{"id":2080,"date":"2016-06-29T17:07:56","date_gmt":"2016-06-29T15:07:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2080"},"modified":"2018-08-09T15:00:22","modified_gmt":"2018-08-09T13:00:22","slug":"il-brasile-e-le-acrobazie-della-democrazia-intervista-a-francisco-foot-hardman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/06\/il-brasile-e-le-acrobazie-della-democrazia-intervista-a-francisco-foot-hardman\/","title":{"rendered":"Il Brasile e le acrobazie della democrazia. Intervista a Francisco Foot Hardman"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSIA DI EUGENIO<\/p>\n<p><em>Pubblichiamo l\u2019intervista realizzata da Alessia Di Eugenio, dottoranda all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, a Francisco Foot Hardman, professore presso l\u2019Universit\u00e0 Statale di Campinas. Negli anni \u201970 e \u201980 del Novecento Foot Hardman \u00e8 stato militante contro la dittatura militare in Brasile e tra il 1983 e il 1985, nella fase finale della dittatura, \u00e8 stato uno dei principali editorialisti del quotidiano \u00abFolha de S. Paulo\u00bb, politicamente impegnato nella campagna per le elezioni dirette per la presidenza del Brasile. Si \u00e8 occupato di storia del movimento operaio in Brasile e, pi\u00f9 recentemente, del ruolo della memoria e delle rappresentazioni culturali riguardo il periodo storico della dittatura (1964-1985). Ha inoltre partecipato e sostenuto le iniziative del collettivo \u00abFeijoada Completa\u00bb, creato a Bologna da studenti e ricercatori brasiliani e italiani in solidariet\u00e0 alle proteste nelle citt\u00e0 brasiliane contro il golpe.<\/em><!--more--><\/p>\n<p><em>Foot Hardman fornisce una precisa ricostruzione dei recenti avvenimenti della crisi brasiliana, inserendola in un quadro genealogico che mostra le dinamiche complesse in cui si \u00e8 prodotta. Partendo dalla costatazione del golpe in corso contro la presidente Dilma, l\u2019intervista mostra quali forze politiche stanno portando avanti questo processo e quali responsabilit\u00e0 ha proprio il partito della presidente, il Partido dos Trabalhadores (PT), per la progressiva perdita di credibilit\u00e0 politica. Se il governo Temer risponde agli interessi di oligarchie nazionali conservatrici, il governo Dilma, pur ereditando la spinta progressista del lulismo e delle sue conquiste sociali, ha mostrato le contraddizioni del partito e del governo in tutta la loro evidenza. Dopo le <a href=\"http:\/\/www.connessioniprecarie.org\/2014\/12\/21\/lultima-vittoria-del-lulismo\/\">ultime elezioni <\/a>la strategia delle alleanze al centro realizzate in nome della governabilit\u00e0 e a spese delle politiche di redistribuzione e allargamento dei diritti sociali ha determinato lo scollamento del PT dalla propria base sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>Ormai \u00e8 evidente che le possibilit\u00e0 di Dilma Rousseff di rientrare in gioco sono pari a zero. Ci\u00f2 che tuttavia ci interessa della vicenda brasiliana non \u00e8 un\u2019analisi politologica, n\u00e9 la questione della legittimit\u00e0 di chi \u00e8 al governo, ma il fatto che le classi sociali tradite dal PT scendono in piazza per difendere non il partito n\u00e9 Dilma, ma la democrazia. Non si tratta per\u00f2 di una democrazia che, in nome della propria effettivit\u00e0 e della governabilit\u00e0, cerca di neutralizzare le differenze, e neppure delle procedure democratiche che hanno consentito l\u2019instaurarsi di un golpe de facto all\u2019interno della legalit\u00e0 costituzionale. Si agita, nelle parole di chi protesta contro il golpe, un\u2019idea di democrazia portatrice di disordine anzich\u00e9 di ordine, che non ambisce a farsi discorso universalistico perch\u00e9 parla di \u00abnoi\u00bb preciso, di un\u2019irriducibile e multiforme parzialit\u00e0, come leggiamo nel Manifesto \u00ab<a