{"id":1786,"date":"2015-12-18T20:17:20","date_gmt":"2015-12-18T19:17:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1786"},"modified":"2015-12-18T20:19:08","modified_gmt":"2015-12-18T19:19:08","slug":"liutai-e-pietre-di-alessandra-mecozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2015\/12\/liutai-e-pietre-di-alessandra-mecozzi\/","title":{"rendered":"Liutai e pietre, di Alessandra Mecozzi"},"content":{"rendered":"<p><em>Il laboratorio di riparazione di strumenti musicali di Gaza, il cielo nero per i gas lacrimogeni, i bambini e i ragazzi palestinesi feriti o uccisi ogni giorno, le strade deserte di Betlemme, la manifestazione che vuole la restituzione dei corpi degli uccisi alle famiglie, la rivolta dei giovani, il saccheggio dei reperti archeologici palestinesi da parte degli israeliani. Breve viaggio nella Palestina che non fa notizia.<\/em><\/p>\n<p>Sono tornata in Palestina dopo un anno, per discutere di due progetti che vogliamo realizzare per la\u00a0campagna Cultura \u00e8 Libert\u00e0: quello \u201cLiutai a Gaza, la musica al lavoro contro la distruzione\u201d, un laboratorio di riparazione degli strumenti musicali, proposto dalla scuola di musica Al Kamandjati, e quello con Miftah, l\u2018associazione di donne fondata da Hanan Ashrawi.\u00a0Si tratta di un dialogo in tre parti (1987-2015) tra donne di tre generazioni, palestinesi e italiane \u2013 \u201cattraversare i confini, attraversare le generazioni\u201d\u00a0\u2013 che abbiamo messo a punto e per la cui realizzazione stiamo cercando i fondi.<br \/>\nLa scuola di musica di Al Kamandjati\u00a0\u00e8 situata in una antico edificio di pietra della vecchia Ramallah,\u00a0adesso ampliato con l\u2019aiuto di un architetto francese, molto tranquillo, dove arriva solo la musica di qualche allievo. <!--more-->Qui, nell\u2019incontro con il direttore Ramzi Aburedwan, verifichiamo con soddisfazione che, i 9.000 euro raccolti nel 2015 in iniziative musicali (realizzate grazie alla solidariet\u00e0 di diversi artisti, della Casa del jazz, di Libera e della Casa internazionale delle donne di Roma), renderanno possibile l\u2019avvio del laboratorio all\u2019inizio del 2016 \u2013 probabilmente con uno spazio messo a disposizione dall\u2019Istituto italiano di scambi culturali a Gaza, diretto da Meri Calvelli, che partecipa all\u2019incontro.\u00a0Ramzi \u00e8 molto contento, ma \u00e8 indispensabile continuare a cercare fondi, per dargli la possibilit\u00e0 di un secondo anno, per poi camminare con le proprie gambe.<br \/>\nAl di l\u00e0 degli incontri di lavoro, che si sono svolti a Ramallah, dove sono stata la maggior parte del tempo, volevo cercare di conoscere e capire la situazione pi\u00f9 da vicino, la rivolta dei giovani, le opinioni su di essa.\u00a0Ramallah, come dicono i palestinesi, \u00e8 una specie di bolla, molto tranquilla, molta gente per le strade, locali frequentati, da palestinesi e da internazionali.\u00a0Ma basta solo allontanarsi un po\u2019 per percepire una situazione drammatica. Vado a trovare Fidaa, un\u2019amica che ha studiato e vissuto in Italia a lungo, bravissima cuoca efoodblogger. Adesso non lavora, \u00e8 in attesa di un bambino. Abita vicino a El Bireh e mi parla degli scontri che\u00a0ci sono al\u00a0check point\u00a0vicino:\u201cIl cielo diventa nero per i gas lacrimogeni e siamo costretti a chiudere tutte le finestre.\u00a0\u00c8 una continua tensione\u201d.<br \/>\nChiamo gli amici di Nablus, mi sconsigliano vivamente di andare, strada non sicura, anche l\u00ec scontri quotidiani ai\u00a0check points, con morti e feriti. Saranno in molti a ripetere la stessa cosa: ogni giorno\u00a0scontri ai check points e, quel che \u00e8 tragicamente costante,\u00a0ogni giorno ci sono ragazzi e ragazze uccisi o feriti.<br \/>\nLe valutazioni sono diverse: tra chi dice che i ragazzi fanno bene a ribellarsi in questo modo all\u2019occupazione e chi lo considera totalmente inutile. Ma in comune c\u2019\u00e8 un punto:\u00a0la scuola non educa, non trasmette valori, i ragazzi non sanno niente, neanche del passato recente.\u00a0Altra valutazione comune \u00e8 il giudizio negativo sull\u2019Anp, sull\u2019assenza della politica e dei partiti in generale. Incredibile che di fronte a\u00a0\u201cuna strage degli innocenti\u201d\u00a0come \u00e8 quella in corso la politica sia ammutolita e inerte.<br \/>\nIl giudizio meno negativo sul governo \u00e8 che\u00a0la disperazione dei giovani \u00e8 anche quella del governo stesso, non saper cosa fare e non avere alcuno strumento per poter cambiare le cose.\u00a0Non appassiona discutere se si tratta di \u201cintifada\u201d o no:\u00a0il fatto evidente \u00e8 che\u00a0questa rivolta \u00e8 una denuncia molto chiara del totale fallimento della politica, dagli accordi di Oslo in poi.