonte conferma, ma l&#8217;ambasciatore conterebbe di pi\u00f9.<br \/>\nGran carriera, quella di Francis J. Ricciardone, ambasciatore Usa ad Ankara nominato su input della Clinton, cinque lingue fra cui l\u2019italiano: da settembre guider\u00e0 il Rafik Hariri Center for the Middle East dell\u2019Atlantic Council, intestato al padre di Saad, primo ministro libanese assassinato nel 2005. Lasciando l&#8217;ambasciata, a quanto pare,  probabilmente per limiti di et\u00e0.<br \/>\nFondato nel 1961 da George Soros per rafforzare la NATO, l\u2019Atlantic Council \u00e8 un think-tank basato a Washington assai influente, e potente, associato ad altri \u201cpensatoi\u201d di rilievo come American Enterprise Institute,  Rand Corporation &#8211; conservatori &#8211; Aspen Institute, CFR, Carnegie Endowment. Il suo sito \u00e8 ricco di news, comunicati stampa e analisi, naturalmente anche dell&#8217;ISIS. Fra i suoi  membri figurano grandi corporations e megabanche.<br \/>\nPressioni pesanti, anche per un presidente degli Stati Uniti d&#8217;America.<br \/>\nDa dove \u00e8 venuto fuori #ISIS \/Daesh? Dubbi sospetti e evidenze.<br \/>\nmaria grazia bruzzone &#8211; La Stampa &#8211; 01\/10\/2015<br \/>\n\u201cL\u2019ISIS non \u00e8 venuto fuori dal nulla. Hanno un mucchio di denaro che viene da qualche parte. Hanno ricevuto enormi forniture di armi che vengono da qualche parte. Sono \u2013 non totalmente ma in parte \u2013 una creazione degli interventi dell\u2019Occidente nella regione\u201d.  Jeremy Corbyn, non era ancora il nuovo segretario \u2018comunista\u2019 dei Laburisti britannici, lo aveva affermato senza esitazione.<br \/>\n\u201cQuel che vorrei fare \u00e8 cercare di isolarli economicamente\u2026.e riconoscere che la gran quantit\u00e0 di armi che abbiamo venduto in particolare all\u2019Arabia Saudita finisce da qualche parte e viene utilizzata. Bombardare la Siria Occidentale oggi creerebbe ancora pi\u00f9 disordine. Non \u00e8 affatto chiaro quali alleanze si farebbero e la situazione peggiorerebbe. Mi sono opposto ai bombardamenti sulla Siria nel 2013 e continuerei a farlo\u201d.<br \/>\nCorbyn \u00e8 soltanto l\u2019ultimo ad ammettere che Daesh  &#8211; come anche il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni preferisce chiamare l\u2019ISIS\/ISIL\/IS, Stato Islamico per \u201cun gesto di controinformazione rispetto a chi si attribuisce il ruolo di Stato islamico e si autoproclama califfo\u201d \u2013 non \u00e8 nato dal nulla ( il penultimo, anzi,  dopo di lui lo ha detto Putin all\u2019ONU). Dalla sua apparizione sulla scena mediatica nel giugno 2014 sono tante le testimonianze dirette e gli articoli che smentiscono la narrativa comunemente accettata che lo ha presentato come un gruppo di estremisti islamici fanatici assetati di sangue decisi a dar vita a uno Stato Islamico dove vige un\u2019improbabile Sharia, un Califfato destinato ad espandersi e a minacciare da vicino l\u2019Occidente .<br \/>\nUna narrazione puntata pi\u00f9 a denunciare l\u2019estremismo religioso (islamista salafita e anti-Cristiano) del gruppo e a propagandarne la ferocia e pericolosit\u00e0 che a scavarne le origini e individuarne appoggi e finanziamenti, ammettendo tutt\u2019al pi\u00f9 il ruolo di qualche isolato sceicco arabo o qatarino \u2013 comunque sunnita, in omaggio al rinnovato, eterno conflitto fra Sunniti  e Sciiti, altro tema ricorrente nella versione mediatica.<br \/>\n\u201cUna tattica quella del divide et impera che aveva ben funzionato in Iraq\u201d osserva un post di 4h Media che nel tracciarne la storia torna indietro al 2006.<\/p>\n<p>ORIGINI. \u201cNel 2006 \u2013 scrive &#8211; l\u2019amministrazione Bush incoraggiata da Israele pianifica di invadere la Siria e di distruggere Hezbollah in Libano\u2026 L\u2019invasione non ebbe luogo perch\u00e9 alcune persone intelligenti a Washington chiesero chi avrebbero messo a governare la Siria. L\u2019unica alternativa ad Assad a quel tempo era la Fratellanza Musulmana. Washington non voleva aver nulla a che fare con dei politici Musulmani  cos\u00ec l\u2019invasione venne differita.  