{"id":1810,"date":"2015-12-20T02:27:36","date_gmt":"2015-12-20T01:27:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1810"},"modified":"2015-12-20T02:27:36","modified_gmt":"2015-12-20T01:27:36","slug":"palestina-lintifada-degli-abbracci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2015\/12\/palestina-lintifada-degli-abbracci\/","title":{"rendered":"Palestina &#8211; L\u2019Intifada degli abbracci"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa mattina, prima di iniziare questa nota, dando una scorsa alle prime pagine di alcuni giornali mi ha colpito un titolo del New York Times: \u201cUn Insegnante ucciso da Palestinesi, Ricordato come Uomo di Pace\u201d. Si parla di una delle vittime di quella che qualcuno ha chiamato l&#8217;<em>Intifada dei Coltelli<\/em>. Ferito gravemente in un attacco a un autobus a Gerusalemme il 13 ottobre scorso, Richard Lakin, un insegnante di 76 anni, \u00e8 morto pochi giorni fa nell&#8217;ospedale dove era ricoverato. Uno dei 10 israeliani che, insieme a oltre 60 palestinesi hanno finora perso la vita in questa Intifada.<!--more-->Richard Lakin, immigrato in Israele dagli Stati Uniti circa 30 anni fa, viene presentato come un pacifista, molto attivo nelle manifestazioni per la pace. La maggiore delle nipoti, di fronte al suo feretro, cos\u00ec lo ricorda: \u201cIo so che tu vorresti che io cercassi di essere sempre una persona migliore e che facessi sempre la cosa giusta. \u2026 E vorresti che io non abbia nel mio corpo neppure un&#8217;oncia di odio, malgrado quello che ti \u00e8 stato fatto.\u201d<\/p>\n<p>Lo stesso giorno, riporta il Palestine Chronicle, a Betlemme in scontri fra dimostranti ed esercito moriva, colpito in pieno petto da un proiettile israeliano, Mutaz Ibrahim Zawahreh, 27 anni, militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Un suo amico, dopo avere ricordato che sei dei suoi fratelli sono in questo momento nelle prigioni israeliane, lo ricorda cos\u00ec: \u201cEra una persona molto popolare, ognuno nella zona lo conosceva e aveva qualche relazione con lui. Era semplicemente il tipo di persona che d\u00e0 speranza alla gente. Ogni volta che qualcuno soffriva o si sentiva gi\u00f9, egli era l\u00ec pronto a essergli vicino.\u201d<\/p>\n<p>Ho voluto partire cos\u00ec perch\u00e9 non si dimentichi mai che dietro ogni conflitto, dietro le violenze che in esso si sviluppano ci sono sempre persone reali, con un nome, un vissuto, degli affetti, delle speranze e anche delle disperazioni.<\/p>\n<p>A oltre un mese dall&#8217;inizio, la ribellione a Gerusalemme e nei Territori Occupati continua. Non passa giorno che non si verifichi un nuovo accoltellamento o uno scontro fra giovani palestinesi armati di pietre e i soldati di Israele. \u00c8 l\u2019intifada dei coltelli o, come qualcuno preferisce chiamarla, degli smartphone, perch\u00e9 \u00e8 attraverso i social networks e i telefonini che questi ragazzi e ragazze comunicano e organizzano la loro protesta. Una ribellione che coinvolge non solo i palestinesi dei Territori Occupati, ma anche i palestinesi cittadini di Israele.<\/p>\n<p>La scintilla \u00e8 stata il tentativo, da parte di gruppi radicali ebraici legati ai movimento dei coloni e ai partiti di estrema destra, di cambiare nei fatti lo status quo dei luoghi santi musulmani. Fra questi i \u201cFedeli del Monte del Tempio\u201d il cui obiettivo \u00e8 di \u201cliberare il Monte del Tempio dall&#8217;occupazione araba \u2026 [e di] ricostruire il Terzo Tempio, in accordo con le parole dei profeti ebraici\u201d. Questi gruppi si sono recati ripetutamente e ostentatamente nella spianata delle moschee, anche per pregarvi, spesso accompagnati da membri dello stesso governo, fra i quali il ministro dell&#8217;agricoltura, Uri Ariel, che vi si \u00e8 fatto filmare mentre mormorava una preghiera.1\u00a0Il 26 ottobre, la vice ministra agli esteri, Tzipi Hotovely, aveva pubblicamente rivelato il suo sogno che la bandiera israeliana sventolasse sul monte del Tempio.