{"id":2306,"date":"2016-12-11T20:14:13","date_gmt":"2016-12-11T19:14:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2306"},"modified":"2016-12-11T20:14:13","modified_gmt":"2016-12-11T19:14:13","slug":"il-bene-comune-non-abita-nelle-grandi-opere-luca-soldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2016\/12\/il-bene-comune-non-abita-nelle-grandi-opere-luca-soldi\/","title":{"rendered":"Il bene comune non abita nelle \u201cgrandi opere\u201d &#8211; Luca Soldi"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo ascoltato in questi tempi l\u2019affermazione, da pi\u00f9 parti, sul diritto dei cittadini ad una parola \u201ccontraria\u201d contro la violenza perpetrata in Val di Susa. Contro lo scempio del nuovo aeroporto di Firenze e di tutte quelle opere che allontanano le popolazioni dai processi decisionali che impattano drammaticamente sul territorio.<br \/>\nAbbiamo ascoltato, per bocca di un vero esponente della cultura italiana, Erri De Luca, lo strenuo ed orgoglioso atto di difesa che si \u00e8 trasformato in atto di accusa contro la violenza delle \u201cgrandi opere\u201d, dei potenti, alla \u201cbellezza\u201d di un territorio e di chi ci vive: \u201cCi\u00f2 che \u00e8 costituzionale \u2013 ha detto per quelle parole \u201ccontrarie\u201d alla Tav, nel corso del processo che poi lo ha visto assolto \u2013 si decide e difende in luoghi pubblici come questo, come le scuole, le prigioni, i luoghi di lavoro, le frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Si decide al piano terra della societ\u00e0\u201d.<!--more--><br \/>\nE\u2019 proprio dalla rivendicazione al poter includere chi vive \u201cal piano terra della societ\u00e0\u201d nelle decisioni sulla sorte di un territorio, prendiamo spunto e occasione per spendere qualche parola sulla incombente violenza di quei progetti che qualcuno osa presentare come \u201cprogresso\u201d e come \u201csupremo interesse pubblico\u201d.<br \/>\nA noi, molto pi\u00f9 modestamente, invece, preme ricordare che non \u00e8 stato sposato un \u201cno\u201d a prescindere su tutto quello che \u00e8 nuovo. Piace sottolineare che sarebbe bene portare avanti opere ed interventi che abbiano, insieme al significato della pubblica utilit\u00e0, il valore della \u201cbellezza\u201d come punto essenziale di riferimento. La \u201cbellezza\u201d per il bene comune mentre, spesso, le grandi opere hanno una portata eccezionale solo per impatto ambientale e di costo per la comunit\u00e0.<br \/>\nQuindi occorre rivendicare il diritto ad essere contrari e considerarsi a pieno diritto \u201cparte lesa\u201d nel nome di quella \u201cbellezza\u201d cos\u00ec tanto sbandierata e poco rispettata.<br \/>\nE per \u201cbellezza\u201d \u00e8 bene precisare per non ingenerare errori in chi legge, vale ogni lembo di territorio, del nostro Paese che indipendentemente da quello che rimane il suo contenuto odierno, possiede una sua pur minima dignit\u00e0 che impone di dover essere custodita e tramandata alle generazioni future.<br \/>\nUna dignit\u00e0 che dobbiamo e possiamo ritrovare nei pochi luoghi che ancora sono incontaminati ma anche nelle nostre periferie pi\u00f9 devastate. Gli uni da difendere strenuamente, gli altri per cercare di \u201crammendare\u201d continuamente.<br \/>\nE su questo, s\u00ec, emerge il dovere, l\u2019obbligo, di difendere dalla violenza di chi continua ad insistere nel nome del progresso, della crescita imponendo di continuare sulla strada della costruzione indiscriminata di opere e manufatti che mancano di visione e di utilit\u00e0 pubblica. Ci sono, invece, altre pressanti necessit\u00e0, quelle che i nostri sindaci, i nostri amministratori ben conoscono. Esiste, ancora oggi pi\u00f9 che mai, l\u2019esigenza di dedicare una maggiore attenzione alle \u201cpiccole opere\u201d, a quelle meno faraoniche ma che magari toccano di pi\u00f9 l\u2019esigenza del bene comune. A quelle che non finiscono di continuo sulle prime pagine dei giornali o che alimentano i convegni degli imprenditori ma che alla classe imprenditoriale farebbero molto di pi\u00f9 bene. Non occorre certo enfatizzare troppo per ricordare che il Paese soffre di una devastante fragilit\u00e0 di fronte agli eventi della natura e quelli provocati dell\u2019uomo stesso.