href=\"http:\/\/www.redebrasilatual.com.br\/cidadania\/2016\/03\/movimentos-sociais-e-coletivos-ligados-a-periferia-lancam-campanha-contra-o-golpe-4660.html\">Periferie Contra O Golpe<\/a>\u00bb:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNoi, che non difendiamo questo governo del PT, un governo ci ha lasciato solo le briciole mentre stringeva alleanze con coloro che ci sfruttano, ma ne denunciamo continuamente le contraddizioni. Noi, che negli ultimi anni siamo entrati nelle universit\u00e0, mettendo il piede in mezzo alla porta, a testa alta, con l\u2019orgoglio nel petto e lo sguardo sulle prospettive all\u2019orizzonte [\u2026] Noi, che abbiamo conquistato solo una parte di ci\u00f2 che sogniamo e di cui abbiamo diritto, noi non ammettiamo nessuna retrocessione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo soggetto, eterogeneo e frammentato, vede la lotta per la <a href=\"http:\/\/www.connessioniprecarie.org\/2016\/04\/12\/la-democrazia-della-mobilita-contro-il-governo-della-democrazia\/\">democrazia come materiale possibilit\u00e0 di acquisire quote di potere sociale<\/a>, di mettere \u00abil piede in mezzo alla porta\u00bb, consapevoli del fatto che indietro non si torna. Questo modo di intendere la democrazia \u00e8 forse l\u2019eredit\u00e0 imprevista delle politiche del lulismo, la stella che continua a brillare anche dopo il tramonto di un\u2019era.<\/em><\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>ADE: Il 12 maggio scorso il Senato brasiliano si \u00e8 espresso a favore della messa in stato d\u2019accusa della presidente Dilma Rousseff, con 55 voti favorevoli e 22 contrari, per crimini di corruzione. Al termine dei 180 giorni di sospensione, Dilma verr\u00e0 processata. La guida ad interim del Paese \u00e8 affidata al vicepresidente Michel Temer, che ha inaugurato un governo provvisorio dai tratti conservatori. Si continua a usare l\u2019espressione \u00abgolpe\u00bb ma in Brasile c\u2019\u00e8 ancor un acceso dibattito su quanto accaduto. Recentemente l\u2019ex presidente Fernande Henrique Cardoso ha rilasciato un\u2019intervista al giornale EL PA\u00cdS sostenendo che non si tratta di un golpe, che il processo di impeachment \u00e8 stato condotto regolarmente secondo i criteri della Costituzione e sostenendo inoltre che in Brasile non esiste golpismo, esiste piuttosto arretratezza e conservatorismo nel comportamento politico. Lei cosa pensa a riguardo?<\/p>\n<p>FFH: \u00c8 chiaro che in Brasile c\u2019\u00e8 stato un golpe politico contro il governo della presidente Dilma Roussef. E Fernando Henrique Cardoso o FHC, come lo chiamiamo nel mio Paese, \u00e8 stato uno dei principali leader politici dietro le sue quinte; \u00e8 stato lui a dare il \u00absemaforo verde\u00bb per l\u2019appoggio formale del suo partito, il PSDB (Partito della social-democrazia brasiliana, nato nel 1989 come presunta dissidenza di centro-sinistra dal PMDB \u2013 Partito del movimento democratico brasiliano \u2013 ma sempre nel campo della destra e del neo-liberalismo e il cui nome, dunque, suona oggi come un\u2019ipocrita beffa) al processo parlamentare di interruzione del mandato di Dilma. FHC, il cui governo \u00e8 stato sempre alleato di politici sostenitori organici della dittatura militare (per esempio Marco Maciel, suo vice-presidente, e Antonio Carlos Magalh\u00e3es, presidente del Congresso, due vecchi e potenti rappresentati delle oligarchie del nord-est del Brasile) e le cui politiche sono state sempre privatiste e contrarie ai diritti sociali e del lavoro, \u00e8 stato soprannominato da giornalisti e intellettuali sicofanti \u00abprincipe della sociologia brasiliana\u00bb. Tuttavia, pochi giorni fa, davanti a un <a href=\"https:\/\/docs.google.com\/document\/d\/1Lt8nIP2ZZUAG1qjcXNm97m0QEUEETOTGccm639L0NY8\/edit\">Manifesto<\/a>\u00a0sottoscritto da circa 500 ricercatori, professori brasiliani e