\u00a0Ne sono passati di anni, ma sembra che non si sia prodotta nessuna analisi critica, nessuna strategia per un cambiamento. Certo, rispetto alla prima intifada, quando un\u2019intera popolazione era in rivolta, insieme ai ragazzi delle pietre, quando le madri prendevano per il bavero i soldati israeliani sulla porta di casa, quando c\u2019era una organizzazione capillare e strutturata della societ\u00e0, lo scenario di oggi \u00e8 completamente diverso.\u00a0I ragazzi e le ragazze delle pietre, qualcuno col coltello, sembrano soli, in una societ\u00e0 attonita.<br \/>\nTutti denunciano la grande corruzione della politica, il degrado anche morale, l\u2019assenza di punti di riferimento. Sento addirittura dire\u00a0che qualche soldo viene dato ai ragazzi per andare a tirare sassi (che significa qualche volta morire per questo)!\u00a0Non lo ritengo credibile, ma \u00e8 impressionante che circolino voci di questo tipo. Sono anche impressionanti le reazioni raccontate, criticamente, di qualche familiare, all\u2019uccisione di un figlio o figlia.\u00a0Come quella del padre di una giovanissima uccisa, senza alcun motivo, che proclama pubblicamente \u201cl\u2019onore che la figlia ha reso alla famiglia\u201d. Veramente triste.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 i giovani che si ribellano sono alcune centinaia,\u00a0\u201cci vorrebbe \u2013 dice un\u2019 altra amica \u2013 una preparazione, una formazione alla lotta, in modo che fossero a migliaia a scendere per le strade\u201d.\u00a0\u00c8 stato interessante ascoltare Munther Amir, uno dei coordinatori dei comitati di lotta popolare, che ho incontrato nel campo profughi di Aida sotto Betlemme, 4.000 abitanti circa, visitato da molti attivisti\/e internazionali, come testimoniano le scritte sui muri. Munther vive nel campo e dirige un centro giovani che, dice, intende essere aperto, coinvolgere nelle attivit\u00e0 anche le donne. Al centro si inventano molte iniziative per far partecipare la giovane popolazione: \u201cRaccogliamo i lacrimogeni esplosi (il campo ne \u00e8 pieno) per creare prodotti artistici per Natale, porteremo nella piazza di Betlemme un grande olivo che \u00e8 stato sradicato dagli israeliani, per manifestare contro l\u2019occupazione, andremo ai\u00a0check point\u00a0per manifestare che vogliamo andare a pregare a Gerusalemme. E poi c\u2019\u00e8 la novit\u00e0 dell\u2019apertura di corsi di musica e di dabka, la danza tradizionale palestinese\u201d. C\u2019\u00e8 un lavoro continuo per creare occasioni di incontro, di socialit\u00e0 e di espressione, per evitare che i giovanissimi escano a tirare sassi contro i militari israeliani che sono a breve distanza. \u00c8 un lavoro difficile, spesso non si riesce, perch\u00e9 i soldati entrano nel campo, minacciando e picchiando (mi mostra un video che lo documenta) anche chi, come Munther e gli organizzatori del centro giovani, dichiarano apertamente e praticano la nonviolenza.<br \/>\n\u201c\u00c8 sempre pi\u00f9 difficile \u2013 dice Munther \u2013\u00a0perch\u00e9\u00a0oggi non si tratta solo di far fronte alla povert\u00e0, caratteristica del campo, e alla frustrazione; oggi i ragazzi si trovano di fronte alla aggressione ed \u00e8 a questo che si ribellano.\u00a0L\u2019inizio \u00e8 stato del tutto spontaneo; poi noi dei comitati di lotta popolare abbiamo cominciato a cercare di organizzare pratiche non violente, ma \u00e8 sempre pi\u00f9 arduo. Perch\u00e9 la violenza israeliana si \u00e8 fatta pi\u00f9 intensa, non arrestano, uccidono\u201d.<\/p>\n<p>A ricordarlo,\u00a0all\u2019entrata del campo, accanto al grande arco sormontato dalla simbolica chiave del ritorno,\u00a0c\u2019\u00e8 la gigantografia di un bambino di tredici anni, Abdulrahman Abud Shadi, ammazzato da un cecchino solo pochi giorni fa.\u00a0Ad ogni passo c\u2019\u00e8 una storia triste: il campo \u00e8 chiuso da una parte dal muro, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 l\u2019hotel Intercontinental, bellissimo edifico dei primi del Novecento dentro cui i militari israeliani si erano asserragliati e tiravano sugli abitanti del campo. Cos\u00ec \u00e8 morto, qualche anno fa, mentre chiamava il figlio perch\u00e9 rientrasse a casa, il padre di un amico di Munther che incontriamo, uscendo.<br \/>\nTroviamo un\u2019atmosfera distesa, quasi allegra, nella visita alla casa dove abita un ragazzo che \u00e8 appena uscito da venti mesi di prigione israeliana, che racconta come in prigione le diverse fazioni politiche siano separate (su richiesta palestinese), mentre, dice Munther, nella casa dove ci troviamo sono insieme componenti di tutti i gruppi. Veniamo accolti con la abituale squisita ospitalit\u00e0: caff\u00e8, t\u00e8, dolci. Dopo un po\u2019 salutiamo e andiamo, lasciando il posto agli insegnanti che arrivano a congratularsi con il ragazzo e la famiglia.