<\/p>\n<p>Da qui gli scontri, anche molto forti, nella spianata delle moschee, estesi poi a tutti i Territori Occupati.<\/p>\n<p>Ma la ribellione palestinese che ha radici ben pi\u00f9 lontane. Da un lato c&#8217;\u00e8 la popolazione araba di Israele che si sente sempre pi\u00f9 discriminata all&#8217;interno dello stato e che, soprattutto dalla morte Rabin, ha visto peggiorare la propria situazione. Il senso di progressiva alienazione della popolazione araba di Israele \u00e8 evidenziato da recenti sondaggi secondo cui, fra il 2003 e il 2009, la percentuale di coloro che ritengono quella palestinese, piuttosto che quella araba o israeliana, la loro principale identit\u00e0 \u00e8 salito dal 18,8% al 32%.2<\/p>\n<p>Dall&#8217;altro lato c&#8217;\u00e8 la popolazione palestinese sia di Gerusalemme che dei Territori Occupati.<\/p>\n<p>A Gerusalemme la condizione dei residenti palestinesi \u00e8 sempre pi\u00f9 critica a causa del sostegno che i governi israeliani, soprattutto negli ultimi 10 anni, hanno dato alla strategia della destra dei coloni che entrano a Gerusalemme per acquistare e occupare case nel cuore dei quartieri palestinesi piu\u0300 prossimi alla Citta\u0300 Vecchia. L&#8217;obiettivo chiaro e\u0300 l&#8217;espulsione. I palestinesi sono spinti ad andarsene anche dalla mancanza di servizi: ai quartieri arabi viene allocato solo il 10% del bilancio comunale, pur essendo i palestinesi oltre il 30% della popolazione e pagando le stesse tasse dei cittadini ebrei. E continua la politica di revoca dei permessi di residenza (14.481 fra il 1967 e il 2014), e la demolizione di case palestinesi (1.724 dal 1967). E infine il muro passa dentro la citt\u00e0 chiudendo in ghetti interi quartieri palestinesi.<\/p>\n<p>Nei Territori Occupati la ribellione coinvolge giovani in gran parte fra i 13\u00a0 e i 27 anni. \u00c8, dice una studentessa universitaria di Ramallah intervistata da Al Jazeera, \u201cla generazione di Oslo, una generazione che non conosce se non la realt\u00e0 del muro dell&#8217;apartheid o delle tattiche repressive dell&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese&#8230;. Questo \u00e8 un momento cruciale, in cui i giovani stanno prendendo le cose nelle loro mani. Le voci che erano rimaste assenti dalle politiche israelo-palestinesi stanno ora erompendo attraverso canti, pietre, accoltellamenti e ogni altro metodo disponibile. Non si pu\u00f2 dire a cosa porter\u00e0 tutto ci\u00f2, ma non credo che questo sia importante in questo momento. \u2026 Comunque il messaggio \u00e8 chiaro \u2026\u00a0 questa \u00e8 la reazione della giovent\u00f9 palestinese al fallimento dei negoziati e alla continua aggressione israeliana.\u201d3<\/p>\n<p>Abbiamo iniziato ricordando come dietro ogni realt\u00e0 di violenza ci siano persone reali che soffrono questa violenza, che ne sono vittime ma anche, in qualche modo, complici. \u00c8 l&#8217;ambiguit\u00e0 insita in ogni conflitto, ambiguit\u00e0 che impedisce di separare nettamente torti e ragioni.