brasilianisti contro la sua partecipazione, come relatore invitato, all\u2019apertura del Congresso di LASA (Latin American Studies Association), che si \u00e8 svolta a New York e ha celebrato il suo 50\u00b0 anniversario, FHC ha annullato la sua partecipazione. Forse perch\u00e9 le sue orecchie sensibili di \u00abPrincipe\u00bb non si sono ancora abituate ai fischi. Il golpe \u00abbianco\u00bb (senza sangue e senza intervento diretto delle forze armate) non \u00e8 stato meno grave nel produrre una rottura istituzionale della democrazia brasiliana, tanto difficilmente costruita dopo la fine della dittatura militare (1985) e della promulgazione della nuova Costituzione(1988). \u00c8 stato un golpe ben articolato tra le forze pi\u00f9 reazionarie di destra ed \u00e8 cominciato quando, nell\u2019ottobre del 2014, contro ogni previsione Dilma \u00e8 stata eletta con pi\u00f9 di 54,5 milioni di voti (o 51,7% di voti validi, maggioranza chiarissima), battendo il candidato A\u00e9cio Neves (PSDB) che aveva FHC come suo grande \u00abpadrino\u00bb. Questa \u00absanta allenza\u00bb golpista include settori del potere giudiziario, della polizia federale, delle \u00e9lite delle imprese di S\u00e3o Paulo (e la sua federazione, la FIESP, come fonte di propaganda e finanziamento), del Congresso nazionale (deputati e senatori del \u00abcentrone\u00bb maggioritario, perfetta espressione politica della permanenza delle oligarchie in Brasile) e, last but not least, dei grandi media televisivi brasiliani (la Rede Globo prima di tutto) e la stampa (l\u2019editoria Abrile la rivista Veja nel centro della campagna di destabilizzazione).<\/p>\n<p>Come lo stesso Hernique Cardoso ha detto, \u00aboggi in Brasile i partiti sono gruppi di interesse\u00bb e la corruzione riguarda la maggior parte dei partiti. Gli scandali legati a veri o presunti crimini di corruzione tornano ciclicamente. Quali vettori possiede la corruzione in Brasile? Quali reali responsabilit\u00e0 possono essere attribuite alla presidente Dilma? Pensa che sar\u00e0 condannata e che questo governo rester\u00e0 fino alle prossime elezioni?<\/p>\n<p>FHC, senza dubbio, pu\u00f2 discutere molto sul tema della corruzione. Conosce molto bene e dall\u2019interno la faccenda. Tutte le inchieste di quella che \u00e8 stata chiamata \u00aboperazione Lava Jato\u00bb (in italiano \u00abautolavaggio\u00bb, inchiesta della polizia federale per svelare il sistema di tangenti all\u2019interno dell\u2019azienda petrolifera statale Petrobras) indicano chiaramente che la corruzione nella Petrobras \u00e8 cominciata proprio durante il suo governo. \u00c8 un dato di fatto che il governo PT di Lula ha ampliato e \u00absistematizzato\u00bb lo schema, ma il suo avvio \u00e8 riconducibile proprio al periodo di FHC. Durante il governo FHC, la privatizzazione del sistema di telefonia in Brasile \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi scandali di corruzione della nostra storia (si veda, a tal proposito, il libro del giornalista Amaury Ribeiro Junior, A Privataria Tucana, 2011 \u2013 il \u00abtucano\u00bb, uccello selvatico brasiliano, \u00e8 il simbolo del PSDB. I \u00abTucani democratici\u00bb, come il senatore paulista e oggi ministro golpista degli esteri Jos\u00e9 Serra, cercarono di vietare il libro, ma non ci riuscirono). La rivista \u00abCartaCapital\u00bb ha pubblicato, all\u2019inizio dell\u2019aprile scorso, un reportage investigativo sugli affari privati della famiglia FHC, che coinvolgono suo figlio Paulo Henrique, e varie offshores aperte per lui in affari con grandi appaltatrici e sussidiarie della Petrobras, fin dal suo governo della fine degli anni Novanta. Sfortunatamente questo scandalo non ha avuto ripercussioni nei grandi media. La corruzione sistemica in Brasile possiede due grandi vettori: le grandi imprese di costruzione civile e il sistema politico partitico ed