{"id":2726,"date":"2018-08-09T14:39:40","date_gmt":"2018-08-09T12:39:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2726"},"modified":"2018-08-31T01:22:38","modified_gmt":"2018-08-30T23:22:38","slug":"caporali-pomodori-e-precariato-una-selezione-di-articoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/08\/caporali-pomodori-e-precariato-una-selezione-di-articoli\/","title":{"rendered":"Caporali, pomodori e precariato: una selezione di articoli"},"content":{"rendered":"<p>9 agosto 2018 &#8211; il manifesto<br \/>\nII due anelli di una lunga e feroce catena<br \/>\ndi Tonino Perna, economista<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ultima strage \u00e8 aperta la caccia ai \u201ccaporali\u201d. Si \u00e8 scatenata una gara a chi attacca in maniera pi\u00f9 dura i \u201ccaporali\u201d, individuati come origine dello sfruttamento e della stessa morte dei lavoratori immigrati. Il clich\u00e9 \u00e8 esattamente lo stesso di quanto avviene da ormai troppo tempo rispetto alle stragi di migranti nel mar Mediterraneo: \u00e8 tutta colpa dei mercanti di carne umana. Pertanto, lotta dura e senza paura contro i mercanti, per mare e per terra.<\/p>\n<p>L\u2019attuale governo ha le idee chiare in proposito: eliminiamo \u201ctrafficanti e caporali\u201d e il fenomeno immigratorio si spegner\u00e0 da solo cos\u00ec come le migliaia di braccianti che raccolgono pomodori nel foggiano o arance nella piana di Rosarno troveranno finalmente un lavoro regolare e pagato a tariffa sindacale. L\u2019immaginario collettivo costruisce lo scenario: trafficanti di carne umana rapiscono i giovani dell\u2019Africa, li costringono a lasciare la loro terra per venire in Europa, o nel migliore dei casi li ingannano con promesse di lavoro e ricchezza. Cos\u00ec come i \u201ccaporali\u201d sfruttando i braccianti africani li costringono a lavorare per quattro soldi: scompare il ruolo dei proprietari terrieri, delle multinazionali del food, della grande distribuzione.<!--more--><\/p>\n<p>Chi conosce le dinamiche che hanno investito in questi ultimi decenni le strutture agricole del Mezzogiorno, sa bene che finora quasi nulla si \u00e8 fatto per affrontare seriamente il fenomeno dei braccianti africani, ridotti in condizioni di semischiavit\u00f9. I \u201ccaporali\u201d, figura odiosa di un\u2019ampia letteratura, sono solo un anello di una filiera di sfruttamento che si \u00e8 intensificata in agricoltura da quando son venuti meno, per le piccole e medie aziende agricole, i contributi della Ue.<\/p>\n<p>Fino agli inizi di questo secolo la Comunit\u00e0 europea erogava, ad esempio per agrumi e pomodori, un contributo rilevante alle aziende di trasformazione in base alle fatture che presentavano. In breve tempo si \u00e8 creato un cortocircuito illegale: le aziende agricole fatturavano alle imprese di trasformazione che presentavano a Bruxelles il conto per prendersi l\u2019incentivo, indipendentemente da ogni controllo, facilmente aggirato con relativa corruzione. Consigliamo la lettera del volume di Fabio Mostaccio \u201cLa guerra delle arance\u201d: nella piana di Gioia Tauro-Rosarno si producevano sulla carta quantit\u00e0 di succo di arancia superiori a quelle prodotte da Brasile e Spagna messe assieme, mentre le arance restavano sugli alberi e poi marcivano a terra nella bella stagione.<\/p>\n<p>Quando i contributi della Ue son venuti meno ed \u00e8 caduto l\u2019incentivo diretto alle aziende di trasformazione, allora i proprietari agricoli hanno dovuto ritornare sul mercato e tentare di vendere questi prodotti che subiscono una concorrenza spietata a livello internazionale, ma ancora di pi\u00f9 subiscono i diktat della grande distribuzione che fa i prezzi ed affama chi produce. Quando un chilo di pomodoro viene pagato a meno di dieci centesimi o un chilo delle arance di Rosarno a 12 centesimi, piccole e medie imprese agricole sopravvivono solo grazie allo sfruttamento selvaggio della manodopera africana. Se non ci fossero questi immigrati che lavorano per venti euro al giorno, non avremmo pi\u00f9 arance, pomodori e altri beni agricoli made in Italy.