<br \/>\nQuale dei nostri borghi, quali delle nostre meraviglie dell\u2019arte e della storia, quali delle nostre periferie non soffrono per le avversit\u00e0 meteorologiche, per le esondazioni, per gli allagamenti, le frane o gli smottamenti di intere colline, o per il degrado e l\u2019incuria materiale?<\/p>\n<p>Cosa dire poi dei terremoti, con le devastazioni e le miserie che gli seguono nel nome della ricostruzione.<br \/>\nSciagure che immediatamente dopo la conta dei morti, i danni, le distruzioni proseguono attraverso lo scempio di chi mira solo a fare affari sulle disgrazie altrui, come abbiamo ascoltato dalle registrazioni effettuata agli \u201cavvoltoi\u201d la notte del terremoto dell\u2019Aquila.<br \/>\nE poi, subito dopo, le polemiche, le responsabilit\u00e0 scaricate sul caso, sul clima, sulle bombe d\u2019acqua, sul costruzione scellerate, su quel calcolo delle probabilit\u00e0 che il male non avvenga.<br \/>\nSolo per le alluvioni, dal 2000, abbiamo da una parte duemila eventi che hanno spazzato via 293 vite umane e provocato danni per 3 miliardi e mezzo di euro l\u2019anno. Tutto questo mentre l\u2019impegno dello Stato per il riassetto idrogeologico che non \u00e8 andato oltre i quattrocento milioni l\u2019anno.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec, passa poco tempo, mentre gli angeli del fango, scaraventati da una parte all\u2019altra del Paese, sono ancora a togliere la melma e le macerie dalle case, ecco che arrivano le promesse d\u2019interventi, di riparazione. Ed immancabilmente, disbrigata qualche pratica per i rimborsi, questa stessa politica, dimentica. Lamentando la mancanza di fondi importanti per il territorio, ma soprattutto dimostrando la resa di fronte alla necessit\u00e0 di interventi che dovrebbero perseverare nella cura dissesto del paese.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che nel nostro paese, ancor pi\u00f9 che altrove, qualsiasi idea di prevenzione dei disastri, della pianificazione del territorio, diventa nel tempo un vero e proprio tab\u00f9 politico. In questo risulta troppo complicato ed offre troppa poca la visibilit\u00e0, fondare una strategia che miri complessivamente a rimediare ai mali del passato ed impedire quelli del futuro. Dunque piuttosto che impegnarsi in un stillicidio di piccoli interventi molto meglio puntare sul facile consenso delle grandi opere, di enorme visibilit\u00e0, ma di scarso risultato pratico. Troppo facile, cos\u00ec, rispolverare i progetti faraonici come quello del Ponte sullo Stretto, mentre alle sue estremit\u00e0 il paese frana, o pi\u00f9 semplicemente manca delle infrastrutture minime.<br \/>\nE subito a ruota un corollario di norme che accentra ogni potere decisionale nelle mani del governo che deregolamenta i controlli, emargina gli enti locali, porta a ricorrere a commissari che avranno autorit\u00e0 superiore a ogni altro organo di controllo ed infine trasforma quanto non viene accettato supinamente dai cittadini in opere \u201cdi interesse strategico\u201d. E cos\u00ec viene da aggiungere, arditamente, troppo facile trovare i fondi per poche grandi colate di cemento piuttosto che impegnarsi a \u201ccostruire\u201d migliaia di interventi che per una volta vedano e prevedano il rispetto del territorio. Di un territorio e delle sue genti. Rammentando l\u2019obbligo che corre verso le generazioni future che fra tutte sono le meno colpevoli dello scempio fatto fino ad oggi. Tutto questo mentre il rapporto 2016 sul consumo di suolo in Italia, redatto dall\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), presentato lo scorso luglio, evidenzia numeri che descrivono un\u2019evoluzione preoccupante. Facile inserire la Tav Torino-Lione, il Mose, il nuovo aeroporto di Firenze, il Ponte sullo Stretto, la