{"id":2296,"date":"2016-12-11T19:05:28","date_gmt":"2016-12-11T18:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2296"},"modified":"2016-12-11T19:09:57","modified_gmt":"2016-12-11T18:09:57","slug":"noi-rifiutiamo-le-armi-voi-smettete-di-venderle-a-israele-di-simone-pieranni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/12\/noi-rifiutiamo-le-armi-voi-smettete-di-venderle-a-israele-di-simone-pieranni\/","title":{"rendered":"Noi rifiutiamo le armi, voi smettete di venderle a Israele &#8211; di Simone Pieranni"},"content":{"rendered":"<p>Simone Pieranni, Il Manifesto 5-12-2016<\/p>\n<p>Atalya Ben-Abba ha diciannove anni.<\/p>\n<p>\u00c8 nata e vive a Gerusalemme Ovest. Atalya si \u00e8 rifiutata di entrare nell\u2019esercito israeliano e per questo verr\u00e0 processata il prossimo febbraio. Per Israele, il suo paese, \u00e8 una traditrice. Ieri, in occasione della giornata internazionale di solidariet\u00e0 ai refusenik, l\u2019abbiamo incontrata.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la sua storia.<\/p>\n<p>\u00abSono nata a Gerusalemme, dove vivo tutt\u2019ora. Quando avevo dodici anni mio fratello decise di non entrare nell\u2019esercito. In Israele si tratta di un obbligo civile: guerra, conflitto e violenza fanno parte della nostra vita fin da quando siamo bambini. Io sono cresciuta proprio al confine tra Gerusalemme est e Gerusalemme ovest, nel quartiere di Musrara, posto precisamente a cavallo tra due mondi completamente diversi. <!--more-->C\u2019\u00e8 una grande differenza: a est \u00e8 Palestina, da piccola con mia madre ho percorso tante strade in quella zona, mi sembrava di essere in un paese diverso, perch\u00e9 la differenza tra i due luoghi \u00e8 clamorosa. Vedevo le demolizioni, gli scheletri delle case e c\u2019erano soldati dappertutto. Insieme a questi ricordi ho quello del primo attacco contro gli israeliani: venne ucciso il guardiano della mia scuola, avevo sette anni. Ricordo grandi cerimonie in sua memoria. L\u00ec ho preso coscienza per la prima volta del cosiddetto \u00abconflitto\u00bb tra Israele e Palestina, ma devo specificare una cosa: non mi piace parlare di \u00abconflitto\u00bb perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec, questa espressione non corrisponde alla verit\u00e0, perch\u00e9 si tratta di un\u2019occupazione. &#8230;<\/p>\n<p>Molti miei coetanei vivono nella costante \u00abpaura\u00bb dell\u2019altro, come fossero mostri. A undici anni ho cambiato scuola e tutto \u00e8 stato diverso, fin da subito: per la prima volta ho incontrato ragazzi della mia et\u00e0 che vivevano una vita completamente pervasa dal sentimento dell\u2019odio nei confronti dei palestinesi. \u2026osservando i miei nuovi compagni di scuola mi chiedevo come si potesse essere cos\u00ec razzisti. A un certo punto mio fratello decise di non entrare nell\u2019esercito: si \u00e8 trattato di un fatto molto scioccante per me, perch\u00e9 mi sono trovata di fronte a una scelta clamorosa che mi ha invogliato a saperne di pi\u00f9 dell\u2019occupazione. Quando mio fratello ha nominato quella parola, \u00aboccupazione\u00bb, \u00e8 stata la prima volta che l\u2019ho ascoltata. In Israele non la chiamano cos\u00ec, non parlano di quello, parlano di una \u00abguerra\u00bb. \u00c8 una delle grande bugie che circolano in Israele. Non siamo in guerra, non si tratta di uno scontro tra due eserciti, non combattiamo altri soldati. Si tratta di civili che combattono contro gli occupanti. Non sono uguali le due parti, per niente.<\/p>\n<p>Mi ricordo l\u2019insegnante di storia, che era di sinistra: nelle sue lezioni usava terminologie diverse dal solito, parlava di occupazione, parlava della situazione a Gerusalemme est, delle difficili condizioni di vita dei palestinesi. A Gerusalemme ovest \u00e8 come vivere in una citt\u00e0 europea, alla fine; a Gerusalemme est non c\u2019\u00e8 acqua, non c\u2019\u00e8 elettricit\u00e0, \u00e8 come fosse un mondo alieno e diverso, \u00e8 una vita completamente differente. Hanno gli stessi obblighi per\u00f2, i palestinesi pagano le tasse, ma non hanno gli stessi diritti: siamo di fronte a un vero e proprio razzismo.<\/p>\n<p>In Israele, ad un certo punto, devi fare una specie di training, di avvicinamento a tutto quanto \u00e8 militare, a tutto quanto \u00e8 divisa, armi, esercito. Per me fu straziante oltre che sconvolgente; in quella circostanza ho davvero capito che non sarei mai stato un soldato. Percepii una sensazione tragica e allo stesso tempo ridicola, o almeno \u00e8 quello che pensai, perch\u00e9 a 17 anni avere a che fare con armi e violenza mi pare assurdo. \u00c8 all\u2019interno di questa situazione straniante che ho capito che quello non sarebbe stato il mio mondo, che non avrei fatto il soldato e che avrei fatto l\u2019attivista. Si tratta di una scelta che condiziona tutta la vita, l\u2019esercito fa di tutto per farti cambiare idea. Tutti hanno molta paura di questa scelta. Perch\u00e9 tutta la tua vita sociale e