{"id":2716,"date":"2018-08-09T14:20:55","date_gmt":"2018-08-09T12:20:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2716"},"modified":"2018-08-31T01:22:39","modified_gmt":"2018-08-30T23:22:39","slug":"quando-la-schiavitu-e-made-in-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/08\/quando-la-schiavitu-e-made-in-italy\/","title":{"rendered":"Quando la schiavit\u00f9 \u00e8 &#8220;Made in Italy&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Deborah Lucchetti <\/strong>(*)<\/p>\n<p>Estratto dell\u2019articolo di approfondimento contenuto nel\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.gcapitalia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Rapporto-Gcap-Italia-2018.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto \u201c<em>Sviluppo sostenibile per chi? Una visione critica per la coerenza delle politiche italiane ed europee<\/em>\u201d a cura della \u201cCoalizione italiana contro la povert\u00e0<\/a>\u201c.<\/strong><\/p>\n<p>Leggere le rotte di produzione globali che oggi caratterizzano il<strong>\u00a0settore della moda<\/strong>\u00a0\u00e8 di fondamentale importanza per\u00a0comprendere l\u2019architettura dell\u2019economia mondiale, i suoi modelli organizzativi e di\u00a0<em>governance<\/em>. Le profonde riorganizzazioni produttive che hanno attraversato gli ultimi decenni, basate sulla frammentazione e dispersione spinta della produzione, hanno dato origine a complesse reti di fornitura globale che attraversano i diversi Paesi generando flussi di merce, capitali e manodopera che plasmano la geografia sociale e politica dei territori. Si tratta di rotte produttive in continuo mutamento, dove la mobilit\u00e0 dei capitali unitamente alle strategie di\u00a0<em>outsourcing<\/em>\u00a0(come viene chiamata la esternalizzazione della produzione di beni o servizi) crea l\u2019ambiente perfetto per<strong>\u00a0spingere<\/strong>\u00a0<strong>le condizioni di lavoro e i salari sempre pi\u00f9 in basso.\u00a0<\/strong>Il risultato \u00e8 che oggi\u00a0a produrre un capo di abbigliamento o un paio di scarpe concorre una manodopera dislocata in diverse parti del mondo, che opera con intensit\u00e0 e in condizioni di lavoro differenziate,\u00a0a seconda che si collochi a monte o a valle delle catene globali del valore. Le imprese transnazionali si riorganizzano costantemente e, tramite i flussi produttivi generati lungo le catene di produzione, intersecano dinamiche istituzionali, sociali, lavorative e spaziali che utilizzano nel modo pi\u00f9 vantaggioso e profittevole.<strong>\u00a0Il potere \u00e8 concentrato nelle mani delle imprese leader detentrici del marchio e\/o dei canali distributivi<\/strong>; oggi i\u00a0<em>global player,<\/em>\u00a0che dettano all\u2019infinita e frammentata pletora di fornitori e sub-fornitori le condizioni e i termini di partecipazione ai processi produttivi, determinano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori, soprattutto donne.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p><strong>Assistiamo perci\u00f2 a un esteso e dilagante fenomeno<\/strong>\u00a0<strong>di pauperizzazione del lavoro nei \u201cnodi\u201d della rete pi\u00f9 disconnessi e periferici dove il lavoro mercificato, sfruttato e non organizzato \u00e8 uno dei fattori strategici di profitto<\/strong>\u00a0(oltre ai vantaggi normativi e fiscali). I grandi marchi investono in tutti i segmenti del mercato, dalla\u00a0<em>fast-fashion<\/em>\u00a0al lusso, per ottenere al minor costo prodotti adatti ad ogni tasca, cos\u00ec da assicurarsi spazi di vendita fra consumatori sempre pi\u00f9 impoveriti (anche in Europa) e\u00a0<em>\u00e9lites\u00a0<\/em>sempre pi\u00f9 ricche (specialmente nei paesi emergenti).