{"id":1851,"date":"2016-01-05T14:18:20","date_gmt":"2016-01-05T13:18:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=1851"},"modified":"2016-01-05T14:18:20","modified_gmt":"2016-01-05T13:18:20","slug":"notizie-dalla-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/01\/notizie-dalla-palestina\/","title":{"rendered":"Notizie dalla Palestina"},"content":{"rendered":"<p>Vaticano: entra in vigore l&#8217;accordo con la Palestina<br \/>\nEra stato firmato lo scorso 26 giugno.<br \/>\nIl documento riafferma il sostegno a una soluzione pacifica nella regione<\/p>\n<p>\u201cIn riferimento al Comprehensive Agreement between the Holy See and the State of Palestine\u00a0 firmato il 26 giugno 2015, la Santa Sede e lo Stato di Palestina hanno notificato reciprocamente il compimento delle procedure richieste per la sua entrata in vigore \u2013 si legge nella nota della sala stampa vaticana -, ai sensi dell\u2019Articolo 30 del medesimo Accordo\u201d. L\u2019Accordo, costituito da un Preambolo e da 32 articoli, \u201criguarda aspetti essenziali della vita e dell\u2019attivit\u00e0 della Chiesa in Palestina, riaffermando nello stesso tempo il sostegno per una soluzione negoziata e pacifica del conflitto nella regione\u201d, conclude la nota.<!--more--><\/p>\n<p>\u00abSostegno alla pace\u00bb<br \/>\nNel testo, ora in vigore, viene espresso \u00abl\u2019auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell\u2019ambito della Two-State Solution\u00bb, aveva spiegato all\u2019Osservatore Romano monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, a ridosso della firma dell\u2019intesa. Sarebbe \u00abpositivo &#8211; aveva spiegato il capo della delegazione vaticana &#8211; che l\u2019accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini\u00bb.<\/p>\n<p>Cosa dice l\u2019accordo<br \/>\nSi legge nel Bollettino della Santa Sede che l\u2019accordo \u00abinclude un riconoscimento ufficiale della Palestina come Stato da parte della Santa Sede, quale segno di riconoscimento del diritto del popolo palestinese all\u2019autodeterminazione, alla libert\u00e0 e dignit\u00e0 in un proprio Stato indipendente libero dalle catene dell\u2019occupazione. Esso appoggia anche la visione a favore della pace e della giustizia nella regione, conformemente con il diritto internazionale, sulla base di due Stati, che vivono uno accanto all\u2019altro in pace e sicurezza sulla base delle frontiere del 1967\u00bb.<br \/>\nViene cos\u00ec \u00abrafforzato\u00bb il \u00ablegame\u00bb della Santa Sede con \u00abdisposizioni nuove e senza precedenti connesse con lo status speciale della Palestina quale luogo di nascita del cristianesimo e culla delle religioni monoteiste. Esso incarna i nostri valori comuni di libert\u00e0, dignit\u00e0, tolleranza, coesistenza e uguaglianza di tutti. Ci\u00f2 avviene in un momento nel quale l\u2019estremismo, la violenza barbara e l\u2019ignoranza minacciano il tessuto sociale e l\u2019identit\u00e0 culturale della regione e sicuramente del patrimonio umano. In questo scenario lo Stato di Palestina reitera il proprio impegno a combattere l\u2019estremismo e a promuovere la tolleranza, la libert\u00e0 di coscienza e di religione e a salvaguardare nello stesso modo i diritti di tutti i suoi cittadini. Questi sono i valori e i principi che riflettono le convinzioni e le aspirazioni del popolo palestinese e della sua leadership e sono le basi sulle quali continuiamo a sforzarci di fondare il nostro Stato indipendente e democratico\u00bb.