lavorativa futura ruota intorno a questa decisione. La mia famiglia ha avuto momenti difficili. Ora \u00e8 diverso, ma quando mio fratello che ha sei anni pi\u00f9 di me decise di rifiutare l\u2019esercito, non si trattava di una prassi molto comune. I miei furono sorpresi e preoccupati, anche perch\u00e9 con questo tipo di scelta rischi di fare una vita da outsider. Mio fratello poi ha vissuto anche un anno in Italia, poi \u00e8 tornato, fa attivit\u00e0 politica ma non ha un lavoro, come tanti altri che hanno fatto questa scelta. La nostra vita \u00e8 da outsider, si tratta di qualcosa di molto chiaro quando si compie questo strappo. \u2026Dopo la scuola ho fatto il mio anno di \u00abservizio civile\u00bb, una vera e propria preparazione a quello che poi diventa il periodo militare (tre anni per i maschi, due per le donne, ndr). Lo fanno tutti i teenager in Israele. E poi si suppone che le persone con cui fai questo servizio siano i tuoi commilitoni quando entrerai nell\u2019esercito. Ma io avevo deciso che non avrei fatto il soldato, neanche per essere utilizzato come \u00absoldato morale\u00bb, tipo andare ai check point e sorridere. Il problema non \u00e8 sorridere, il problema \u00e8 che ci sono i check point. La soluzione non \u00e8 sorridere ai check point, \u00e8 non avere pi\u00f9 check point. Ho studiato molto, non mi interessava questa possibilit\u00e0. Io non sarei mai stata un soldato. Rifiutai questa opzione, quella di andare insieme nell\u2019esercito per essere poi suddivisi in diverse unit\u00e0. E cos\u00ec annunciai la mia diserzione. Per Israele sono una traditrice, ho infranto una legge e sar\u00f2 perseguita per questo. Questa \u00e8 la nostra democrazia, in Israele. So che dovr\u00f2 affrontare, come altre ragazze della mia organizzazione, la Mesarvot, processi e carcere. Ma sono convinta, so bene quali sono le conseguenze, sono preparata. In quel periodo ho trovato la chiave della mia scelta: l\u2019ipotesi di essere un \u00abmoral soldier\u00bb mi ha convinto che la mia moralit\u00e0 e la mia coscienza non bastano per salvarmi. La mia volont\u00e0 \u00e8 fare qualcosa che possa influenzare tutta la societ\u00e0. Se fossi diventata una soldato \u00abmorale\u00bb, come dicono in Israele, avrei forse salvato la mia coscienza, ma non mi sarebbe mai bastato. Quanto ho deciso di fare significa: rifiuto questo sistema crudele che alimenta l\u2019occupazione e la pessima vita che fanno oggi i palestinesi. \u00a0Abbiamo un governo di destra e l\u2019esercito \u00e8 uno strumento fondamentale dell\u2019occupazione. Io rifiuto di essere uno strumento di questa occupazione. \u00c8 il cuore della mia scelta.<\/p>\n<p>Essere REFUSENIK significa parlare di occupazione. E in Israele molte persone soffrono la propaganda continua che subiamo. In Israele le persone sono preoccupate, sempre in apprensione per l\u2019esistenza dei mostri l\u00e0 fuori. C\u2019\u00e8 paura a prendere un autobus, per timore che esploda. Si basa tutto sulla paura. E le persone diventano cieche di fronte all\u2019odio. Rifiutare il servizio militare significa dire: ci sono persone dall\u2019altra parte, persone che soffrono la nostra occupazione. Noi facciamo della loro vita una prigione e queste cose vanno dette, nonostante le conseguenze, che conosco, che so e che ho deciso di assumermi. So che avr\u00f2 un processo, poi il carcere, \u00e8 una procedura consueta e talvolta pi\u00f9 o meno lunga. Due ragazze della mia organizzazione sono ancora in carcere, ad esempio. \u00c8 una lotta tra chi si ritira prima: noi o l\u2019esercito. Si tratta di procedimenti stancanti e umilianti, ma siamo convinte di quello che facciamo.La mia organizzazione \u00e8 diversa da quelle del passato: usiamo i social network e cerchiamo di spiegare la nostra scelta chiedendo a tutti, Europa compresa, di aiutarci non solo invitandoci a raccontare le nostre storie, ma chiedendo ai governi di non finanziare la corsa militaristica di Israele. A proposito di Italia: il vostro paese fornisce all\u2019aviazione israeliana aerei militari e organizza esercitazioni militari congiunte in Sardegna. Nel 2014, proprio nel corso dell\u2019ultimo attacco a Gaza, due aerei M-346 per l\u2019addestramento al volo, di produzione italiana, sono stati consegnati dall\u2019Italia all\u2019aviazione israeliana.<\/p>\n<p class=\"p2\">Noi rifiutiamo le armi, voi piantatela di venderle a Israele e di partecipare all\u2019occupazione dei territori palestinesi.<span class=\"s1\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simone Pieranni, Il Manifesto 5-12-2016 Atalya Ben-Abba ha diciannove anni. \u00c8 nata e vive a Gerusalemme Ovest. Atalya si \u00e8 rifiutata di entrare nell\u2019esercito israeliano e per questo verr\u00e0 processata il prossimo febbraio. Per Israele, il suo paese, \u00e8 una traditrice. Ieri, in occasione della giornata internazionale di solidariet\u00e0 ai refusenik, l\u2019abbiamo incontrata. 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