<\/p>\n<p>\u00c8 bene chiarire che tali traiettorie attraversano senza ostacolo alcuno l\u2019intero globo, dislocando i nodi produttivi e logistici sia nei paesi in via di sviluppo, sia in quelli occidentali a capitalismo maturo.<strong>\u00a0L\u2019Italia, paese dalla grande tradizione manifatturiera e al contempo mercato di sbocco per iper-consumatori maturi, condensa e riflette tutte le contraddizioni del sistema globale della moda.<\/strong><\/p>\n<p>Soggetta ai dettami del\u00a0<em>fashion-system<\/em>, che impone\u00a0<strong>cambi di collezione sempre pi\u00f9 frequenti per stimolare mercati saturi<\/strong>\u00a0o ultra esigenti, la produzione di abbigliamento e calzature cresce in maniera inversa ai diritti di chi li produce e \u2013 come dimostrano le\u00a0<a href=\"http:\/\/www.abitipuliti.org\/materiali\/\">numerose ricerche<\/a>\u00a0condotte in Italia, Est-Europa e Asia \u2013\u00a0<b>processi ad alta intensit\u00e0 di manodopera sottoposti a rapidi tempi di consegna e prezzi ridotti all\u2019osso\u00a0peggiorano le condizioni di vita e di lavoro di milioni di lavoratori\u00a0<\/b>collocati a valle delle catene produttive. Un peggioramento avvenuto anche nel continente europeo, oggi al centro di importanti fenomeni di delocalizzazione di ritorno. Ad essere pi\u00f9 interessati sono i paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est, con salari talvolta pi\u00f9 bassi di quelli asiatici, ma anche l\u2019Italia dove\u00a0<strong>i<\/strong><strong>mportanti brand del lusso vengono o tornano a produrre per una \u201cdelocalizzazione di prossimit\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta del fenomeno del\u00a0<em>reshoring<\/em>, cio\u00e8 del rientro delle produzioni prevalentemente di fascia medio-alta dall\u2019Asia verso i paesi di origine come l\u2019Italia (<em>back-reshoring<\/em>) o verso i paesi del bacino del Mediterraneo o dell\u2019Europa dell\u2019Est<em>(near-reshoring).\u00a0<\/em>Il fenomeno, da leggere all\u2019interno della dinamica globale, non rappresenta tuttavia una totale inversione di tendenza. Esso \u00e8 piuttosto complementare e simultaneo a fenomeni di delocalizzazione dipendenti dall\u2019attrattivit\u00e0 delle condizioni economiche e istituzionali e dal livello di qualit\u00e0 artigianale richiesto.<\/p>\n<p><b>\u00c8 molto interessante osservare quanto il tema della qualit\u00e0 percepita sia centrale oggi per orientare le scelte produttive delle<\/b>\u00a0<em>griffes<\/em><b>, dato che\u00a0<\/b><b>all\u2019estero<\/b><b>\u00a0il mercato del lusso cerca il vero\u00a0<\/b><em>made in Italy<\/em><b>\u00a0per il quale \u00abi super-ricchi cinesi sono disposti a spendere fino al 50% in pi\u00f9\u00bb<\/b>\u00a0(Bubbico D., Redini V. e Sacchetto D.,\u00a0<em>I cieli e i gironi del lusso. Processi lavorativi e di valorizzazione nelle reti della moda<\/em>, 2017). \u00c8 quindi chiaro il valore commerciale assoluto del marchio e il peso della retorica della narrazione dei luoghi nutrita di un immaginario artistico, produttivo e perfino paesaggistico necessario a sostanziare l\u2019\u201ceconomia del brand\u201d. Come ha ben sintetizzato uno dei lavoratori intervistati per la ricerca sui marchi delle calzature del lusso pubblicata da\u00a0<em>Abiti Puliti<\/em>\u00a0nel 2017:<strong>\u00a0\u00abAlle imprese globali non importa dove si realizza la produzione. A loro basta disporre di filiere produttive funzionali ai loro progetti e poter scrivere sui propri prodotti made in Prada, piuttosto che made in Tod\u2019s\u00bb\u00a0<\/strong>(<strong><a href=\"http:\/\/www.abitipuliti.org\/report\/2017-report-il-vero-costo-delle-nostre-scarpe\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vedi il rapporto \u201cIl vero costo delle scarpe\u201d su www.abitipuliti.org<\/a><\/strong>).