{"id":2596,"date":"2018-03-31T12:03:01","date_gmt":"2018-03-31T10:03:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2596"},"modified":"2018-08-31T01:22:39","modified_gmt":"2018-08-30T23:22:39","slug":"gaza2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/03\/gaza2018\/","title":{"rendered":"Nella Striscia di Gaza il 70% della popolazione &#8220;dipende&#8221; dagli aiuti internazionali"},"content":{"rendered":"<p>22 marzo 2018<\/p>\n<p><strong>Israele taglia acqua potabile a Gaza<\/strong><br \/>\n<strong>Gaza<\/strong> \u2013 MEMO, Quds Press. Israele ha interrotto i rifornimenti d\u2019acqua potabile per la Striscia di Gaza dallo scorso mercoled\u00ec, secondo quanto riportato da <em>Quds Press<\/em>.<br \/>\nLa mossa \u00e8 stata fatta senza alcun preavviso. \u201c<em><strong>Mekorot<\/strong>, il fornitore d\u2019acqua israeliano, ci ha confermato mercoled\u00ec scorso che avrebbe tagliato l\u2019acqua per un paio d\u2019ore a scopo di manutenzione<\/em>\u201d, ha spiegato Maher Salem, il direttore dell\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019acqua di Gaza. \u201c<em><strong>Da allora, l\u2019acqua non \u00e8 pi\u00f9 tornata<\/strong>. Il pompaggio non \u00e8 stato ripreso come concordato con loro. Ci\u00f2 ha influito sulla distribuzione dell\u2019acqua a Gaza<\/em>\u201d.<!--more--><strong><\/p>\n<p>Acqua palestinese, sottratta da Israele e rivenduta ai Palestinesi<\/strong>. Secondo Salem, <strong>fino a 200 mila palestinesi nell\u2019enclave costiera usufruiscono dell\u2019approvvigionamento idrico fornito dagli israeliani<\/strong>, che proviene da pozzi profondi situati lungo il confine orientale della Striscia di Gaza. Mekorot vende acqua a Gaza in seguito ad un accordo firmato l\u2019anno scorso.<br \/>\nTutti i pozzi d\u2019irrigazione utilizzati dagli agricoltori vicino al confine di Gaza si sono asciugati poich\u00e9 Israele ha sequestrato le sorgenti sotterranee d\u2019acqua attraverso i suoi pozzi molto profondi. Ai palestinesi di Gaza non \u00e8 permesso scavare dei pozzi profondi pi\u00f9 di 100 metri. <strong>Gli abitanti di Gaza soffrono di una grave mancanza idrica. Fino al 95% dell\u2019acqua nel territorio non \u00e8 adatta al consumo umano<\/strong>, secondo gli standard dell\u2019<strong>Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>27 marzo 2018<\/p>\n<p><strong>L\u2019OCHA lancia un Piano di Risposta Umanitaria sulla tragica situazione di Gaza<\/strong><br \/>\nGaza-PIC.<br \/>\n<strong>Jamie McGoldrick<\/strong>, dell\u2019Ufficio <strong>ONU<\/strong> per la <strong>Coordinazione degli Affari Umanitari<\/strong> (OCHA) ha annunciato la settimana sorsa il lancio del Piano di Risposta Umanitaria (HRP) per il 2018, che mira a rispondere alle necessit\u00e0 di 1,9 milioni di palestinesi nei territori occupati, gli oPt. McGoldrick sostiene che il piano si inquadra nel contesto di una delle crisi di protezione pi\u00f9 longeve, legata direttamente all\u2019impatto dell\u2019occupazione israeliana, la quale ha compiuto 50 anni a giugno 2017, accanto alle divisioni palestinesi interne e alla chiusura da parte dell\u2019Egitto del passaggio di Rafah.<\/p>\n<p>\u201c<em>Quest\u2019anno siamo particolarmente contenti di lanciare l\u2019appello a Gaza insieme allo Stato della Palestina. Nel fare ci\u00f2, stiamo mandando un forte messaggio sul nostro impegno comune nel migliorare la situazione umanitaria <strong>per i quasi 2 milioni di residenti palestinesi a Gaza<\/strong>, <strong>pi\u00f9 della met\u00e0 dei quali sono bambini<\/strong><\/em>\u201d, ha dichiarato.