Ma poi i Sauditi crearono un\u2019alternativa alla Fratellanza : un miscuglio di fanatici Jihadisti sotto una dozzina di sigle differenti, [che sarebbero diventati] il cosiddetto Stato islamico o ISIS. Vennero scatenati contro il regime di Assad, che era stato un alleato americano, e intanto condotti ad agire contro i Talebani dell\u2019Afghanistan. Questi Jihadisti vennero armati, diretti e addestrati direttamente da Usa, Gran Bretagna e Francia in Libano e Giordania e finanziati da Arabia Saudita e Stati del Golfo\u201d .<br \/>\nUna versione molto assertiva e priva di riferimenti, quella data dal blog assai alternativo.<br \/>\n  Nel 2007 per\u00f2 era uscito sul New Yorker un articolo di Seymour Hersh, il premiato giornalista investigativo che ha rivelato molti retroscena scomodi.  Intitolato The Redirection,  l\u2019articolo verr\u00e0 in seguito citato da molti blog e siti ma coster\u00e0 a Hersh la collaborazione con la prestigiosa rivista.<br \/>\n\u201cHersh rivela un piano dell\u2019amministrazione Bush per organizzare, armare, addestrare un esercito regionale di terroristi, molti dei quali con legami diretti con al-Qaeda, con lo scopo di destabilizzare e sovvertire sia Siria che Iran. Il piano consisteva nell\u2019appoggio di Usa e Israele, alimentato in modo coperto attraverso i \u2018proxies\u2019 Sauditi per celare il ruolo di Washington e Tel Aviv, nel costruire un fronte estremista settario\u201d (sintesi da qui).<br \/>\n\u201cTutto ci\u00f2 come parte di una svolta nell\u2019amministrazione Bush delle politiche in Medio Oriente con lo scopo di mobilitare i regimi Sunniti amici contro gli Sciiti Iran, Hezbollah, Hamas, pi\u00f9 il governo siriano \u2013 e lanciare operazioni segrete per minarli, farli retrocedere e distruggerli\u201d ( vedi qui).<br \/>\n  \u201cBush avrebbe usato i cosiddetti stati Sunniti moderati, non solo i Sauditi, per \u2018contenere\u2019   gli avanzamenti degli Sciiti in Iraq dopo il 2003 [il rovesciamento di Saddam Hussein ottenuto grazie al sostegno degli Sciiti]\u201d \u2013 questo terzo riferimento  a Hersh  lo fa il professor Tim Anderson in un post assai cauto sin dal titolo: \u2018Le insidiose relazioni fra Washington e Isis: le evidenze\u2019 ( Global Research 3\/9 , oltre 14.000 condivisioni su Fb).<br \/>\nAnderson parte infatti dalla controversia se gruppi estremi del tipo di al-Qaeda \u2013 specialmente al-Nusra e ISIS \u2013 siano sorti come una reazione organica agli interventi degli Stati Uniti o se siano stati invece \u2018creati\u2019 da Washington (e alleati). E dal \u2018mito\u2019 dei \u2018ribelli siriani moderati\u2019 che dovrebbero sia  rovesciare il governo Siriano sia sconfiggere i \u2018ribelli estremisti\u2019.<br \/>\nIL CALIFFO. \u201cCertamente \u2013 afferma \u2013 i principali leader di ISIS erano detenuti in prigioni americane. Ibrahim al-Badri (aka Abu Bakr al-Baghdadi) si dice sia stato tenuto per uno-due anni nel campo di Bucca, in Iraq.  Nel 2006, quando al-Baghdadi \u00e8 stato rilasciato, l\u2019amministrazione Bush annunci\u00f2 il suo piano per un Nuovo Medio Oriente, un piano che avrebbe impiegato una violenza settaria come parte di un processo di \u2018distruzione creativa\u2019 nella regione\u201d.<br \/>\n[E\u2019 il piano per un Nuovo Grande Medio Oriente susseguitosi negli anni in varie versioni dagli Ne parlava gi\u00e0 nel 2006 un post \u2013 citato da Anderson in nota &#8211; di Mahdi D. Nazemroaya, Underblog qui ne ha sintetizzato la storia qui].<br \/>\n\u201cSebbene sia stato detto che il Califfo di ISIS sia un agente addestrato da CIA o Mossad \u2013 aggiunge il cauto Anderson &#8211; questa affermazione non \u00e8 stata ben suffragata\u201d.   