<\/p>\n<p>L\u2019operazione di marketing compiuta dalle\u00a0<em>griffes<\/em>\u00a0fa leva sul<strong>\u00a0<em>made in Italy<\/em><\/strong>\u00a0o\u00a0<em>in Europe<\/em>\u00a0come vettore di un immaginario sociale e culturale puro che,<strong>\u00a0alla prova dei fatti, non esiste<\/strong>, al solo scopo di rafforzare l\u2019\u201ceconomia del brand\u201d. Quello che invece emerge dalle numerose indagini svolte \u00e8 una realt\u00e0 ben pi\u00f9 articolata e scomoda: una realt\u00e0 che vede l\u2019utilizzo delle catene di fornitura e di subfornitura fino al lavoro a domicilio quali opportunit\u00e0 per esternalizzare responsabilit\u00e0, abbassare drasticamente il costo del lavoro, mettere in competizione lavoratori poveri italiani, rumeni, albanesi, tunisini o cinesi (per citarne alcuni) operanti sia in Italia che all\u2019estero. Il miracolo \u00e8 compiuto: oggi pu\u00f2 accadere che un ricco consumatore cinese possa finalmente acquistare un prodotto di lusso italiano confezionato da una lavoratrice albanese in Albania pagata con un salario da fame\u00a0oppure in Italia da un terzista spinto a frodare i lavoratori, il fisco e il sistema previdenziale o ancora da un laboratorio cinese operante nel cono d\u2019ombra dell\u2019economia sommersa.<\/p>\n<p>Una delle cause \u00e8 nelle pratiche commerciali adottate dalle imprese leader che\u00a0<strong>a<\/strong><strong>ppaltano commesse a costi troppo bassi per garantire il rispetto della legalit\u00e0 e dei diritti.<\/strong>\u00a0La totale libert\u00e0 di circolazione dei capitali e delle merci associata alle politiche attive di attrazione degli investimenti esercitate dai governi europei favorisce il rientro delle produzioni nel nostro paese e\/o in Europa. Le imprese leader per\u00f2 esibiscono solo la parte del processo produttivo funzionale ad\u00a0accrescere il valore del brand mentre\u00a0<strong>occultano, anche attraverso obblighi di confidenzialit\u00e0 con i fornitori, le dinamiche di irregolarit\u00e0 e sfruttamento prodotte man mano che si scende nella filiera.<\/strong><\/p>\n<p>Nelle stesse filiere globali possono dunque convivere funzioni professionali pagate profumatamente come il design, il marketing, la comunicazione, il lavoro specializzato, con una massa di lavoratori, soprattutto donne, sfruttati, flessibili, irregolari, spesso privi di tutele e rappresentanza.\u00a0Essi sono le principali vittime di un imponente processo di pauperizzazione prodotto dalla dinamica selettiva delle catene di produzione su scala globale.<\/p>\n<p>In tale contesto il tanto celebrato\u00a0<em>made in Italy<\/em>\u00a0veicolato come sinonimo di maggiori garanzie sui diritti e sulla qualit\u00e0 sociale dei prodotti si scontra con la realt\u00e0 materiale che incontriamo. Se un paio di scarpe \u00e8 solo progettato in Italia e poi cucito in stabilimenti di propriet\u00e0 dei marchi o presso sub-terzisti in Serbia, Albania o Indonesia (per citarne solo alcuni) da lavoratori stranieri miserabili oppure in Italia da parte di terzisti che pagano salari inferiori al livello dignitoso, quale significato e valore ha davvero oggi parlare di\u00a0<em>made in Italy<\/em>?<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia: snodo mondiale ed europeo strategico<\/strong><\/p>\n<p><strong>Senza vincoli di propriet\u00e0, la rete di produzione globale costituisce un contesto socio-spaziale ideale per favorire la mobilit\u00e0 della produzione verso i territori pi\u00f9 convenienti in termini di fiscalit\u00e0, costo del lavoro, infrastrutture e rapidit\u00e0 di trasporto.