{"id":2158,"date":"2016-09-04T00:55:39","date_gmt":"2016-09-03T22:55:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2158"},"modified":"2018-08-31T01:22:41","modified_gmt":"2018-08-30T23:22:41","slug":"sette-mosse-per-salvare-leuro-joseph-stiglitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/09\/sette-mosse-per-salvare-leuro-joseph-stiglitz\/","title":{"rendered":"Sette mosse per salvare l\u2019euro &#8211; Joseph Stiglitz"},"content":{"rendered":"<p><strong>da\u00a0Internazionale 1168 | 26 agosto 2016 \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dire che l\u2019eurozona non ha ottenuto buoni risultati dopo la crisi del 2008 \u00e8 poco. Gli stati che ne fanno parte se la sono cavata peggio degli altri paesi dell\u2019Unione europea e molto peggio degli Stati Uniti, che sono stati l\u2019epicentro della crisi. Alcuni paesi dell\u2019eurozona sono in recessione. Altri sembrano in condizioni migliori, ma solo in confronto ai primi, e il loro modello economico \u00e8 basato su politiche che funzionano a spese dei loro partner. Questa situazione viene spiegata in vari modi. La Germania preferisce dare la colpa alle vittime, sottolineando il deficit e il debito pubblico della Grecia e di altri paesi, ma confonde causa ed effetto: fino al 2008 Spagna e Irlanda avevano un surplus di bilancio e un buon rapporto tra debito e pil. \u00c8 stata la crisi a far crescere deficit e debito, non il contrario. Altri danno la colpa allo stato assistenziale e alle leggi sul lavoro. Ma paesi virtuosi come la Svezia e la Norvegia hanno uno stato sociale generoso e forti tutele per i lavoratori. <!--more--><br \/>\nPrima dell\u2019introduzione dell\u2019euro alcuni paesi oggi in difficolt\u00e0 avevano risultati migliori della media europea. Il loro declino non dipende da un cambiamento delle leggi sul lavoro o da un\u2019epidemia di pigrizia. A cambiare \u00e8 stata la situazione monetaria. La seconda spiegazione \u00e8 che l\u2019Europa avrebbe avuto bisogno di leader migliori e pi\u00f9 ferrati in economia. \u00c8 vero che le scelte sbagliate \u2013 non solo l\u2019austerit\u00e0, ma anche le riforme strutturali che hanno ampliato la disuguaglianza e indebolito la domanda e la crescita \u2013 hanno peggiorato la situazione. Ma l\u2019eurozona \u00e8 stata frutto di un accordo politico, ed era inevitabile che la Germania contasse pi\u00f9 degli altri. Considerando gli strumenti a disposizione, neanche il pi\u00f9 brillante degli economisti avrebbe potuto far prosperare l\u2019eurozona. Il terzo tipo di spiegazioni \u00e8 rappresentato dalle critiche della destra alla burocrazia e alle regole troppo rigide che hanno ostacolato l\u2019innovazione. Ma neanche queste argomentazioni centrano la questione.<br \/>\nGli eurocrati, lo stato assistenziale e le leggi sul lavoro non sono cambiati con l\u2019introduzione dei tassi di cambio fissi nel 1999 o con la crisi del 2008. Resta la quarta spiegazione: la responsabilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 dell\u2019euro che non delle politiche e dei problemi strutturali dei singoli paesi. L\u2019euro \u00e8 nato male, e neanche i migliori politici del mondo avrebbero potuto farlo funzionare. La struttura dell\u2019eurozona ha imposto una rigidit\u00e0 che ricorda quella del sistema aureo. La moneta unica ha cancellato il principale meccanismo di aggiustamento a disposizione degli stati, il tasso di cambio, e l\u2019eurozona ha limitato la loro autonomia nella politica monetaria e fiscale. Per compensare le asimmetrie e le divergenze nella produttivit\u00e0 erano necessari aggiustamenti nel tasso di cambio reale adeguato all\u2019inflazione. Ci\u00f2 significa che i prezzi nella periferia dell\u2019eurozona dovevano calare rispetto alla Germania e all\u2019Europa settentrionale. Ma Berlino \u00e8 stata irremovibile sull\u2019inflazione, e l\u2019aggiustamento \u00e8 stato possibile solo attraverso una devastante deflazione altrove. Questo ha comportato l\u2019aumento della disoccupazione e l\u2019indebolimento dei sindacati. I paesi pi\u00f9 poveri e i loro lavoratori hanno sostenuto il peso dell\u2019aggiustamento. Di conseguenza i tentativi di stimolare la convergenza tra i paesi dell\u2019eurozona sono falliti.<br \/>\nQuesto sistema non pu\u00f2 funzionare a lungo: sar\u00e0 la democrazia a decretarne il fallimento. Solo cambiando le regole e le istituzioni l\u2019euro potr\u00e0 sopravvivere. Per farlo servono sette interventi: abbandonare il limite del tre per cento al rapporto tra deficit e pil; sostituire l\u2019austerit\u00e0 con una strategia per la crescita sostenuta da un fondo di solidariet\u00e0; smantellare un sistema in base al quale i paesi devono prendere a prestito in una moneta che non possono controllare e sostituirlo con gli eurobond o un meccanismo simile; ridistribuire il peso dell\u2019aggiustamento, facendo in modo che i paesi con i bilanci in attivo debbano aumentare gli stipendi e la spesa fiscale, cos\u00ec che i loro prezzi aumentino pi\u00f9 rapidamente degli altri; ampliare il mandato della Banca centrale europea, che si concentra solo sull\u2019inflazione, a differenza della Federal reserve statunitense, che tiene conto dell\u2019occupazione, della crescita e della stabilit\u00e0; introdurre un\u2019assicurazione comune sui risparmi, che eviti le fughe di capitali dai paesi in crisi; incoraggiare, anzich\u00e9 vietare, politiche industriali che permettano ai paesi arretrati di ridurre il distacco dagli altri.<br \/>\nDal punto di vista economico sono piccoli interventi, ma forse i leader dell\u2019eurozona non hanno la volont\u00e0 politica di applicarli. Questo non cambia il nocciolo della questione: l\u2019attuale via di mezzo \u00e8 insostenibile. Un sistema che dovrebbe promuovere lo sviluppo e l\u2019integrazione sta producendo risultati diametralmente opposti. Un divorzio amichevole sarebbe meglio dello stallo attuale. Come abbiamo visto a giugno nel Regno Unito, se i leader europei non sanno o non vogliono prendere decisioni difficili gli elettori sono pronti a prenderle al posto loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da\u00a0Internazionale 1168 | 26 agosto 2016 \u00a0 Dire che l\u2019eurozona non ha ottenuto buoni risultati dopo la crisi del 2008 \u00e8 poco. Gli stati che ne fanno parte se la sono cavata peggio degli altri paesi dell\u2019Unione europea e molto peggio degli Stati Uniti, che sono stati l\u2019epicentro della crisi. 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