Documentati quanto meno da fotografie sono  invece i rapporti col senatore neocon John McCain con un altro leader gi\u00e0 di al-Qaeda, poi in Libia alla testa delle milizie che hanno rovesciato Gheddafi, Abdelhakim Belhadj che varie fonti hanno accreditato come &#8216;arruolatore&#8217; per ISIS in Libia ( qui Underblog sparava la notizia, e qui l\u2019altro post in cui Belhadj smentiva).<br \/>\nL\u2019ARCHITETTO DELL\u2019ISIS, QUASI UN SERVIZIO SEGRETO. \u2018Distaccato, educato, blandente, estremamente  attento, controllato, disonesto, imperscrutabile, malvagio.  I ribelli nel nord della Siria, mesi dopo ricordano tante sfaccettature dell\u2019uomo. Ma sono d\u2019accordo su una cosa: \u2018Non abbiamo mai saputo esattamente chi ci stava davanti. Nemmeno quelli che a gennaio [2015] nella cittadina di Tal Rifaat hanno ucciso quell\u2019uomo alto sulla cinquantina sapevano chi fosse. Non erano consapevoli di aver ucciso il capo strategico di quel gruppo che si fa chiamare ISIS\u2019.<br \/>\nComincia cos\u00ec un\u2019interessantissima, poco pubblicizzata inchiesta pubblicata lo scorso aprile da Der Spiegel.   E non si riferisce a al-Baghdadi, ancora vivo e vegeto sebbene a un certo momento era sembrato ferito gravemente.<br \/>\n\u201cIl vero nome dell\u2019uomo era Samir Abd Muhammad al-Khlifawi, ma neppure il suo pseudonimo Haji Bakrera molto conosciuto, il che faceva parte del piano. Dell\u2019ex colonnello dei servizi segreti della Difesa aerea di Saddam Hussein aveva tenuto segretamente le fila dell\u2019ISIS per anni si favoleggiava ma poco se ne sapeva.  Finch\u00e9 dopo la sua morte dei documenti rinvenuti nella sua casa sui quali il settimanale tedesco \u00e8 riuscito a mettere le mani, rivelano qualcosa di sorprendente.<br \/>\nOrganigrammi, elenchi e programmi descrivono minuziosamente come soggiogare gradualmente e brutalmente un paese ed il suo popolo. Le trentuno pagine dei documenti mostrano una composizione governativa multistrato, con l\u2019utilizzo di tecniche sperimentali o gi\u00e0 rodate durante il regime di Saddam per tenere a bada la popolazione. Durissime e sanguinarie.<br \/>\n\u201c Non un manifesto di fede, ma un piano tecnicamente elaborato per un &#8216;Islamic Intelligence State&#8217; un califfato gestito da un&#8217;organizzazione che somigliava alla famigerata Stasi, l\u2019agenzia di intelligence interna della Germania dell&#8217;Est. Questo progetto \u00e8 stato realizzato con una precisione sorprendente&#8221;,commenta un post del blog italiano Difesaonline, l\u2019unico rilanciare l\u2019inchiesta per esteso.<br \/>\nHaji Bakr si era trasferito in Siria nel 2012, quando di ISIS nessuno parlava. Il suo piano era conquistare quanto pi\u00f9 territorio possibile in Siria, futura testa di ponte per l\u2019invasione dell\u2019Iraq.<br \/>\nQuesto almeno credeva \u2013 aggiungiamo &#8211; o gli avevano fatto credere. Altro che gruppo di tagliagole religiosi fanatici. Non stupisce che i media abbiano ignorato l\u2019inchiesta, di cui c&#8217;\u00e8 qualche riscobtro anche qui.<br \/>\nLO SCARSO SOSTEGNO DA PARTE DELLA POPOLAZIONE.  Non stupisce nemmeno, allora, che la popolazione fra cui ISIS avanzava gli offrisse ben poco sostegno. Lo rilevava con uno stupore un po\u2019 ambiguo un post di middleeasteye.net ponendosi il problema della \u201csua rapida espansione geopolitica a dispetto della mancanza di entusiasmo per la sua causa da parte della gente comune\u2026 Mentre al-Qaeda durante le sue fasi pi\u00f9 violente aveva ottenuto il sostegno di molta gente, IS non \u00e8 affatto popolare. Lo stesso sostegno qua e l\u00e0 da parte dei jihadisti salafiti \u00e8 in diminuzione.\u201d<br \/>\nPubblicato a febbraio 2015, dunque prima dello Spiegel,   in uno dei momenti mediaticamente caldi sull\u2019aggressivit\u00e0 di ISIS, che andava minacciando persino l\u2019Italia, il post contraddiceva la narrazione dominante sul Califfato che si espande \u2018a macchia d\u2019olio\u2019 senza resistenze.  <\/p>\n<p>FINANZIATORI.<br \/>\n\u201c Il generale americano Martin Dempsey, capo dell\u2019esercito, in un\u2019audizione del settembre 2014 ha detto \u2018conosco i maggiori alleati Arabi che finanziano [Isis}- Il senatore Lindsey Graham [Rep, neocon] del Comitato Armed Services, ha risposto con una giustificazione: \u2018Li finanziano perch\u00e9 il Free Syrian Army non potrebbe combattere [il presidente siriano ]Assad; stavano cercando di battere Assad\u2019 \u201c , riferisce il prof Anderson.<br \/>\n\u201cIl mese successivo il Vicepresidente americano Joe Bidenha fatto un ulteriore passo, spiegando che Turchia, Qatar, UAE e Arabia Saudita \u2018 erano cos\u00ec determinati a buttar gi\u00f9 Assad  da aver versato centinaia di milioni di dollari  a chiunque volesse combattere contro il presidente siriano\u2026 compreso al-Nusra e al-Qaeda e gli estremisti jihadisti venuti da altre parti del mondo\u2026 e poi questo &#8216;attrezzo&#8217; chiamato ISIL.  Le ammissioni di Biden \u2013 ragiona Anderson &#8211; sembrano voler esentare gli Stati Uniti da queste operazioni di sostegno, come se Washington fosse ignaro di quel che facevano i suoi alleati\u201d. Una cosa a suo parere non credibile, dal momento che \u201di rapporti degli Usa coi Sauditi, forza settaria e divisiva nella regione nei confronti del nazionalismo arabo, risale agli anni \u201950 quando Churchill present\u00f2 il re Saudita ad Eisenhower \u2013 che voleva  contrastare Nasser in Egitto\u201d.<br \/>\nAltre testimonianze.<br \/>\n\u201cI nostri amici e alleati hanno finanziato ISIS per distruggere Hezbollah\u201d, ammette candidamente il generale Welsey Clark in un\u2019intervista a CNN (febbraio 2015) rilanciata via Youtube da molti blog pi\u00f9 o meno alternativi, compreso zerohedge, spesso sostituendo sbrigativamente  \u2018hanno creato\u2019 ad \u2018hanno finanziato\u2019 (funded) anzi: \u201cE\u2019 cominciato attraverso finanziamenti da nostri amici e alleati\u201d sono le esatte parole di Clark,  gi\u00e0 comandante delle forze alleate in Kosovo, e poi  capo supremo della Nato in Europa dal \u201997 al 2000. \u201cE\u2019 come un Frankestein\u201d, conclude.<br \/>\nLo scorso maggio Nafeez Ahmed, giornalista investigativo premio Pulitzer gi\u00e0 collaboratore del Guardian   (non pi\u00f9  dopo questo articolo)   pubblica sul sito indipendente da lui fondato   Insurge Intelligence un Rapporto segreto della DIA  datato agosto 2012\u201cottenuto \u2013 come lui stesso racconta &#8211;  dalla societ\u00e0 giuridica di interesse pubblico, la conservatrice Judicial Law, che mostra come i governi occidentali si fossero deliberatamente alleati con al-Qaeda e altri gruppi islamisti per destituire il dittatore siriano Bashar al-Assad\u201d.   Non solo.<br \/>\n\u201cIl documento rivela che in coordinamento con gli Stati del Golfo e la Turchia, l\u2019Occidente ha intenzionalmente sponsorizzato gruppi Islamisti violenti per destabilizzare Assad e che questi \u2018poteri di supporto\u2019 desideravano che emergesse in Siria uno \u2018 Stato Islamico\u2019 per isolare il regime Siriano\u201d,  sebbene anticipare ci\u00f2 avrebbe potuto  condurre all\u2019emergere dello Stato Islamico in Iraq e Siria, vale a dire di  ISIS\u201d.<br \/>\n\u201cLa DIA (il Pentagono in sostanza)  attesta come l\u2019Emirato Islamico sia funzionale alla strategia degli Stati Uniti \u2013 scrive a sua volta Voltairenet ( qui) citandone un brano: \u2019Se la situazione si sviluppa sar\u00e0 possibile stabilire un principato di salafisti, riconosciuto o no, nell\u2019Est della Siria (Hassak\u00e9 e Deir ez-Sor), che \u00e8 esattamente l\u2019obiettivo dei sostenitori dell\u2019opposizione (Stati Occidentali, Stati del Golfo e Turchia) al fine di isolare il regime siriano considerato come la base strategica dell\u2019espansione sciita (Iraq e Iran)\u201d.