<\/strong>\u00a0L\u2019intero apparato produttivo mondiale \u00e8 messo a disposizione dei grandi marchi in una sorta di\u00a0<em>just in time<\/em>\u00a0che rende perfino superflua la disputa sul\u00a0<em>made in Italy<\/em>.\u00a0L\u2019Italia \u00e8 uno snodo strategico, per le diverse funzioni che assolve nell\u2019ambito del sistema globale: ideativa, produttiva, distributiva e simbolica,\u00a0con un territorio straordinariamente prossimo ad uno dei principali bacini di manodopera a basso costo del pianeta: l\u2019Europa centrale, orientale e sud-orientale, senza naturalmente dimenticare il Mediterraneo.<\/p>\n<p>I governi, dal canto loro, competono per attrarre le imprese globali offrendo le condizioni pi\u00f9 vantaggiose.<strong>\u00a0Un caso esemplare \u00e8 quello<\/strong>\u00a0<strong>della Serbia<\/strong>, dove una forte deindustrializzazione ha decimato il settore del tessile-abbigliamento-calzature all\u2019indomani del collasso della Federazione Jugoslava.\u00a0Il settore, che fino agli anni Ottanta vantava 250.000 addetti e un mercato interno autosufficiente per la confezione del prodotto finito, oggi \u00e8 sostanzialmente scomparso e totalmente dipendente dalle esportazioni verso paesi come l\u2019Italia (37,4%), la Germania (13%), la Russia (9,7%) e la Bosnia Erzegovina (7,9%). L\u2019industria tessile serba, nonostante il progressivo e inesorabile impoverimento (meno100.000 occupati dagli anni Ottanta, condizioni di lavoro pessime, povert\u00e0 diffusa) resta quella trainante nelle esportazioni che per\u00f2, dopo gli accordi sottoscritti con l\u2019Unione europea (Ue) avvengono principalmente in regime di Traffico di perfezionamento passivo o TPP (regime doganale che consente alle imprese comunitarie di esportare materie prime o semilavorati in paesi non Ue per poi reimportarle senza pagare dazi), che rappresenta\u00a0il colpo di grazia per l\u2019economia nazionale e per il reddito dei lavoratori (vedi il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.abitipuliti.org\/report\/2017-report-europes-sweatshop-leuropa-dello-sfruttamento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>rapporto \u201cEurope\u2019s Sweatshop \u2013 L\u2019Europa dello sfruttamento\u201d su www.abitipuliti.org<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>In Serbia, fra i grandi marchi della\u00a0<em>fast fashion<\/em>\u00a0e del lusso che attingono al bacino depresso di manodopera locale\u00a0<em>low-cost<\/em>, sono stati individuati Armani, Calzedonia, D&amp;G, H&amp;M, Inditex\/Zara, Louis Vuitton, Mango, Max Mara, Zegna, Geox, Golden Lady, Gucci, Prada, Versace (idem).\u00a0<strong>Qui il salario minimo legale netto vale 189 euro mensili, valore nettamente al di sotto della soglia di povert\u00e0 pari a 256 euro,<\/strong>\u00a0e appena il 29% del salario minimo dignitoso stimato dai lavoratori intervistati dai ricercatori della\u00a0<em>Clean Clothes Campaign<\/em>\u00a0(CCC).<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 ancora non basta. Oltre a regimi doganali favorevoli e manodopera a basso costo, la Serbia offre anche generosi incentivi ai capitali esteri purch\u00e9 investano nel paese: sovvenzioni, zone franche, esenzioni fiscali, incentivi per l\u2019assunzione di disoccupati, terreni e infrastrutture. Come nel caso della Geox, che ha ricevuto 11,25 milioni di euro dal governo per aprire lo stabilimento inaugurato a Vranje nel 2016 con l\u2019impegno di assumere 1.250 lavoratori cui corrispondere salari maggiorati del 20% rispetto al minimo legale. Impegno che, secondo quanto riportato ancora nell\u2019ultimo rapporto pubblicato dalla CCC nel 2017, non \u00e8 stato rispettato. I lavoratori intervistati hanno dichiarato di percepire salari compresi tra 25.000 e 36.000 RSD (dinaro serbo), per una media di 30.000 RSD (248 euro).