<br \/>\nBetlemme \u00e8 semideserta, nonostante la vicinanza del Natale, qualche gruppo di pellegrini, molti dei quali africani, nessun turismo: e questo \u00e8 il dramma economico e sociale che si ripete in ogni occasione di tensione.\u00a0Di ritorno a Ramallah mi imbatto in una manifestazione di qualche centinaio di persone, ragazzi prevalentemente, ma anche donne con bambini. Mi avvicino ad una di loro per sapere di che si tratta: mi spiega che \u00e8\u00a0una manifestazione che vuole la restituzione dei corpi degli uccisi alle famiglie\u2026 Ritorno a casa,\u00a0leggo che\u00a0la nuova legge antiterrorismo di Israele prevede la negazione del rito funebre per i \u201cterroristi\u201d uccisi, la sepoltura dei loro corpi in luogo non noto e la distruzione delle loro abitazioni entro ventiquattro ore.<\/p>\n<p>Prima di ripartire, piena di interrogativi e sentimenti contraddittori, decido di trascorrere l\u2019ultima giornata in un bellissimo luogo, Jericho, le cui zone archeologiche\u00a0sono una delle testimonianze dell\u2019enorme patrimonio della Palestina, che purtroppo nel tempo sia le incursioni militari che i bombardamenti israeliani nonch\u00e9 i\u00a0saccheggi con relativo commercio illegale di reperti, hanno sottratto ai palestinesi.\u00a0In particolare nell\u2019area C, sotto il controllo dei coloni, sono stati addirittura costruiti musei ad \u201cospitare\u201d reperti del patrimonio archeologico palestinese. Si tratta con evidenza di un altro aspetto della politica di\u00a0esproprio, anche culturale, da parte del governo israeliano.<\/p>\n<p>Bisogna vedere le meraviglie di Jerico e dintorni, attraverso le quali il tassista guida con esperienza e conoscenza. Arrivo a piedi dalla stazione dei\u00a0service\u00a0alla \u201ccollina del principe\u201d, Tell es-Sultan, luogo simbolo dell\u2019archeologia medio-orientale, indagato a partire dal 1868, che racchiude le rovine di quella che \u00e8 stata definita la \u00abcitt\u00e0 pi\u00fa antica del mondo\u00bb. Subito fuori, la fontana del principe, Ain el Sultan racconta le origini della citt\u00e0; poi si arriva ai resti del Palazzo Hisham, residenza invernale dei\u00a0califfi\u00a0omayyadi, risalente all\u2019VIII secolo d.C., a circa cinque chilometri a nord di Jericho. Dai resti del Palazzo di Erode qualche chilometro fino al Wadi el Qelt, in un canyon da mozzare il fiato, sulle cui rocce \u00e8 abbarbicato il monastero ortodosso di San Giorgio in Koziba.<br \/>\nUn panorama grandioso. Una splendida giornata, aiutata dal clima perfetto della zona, ricca infatti di agrumeti e bananeti, conclude un\u00a0viaggio breve in questa terra di cui amo persone e cultura, accompagnata dalle parole di due giovani palestinesi,Riyam Kafri AbuLaban e Tala Abu Rahmeh\u00a0che hanno curato uno dei tanti bei numeri, dedicato ad arti e cultura,\u00a0di\u00a0This week in Palestine\u00a0(luglio 2015):<br \/>\n\u201cLottiamo per definire la nostra identit\u00e0 artistica e ci chiediamo se siamo per sempre confinati nella resistenza e nell\u2019amore per una terra sempre in lotta. Forse non lo dobbiamo decidere adesso. Forse la nostra arte e la nostra cultura sono\u00a0una ridefinizione quotidiana della nostra speranza, e uno spazio che ci d\u00e0 costantemente la possibilit\u00e0 di decidere chi e che cosa siamo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il laboratorio di riparazione di strumenti musicali di Gaza, il cielo nero per i gas lacrimogeni, i bambini e i ragazzi palestinesi feriti o uccisi ogni giorno, le strade deserte di Betlemme, la manifestazione che vuole la restituzione dei corpi degli uccisi alle famiglie, la rivolta dei giovani, il saccheggio dei reperti archeologici palestinesi da&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2015\/12\/liutai-e-pietre-di-alessandra-mecozzi\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Liutai e pietre, di Alessandra Mecozzi<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[12,6],"tags":[],"class_list":["post-1786","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","category-opinioni","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-sO","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1786","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1786"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1786\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1789,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1786\/revisions\/1789"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}