elettorale. \u00c8 un\u2019articolata catena d\u2019interessi che si \u00e8 ampliata e consolidata nel corso degli anni e viene da molto lontano. Sappiamo che la \u00abmagica\u00bb costruzione della capitale Brasilia (inaugurata nel 1960), negli anni di Juscelino Kubitschek, \u00e8 stata accelerata grazie a un sistema di super-fatturazione. Durante la dittatura militare (1964-1985) non avevamo il sistema elettorale, ma generali e ammiragli si sono arricchiti con le imprese di costruzione di strade del \u00abGrande Brasile\u00bb e, inoltre, con il sistema d\u2019imprese statali di energia (petrolifero, idroelettrico, petrolchimico e nucleare). Dopo il 1985, il sistema elettorale ha cominciato a diventare mediatico e a dipendere da grandi finanziamenti illegali, o \u00abcassa 2\u00bb, come si dice in Brasile. Il PT e il governo Lula sono entrati in questo scenario, fino ad ampliarlo e \u00abnormalizzarlo\u00bb. Gi\u00e0 nello scandalo del \u00abmensal\u00e3o\u00bb nel 2005 tutto ci\u00f2 \u00e8 divenuto piuttosto chiaro: alla costruzione di tale scenario avevano iniziato a lavorare i \u00abtucani\u00bb del PSDB, nello Stato del Minas Gerais, alcuni anni prima. Lo scandalo del \u00abpetrol\u00e3o\u00bb del 2014 \u00e8, d\u2019altronde, il progetto di ampliamento in senso oligopolistico dei rapporti tra alcune grandi imprese e alcuni partiti politici, cominciati nei governi Collor e FHC negli anni Novanta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, quindi, insisto nel parlare di golpe, dato che il processo di impeachment \u00e8 previsto da una vecchia legge degli anni Cinquanta, riconfermata dalla Costituzione attuale? Per una ragione molto elementare, che in generale \u00e8 intenzionalmente offuscata nei dibattiti politici: la presidente Dilma non solo non ha commesso nessun atto di corruzione, ma non ha commesso nessun \u00abcrimine di responsabilit\u00e0\u00bb, condizione giuridica essenziale per poterla allontanare. Al contrario, verr\u00e0 rimossa dal governo perch\u00e9 non ha mai interferito nelle investigazioni poliziesche e giuridiche intorno all\u2019operazione Lava Jato. In fondo, i detrattori e golpisti di oggi sono quei personaggi coinvolti, direttamente o indirettamente, negli antichi schemi di corruzione. Ad esempio, il PMDB di Eduardo Cunha, Renan Calheiros e Michel Temer, quest\u2019ultimo vicepresidente di Dilma e attuale presidente provvisorio, cospiratore fin dall\u2019inizio e alleato incontestato dei maggiori corrotti, lui stesso citato in alcune denunce. Come si dice in Brasile: \u00abTemer tem o que temer!\u00bb (Temer ha di che temere!). Temer trema immaginando che alcuni dei suoi alleati possano \u00abvuotare il sacco\u00bb. Ritengo che l\u2019illegittimit\u00e0 del suo governo si sia gi\u00e0 pienamente dimostrata, giorno dopo giorno, in questi oltre trenta giorni trascorsi come presidente provvisorio. Non vedo condizioni politiche n\u00e9 sociali che possano garantirgli stabilit\u00e0. E sembra, inoltre, che le \u00abforze del mercato\u00bb, che lo hanno appoggiato con tanta decisione, comincino a percepire la sua grande debolezza. In ogni caso, il ritorno di Dilma Roussef appare ormai praticamente impossibile. In questo momento lupi e sciacalli che hanno rimosso la presidente non sono assolutamente disposti a \u00abmollare l\u2019osso\u00bb dei poteri marci che sono riusciti a conquistare, anche se attraverso la via tortuosa del golpe. Sono forze molto potenti, senza dubbio.<\/p>\n<p>Quali sono state le prime iniziative del governo Temer e qual \u00e8 stata la reazione dei brasiliani?