\u00a0Ci\u00f2 significa che essi guadagnavano in media l\u201989% di quanto il datore era contrattualmente obbligato a pagare, e che una parte percepiva un salario addirittura inferiore al minimo legale netto.\u00a0In media i lavoratori intervistati percepivano solo il 39% del salario minimo dignitoso calcolato dagli stessi lavoratori, a conferma della condizione strutturale di povert\u00e0 diffusa nel settore e nei paesi dell\u2019Est Europa con i quali le imprese italiane del settore intrattengono maggiori rapporti produttivi in regime di TPP.<\/p>\n<p>A una lavoratrice albanese o rumena occorre un\u2019ora di lavoro per acquistare un litro di latte mentre alla collega tedesca solo sei minuti (vedi il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.abitipuliti.org\/report\/2016-report-il-lavoro-sul-filo-di-una-stringa-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>report \u201cIl lavoro sul filo di una stringa\u201d<\/strong><\/a>). Questa semplice comparazione tra i poteri d\u2019acquisto spiega immediatamente l\u2019enorme disparit\u00e0 prodotta nelle catene di fornitura dove l\u2019asimmetria di potere tra chi comanda a monte e chi esegue a valle, si riflette sulle condizioni di vita dei pi\u00f9 vulnerabili, che si tratti delle lavoratrici dell\u2019Europa dell\u2019Est al servizio delle\u00a0<em>griffes<\/em>\u00a0europee o delle lavoratrici italiane intrappolate al fondo della stessa filiera in competizione con le colleghe cinesi, albanesi o macedoni.<\/p>\n<p><strong>La corsa verso il basso non ha frontiere e in un sistema profondamente interconnesso sta producendo un pericoloso peggioramento delle condizioni di lavoro anche nel nostro paese, dove esistono sacche dilaganti di economia sommersa affiancate dalla proliferazione di contratti peggiorativi o \u201cpirata\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Val la pena di ricordare che i contratti peggiorativi sono proliferati grazie alla spinta propulsiva della Banca Centrale Europea che ha imposto all\u2019Italia pesanti riforme alla contrattazione salariale collettiva (<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2011-09-29\/testo-lettera-governo-italiano-091227.shtml?uuid=Aad8ZT8D&amp;fromSearch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>vedi il sole 24 ore del 29 settembre 2011<\/strong><\/a>). Diktat accolto istantaneamente dal governo italiano che con l\u2019art. 8 del decreto 138\/2011 ha stabilito la possibilit\u00e0 di siglare accordi sindacali aziendali o territoriali che possono derogare in peggio a quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali e dalla legge<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle politiche EU e dei governi<\/strong><\/p>\n<p>Come gi\u00e0 ricordato le reti di produzione globale non sono fenomeni sconnessi dal contesto socio-economico in cui operano. Anzi, esse interagiscono dinamicamente con le vocazioni produttive territoriali e gli assetti politico-istituzionali in un intenso rapporto di scambio, oggi del tutto a vantaggio delle imprese.<\/p>\n<p>Dai casi analizzati,\u00a0<strong>emerge<\/strong>\u00a0<strong>un ruolo molto attivo dei governi nazionali e delle istituzioni europee volto a creare un ambiente favorevole agli investitori e alle imprese.<\/strong>\u00a0Le forme di condizionamento esercitate dalla Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sui paesi post-socialisti osservati, ad esempio, limitano lo sviluppo salariale mediante<b>l\u2019imposizione di politiche economiche restrittive come contropartita all\u2019erogazione\u00a0di finanziamenti, misure che hanno favorito la nascita di un\u2019area a basso reddito all\u2019interno\u00a0del continente europeo.