{"id":2137,"date":"2016-08-29T13:50:07","date_gmt":"2016-08-29T11:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2137"},"modified":"2016-08-29T13:50:07","modified_gmt":"2016-08-29T11:50:07","slug":"isis-il-terrorismo-della-disinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/08\/isis-il-terrorismo-della-disinformazione\/","title":{"rendered":"Isis: il terrorismo della disinformazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.adista.it\/Maurizio%20Musolino\/articoli\"><strong><em>Maurizio Musolino\u00a0<\/em><\/strong><\/a><strong><em>14\/07\/2016<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Tratto da:\u00a0<\/em><\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.adista.it\/edizione\/4432\">Adista Segni Nuovi\u00a0n\u00b0 27 del 23\/07\/2016<\/a><\/strong><\/p>\n<p>A Dacca nei giorni scorsi si \u00e8 consumata l\u2019ennesima tappa della corsa verso la barbarie. Un filo rosso sangue lega infatti la capitale del Bangladesh a Istanbul, Parigi, Damasco e Baghdad. Poco importa se i responsabili dei criminali attentati sono direttamente legati all\u2019Isis, oppure se da esso sono influenzati e manipolati. Le cause e l\u2019origine sono comunque ben identificabili.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 avvenuto in questi anni \u00e8 un vero stravolgimento di valori, il mondo islamico \u00e8 profondamente cambiato, e le responsabilit\u00e0 non sono n\u00e9 casuali n\u00e9 ignote. Gli ultimi avvenimenti terroristici inoltre dimostrano, anche ai pi\u00f9 scettici e ottusi, che questa battaglia non si vince sul solo piano militare: serve contrapporre alla deriva barbarica valori e culture alternative. Nella seconda met\u00e0 del secolo scorso\u00a0spesso falsando la realt\u00e0, l\u2019Occidente rappresentava per i popoli del cosiddetto Terzo mondo i valori della Rivoluzione francese e il blocco socialista rafforzava questi valori con la promessa di una redistribuzione delle ricchezze e del controllo dei mezzi di produzione. Oggi invece per questi popoli, ma anche per le periferie delle nostre citt\u00e0, l\u2019Occidente, e pi\u00f9 in generale il \u201cresto del mondo\u201d, rappresenta solo guerre, prevaricazioni ed egoismi.<!--more--><\/p>\n<p>Alla fine degli anni Ottanta con lo sgretolarsi del mondo diviso in blocchi si evidenzia una crisi di formazione delle leadership laiche, progressiste e socialiste che lascia spazio ad altre leadership, come alcuni movimenti islamici \u2013 i Fratelli Musulmani (legati oggi al Qatar e alla Turchia) e i wahabiti (figli della corte saudita) su tutti, che investono sulla costruzione di nuove moschee e scuole coraniche e si coinvolgono, spesso come protagonisti, in conflitti regionali con valenza planetaria, come in Afghanistan e nei Balcani.<\/p>\n<p>\u00c8 in quest&#8217;ambito che nascono i teorici dell\u2019islam politico del XXI secolo, all\u2019inizio perseguitati dai vari governi arabi (alleati dell\u2019Occidente) e successivamente strumento dell\u2019Occidente che se ne serve per assicurarsi un controllo sulle cosiddette \u201cprimavere arabe\u201d. Un momento di svolta sar\u00e0 il discorso di Barack Obama a Il Cairo nel giugno 2009 e i successivi incontri dell\u2019allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton con vari rappresentanti della \u201cfratellanza musulmana\u201d.<\/p>\n<p>Una strategia preparata a tavolino, pensata e messa in atto negli ultimi decenni, e non fatti casuali e spontanei come spesso vogliono farci credere.