<\/p>\n<hr \/>\n<p>4 gennaio 2016 Agenzia stampa Infopal<br \/>\nTraduzione di Edy Meroli<br \/>\nGaza entra nel 10\u00b0 anno di blocco israeliano<\/p>\n<p>Memo. L\u2019inizio del 2016 vede i Palestinesi della Striscia di Gaza entrare nel 10\u00b0 anno di blocco israeliano del territorio, che si \u00e8 aggravato col supporto egiziano. Il blocco \u00e8 iniziato dopo le elezioni palestinesi del 2006, quando il Movimento di resistenza islamica palestinese, Hamas, vinse con una maggioranza schiacciante. Organismi di controllo locali e internazionali descrissero le elezioni palestinesi come tra le pi\u00f9 trasparenti mai registrate. In Palestina, per\u00f2, sono ricordate con tristezza come le elezioni che hanno segnato la spaccatura politica interna e l\u2019inizio dell\u2019assedio di Gaza.<br \/>\nLe autorit\u00e0 israeliane hanno chiuso tutti i valichi sul\u00a0 territorio, mantenendo aperto solo il valico di Erez (Beit Hanoun) per il traffico pedonale occasionale (ed \u00e8 stato usato per intrappolare persone che cercano di attraversarlo), e Karem Abu Salam per alcune merci classificate e altamente regolamentate. L\u2019Egitto ha mantenuto chiuso il valico di Rafah per la maggior parte del tempo. Nel 2015, \u00e8 rimasto aperto solo 21 giorni; appena 10 mila Palestinesi sono stati autorizzati ad attraversarlo, tra i quali pellegrini, malati e studenti. Le autorit\u00e0 israeliane hanno imposto severe restrizioni sui malati e sui loro compagni di viaggio attraverso Erez. Gruppi per i diritti umani hanno registrato l\u2019arresto di molti pazienti o dei loro accompagnatori durante l\u2019ingresso in Israele. Gli israeliani hanno tentato di ricattare le persone e farle diventare delatori in cambio del permesso di passaggio. Quds Press ha riferito la carenza cronica di medicinali e di prodotti ospedalieri monouso. Il portavoce del ministero della Salute palestinese a Gaza, Ashraf al-Qidra, ha affermato che gli scaffali sono vuoti a causa delle restrizioni imposte dagli israeliani sulle persone e sulle merci che entrano e escono dall\u2019enclave costiera. Il deputato\u00a0 indipendente, Jamal Al-Khodari, che \u00e8 a capo di un comitato popolare che lavora per porre fine all\u2019assedio, ha detto a Quds Press che Israele ha cercato di \u201clegalizzare\u201d il blocco e farlo durare pi\u00f9 a lungo possibile, utilizzando tutti i mezzi possibili.<br \/>\nLa situazione dei Palestinesi di Gaza ha suscitato un ampio sostegno popolare in tutto il mondo e sono stati fatti molti tentativi per rompere l\u2019assedio via mare. Anche se alcune piccole imbarcazioni hanno fatto il viaggio nei primi anni, pi\u00f9 tardi tentativi pi\u00f9 ambiziosi sono stati fermati in acque internazionali dalla marina militare israeliana, spesso violentemente. Nel maggio del 2010, ad esempio, un commando israeliano ha intercettato la Freedom Flotilla. Nove cittadini turchi sono stati uccisi durante l\u2019assalto ed altri sono stati feriti; uno \u00e8 morto nel 2014 a causa delle ferite riportate. Le navi sono state trainate nel porto di Ashdod, in Israele, e tutti a bordo sono stati arrestati.<br \/>\nDurante l\u2019assedio, Israele ha lanciato quattro grandi offensive militari contro la popolazione di Gaza, nel 2006, 2008\/9, 2012 e 2014; quest\u2019ultimo \u00e8 stato il pi\u00f9 distruttivo. E\u2019 durato 51 giorni e intere zone di Gaza sono state rase al suolo dalle bombe israeliane; decine di migliaia di persone sono state sfollate.<br \/>\nLa stretta dell\u2019assedio e le guerre hanno distrutto l\u2019economia palestinese a Gaza, ha detto a Quds Press il commentatore economico Maher Al-Tabaa. \u201cIl tasso di disoccupazione a Gaza \u00e8 del 42 per cento, con il blocco che aggrava la crisi economica\u201d, ha spiegato. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il tasso di disoccupazione a Gaza \u00e8 il pi\u00f9 alto del mondo e ci sono pi\u00f9 di 200 mila persone disoccupate a Gaza. Al-Tabaa ha avvertito che se l\u2019assedio di Gaza continua, la vita normale non sar\u00e0 praticabile nel territorio nel 2016. Molte organizzazioni internazionali hanno formulato avvertimenti simili a causa degli effetti delle oppressive misure israeliane, che sono considerate come una punizione collettiva e sono illegali secondo il diritto internazionale.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Pioggia di diserbanti su Gaza<\/p>\n<p>Nei giorni scorsi aerei israeliani hanno irrorato con gli erbicidi almeno 150 ettari di terreni fertili palestinesi, distruggendo le coltivazioni di centinaia di famiglie. Si temono rischi per la salute della popolazione. ONU: nel 2015 sono morti in scontri e attacchi 170 palestinesi e 27 israeliani.<br \/>\nGerusalemme, 31 dicembre 2015, Nena News \u2013 \u00ab\u00c8 un disastro per centinaia di famiglie contadine e non conosciamo gli effetti che questi prodotti chimici potranno avere sulla popolazione di Gaza\u00bb. Scuote la testa Khalil Shahin, vice direttore del Centro per i Diritti Umani, che sta indagando sull\u2019irrorazione, con diserbanti e defolianti, fatta nei giorni scorsi da aerei agricoli israeliani di almeno 150 ettari di terreni coltivati nella fascia orientale di Gaza, adiacente alle linee di confine. \u00abNon \u00e8 la prima volta che accade, l\u2019Esercito israeliano sostiene che distruggendo la vegetazione si impediscono i lanci di razzi e altri attacchi\u00bb ci spiega Shahin \u00abma negli anni passati questa irrorazione era limitata a pochi terreni vicini alle recinzioni di confine. Nei giorni scorsi gli aerei israeliani invece si sono spinti in profondit\u00e0, per molte centinaia di metri. In alcuni casi i liquidi, spinti dal vento, sono arrivati fino a due km di distanza dal confine, quindi a ridosso dei centri abitati di Gaza\u00bb.<br \/>\nDa parte israeliana si conferma l\u2019uso di erbicidi e di inibitori di germinazione, allo scopo di \u00abgarantire lo svolgimento delle operazioni di sicurezza lungo il confine\u00bb, ha spiegato un portavoce militare. Anche gli Stati Uniti, negli anni Sessanta, parlavano di \u00abcondizioni di sicurezza da garantire\u00bb quando spruzzavano ampie porzioni del Vietnam con il famigerato Agente Arancio, per rimuovere le foglie degli alberi e privare i Vietcong della copertura della vegetazione. Il conto negli anni successivi lo hanno pagato tanti civili vietnamiti, soggetti agli effetti cancerogeni dell\u2019Agente Arancio, senza dimenticare i neonati malformati. La comunit\u00e0 internazionale intervenne con una convenzione del 1978 che vieta o limita fortemente l\u2019uso degli erbicidi durante i conflitti, alla luce alle conseguenze devastanti che hanno sulle persone. Israele non l\u2019ha firmata.<br \/>\nCosa significher\u00e0 questa pioggia di diserbanti peruna porzione della popolazione di Gaza si sapr\u00e0 solo in futuro. Cos\u00ec come si stanno ancora studiando le possibili contaminazioni causate dai bombardamenti dal cielo e da terra compiuti da Israele nell\u2019estate del 2014 \u2014 nella stessa fascia di territorio orientale di Gaza irrorata nei giorni scorsi \u2014 e quelle precedenti provocate delle offensive militari del 2012 e del 2008\u20139 (sono proprio questi i giorni dell\u2019anniversario dell\u2019Operazione \u201cPiombo fuso\u201d).<br \/>\nLa conseguenza immediata \u00e8 economica: centinaia di famiglie con i campi nelle zone di Qarara e Wadi al Salqa hanno visto distrutti in poche ore spinaci, piselli, prezzemolo e fagioli. Contadini che gi\u00e0 devono fare i conti tutto l\u2019anno con le restrizioni imposte da Israele all\u2019ingresso nella cosiddetta \u201cno-go zone\u201d, la zona lungo il confine, larga fino a 300 metri (\u00e8 la pi\u00f9 fertile della Striscia), dove i palestinesi non possono entrare. Qui l\u2019Esercito negli ultimi tre mesi ha ucciso almeno 16 persone e ferito altre 400 durante le manifestazioni innescate dall\u2019Intifada di Gerusalemme.