<br \/>\nCHI FORNIVA LE ARMI. Mr President: is the US still arming ISIL in Syria?  Chiedeva provocatoriamente un tweet di @zerohedge (13\/6\/2014 ). Il giorno prima  lo stesso blog postava un pezzo , senza punti interrogativi, intitolato Come gli Usa armano i due fronti del conflitto irakeno , ripreso  da Infowars. (vedi Underblog qui ).<br \/>\n\u201cI media mainstream hanno scritto che ISIS in Iraq ha ottenuto molte delle sue armi dalla ritirata dell\u2019Iraq da Mosul. E tuttavia ISIS aveva gi\u00e0 prima un mucchio di armi\u201d \u2013 scriveva  Kurt Nimmo sul blog Infowars (giugno 2014) in una lunga e articolata analisi.<br \/>\nCitava un esperto del Washington Institute for Near East Policy che aveva detto al blog Vox: \u2018Abbiamo dato loro accesso ad armamenti pesanti\u2019.<br \/>\n  E raccontava l\u2019operazione \u2018armi dalla Libia\u2019 \u2013 citando un altro articolo di Seymour Hersh, ormai allontanato dal New Yorker, a proposito del rapporto del Comitato Intelligence del Senato sui fatti sanguinosi e mai ben spiegati di Bengasi dove era morto l\u2019ambasciatore Usa Chris Stevens.<br \/>\n  \u201cUn allegato al rapporto altamente classificato e non reso pubblico, descriveva un accordo segreto raggiunto nei primi mesi del 2012 fra le amministrazioni Obama e Erdogan.   In base a questo i finanziamenti arrivavano da Turchia e da Arabia Saudita e Qatar; la CIA, col sostegno dell\u2019 MI6 era responsabile del rifornimento di armi dagli arsenali di Gheddafi verso la Siria\u201d.<br \/>\n  Varie societ\u00e0 create in Libia, uso di veterani americani in pensione spesso ignari\u2026 l\u2019Operazione fu condotta da David Petraeus, il generale poi direttore della CIA costretto dopo la vicenda di Bengazi alle dimissioni con la scusa di un affair sentimentale. (\u2026) L\u2019allegato non racconta tutta la vicenda n\u00e9 spiega perch\u00e9 venne attaccato il consolato Usa \u201cLa sola missione del consolato era provvedere una copertura per il movimento di armi, non aveva un ruolo politico\u201d spiega a Hersh un ex agente di intelligence che ha letto l\u2019allegato.<br \/>\n  Nimmo continua ricordando in breve un suo post di aprile (2014) sul fatto che gli Usa fornivano armi ad al-Nusra  attraverso altri gruppi terroristici considerati \u2018 mercenari moderati\u2019 che poi le giravano ad altri gruppi. Viene citato il capo del Fronte Siriano Rivoluzionario creato da CIA e intelligence saudita e qatariana. \u2018Se ci dicevano di darle a un altro gruppo lo facevamo\u2019.<br \/>\nAltra testimonianza e quella di un ricercatore della New America Foundation, secondo il quale al-Nusra &#8211; il gruppo legato ad al-Qaeda noto per le esecuzioni sommarie di soldati siriani e altre atrocit\u00e0, compresa la decapitazione di Cristiani \u2013 riceve armi direttamente dal Syrian Revolutionary Front.<br \/>\n  Il leader di ISIS al-Baghdadi   &#8211; prosegue Nimmo &#8211; fu strumentale alla creazione di al-Nusra. Dopo di che a seguito di conflitti fra i due gruppi annunci\u00f2 la dissoluzione di al-Nusra e l\u2019integrazione dei suoi membri nell\u2019ISIS.<br \/>\nNe scrive anche il prof. Anderson, che dettaglia forniture e vari gruppi, \u2018moderati\u2019 e non, un dedalo in cui non ci addentriamo. L\u2019ambiguit\u00e0 (voluta) fra ribelli \u2018moderati\u2019 e \u2018terroristi\u2019 \u00e8 cruciale nella giustificazione delle forniture di armi &#8211; e anche oggi che si accusano i russi di bombardare postazioni di milizate.  Eppure un post del 2014 Underblog citava fra gli altri Emma Bonino secondo la quale \u2018sicuramente dal 2013 ribelli moderati non ne esistevano\u2019.  