<\/p>\n<p>\u201c<em><strong>Non c\u2019\u00e8 posto pi\u00f9 adatto<\/strong>, per lanciare il piano umanitario, <strong>di Gaza<\/strong>, <strong>dove assistiamo a una tragedia perpetrata dall\u2019uomo e che si ripete di giorno in giorno<\/strong>. <strong>Oggi<\/strong>, <strong>Gaza \u00e8 sull\u2019orlo di una catastrofe e le necessit\u00e0 umanitarie sono tante<\/strong>. Dieci (10) anni di movimenti intensificati e di restrizioni agli accessi, nonch\u00e9 l\u2019escalation di ostilit\u00e0, insieme alle divisioni interne e alla chiusura di Rafah, hanno lasciato <strong>il 70% della popolazione alle dipendenze degli aiuti internazionali<\/strong><\/em>\u201d, ha aggiunto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il 40% delle abitazioni a Gaza non rispetta gli standard internazionali per la sicurezza alimentare; la disoccupazione si attesta quasi al 47%, dovuta principalmente a un\u2019economia a pezzi, limitata dalle restrizioni sul movimento delle persone e dei beni e da una crisi dell\u2019energia che lascia le persone senza elettricit\u00e0 per quasi 20 ore al giorno<\/em>\u201d ha avvertito McGoldrick.<\/p>\n<p>\u201c<em>Senza il carburante di emergenza, proveniente dai donatori, distribuito alle strutture idriche, sanitarie e igieniche principali, andremmo incontro a un collasso totale del sistema, con conseguente disastro umanitario. Anche con gli aiuti, il 40% della popolazione riceve solo tra le 4 e le 6 ore di fornitura idrica, ogni 3 o 5 giorni, e pi\u00f9 di 100 milioni di litri di liquami \u2013 quasi tutti grezzi \u2013 finiscono in mare ogni giorno. L\u2019accesso alle cure mediche, diritto umano fondamentale, \u00e8 negato a migliaia di persone per via della mancanza di medicinali, attrezzature e competenza disponibili a Gaza, il che va ad aggiungersi alla notevole difficolt\u00e0 di uscire dalla Striscia per ricevere cure altrove<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Abbiamo davanti a noi i danni disseminati dalle ostilit\u00e0 del 2014. Sono stati fatti grandi passi avanti per la ricostruzione, ma pi\u00f9 di 20.000 palestinesi sono ancora sfollati sin da allora. Meno visibile \u00e8 il danno psicologico, specialmente sui bambini, che migliaia di palestinesi hanno subito durante e prima del conflitto<\/em>\u201d ha dichiarato l\u2019OCHA.<\/p>\n<p>\u201c<em>A destra vediamo segni della crisi nei servizi di base, peggiorati l\u2019anno scorso, con una stima di circa 30.000 tonnellate di spazzatura non raccolta accumulata solo qui in questo punto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Dietro di me, vediamo le lagune di liquami di Beit Lahiya; simbolo dell\u2019insufficiente infrastruttura idrica e igienica, dipendente da una pompa donata da alcuni benefattori che drena i liquami per evitare che la laguna straripi, come accaduto nel 2007 quando morirono 5 persone<\/em>\u201d si legge nella dichiarazione dell\u2019OCHA. \u201c<em>E infine, a sinistra, vediamo la limitazione di accesso sulle terre, dove gli agricoltori subiscono restrizioni, imposte dalle autorit\u00e0 israeliane, sull\u2019accesso ai terreni agricoli, il che mette a rischio la sicurezza fisica e influenza il sostentamento a Gaza. Queste aree sono tra le pi\u00f9 vulnerabili negli oPt, una realt\u00e0 mostrata proprio questo mese quando un agricoltore palestinese di 59 anni \u00e8 stato ucciso dai fucili israeliani mentre lavorava la sua terra nelle zone proibite a est di Khan Younis<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Secondo McGoldrick, <strong>in Cisgiordania ci sono meno necessit\u00e0 ma non meno serie o urgenti<\/strong>. Le restrizioni sui movimenti e sugli accessi, spesso nel contesto di attivit\u00e0 di insediamento israeliane, le pianificazioni discriminatorie e le politiche a zona hanno frammentato il territorio, distruggendo case e mezzi di sostentamento. L\u2019effetto combinato di un numero di politiche ha creato per molti palestinesi, in zone come l\u2019Area C, Gerusalemme Est e la parte controllata da Israele di al-Khalil, un ambiente coercitivo che li spinge ad andarsene e genera il rischio di un trasferimento forzato.