<\/p>\n<p>Il presidente Temer si \u00e8 rivelato molto peggio di quello che ci si poteva aspettare. Ha inaugurato un ministero di politici corrotti, rigorosamente uomini e rigorosamente bianchi. Nessuna donna e nessun afrodiscendente. Persino un cameriere nero molto popolare, che serviva il caff\u00e8 nel Palazzo do Planalto, \u00e8 stato esonerato perch\u00e9 accusato di \u00ablulo-petismo\u00bb! Dopo le manifestazioni, le critiche e la strenua resistenza dei movimenti femministi etransgender, Temer ha cominciato a nominare alcune donne, una di queste nera, per incarichi di secondo rango del governo federale. Cosa che semplicemente ha evidenziato ancora di pi\u00f9 l\u2019impronta escludente delle sue idee. Ma \u00e8 andato ben oltre: \u00e8 riuscito a intervenire e sradicare alcune strutture dello Stato. Ha eliminato, in un colpo solo, ministeri importanti: il Ministero della Cultura (assorbito dal Ministero dell\u2019Educazione), quello della Scienza e Tecnologia (annesso a quello delle Comunicazioni), quello dell\u2019Uguaglianza razziale, dei Diritti umani e delle Donne. \u00c8 stato per\u00f2 costretto a fare un passo indietro in seguito all\u2019<a href=\"http:\/\/brasileiros.com.br\/2016\/05\/ocupacoes-contra-temer-e-extincao-ministerio-da-cultura-acontecem-em-18-capitais\/\">occupazione di diverse sedi del Ministero della Cultura<\/a>, in decine di capitali brasiliane, da parte di un movimento di artisti diffuso e deciso. \u00c8 andata diversamente nel caso del Ministero delle Scienze e delle Tecnologie, forse perch\u00e9 la reazione dei ricercatori, scienziati e professori \u00e8 stata troppo pavida\u2026 L\u2019attuale posizione di Temer \u00e8 quella di un equilibrista sul filo di un rasoio, nel bel mezzo di una grande avenida. Solo che lui non si \u00e8 mai rivelato un acrobata da spettacolo per le masse, ma il garante di accordi segreti e impubblicabili. Per questo, nei sondaggi sul voto popolare, non oscilla oltre l\u20191 e il 2%. Ne consegue che l\u2019unica possibilit\u00e0 che aveva di guidare un governo poteva darsi solo attraverso la via del colpo di Stato.<\/p>\n<p>Quali pensa siano stati gli errori del PT negli ultimi anni di governo? Ha ancora una credibilit\u00e0 politica?<\/p>\n<p>Il PT come grande struttura politico-partitica (la pi\u00f9 grande e la meglio organizzata in Brasile) \u00e8 finita per allontanarsi dalla sua base sociale pi\u00f9 rilevante: i lavoratori, i poveri delle zone rurali e della citt\u00e0, i movimenti sociali e popolari e, infine, quell\u2019insieme di forze \u00abdal basso\u00bb che hanno portato alla sua nascita e al suo rafforzamento negli anni finali della dittatura. Dopo la prima e spettacolare vittoria di Lula come presidente, nel 2002 il PT ha cominciato ad accomodarsi, con il pretesto di una certa \u00abgovernabilit\u00e0\u00bb, su un\u2019alleanza che da accordo elettorale congiunturale si \u00e8 trasformata in asse strategico di potere dello Stato, con tutte le conseguenze che hanno cominciato a rivelarsi nel \u00abmensal\u00e3o\u00bb e nel \u00abpetrol\u00e3o\u00bb. Il PT ha scambiato la lotta politica e sociale, il suo capitale pi\u00f9 prezioso, con la logica perversa dell\u2019alleanza con alcuni dei suoi nemici storici. La giustificazione era sempre la \u00abgovernabilit\u00e0\u00bb. Nel periodo di crescita economica, questo ha garantito diritti e politiche sociali minime per i pi\u00f9 poveri. Quando la crisi economica ha bussato alle porte, dal 2013-2014, questa strategia ha mostrato la sua fragilit\u00e0, poich\u00e9 il PT ha smesso di poter rappresentare una forza egemonica all\u2019interno di un\u2019alleanza sempre pi\u00f9 conservatrice e ha cominciato a doversi assoggettare ad alcuni dei suoi futuri carnefici, nel Congresso come nella societ\u00e0 civile. All\u2019interno del PT hanno sempre prevalso gli ordini di un \u00abcampo maggioritario\u00bb, ovvero una burocrazia partitica, cui appartiene Lula, che si \u00e8 sempre comportato in modo anti-etico per quanto riguarda il finanziamento della macchina elettorale. Nel 2005, quando Tarso Genro e altri esponenti storici del PT \u2013 della cosiddetta \u00abtendenza mensagem\u00bb \u2013 hanno chiesto