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una sola alternativa credibile anche se non immediata: la trasformazione della filiera agro-alimentare. Decine di casi di aziende agricole hanno assunto regolarmente braccianti italiani e stranieri che pagano rispettando i contratti nazionali grazie all\u2019inserimento in reti di economia solidale (Gruppi di acquisto solidali, botteghe del Commercio equo, le associazioni e gruppi di \u201cfuori mercato\u201d, ecc.), che acquistano ad un prezzo anche cinque volte maggiore e vendono ai loro acquirenti e soci a prezzi spesso inferiori a quelli dei supermercati.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile? Semplice saltano tutte le intermediazioni parassitarie. Pi\u00f9 volte le inchieste della rivista \u201cAltreconomia\u201d ne hanno dato conto, mostrando la sostenibilit\u00e0 e l\u2019efficacia di queste relazioni sinergiche, tra produttori e consumatori \u201cconsapevoli\u201d, del Nord e del Sud del nostro paese, dove prezzo \u201cgiusto\u201d e tutela ambientale (valorizzazione del bio, recupero essenze antiche, ecc.) vanno a braccetto.<\/p>\n<hr \/>\n<p>1 agosto 2018 &#8211; Il Fatto Quotidiano<br \/>\nVoucher, l\u2019Italia non vuole privarsi dei super precari<br \/>\nLa nuova liberalizzazione tocca agricoltura e turismo, settori a scarsa produttivit\u00e0 che vivono risparmiando sul costo del lavoro<br \/>\ndi Marta Fana<\/p>\n<p>Sembra risolversi in un eufemismo il decreto Dignit\u00e0 con l\u2019ipotesi, sempre pi\u00f9 realistica, di una nuova liberalizzazione dei voucher rispetto al regime attuale, introdotto poco pi\u00f9 di un anno fa dal governo Gentiloni. I voucher, o buoni lavoro, erano stati oggetto di un vero e proprio scontro politico tra i governi delle larghe intese, da quello Monti fino a quello Gentiloni, e l\u2019opinione pubblica e una parte dei sindacati, confederali e non. A oggi, l\u2019ipotesi in discussione \u00e8 quella di estendere i buoni lavoro al settore agricolo e a quello turistico alberghiero, mentre sembra meno probabile la loro reintroduzione anche per gli enti locali.<\/p>\n<p>Il dibattito a cui si assiste in questi giorni ignora scientemente tutti gli argomenti e le analisi portate avanti fino al 2017, rispolverando la sempiterna idea per cui a maggiore flessibilit\u00e0 si accompagna un aumento occupazionale, come sottolinea Coldiretti che parla di un potenziale aumento di 30.000 rapporti di lavoro solo nel mese di agosto. Stesso discorso per gli attacchi all\u2019introduzione delle causali per i contratti a termine oltre i dodici mesi prevista del decreto. Una idea superata dai fatti e dalla ricerca scientifica, ma difficile da scalfire nell\u2019egemonia neoliberista che governa i processi politici degli ultimi decenni. Il tema elude non a caso ogni argomento in merito alla qualit\u00e0 di questi rapporti: durata, diritti, libert\u00e0, ma soprattutto sovrappone in modo errato il concetto di rapporto di lavoro con quello di nuova occupazione.<\/p>\n<p>Rimanendo al tema dei voucher, ripercorrendone la storia, \u00e8 utile ribadire che l\u2019esplosione dei buoni lavoro tra il 2012 e l\u2019ultimo trimestre del 2016 fu rallentata in modo consistente non tanto dalla loro fittizia abolizione, bens\u00ec dall\u2019introduzione della tracciabilit\u00e0 per i datori di lavoro. Un riduzione intensificatasi a partire da giugno 2017 con l\u2019abolizione degli originari voucher e l\u2019introduzione dei contratti PrestO. L\u2019occupazione non si \u00e8 contratta da allora, ha mutato forme contrattuali: dai voucher al lavoro intermittente (o a chiamata), che torna ad aumentare a tassi elevati. Sarebbe interessante chiedersi e indagare se e quanto i nuovi strumenti telematici non abbiano raggiunto una diffusione proporzionalmente coerente con i livelli precedenti a causa dei limiti imposti o a causa della scarsa capacit\u00e0 dei datori di lavoro di adeguarsi agli strumenti telematici. Acquistare un voucher al tabacchi risultava operazione a portata di tutti contrariamente alla registrazione attraverso il portale dell\u2019Inps che richiede quelle minime capacit\u00e0 digitali non ancora universali in Italia. Quanto ai dati, il tasso di crescita dell\u2019ultimo trimestre 2016 sullo stesso periodo del 2015 \u00e8 del 38%, mentre nel complesso del 2017 rispetto al 2016 il lavoro a chiamata aumenta del 120%. Non si tratta di stabilizzazioni ma di contratti brevi, a forte contenuto precario.