<br \/>\nDi cosa potranno ora vivere i contadini palestinesi rimasti senza raccolto non \u00e8 un problema che interessa all\u2019esercito israeliano. Senza dimenticare che raramente le produzioni agricole riescono ad uscire da Gaza. E quando accade, sempre con l\u2019autorizzazione di Israele, la spedizione non va sempre a buon fine. Nei giorni scorsi alcune tonnellate di pomodori sono state rispedite al mittente dagli israeliani. Perch\u00e8, secondo le autorit\u00e0 militari, erano state aggiunte illegalmente a un carico di altri ortaggi. A Gaza per\u00f2 sono circolate altre voci. Pare che i pomodori contenessero alte concentrazioni di un pesticida, usato in modo improprio, quindi pericoloso per la salute. Il ministero dell\u2019agricoltura palestinese per\u00f2 ha smentito, sostenendo che queste voci \u00abfanno solo il gioco dell\u2019occupante israeliano\u00bb.<br \/>\nIntanto Ocha, l\u2019ufficio di coordimento delle attivit\u00e0 umanitarie dell\u2019Onu, ha diffuso alcuni dati sull\u2019anno che finisce oggi. Nel 2015, fino al 28 dicembre, sono stati uccisi almeno 170 palestinesi e 26 israeliani (ieri \u00e8 morto un colono ferito a met\u00e0 mese a Hebron), in attacchi e scontri nel territorio palestinese occupato e in Israele, avvenuti in maggioranza dopo il 1 ottobre, data con la quale si indica l\u2019inizio dell\u2019Intifada di Gerusalemme. Durante il 2015, le autorit\u00e0 israeliane hanno fatto demolire \u201cper mancanza di permesso\u201d 539 edifici palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Sono state ridotte in macerie, a scopo punitivo, altre 19 case appartenenti a palestinesi accusati di attacchi contro gli israeliani. Nena News<\/p>\n<hr \/>\n<p>22 Dicembre 2015<br \/>\nNUMERARE I PALESTINESI<\/p>\n<p>L\u2019esercito israeliano introduce un nuovo sistema di numeri di identificazione per i 30.000 residenti palestinesi della citt\u00e0. A Hebron anche i bambini hanno un numero. Hebron &#8211; Cisgiordania occupata &#8211; Ad ogni tramonto, Alaa, 23 anni, sta sul balcone della sua modesta casa in pietra che si affaccia su Shuhada Street a Hebron. &#8220;Conto i minuti fino a quando [il marito] torna a casa. Aspetto alla finestra e gli dico di non fare tardi&#8221;, ha detto, chiedendo che il suo cognome non venga pubblicato.<br \/>\nShuhada Street (in arabo &#8220;Strada dei Martiri &#8220;), una volta era una strada vivace che attraversava il cuore della pi\u00f9 grande citt\u00e0 della Cisgiordania, collegando il mercato all&#8217;aperto di Hebron alla moschea Ibrahimi. I palestinesi giravano tra i negozi affollati e le fabbriche di vetro e vivevano in appartamenti sopra i negozi. L&#8217;area \u00e8 anche residenza di 500 coloni israeliani estremisti, ed \u00e8 da tempo un punto caldo per i disordini tra i palestinesi e l&#8217;esercito israeliano. Negli ultimi mesi, i pochi palestinesi che vivono ancora sulla o vicino alla strada, stanno sopportando una nuova serie di restrizioni imposte dall&#8217;esercito e misure di sicurezza. Il 30<br \/>\nottobre, l&#8217;esercito israeliano ha imposto una nuova zona militare chiusa, sotto il pieno controllo della sicurezza israeliana, sopra la zona di Hebron.<br \/>\n\u00abNessuno pu\u00f2 venire a trovarci. Mio padre non potr\u00e0 venire a farci visita &#8220;, ha detto Alaa.<br \/>\nPer imporre la chiusura, l&#8217;esercito israeliano ha introdotto un nuovo sistema di numeri di identificazione per i 30.000 residenti palestinesi del quartiere chiuso H2 che comprende circa il 20 per cento di Hebron e comprende Shuhada Street e una serie di insediamenti israeliani.