di poter rifondare il PT, furono accusati di essere \u00abtraditori\u00bb. Adesso, forse, \u00e8 troppo tardi. Il rifiuto politico verso il PT \u00e8 altissimo nella societ\u00e0, non solo nelle classi medie e alte. La grande sfida \u00e8 quella delle prossime elezioni municipali, a ottobre 2016, a partire dalla citt\u00e0 di San Paolo. Se il suo sindaco attuale, Fernando Haddad del PT, (legato politicamente al gruppo di Tarso Genro) riuscir\u00e0 a essere rieletto \u2013 cosa che oggi sembra piuttosto improbabile \u2013 affermerei che il PT potrebbe cominciare un importante processo di recupero. Haddad stesso potrebbe presentarsi come nuovo quadro di riferimento nazionale nel condurre il rinnovamento generazionale e politico. Chiss\u00e0 se in quest\u2019ipotesi \u2013 che oggi sembra molto remota \u2013 ci possa essere il momento iniziale di una nuova concezione di alleanza politica, rivolta alle sue origini, ovvero al popolo povero delle periferie, ai movimenti sociali e a un\u2019alleanza in quel campo politico che il PT \u2013 come il PD qui in Italia, se mi permetti il paragone \u2013 ha finito per abbandonare: la sinistra. Ma questo non \u00e8 che esercizio di speculazione, quasi wishfull thinking. \u00c8 necessario, piuttosto, aggiungere questo aspetto cruciale: il processo golpista che \u00e8 in corso non ha come principale obiettivo l\u2019impedimento definitivo della presidente Dilma, che \u00e8 solo un capitolo del romanzo.L\u2019obiettivo principale continua a essere la decadenza dei diritti politici di Lula come futuro e prossimo presidente della Repubblica, attraverso il processo penale e l\u2019incarcerazione. Nonostante tutto e nonostante gli errori accumulati, in tutti i sondaggi elettorali Lula \u00e8 ancora al primo posto. Il grande obiettivo, comune a tutte le forze golpiste, \u00e8 allontanare una volta per tutte questa minaccia per gli interessi oligarchici.<\/p>\n<p>Attualmente quali sono i movimenti contro l\u2019impeachment pi\u00f9 attivi in Brasile \u2013 legati o meno a partiti politici? Quale peso potranno avere i movimenti popolari autorganizzati, distanti dalla politica partitica? Quanta visibilit\u00e0 hanno, considerando il forte potere della stampa e della televisione a favore del governo Temer?<\/p>\n<p>Oggi, in Brasile, esistono centinaia di movimenti sociali autorganizzati, a-partitici (ma non anti-partitici, nel senso che non si oppongono alla partecipazione di partiti), di cui sono un esempio recente e significativo i quasi 500 collettivi che hanno sottoscritto il Manifesto \u00ab<a href=\"http:\/\/www.redebrasilatual.com.br\/cidadania\/2016\/03\/movimentos-sociais-e-coletivos-ligados-a-periferia-lancam-campanha-contra-o-golpe-4660.html\">Periferias Contra o Golpe<\/a>\u00bb (Periferie contro il Golpe), pubblicato nei social network e boicottato dai mass media, circa una settimana prima della votazione dell\u2019impeachment di Dilma alla Camera dei Deputati (17 aprile). Le \u00abgiornate di giugno\u00bb 2013, un movimento che ha portato milioni e milioni di persone nelle strade delle grandi capitali, ma anche in citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, furono portate avanti da un movimento totalmente auto-organizzato, il \u00ab<a href=\"http:\/\/saopaulo.mpl.org.br\/\">Movimento Passe Livre<\/a>\u00bb (MPL), nato nel 2005 durante le lotte dei lavoratori e dei giovani per la mobilit\u00e0 urbana, movimento che ebbe come slogan una bella utopia: \u00abPer una vita senza tornelli\u00bb. Fino ad oggi il PT non ha compreso questo tipo di movimento e non \u00e8 riuscito a dare risposte alla sua altezza. Il PT ancora non ha veramente compreso la perdita crescente della sua base sociale. La grande massa che ha partecipato a queste mobilitazioni era composta da giovani poveri delle periferie, come nel caso dell\u2019importante movimento di occupazione di scuole