<\/p>\n<p>Torno indietro di qualche anno: ricordo alcuni viaggi in Siria, Tunisia e Giordania, accompagnato da compagni palestinesi e della sinistra di quei Paesi. Girando per le strade di Amman, Damasco e Tunisi \u2013 le ultime due citt\u00e0 fra le pi\u00f9 laiche del mondo arabo di allora \u2013 questi amici mi facevano notare il fiorire di cantieri per la costruzione di moschee, tutte finanziate da Paesi stranieri, Arabia Saudita e Qatar in testa. L\u2019atteggiamento verso questi cantieri era contraddittorio, da una parte portavano lavoro e soldi, aiutando economie gi\u00e0 sofferenti, dall\u2019altra gi\u00e0 si intravedeva l\u2019elemento destabilizzante che queste attivit\u00e0 potevano incubare.<\/p>\n<p>Pochi anni dopo con la caduta di alcuni governi-regimi, la societ\u00e0 civile e le sinistre \u2013 protagoniste della prima fase delle proteste \u2013 dimostrarono tutta la loro debolezza e inconsistenza lasciando campo aperto alle organizzazioni religiose, meglio strutturate, con una classe politica riconosciuta e soprattutto con strutture dislocate in tutto il territorio nazionale e con alleanze internazionali solide. L\u2019egemonia islamica sulle societ\u00e0 arabe \u2013 spesso totalizzante e oscurantista \u2013 si andava cos\u00ec affermando proprio nel senso gramsciano pi\u00f9 classico.<\/p>\n<p>Si capisce bene che la lotta odierna contro la barbarie e l\u2019oscurantismo non pu\u00f2 non avere inizio da un elemento di contrapposizione culturale. E per capire complicit\u00e0 e alleanze, spesso occulte, \u00e8 utile proprio analizzare uno dei principali aspetti che influenza le menti e manipola le coscienze, chiaramente non solo nel mondo musulmano: i media. Provando a scorrere i media di queste ultime settimane risalta il modo in cui sono raccontati i vari attentati terroristici. Al Arabiya, una delle principali tv satellitari arabe, parla apertamente di Daesh (l\u2019acronimo arabo per definire l\u2019Isis) solo per gli attentati che avvengono in Iraq, omettendo sempre che le vittime sono sciite. Le stragi di Dacca, come quelle di Istanbul o delle capitali europee, sono opera di fantomatici \u201cgruppi terroristici\u201d. Se poi ad essere colpita \u00e8 Damasco, sparisce anche la definizione generica di terrorismo e resta solo il termine \u201cattentati\u201d. Anche Al Jazeera, seppur pi\u00f9 prudente e attenta alle sensibilit\u00e0 occidentali, distingue i responsabili delle stragi a seconda del luogo in cui sono commesse. Pi\u00f9 esplicito \u00e8 il racconto che di queste stragi fanno i giornali sauditi, prevalentemente indirizzati ad un pubblico wahabita. Qui raramente compare la sigla Daesh.<\/p>\n<p>In Turchia la scure delle nuove leggi liberticide del governo Erdogan sta uniformando i media riconducendoli a svolgere un vero e proprio lavoro di disinformazione a tutto vantaggio del nuovo sultano.<\/p>\n<p>Pochi esempi che svelano, pi\u00f9 di mille dichiarazioni o di mille proclami, alleanze e complicit\u00e0 fra questi Paesi e il terrorismo. Una lettura che non interessa i nostri media che troppo spesso \u2013 ci sono per\u00f2 mirabili esempi di voci fuori dal coro \u2013 preferiscono ricorrere alla mai morta pratica delle tre scimmiette.<\/p>\n<p><em>Maurizio Musolino \u00e8\u00a0giornalista, gi\u00e0 direttore del settimanale \u201cLa Rinascita\u201d, ed esperto di Medio Oriente.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Musolino\u00a014\/07\/2016 Tratto da:\u00a0Adista Segni Nuovi\u00a0n\u00b0 27 del 23\/07\/2016 A Dacca nei giorni scorsi si \u00e8 consumata l\u2019ennesima tappa della corsa verso la barbarie. Un filo rosso sangue lega infatti la capitale del Bangladesh a Istanbul, Parigi, Damasco e Baghdad. 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