<br \/>\nIl restante 80 per cento della citt\u00e0 \u00e8 sotto la giurisdizione dell&#8217;Autorit\u00e0 Palestinese.<\/p>\n<p>Oltre a presentare le loro carte di identificazione a 17 punti di controllo interni ed essere sottoposti a controlli di sicurezza, i palestinesi devono ora dire ai soldati il loro nuovo numero identificativo quando entrano ed escono attraverso i blocchi che chiudono Shuhada Street. L&#8217;esercito non ha distribuito i documenti cartacei con il nuovo numero di identificazione. Una volta che ad un soldato \u00e8 stato detto il numero, vengono fatti controlli incrociati con una lista stampata. &#8220;Chi non ha un numero viene rimosso o arrestato. L&#8217;esercito israeliano ha arrestato almeno 20 volontari internazionali che monitoravano la zona H2&#8221;, ha affermato Sohaib Zahda, del gruppo di attivisti \u201cGiovent\u00f9 contro gli insediamenti\u201d con sede a Hebron. Coloro che dimenticano i loro numeri di identificazione o hanno scelto di non iscriversi e sgattaiolano di nascosto dentro e fuori l&#8217;area H2 attraverso i campi, devono fare attenzione a non essere catturati nella zona fortemente controllata.<\/p>\n<p>&#8220;Anche i bambini piccoli hanno un numero&#8221;, ha detto Anas Murakatan, 27 anni, che vive in un appartamento nei pressi di un posto di blocco all&#8217;ingresso di Shuhada Street. &#8220;Io sono il 58 anni; lei il 59 &#8220;, ha detto Anas, indicando la moglie incinta, Fadwa Murakatan. I suoi figli sono il 60 e il 61.\u00a0 &#8220;Quando la bambina sar\u00e0 nata, anche lei ne avr\u00e0 uno.&#8221;<br \/>\nIl figlio di Fadwa sarebbe dovuto nascere quattro settimane fa &#8211; spingendo il marito a dire per scherzo che &#8220;il bambino ha paura, cos\u00ec non vuole venire fuori&#8221;. Fadwa ha spiegato che quando entrer\u00e0 in travaglio, dovr\u00e0 camminare lungo Shuhada Street e attraversare un checkpoint, e solo allora potr\u00e0 salire su un&#8217;ambulanza. Ha detto che ha dovuto aspettare 30 minuti l&#8217;ultima volta che ha avuto bisogno di un ambulanza. A causa delle nuove norme, ha detto, &#8220;non ci \u00e8 permesso far venire degli ospiti. Quando avr\u00f2 partorito, non permetteranno alla mia famiglia di venire a trovarmi&#8221;<\/p>\n<p>Un portavoce\u00a0 dell&#8217;esercito israeliano ha detto in una dichiarazione ad Al Jazeera: &#8220;Le misure precauzionali sono state prese per prevenire attacchi futuri e mantenere la sicurezza e il benessere dei residenza della zona.&#8221;<br \/>\nMa il gruppo israeliano per i diritti umani B&#8217;Tselem ha detto, in una dichiarazione rilasciata il mese scorso, che la nuova misura costituisce &#8220;una punizione collettiva per i residenti di Hebron&#8221;. &#8220;Tutti coloro il cui nome non \u00e8 sulla lista, non possono attraversare il checkpoint e sono costretti a fare una lunga e difficile deviazione per tornare a casa. Alcuni residenti del quartiere non hanno voluto che i loro nomi venissero messi in lista per protestare contro il dover ricevere un permesso di entrare nelle loro proprie case &#8220;, ha detto nella dichiarazione. &#8220;In altri casi, il personale del checkpoint ha erroneamente lasciato fuori dalla lista i nomi di alcuni residenti, cos\u00ec questi individui non possono attraversare il checkpoint.&#8221;<br \/>\nAl di l\u00e0 del centro di Hebron, l&#8217;esercito israeliano ha montato una serie di posti di blocco mobili tra Hebron e Betlemme, causando lunghi ritardi per gli automobilisti nello stesso posto dove le auto venivano regolarmente ispezionate nel corso della seconda Intifada.