pubbliche nello Stato di San Paulo, alla fine del 2015. Tra questi movimenti pi\u00f9 organizzati c\u2019\u00e8 l\u2019MTST, (Movimento dei Lavoratori Senza Tetto), senza dubbio il movimento pi\u00f9 organizzato su scala nazionale e con capacit\u00e0 reale e immediata di mobilitazione di milioni di persone, abitanti delle periferie in lotta per abitazioni popolari. Sono eredi dell\u2019MST (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra), pi\u00f9 centrato nelle zone rurali, che continua la sua attivit\u00e0. Oggi, due fronti di sinistra tentano di dare unit\u00e0 alle lotte sociali di resistenza al golpe politico: da un lato il \u00abFrente Povo Sem Medo\u00bb, la cui faccia pi\u00f9 conosciuta \u00e8 l\u2019MTST, apartitico \u2013 con la partecipazione, tra altri, del PSOL (Partito Socialismo e Libert\u00e0) \u2013 e dall\u2019altro il \u00abFrente Brasil Popular\u00bb, il cui volto pi\u00f9 visibile \u00e8 quello costituito dal CUT (rappresentanza sindacale pi\u00f9 legata al PT) e dal MST, con la partecipazione dei movimenti legati alle Pastorali Sociali (Chiesa Cattolica), al Partito Comunista del Brasile e a membri di altri partiti centristi, come il PDT e PSB. Il primo fronte \u00e8, in un certo senso, pi\u00f9 indipendente, si colloca alla sinistra del PT e del governo Dilma, mentre il secondo \u00e8 pi\u00f9 allineato al PT, al lulo-petismo e ai suoi governi. Ma gi\u00e0 solo il fatto di aver organizzato manifestazioni congiunte contro il golpe \u00e8, di per s\u00e9, un segnale ampiamente positivo. Quanto ai grandi media, sono considerati una barzelletta in Brasile. Ad esempio, la Rete Globo non ha dato nessuna notizia della campagna \u00abDiretas-J\u00e1\u00bb (grande movimento civile per le elezioni presidenziali dirette, al termine della dittatura, nel 1984). Quando \u00e8 diventato inevitabile, ha dovuto rompere il muro di silenzio. Adesso si ripresenta lo stesso scenario. Sembra che i reporter e le telecamere della Globo abbiano una palla di ferro ai piedi. Ma, al tempo dei social network e di internet, devono andarci piano. Il loro pubblico comincia a diminuire progressivamente. Idem per le riviste e i giornali golpisti. \u00abUn giorno la casa cade\u00bb, come si dice in Brasile. Spero che la prossima tappa di avanzamento democratico del mio Paese sia la rottura dell\u2019oligopolio dei mezzi di comunicazione. Dobbiamo liberarci dai nostri baroni dei media, dai nostri Berlusconi. Un altro grande deficit politico del PT, dei governi Lula-Dilma e delle sinistre in generale \u00e8 la scarsa o inesistente attenzione che hanno dato e danno al problema gravissimo e inevitabile del collasso socio-ambientale, nel Brasile e nel mondo. Inoltre, in particolare nel governo Dilma, anche la questione indigena (soprattutto l\u2019aspetto della demarcazione delle terre) ha subito persino un arretramento rispetto alle conquiste passate. Ma questi aspetti gi\u00e0 sarebbero argomento per un\u2019altra intervista.<\/p>\n<p>Per concludere, quali scenari si aprono per i prossimi mesi?<\/p>\n<p>Sono gli economisti che adorano la futurologia: nonostante siano smentiti tutti i giorni, continuano nella pretesa di pontificare sul destino dell\u2019umanit\u00e0 e del pianeta. Gi\u00e0 chi si occupa di scienze umane, come noi, dovrebbe essere pi\u00f9 prudente. Per questo considero imprevedibile quello che potr\u00e0 succedere nel quadro della grave crisi politica che affligge il Brasile. Dilma Roussef dovr\u00e0 essere \u00abgiudicata\u00bb nella votazione definitiva del Senato, nella prima met\u00e0 del mese di agosto. Come ho gi\u00e0 detto, la tendenza ampiamente maggioritaria va nella direzione della sua condanna definitiva, di questo non c\u2019\u00e8 dubbio. La mancanza di sostegno politico di Dilma \u00e8 cosa ormai evidente: \u00e8 questo che spiega il suo declino. Si \u00e8 discussa la possibilit\u00e0 di Dilma