<\/p>\n<p>Richard Lakin, ad esempio, pur certamente impegnato sinceramente per la pace, era, anche se involontariamente, parte del sistema di apartheid che caratterizza la Palestina rendendo difficile, se non impossibile, la vita dei palestinesi. Lui, americano, aveva potuto senza difficolt\u00e0 trasferirsi in Israele ottenendone subito la cittadinanza e i diritti sociali e politici. A un palestinese della diaspora \u00e8 invece impossibile tornare in Palestina, e un israeliano arabo, se sposato con una palestinese della Cisgiordania o di Gaza, \u00e8 costretto a lasciare Israele se vuole vivere con la moglie. Lakin aveva poi la possibilit\u00e0 di muoversi liberamente, al contrario dei palestinesi costretti a confrontarsi quotidianamente con checkpoint, muri e strade riservate ai coloni. Al di l\u00e0 della repressione e della violenza, apartheid significa proprio questo: due popolazioni, nello stesso territorio, sotto la stessa autorit\u00e0, ma regolate da due sistemi legali diversi.<\/p>\n<p>Ma anche il giovane palestinese che reagisce alla frustrazione e mancanza di prospettive in cui vive armandosi di un coltello, come pi\u00f9 volte \u00e8 accaduto in questi giorni, nei fatti finisce per alimentare ulteriormente la violenza della repressione. Scrive, sul Palestine Chronicle, Jonathan Cook: \u201cgli israeliani non incolpano per la reazione [dei palestinesi] la politica di implacabile forza del loro governo. Chiedono anzi maggiore forza nei riguardi dei palestinesi. I sondaggi dicono che Avigdor Lieberman, l&#8217;ex buttafuori moldavo divenuto poi il duro della destra israeliana, \u00e8 il candidato preferito a guidare la nazione fuori della crisi\u201d. Secondo Jafar Farah, un leader dei palestinesi israeliani, il conflitto sta divenendo sempre pi\u00f9 simile a una guerra civile piuttosto che a una guerra di liberazione. E le guerre civili, soprattutto se di tipo etnico, sono le pi\u00f9 violente: l&#8217;obiettivo non \u00e8 la sconfitta dell&#8217;avversario ma la sua distruzione.<\/p>\n<p>\u00c8 urgente un maggiore impegno di solidariet\u00e0 attraverso forme di lotta nonviolenta, quali ad esempio il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Sarebbe un modo efficace per affiancare la lotta nonviolenta che in diverse realt\u00e0 della Palestina viene portata avanti, anche se spesso nel disinteresse della stampa. Anche se purtroppo non in Italia, il sostegno per il BDS sta crescendo. Proprio il 27 ottobre, 343 accademici inglesi si sono impegnati a boicottare le istituzioni accademiche israeliane fino a che Israele non rispetti le leggi internazionali e non cessi la discriminazione nei riguardi dei palestinesi. Sempre in Gran Bretagna, lo scorso aprile, la banca Barclays ha disinvestito dalla Elbit Systems, uno dei principali produttori di armi israeliani. \u00c8 di settembre la notizia che la compagnia francese Veolia ha venduto le ultime partecipazioni in aziende israeliane.<\/p>\n<p>Chi sa che un giorno non si possa realizzare il sogno di Vincino di un&#8217;Intifada degli abbracci. Un&#8217;idea certamente molto ingenua, ma senza una buona dose di ingenuit\u00e0 sar\u00e0 mai possibile cambiare il mondo?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>Negli ultimi giorni, a seguito delle pressioni venute anche dall\u2019amministrazione americana, il Governo di Israele ha deciso di vietare ai suoi ministri di recarsi nella spianata delle moschee, e a tutti i non musulmani di pregarvi.<\/li>\n<\/ol>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Sammy Smooha, Index of Arab-Jewish Relations in Israel, 2003-2009, The Jewish-Arab Center, University of Haifa.<\/li>\n<\/ol>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Al Jazeera America, 14 ottobre 2015.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Questa mattina, prima di iniziare questa nota, dando una scorsa alle prime pagine di alcuni giornali mi ha colpito un titolo del New York Times: \u201cUn Insegnante ucciso da Palestinesi, Ricordato come Uomo di Pace\u201d. 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