Oggi si parla molto dei cosiddetti foreign fighters , che rapptresenterebbero addirittura l&#8217;80% di ISIS. La realt\u00e0 sembra essere che il grosso delle forze  di Daesh \u00e8 sempre stato costituito fondalmente da mercenari, reclutati\/spostati qua e l\u00e0. Quando addirittura non sono intervenuti soldati delle SAS britanniche, cammuffate in nero da guerriglieri ISIS, ha raccontato il Sunday Times il 1 agosto 2015<br \/>\nISIS E IL BUSINESS CRIMINALE. Ben altre, molto varie e losche sono tuttavia le fonti di finanziamento del sedicente Stato Islamico secondo la prof Louise Shelley, autrice del libro \u2018Sporchi grovigli: corruzione, criminalit\u00e0 e terrorismo\u2019 intervistata Spiegel International (gennaio 2015)  Shelley analizzava i costi per mantenere un\u2019organizzazione terroristica e raccontava come ISIS operi come una sorta di associazione criminale in cui l\u2019ideologia arretra davanti al far soldi.<br \/>\nI fondi che arrivavano dagli Stati del Golfo sono diminuiti e sono poca roba al confronto dei traffici illegali, utilizzati anche nel periodo post invasione dell\u2019Iraq  e con radici che affondano in una tradizione Medio-orientale ben pi\u00f9 vecchia, che ISIS ha fatto propri. Sintetizziamo. Si va dal commercio \u2018parallelo\u2019 del petrolio al contrabbando di sigarette alla pornografia (s\u00ec anche quella), dal mercato nero delle opere d\u2019arte trafugate alle tasse che i terroristi esigono dal commercio, dalla vendita di passaporti a foreign fighters a quella di CD e CDV contraffatti, dalla droga allo smercio di documenti falsi, fino ai rapimenti e al traffico di esseri umani. E naturalmente non mancano le armi.<br \/>\nLe relazioni commerciali tradizionali pi\u00f9 o meno sotterranee fra Iraq, Siria e Turchia sono centinaia se non migliaia e la corruzione dei funzionari consente ai prodotti illegali di attraversare i confini. \u201cNon dico che siano connessi alla criminalit\u00e0 organizzata ma vi partecipano\u2026 del resto ISIS si \u00e8 formata nelle prigioni dopo l\u2019invasione dell\u2019Iraq\u201d. L\u2019islam consente tutto ci\u00f2? \u201cQuel che insegnano loro non \u00e8 l\u2019Islam. Lo hanno reinterpretato distorcendolo per giustificare le loro azioni\u201d\u2026\u201dOra che molti documenti sono stati confiscati  si vede che il gruppo \u00e8 gestito come un normale business\u201d.<br \/>\nGli stessi Stati occidentali sono coinvolti, racconta alla fine l\u2019esperta citando per es  i milioni sottratti all\u2019Afghan Bank passati per la Germania e l\u2019eroina che aiuta a sostenere i Talebani che arriva poi in Germania [il settimanale tedesco privilegia esempi tedeschi]: per concludere che i rapporti fra criminalit\u00e0 internazionale e terrorismo trans-nazionale non vengono abbastanza investigati\u201d. <\/p>\n<p>  &#8220;I LEGAMI FRA ISIS E TURCHIA SONO INNEGABILI&#8221; \u2013 Titolava un lungo post di luglio del blog finanziario Business Insider \u2013 appena acquistato dal mega editore tedesco Alex Springer. La storia partiva da una notizia data dal Guardian : un raid americano nel nord-est della Siria aveva ucciso Abu Sayaf, ufficiale dell\u2019ISIS di nazionalit\u00e0 Tunisina responsabile da met\u00e0 del 2013 del traffico di petrolio. Un mercato nero di cui la Turchia \u00e8 uno dei principali clienti. Di qui, proseguiva il Guardian, gli accresciuti sospetti di un\u2019alleanza fra ISIS e Turchia .  <\/p>\n<p>Il commercio illegale di petrolio e gas vale per l\u2019ISIS\/Daesh $10 milioni al mese ed \u00e8 la sua principale fonte di finanziamenti scriveva BI (secondo il Guardian molti meno ma sempre tanti).<br \/>\n&#8220;Membro della Nato, la Turchia \u00e8 stata a lungo accusata da esperti, dai Curdi e anche da Joe Biden di aiutare l\u2019ISIS chiudendo un occhio  sulla vasta rete di traffici di armi e di miliziani durante la guerra in Siria&#8221;,continua BI, linkando le fonti.<br \/>\n\u201cLa Turchia ufficialmente ha messo fine alla politica dei confini porosi\u201d, 900 miglia da cui vanno e vengono anche tesori d\u2019arte trafugati e altri traffici.  