Pedemontana, le altre ferroviarie per l\u2019alta velocit\u00e0, il terzo valico della Milano-Genova, il tunnel del Brennero, la Napoli-Bari in questo aspetto di totale disattenzione all\u2019ambiente in cui sono inserite. La consapevolezza che le strade percorse da molti governi europei portino alla solita deriva ha imposto ai movimenti di diversi Stati membri dell\u2019UE, in particolare Francia, Spagna, Italia, di ritrovarsi. Cos\u00ec movimenti che si battono contro la costruzione di nuove Linee ferroviarie TAV (Treno ad Alta Velocit\u00e0) e di Linee merci rapide ad alta capacit\u00e0 hanno iniziato a riunirsi fino dal 2010 per raccogliere le forze e fare ascoltare la propria voce in modo univoco, considerato che le problematiche sono le stesse dappertutto. Di comune accordo hanno redatto la Carta di Hendaye, un documento che supera il quadro nazionale per travalicare in quello europeo. Un dichiarazione che sinteticamente raccoglie critiche, obiezioni, alle grandi opere, alle varie TAV, ma eleva all\u2019attenzione dei popoli europei la necessit\u00e0 di ammodernare, mantenere, ottimizzare quanto gi\u00e0 esiste. Attribuendo alle popolazioni \u201cdirettamente interessate il processo decisionale, fondamento della vera democrazia e dell\u2019autonomia locale nei confronti di un modello di sviluppo imposto\u201d. Questo ha portato a delle relazioni tra le associazioni in lotta contro le Grandi Opere Inutili e Imposte che si sono rafforzate e allargate a nuovi movimenti. Cos\u00ec, dal 2011, ogni anno, viene organizzato un Forum per permettere di fare il punto e di progredire insieme.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno il 6\u00b0 Forum Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte (GOII) tenutosi a Bayonne dal 15 al 17 luglio 2016 \u00e8 stato come nel passato un luogo di scambio di esperienze simili e specifiche ed ha permesso di rafforzare i legami e la solidariet\u00e0 tra i movimenti partecipanti. Il Forum di quest\u2019anno ha fatto specifici riferimenti al dibattito della conferenza COP21 e all\u2019urgenza di fermare il riscaldamento globale, ma anche alla crisi della democrazia, all\u2019inasprimento dei conflitti sociali e alla drammatica condizione dei migranti.<br \/>\nIl Forum \u00e8 stato l\u2019occasione per discutere pratiche e azioni, e per migliorare la convergenza delle lotte, con l\u2019obiettivo di costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 consapevole. Dopo la presentazione delle lotte rappresentate al Forum, nelle conferenze e laboratori sono stati esaminati e discussi i seguenti argomenti: l\u2019impatto del movimento contro le grandi opere \u201cinutili ed imposte, nella lotta ecologica e climatica, il concetto di \u201cinteresse generale\u201d, le comunit\u00e0 in lotta e i percorsi trasversali delle lotte, la non indifferente questione del ricatto occupazionale, le forme di azione non-violente, le incoerenze delle decisioni pubbliche a seguito della COP21, la natura infida del commercio delle compensazione dei danni ecologici, l\u2019esacerbazione della repressione e la negazione della democrazia camuffata come legalit\u00e0 da mettere in relazione con la legittima denuncia delle menzogne e dei metodi mafiosi applicati, la recrudescenza della protesta, la resistenza e le nuove forme di democrazia attiva. Il Forum ha poi deciso azioni comuni di fronte al Parlamento Europeo di Strasburgo e in altri luoghi, per evidenziare la violazione dei diritti fondamentali dei cittadini in molti casi di progettazione e realizzazione di Grandi Opere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo ascoltato in questi tempi l\u2019affermazione, da pi\u00f9 parti, sul diritto dei cittadini ad una parola \u201ccontraria\u201d contro la violenza perpetrata in Val di Susa. Contro lo scempio del nuovo aeroporto di Firenze e di tutte quelle opere che allontanano le popolazioni dai processi decisionali che impattano drammaticamente sul territorio. 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