<\/b><\/p>\n<p>L\u2019Italia, dove da decenni trionfano politiche di stampo liberista centrate sulla flessibilizzazione del mercato del lavoro come fattore di crescita e competitivit\u00e0, non \u00e8 esente da tali dinamiche. Il progressivo impoverimento dei lavoratori, la crescita sensibile delle diseguaglianze economiche e sociali,<b>\u00a0l\u2019aumento della povert\u00e0 relativa ed assoluta, testimoniano il fallimento di politiche pubbliche che sono intervenute pesantemente\u00a0<\/b><b>nell\u2019economia<\/b><b>\u00a0a sostegno della parte pi\u00f9 forte nei rapporti di produzione, le imprese<\/b>. Ci\u00f2 \u00e8 perfettamente sintetizzato nei dati rilasciati dall\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, secondo cui in Italia la quota dei redditi da lavoro sul PIL \u00e8 passata dal 66,1% del 1976 al 53% del 2016 (Fana M.,\u00a0<em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em>, 2017).<\/p>\n<p>La sorveglianza sistematica dello sviluppo salariale e l\u2019invito a fissare salari minimi che generano povert\u00e0 a livello nazionale, \u00e8 ormai uno strumento normale delle politiche Ue. Ci\u00f2 contraddice palesemente gli obiettivi di riduzione della povert\u00e0 indicati nella\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:52010DC2020&amp;from=IT\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Strategia Europa 2020<\/strong><\/a>\u00a0e nel<strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/resource.html?uri=cellar:bc4bab37-e5f2-11e5-8a50-01aa75ed71a1.0015.02\/DOC_1&amp;format=PDF\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pilastro europeo dei diritti sociali<\/a><\/strong>dove si afferma: \u00abRetribuzioni minime di livello adeguato garantiscono uno standard dignitoso di vita ai lavoratori e alle loro famiglie e contribuiscono a ridurre l\u2019incidenza della povert\u00e0 lavorativa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Il punto di vista del lavoro fatica oggi a condizionare le agende politiche a tutti i livelli. Siamo di fronte ad<strong>\u00a0una frantumazione delle filiere produttive che agevola fenomeni di\u00a0<em>dumping<\/em>\u00a0e sfruttamento endemico dei lavoratori, sempre pi\u00f9 vulnerabili,<\/strong>\u00a0atomizzati, precari e confinati in aree periferiche lontane dai centri decisionali. Alla frantumazione delle filiere corrisponde una disintegrazione sociale che, unitamente al timore dei paesi produttori di perdere i loro margini competitivi, alla paura dei lavoratori di perdere il posto di lavoro e alla repressione e alle minacce subite di chi ha avuto il coraggio di esporsi con denunce pubbliche, neutralizza il conflitto sociale, ostacola l\u2019organizzazione collettiva e la formazione di sindacati liberi capaci di fare gli interessi dei lavoratori.<\/p>\n<p>Si rende quindi sempre pi\u00f9 urgente una revisione delle politiche pubbliche coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell\u2019Agenda 2030, a partire da una presa d\u2019atto pubblica delle pessime condizioni di lavoro e di vita che affliggono pi\u00f9 di 60 milioni di lavoratori,\u00a0in particolare donne, nell\u2019industria globale dell\u2019abbigliamento e delle calzature. Dall\u2019analisi condotta sul settore analizzato, l\u2019obiettivo ambizioso di porre fine alla povert\u00e0 attraverso la creazione di posti di lavoro sicuri e dignitosi \u00e8 posto in forte discussione dalla realt\u00e0 di una crescita economica sostenuta da politiche pubbliche a favore degli investitori, sganciata dal benessere delle comunit\u00e0, tutt\u2019altro che inclusiva e sostenibile.