<\/p>\n<p>Nel 1994, dopo la firma degli Accordi di Oslo, l&#8217;esercito israeliano ha chiuso le imprese e i negozi lungo Shuhada Street. Un decennio pi\u00f9 tardi, alla fine della Seconda Intifada, nel 2005, l&#8217;esercito ha spento gli impianti di produzione di vetro e ha vietato ai veicoli palestinesi di utilizzare la strada. Centinaia di persone sono state costrette a trasferirsi, e quelli che sono rimasti spesso devono entrare nelle loro case attraverso vicoli.<br \/>\n&#8220;Ai palestinesi \u00e8 impedito di percorrere Shuhada Street. Una parte di essa \u00e8 proibita anche a piedi&#8221;, ha detto Sarit Michaeli, un portavoce del gruppo israeliano per i diritti umani B&#8217;Tselem. &#8220;Tutta questa situazione \u00e8 destinata a facilitare la presenza dei coloni israeliani. Si tratta di una politica ufficiale adottata dal governo israeliano chiamata &#8216;politica di separazione&#8217;.&#8221;<\/p>\n<p>Nonostante questi cambiamenti, i politici israeliani estremisti dicono che la maggiore presenza dell&#8217;esercito in ed intorno a Hebron rimane insufficiente. Parlando a Radio Esercito Lunedi scorso, Naftali Bennett, il leader del partito di estrema destra Home Party, ha chiesto un secondo \u201cScudo Difensivo\u201d, riferendosi alla grande operazione militare di Israele in Cisgiordania nel 2002. La dichiarazioni di Bennett riflettono un crescente desiderio della destra israeliani di lanciare un attacco su vasta scala nelle citt\u00e0 palestinesi. Mentre Hebron \u00e8 stata a lungo luogo di scontri tra coloni e palestinesi, i Murakatans hanno detto di aver assistito a circa tre attacchi dei coloni in una settimana, da quando il loro quartiere \u00e8 diventato una zona militare chiusa. Hanno detto che gli attacchi avvengono sempre durante la notte e coinvolgono circa una dozzina di coloni che sfilano lungo Shuhada Street, spesso lanciando sassi contro le case palestinesi.<\/p>\n<p>&#8220;Un mese fa la nostra figlia, \u00e8 caduta per le scale, e cos\u00ec mio marito l&#8217;ha portata in ospedale&#8221;, ha raccontato Fadwa. &#8220;Quando sono tornata dall&#8217;ospedale, un colono ha cercato di attaccarmi mentre avevo in braccio Diala,&#8221; ha detto Anas. In un altro incidente, i soldati israeliani hanno accusato Fadwa di nascondere un&#8217;arma quando ha lasciato la sua casa per buttare i rifiuti in un bidone in Shuhada Street. &#8220;Ho chiesto, &#8216;Dove \u00e8 il coltello, dove si trova il coltello'&#8221;, ha detto, allontanando le braccia dal petto. Quando scende il crepuscolo, la famiglia di quattro persone sale sul tetto &#8211; l&#8217;unico spazio giochi all&#8217;aperto per i due bambini, che giocano a calci bossoli di lacrimogeni e una scatola con scritto &#8220;pericoloso&#8221;. Una bolla di accompagnamento sulla scatola indica che i suoi contenuti sono stati pensati per l&#8217;esercito israeliano. Il contenitore \u00e8 stato lanciato sulla loro casa durante gli scontri di Hebron praticamente giornalieri tra giovani palestinesi e militari israeliani.<br \/>\nSotto, due coloni passeggiano attraverso Shuhada Street vicino a un gruppo di soldati. Nessun palestinese sulla strada. Nel frattempo, Anas ricorda come era diverso il suo quartiere una volta. &#8220;Era molto bello; c\u2019erano sempre un sacco di persone&#8221; ha detto. &#8220;A quel tempo i coloni avevano paura di noi &#8211; ma ora abbiamo paura di loro.&#8221;<br \/>\nTradotto da Barbara G. &#8211; Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus &#8211; Firenze<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vaticano: entra in vigore l&#8217;accordo con la Palestina Era stato firmato lo scorso 26 giugno. 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