Ora documenti rinvenuti durante il raid rivelano \u201cLegami cos\u00ec chiari che potrebbero avere profonde implicazioni politiche fra noi e Ankara\u201d dichiarava un funzionario occidentale\u201d al Guardian, ripreso da BI.  Che cita anche la testimonianza di un ex combattente di ISIS (a BusinessWeek) sulla \u2018briglia sciolta\u2019 lasciata al gruppo dall\u2019esercito turco \u2018specialmente quando si attaccavano i Curdi\u2019. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 come tornare indietro. \u201cC\u2019\u00e8 un sacco di gente che ha investito nel business dell\u2019estremismo in Turchia,spiega a BI un ex analista di controterrorismo per il Dipartimento del Tesoro Usa. \u201cSe si comincia ad opporsi,  c\u2019\u00e8 da chiedersi se i militanti, i loro benefattori e altri che approfittano della guerra sopporterebbero il giro di vite\u201d. \u201cLa Turchia \u00e8 in trappola, ha creato un mostro e non sa come gestirlo\u201d ha detto un diplomatico occidentale al WSJ qualche mese fa.\u201d<br \/>\nMa la Turchia ha agito di sua iniziativa? Il post di Nimmo di cui sopra accennava all\u2019accordo Obama Erdogan del 2012. Underblog (agosto 2014) sulla scorta di altri blog aveva raccontato del ruolo centrale dell\u2019ambasciata Usa ad Ankara all\u2019ombra di importanti personaggi. Complottismi?<br \/>\n  I PRECURSORI DI ISIS NEL REGIME DI SADDAM \u2013 E\u2019 di nuovo un recentissimo   Businessinsider (28\/9\/2015), a tirar fuori una strana analisi \u2013 a firma Kyle Orton, da New Lebanon (che per\u00f2 \u00e8 in arabo). Una complessa storia delle lontane \u2018origini\u2019 di ISIS legate ad ex elementi del regime di Saddam Hussein .<br \/>\nSaddam dopo la sfiancante guerra con l\u2019Iran si sarebbe alleato con gruppi religiosi salafiti all\u2019opposizione \u2013 una decisione presa ufficialmente il 24\/7\/1986 dall\u2019istituzione pi\u00f9 alta del Baath, il suo partito, fino a quel momento laico e secolare \u2013 minacciandoli se avessero tentato di spodestarlo. I maggiori beneficiari sarebbero stati i fratelli Musulmani di Sudan, Egitto e Siria.<br \/>\n   Incaricato di condurre questa operazione di islamizzazione dell\u2019Iraq sarebbe stato tal Izzat Ibrahim al Douri, strano personaggio dalla carnagione pallidissima, capelli e baffi rosso fiamma, vice di Saddam per lungo tempo, morto (\u2018di nuovo\u2019 viene detto misteriosamente) il 17 aprile. E\u2019 stato lui &#8211; viene detto citando anche un altro post, di Bagdadinvest &#8211; negli ultimi anni il promotore del programma di islamizzazione nonch\u00e9 l\u2019architetto della rivolta dopo il rovesciamento del regime nel 2003.<br \/>\n    I fondamenti ideologici e materiali di ISIS secondo questa analisi sarebbero dunque stati posti gi\u00e0 prima del rovesciamento di Saddam. Il gruppo avrebbe cos\u00ec potuto avvalersi dei pi\u00f9 abili e preparati elementi della sicurezza e della contro-intelligence del regime, che erano l\u00ec dal 2003-2004. E per\u00f2 quella &#8216;leadership di ISIS (forse meglio considerarli precursori) dopo il 2010 non si sarebbero uniti all\u2019ISIS.  Come mai? non viene detto.<br \/>\nUna storia strana che per\u00f2 combacia per  certi versi con quella raccontata dallo Spiegel: tra i nomi fatti qui c\u2019\u00e8 anche quello dello sfuggente, ormai defunto, Haji Bakr.<br \/>\nE se questi elementi sunniti dell\u2019ex regime fossero stati utilizzati, magari con il miraggio di riconquistare l\u2019Iraq consegnato dagli americani ai Sciiti, e poi fatti fuori? Se Daesh fosse poi sfuggito di mano?  In quel groviglio di interessi locali e geopolitici \u00e8 difficile districarsi.