\u00a0<strong>Crescita che lascia a terra i lavoratori pi\u00f9 vulnerabili, in particolare le donne,<\/strong>\u00a0abdicando al compito di ridurre le diseguaglianze di genere, semmai acuite quale elemento competitivo a favore delle imprese. Tra le cause della crescita delle diseguaglianze vi \u00e8 il perseverare degli Stati e degli organismi internazionali a promuovere principi e raccomandazioni di carattere volontario per la difesa dei diritti umani mentre si rafforza una cornice globale fatta di leggi, regole, trattati e incentivi orientati ad assicurare politiche pubbliche favorevoli agli investitori e alle imprese, a scapito della capacit\u00e0 dei governi di proteggere i cittadini e le comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Un quadro normativo vincolante per le imprese transnazionali a livello internazionale, europeo e nazionale, che superi l\u2019approccio volontario, \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai necessario. A tal proposito \u00e8 fondamentale il sostegno esplicito dei Governi e dell\u2019Ue al processo negoziale avviato dal Gruppo di lavoro intergovernativo delle Nazioni Unite per la\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/ap.ohchr.org\/documents\/dpage_e.aspx?si=A\/HRC\/RES\/26\/9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">definizione di un Trattato vincolante per le multinazionali in materia di diritti umani<\/a>.<\/strong>\u00a0Inoltre \u00e8 necessario affermare\u00a0una visione sistemica e coerente tra le politiche in materia di commercio, investimenti e lavoro, in modo da promuovere accordi, leggi e incentiviche riconoscano la supremazia dei diritti umani sugli interessi economici di stampo privatistico. Senza un deciso e radicale cambio di prospettiva, \u00e8 difficile pensare ad una effettiva implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, costantemente minacciati o addirittura ostacolati da politiche di segno opposto molto pi\u00f9 efficaci e cogenti.<\/p>\n<p>(*) Articolo tratto da <a href=\"https:\/\/comune-info.net\/\">Comune-Info<\/a>.<\/p>\n<p>Deborah Lucchetti \u00e8 portavoce portavoce della\u00a0<a href=\"http:\/\/www.abitipuliti.org\/\"><strong>Campagna Abiti Puliti<\/strong>,<\/a>\u00a0sezione italiana della\u00a0<em>Clean Clothes Campaign<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Deborah Lucchetti (*) Estratto dell\u2019articolo di approfondimento contenuto nel\u00a0rapporto \u201cSviluppo sostenibile per chi? Una visione critica per la coerenza delle politiche italiane ed europee\u201d a cura della \u201cCoalizione italiana contro la povert\u00e0\u201c. Leggere le rotte di produzione globali che oggi caratterizzano il\u00a0settore della moda\u00a0\u00e8 di fondamentale importanza per\u00a0comprendere l\u2019architettura dell\u2019economia mondiale, i suoi modelli&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/08\/quando-la-schiavitu-e-made-in-italy\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Quando la schiavit\u00f9 \u00e8 &#8220;Made in Italy&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[36,34,33,32],"tags":[],"class_list":["post-2716","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti-umani","category-economia","category-italia","category-multinazionali","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-HO","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2716","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2716"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2716\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2719,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2716\/revisions\/2719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2716"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2716"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}