<\/p>\n<p>\u201c<em>Circa 270.000 palestinesi nell\u2019Area C sono colpiti direttamente dalle restrizioni israeliane e dal controllo su infrastrutture idriche e igieniche<\/em>\u201d, ha dichiarato. \u201c<em>350.000 persone in Cisgiordania sono esposte alla violenza dei coloni e pi\u00f9 di 260.000 persone, compresi i rifugiati palestinesi, hanno bisogno di cure mediche umanitarie. L\u2019accesso all\u2019istruzione \u00e8 fortemente compromesso da un aumento delle violazioni legate all\u2019istruzione, che colpiscono circa 40.000 studenti e insegnanti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>In questo scenario di necessit\u00e0 preoccupante negli oPt, la massiccia crisi dei fondi dello UNRWA, uno dei principali fornitori di servizi e principale datore di lavoro, specialmente a Gaza, deve destare preoccupazioni in tutti, non solo nei rifugiati palestinesi<\/em>\u201d, ha sottolineato.<\/p>\n<p>In generale, <strong>il piano umanitario per il 2018 chiede 539,7 milioni di dollari per rispondere a necessit\u00e0 umanitarie urgenti <\/strong>nelle zone di protezione, sicurezza alimentare, sanit\u00e0, acqua e igiene, rifugio e istruzione.<strong> Il 75% della richiesta \u00e8 destinato ai palestinesi di Gaza<\/strong>. Met\u00e0 della somma totale \u00e8 per i progetti di emergenza dello UNRWA.<\/p>\n<p>Traduzione per<strong> InfoPal<\/strong> di <strong>Giovanna Niro<\/strong><\/p>\n<p>19 marzo 2018 &#8211; <strong>il manifesto<\/strong><br \/>\n<strong>Le invenzioni a mani nude di Gaza<\/strong><br \/>\n<strong>Fare di assedio virt\u00f9: turbine eoliche, macchine elettriche e il primo mattone fatto di carbone e cenere. <\/strong><br \/>\n<strong>Dopo 11 anni di blocco israeliano i gazawi hanno sviluppato una scienza utile e<\/strong> \u00ab<strong>fai da te<\/strong>\u00bb<br \/>\ndi <strong>Chiara Cruciati<\/strong><\/p>\n<p><strong>Majd Mashharawi<\/strong> al lavoro per la sua Green Cake<\/p>\n<p><strong>Far di assedio virt\u00f9: in uno dei territori pi\u00f9 affollati del pianeta<\/strong>, quasi due milioni di persone chiuse in 365 chilometri quadrati, con il 97%di acqua non potabile ed energia elettrica disponibile dalle quattro alle sei ore al giorno, Gaza si ingegna.<\/p>\n<p><strong>Pannelli solari fatti in casa, auto elettriche assemblate sui tetti, mattoni costruiti con il carbone, sono alcune delle invenzioni che scandiscono da qualche anno la vita nella Striscia.<\/strong> E se l\u2019assedio israeliano compie undici anni, \u00e8 il periodo successivo all\u2019ultima offensiva militare \u00abMargine Protettivo\u00bb (luglio-agosto 2014) ad aver stimolato giovani studenti e ricercatori.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, a quasi quattro anni di distanza, <strong>Gaza non \u00e8 mai stata ricostruita: l\u2019intricato sistema imbastito dalle Nazioni unite, su idea dell\u2019inviato speciale Robert Serry, si \u00e8 presto arenato per la mancanza dell\u2019elemento indispensabile, il cemento.<\/strong> Da Israele non entra quasi nulla e decine di migliaia di famiglie vivono ancora da sfollateo in affitto forzato. Solo il 20% delle 17mila case distrutte o seriamente danneggiate \u00e8 stato ricostruito.