<br \/>\nCerto se il progetto originario era davvero quello di\u2018destabilizzare\u2019 la Siria &#8211; l\u2019ordine dal caos come scrivono tanti blog alternativi  &#8211; magari poteva funzionare. Sullo sfondo resta sempre il piano del Nuovo Medio Oriente   di cui ha scritto anche Underblog (qui ) per ridisegnarne la mappa secondo linee settarie, frammentando gli attuali stati progettati a suo tempo dall\u2019Occidente.<br \/>\nQuel che sembra certo \u00e8 che sconfiggere\/sradicare Daesh\/ISIS non sar\u00e0 cosa semplice nemmeno ora che Putin ha chiamato a un\u2019alleanza generale anti-ISIS sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, che Obama ha ricominciato a dialogare con lui, e che Russia (che ha sbarcato in Siria nuove armi e soldati) con Iran e Iraq hanno deciso intanto di coordinare le loro intelligence con la Siria, dove si prevede un periodo di transizione con Assad in sella (qui Underblog sulla \u2018svolta\u2019 Usa in merito).  <\/p>\n<p>  AGGIUNTA. DETTAGLI CURIOSI. Il \u2018portavoce\u2019 ufficiale di ISIS, il tramite con i media di ogni comunicato e di ogni video, \u00e8 un sito americano, il SITE  fondato e diretto da Rita Katz, 52enne irachena di famiglia ebraica che ha studiato all\u2019universit\u00e0 di Tel Aviv, parla arabo e ebraico, ha svolto il servizio militare in Israele prima di fuggire negli Usa. Per suoi detrattori sarebbe una spia del Mossad, ma prove non ce ne sono. Specializzata in analisi dei gruppi terroristici, da anni collabora invece con l\u2019FBI. Societ\u00e0 privata, Il SITE sarebbe finanziato dell\u2019intelligence ( qui in it. dettagli in chiave critica, qui dubbi) aveva divulgato i video di Osama bin Laden, anche quelli dimostratisi dei palesi fake. Oggi \u2018trova\u2019 e diffonde quelli di Daesh\/ISIS.<br \/>\n  Video \u2013 osserviamo &#8211; sempre un po\u2019 tanto hollywoodiani, con milizie in divisa rigorosamente total black, a volte anche in mimetica total beige compresi gli scarponi, sempre tutti uguali e molto eleganti come pronti per un set.  In divisa, questa arancione \u2018\u00e0 la Guantanamo\u2019 i prigionieri e i decapitati che tanto hanno fatto impressione, e in divisa perfino i bambini  che si dice siano assoldati nelle milizie, in grigio-argento questi. Perch\u00e9 mai un gruppo di tagliagole islamisti fanatici dovrebbe preoccuparsi tanto dell\u2019estetica?<br \/>\nPer non parlare del magazine dell\u2019ISIS, il patinatissimo, Dabiq. \u2018Veicolato\u2019 anche questo da un organizzazione americana, no profit, che dal 2006 \u201csi dedica a esporre i pericoli dell\u2019estremismo islamico e a provvedere una piattaforma per le voci moderate\u201d. Encomiabile, se qualcuno non lo definisse magazine di propaganda e reclutamento, tanto che Amazon ne ha ritirato alcune copie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo scioccati dal massacro di Parigi. Ancora una volta colpire la popolazione civile \u00e8 un gesto disumano e vigliacco. Vediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria: le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione. Diritti, democrazia e libert\u00e0&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2015\/11\/dossier-sugli-attentati-di-parigi-a-cura-del-gruppo-insegnanti-di-geografia-autorganizzati\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Dossier sugli attentati di Parigi &#8211; a cura del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[12,6],"tags":[],"class_list":["post-1734","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","category-opinioni","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-rY","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":false,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1734","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1734"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1734\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1735,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1734\/revisions\/1735"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}