di rivolgersi al Congresso e alla Nazione, proponendo un plebiscito popolare (previsto nella Costituzione) su alcune questioni basilari: 1) anticipazione delle elezioni previste per il 2018 alla fine di quest\u2019anno o all\u2019inizio del 2017; 2) riforma politica di aspetti prioritari dell\u2019assetto presidenzialista attuale, tra questi a) fine della rielezione per il presidente della Repubblica, con mandato ampliato di 4 o 5 anni (era cos\u00ec nella Costituzione approvata nel 1988 ma PHC ha cambiato questo dispositivo nel 1997, comprando voti di deputati per ottenere l\u2019appoggio e riuscire ad essere rieletto); b) diminuzione dei partiti politici con diritto di sedersi in Parlamento e con diritto a tempo gratuito nelle televisioni e, ancora, con diritto di ricevere finanziamenti dal fondo dello Stato riservato ai partiti (una delle cause dell\u2019attuale corruzione elettorale); c) fine delle coalizioni partitiche a causa dell\u2019esaurimento dei posti in parlamento (cosa che impedisce, nella pratica, che i deputati pi\u00f9 votati siano i reali rappresentati eletti); d) fine dei supplenti in Senato (attualmente ogni senatore sceglie due supplenti, non eletti, che lo sostituiscono in caso di mancanza, dando origine a un\u2019enorme deformazione del principio di rappresentanza); e) basi per la prossima elezione di un\u2019Assemblea Nazionale Costituente, esclusiva e sovrana, che possa completare la necessaria riforma della Costituzione del 1988. Per convocare il plebiscito \u00e8 necessario solo un terzo dell\u2019appoggio dei deputati federali o dei senatori. Dopo essere stato reso effettivo, il Congresso deve proseguire ci\u00f2 che \u00e8 stato approvato a maggioranza dalla popolazione. Sembra ormai sempre pi\u00f9 remota la possibilit\u00e0 di Dilma Roussef di recuperare la legittimit\u00e0 politica e l\u2019appoggio della societ\u00e0 civile che oggi le mancano e riuscire a rompere la barriera reazionaria nel Congresso che le ha impedito di governare, specialmente nel suo secondo mandato. Se Dilma dovesse perdere, come negli ultimi giorni appare sempre pi\u00f9 probabile, allora sar\u00e0 compito dei movimenti sociali e popolari resistere il pi\u00f9 possibile contro il golpe in corso. Denunciare, resistere e delegittimare il governo Temer. Questa \u00e8 l\u2019unica bandiera capace di unificare tutte le forze impegnate nel cambiamento sociale e nella garanzia di legittimit\u00e0 democratica, che non pu\u00f2 essere una parola vuota n\u00e9 uno strumento precario nelle mani del dispotismo oligarchico che ha dominato la nostra Repubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSIA DI EUGENIO Pubblichiamo l\u2019intervista realizzata da Alessia Di Eugenio, dottoranda all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, a Francisco Foot Hardman, professore presso l\u2019Universit\u00e0 Statale di Campinas. Negli anni \u201970 e \u201980 del Novecento Foot Hardman \u00e8 stato militante contro la dittatura militare in Brasile e tra il 1983 e il 1985, nella fase finale della dittatura,&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/06\/il-brasile-e-le-acrobazie-della-democrazia-intervista-a-francisco-foot-hardman\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Il Brasile e le acrobazie della democrazia. Intervista a Francisco Foot Hardman<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[12,6,42],"tags":[],"class_list":["post-2080","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","category-opinioni","category-pace","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-xy","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2080"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2080\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2084,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2080\/revisions\/2084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}