<\/p>\n<p><strong>Se il cemento non c\u2019\u00e8, ha pensato due anni fa Majd Masharawi, laureata in ingegneria civile, usiamo qualcos\u2019altro. Con l\u2019amica Rawan Abdelatif si \u00e8 inventata la \u00abGreen Cake\u00bb: dopo un anno di tentativi hanno prodotto il loro primo mattone fatto di carbone e cenere.<\/strong> Letteralmente, l\u2019araba fenice che risorge dalle sue ceneri. Il mattone, unico al mondo, pesa la met\u00e0 di un mattone normale e, test alla mano, \u00e8 pi\u00f9 resistente. Ed \u00e8 anche molto pi\u00f9 economico, elemento non da poco in un territorio schiacciato dal 44% di tasso di disoccupazione (valore che supera il 60% tra i giovani di et\u00e0 compresa tra 15 e 29 anni).<\/p>\n<p>Il carbone a Gaza non manca: ogni giorno i ristoranti producono 30 kg di carbone, ogni settimana le fabbriche di stoviglie di argilla sette tonnellate. <strong>Dopo decine di tentativi falliti, Majd ha prodotto il primo prototipo grazie ad una piccola fabbrica: ha avanzato per tentativi vista l\u2019assenza nella Striscia di laboratori in grado di testarne durata e resistenza<\/strong>. Ce ne sono in Cisgiordania ma la separazione delle due enclavi palestinesi da parte di Israeleha impedito al mattone di superare due muri di cemento.<\/p>\n<p>Lo scorso anno la \u00abGreen Cake\u00bb ha vinto il premio Mobaderoon III per start up locali e un finanziamento per la produzione dei primi mille mattoni, attirando l\u2019attenzione del progetto Japan-Gaza Innovation Challenge. Il mattone, che non \u00e8 riuscito a sbarcare in Cisgiordania, \u00e8 volato in Giappone per i test.<\/p>\n<p>\u00c8 invece del mese scorso la fiera organizzata dall\u2019Autorit\u00e0 dell\u2019ambiente palestinese, in contemporanea a Gaza, Hebron e Jenin. Un festival delle invenzioni per migliorare la qualit\u00e0 della vita sotto assedio: l<strong>e ingegnere Rana al-Ghossein, Fidaa al-Shanti e Haya al-Ghalayini hanno presentato un macchinario a energia solare che aumenta l\u2019umidit\u00e0 dell\u2019aria e produce gocce d\u2019acqua (un litro di acqua potabile l\u2019ora),mentre l\u2019ingegnere Islam al-Amoudi si \u00e8 inventato un macchinario che sfrutta la sabbia e la pressione per filtrare le acque reflue per utilizzarle per l\u2019irrigazione.<\/strong><\/p>\n<p>Gioca con il vento, invece, la prima turbina eolica fatta a mano. L\u2019hanno costruita due ricercatori, Mohamed Elnaggar e Ezzaldeen Edwan, del Palestine Technical College di Deir al-Balah, a sud di Gaza. Dal 2007 Israele vieta l\u2019ingresso a Gaza delle turbine per generare energia dal vento e i due hanno pensato di fare da soli. E hanno vinto: la cooperazione tedesca ha finanziato il progetto dopo il primo prototipo, dal costo totale di 4.700 dollari e capace diprodurre 5 kilowatt all\u2019ora. <strong>Con cinque turbine, dicono Mohamed e Ezzaldeen, si pu\u00f2 produrre energia per un intero palazzo di 20-25 appartamenti. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Era fatta a mano anche la prima auto elettrica gazawi<\/strong>: ad assemblarla, nel 2012, \u00e8 stato un tassista di 32 anni, Munther al-Qassas, che la carenza di carburante doveva sopportarla ogni giorno, tra file interminabili alle pompe di benzina a seccoe costi che lievitavano. L\u2019ha costruita sul tetto della sua casa a Gaza City: ha due posti oltre al guidatore, \u00e8 senza sportelli ed \u00e8 pi\u00f9 piccola di una Smart, non supera i 20 km all\u2019ora ma permettedi tamponare la crisi. E sfidare l\u2019occupazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>22 marzo 2018 Israele taglia acqua potabile a Gaza Gaza \u2013 MEMO, Quds Press. Israele ha interrotto i rifornimenti d\u2019acqua potabile per la Striscia di Gaza dallo scorso mercoled\u00ec, secondo quanto riportato da Quds Press. 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