<\/p>\n<p>L\u2019utilit\u00e0 dei voucher come unico strumento per regolarizzare rapporti di lavoro brevi \u00e8 presto smentita dai dati sulla durata dei contratti a termine (il 78% dura meno di 365 giorni) e soprattutto quelli a termine in somministrazione (di cui il 99% ha una durata inferiore all\u2019anno). Contratti sui quali non interviene in alcun modo la seppur lieve stretta sui rapporti a tempo determinato prevista dal decreto Dignit\u00e0. Essa infatti si applica, se approvata, ai contratti oltre i dodici mesi, che sono una minoranza, non agendo in nessun modo sul vasto mondo del lavoro frammentato.<\/p>\n<p>L\u2019estensione dei voucher non farebbe che aumentare l\u2019estrema precariet\u00e0 del lavoro pi\u00f9 vulnerabile, privandolo di quei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione ma in fondo anche dal buon senso in una societ\u00e0 pervasa sempre pi\u00f9 aggressivamente da elevati livelli di povert\u00e0 tra i lavoratori. La povert\u00e0 nel lavoro \u00e8 allo stesso tempo l\u2019anticamera del disagio economico a fine carriera quando dovranno essere contati i contributi versati dai lavoratori in vista della pensione. A conti fatti, a prescindere dai voucher, le aziende hanno a disposizione una molteplicit\u00e0 di strumenti per perseverare nell\u2019uso del lavoro discontinuo e a basso costo, potendo al contempo far leva sulla rotazione e la ricattabilit\u00e0 dei lavoratori. Questo aspetto ormai caratterizza la nostra economia e non si vede un\u2019inversione di rotta di cui invece ci sarebbe un gran bisogno. Il costo del lavoro, fin troppo basso per molte forme contrattuali, a partire dai livelli salariali, deve essere considerato un freno alla crescita e non viceversa, rompendo definitivamente il solco ideologico attorno al quale si sono saldate sia la politica italiana sia buona parte delle istituzioni del lavoro.<\/p>\n<p>Resta poi un ulteriore problema. La terziarizzazione a scarsa produttivit\u00e0 verso cui \u00e8 virata l\u2019economia italiana, che vede tra i settori in maggiore espansione quello turistico-alberghiero e ristorativo: dal punto di vista sistemico questa dinamica non produrr\u00e0 effetti solidi nel medio e lungo periodo. C\u2019\u00e8 da chiedersi se almeno la crescita contingente non debba essere distribuita equamente tra aziende e lavoratori, e allo stesso tempo se sia possibile avallare un sistema aziendale incapace di remunerare adeguatamente il suo maggiore fattore di produzione, il lavoro appunto. Relativamente all\u2019agricoltura invece, dove sempre pi\u00f9 spesso caporalato e schiavit\u00f9 appaiono i tratti salienti delle relazioni industriali, l\u2019estensione dei voucher appare un compromesso al ribasso che volta le spalle alle questioni fondamentali che caratterizzano questo ramo dell\u2019economia e in cui i vinti e gli sfruttati continueranno a riempire le file della disperazione sociale a cui il paese risponde quotidianamente con atti di violenza tra gli ultimi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>9 agosto 2018 &#8211; il manifesto<br \/>\nResponsabilit\u00e0 estesa alle aziende ma i pochi controlli non funzionano<br \/>\nLa legge anticaporalato. 30mila imprese assumono in modo irregolare, 400mila i braccianti potenziali vittime<br \/>\nAdriana Pollice<\/p>\n<p>\u00abLa legge 199 sul caporalato c\u2019\u00e8 ma non viene completamente applicata. Dobbiamo partire da quello e rafforzare le tutele gi\u00e0 in parte previste\u00bb \u00e8 la posizione del premier Giuseppe Conte, ribadita ieri a Palazzo Chigi, in linea con i 5S. Fino a un mese fa, per\u00f2, il ministro dell\u2019Interno, Matteo Salvini, e il ministro della Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, spingevano per cambiarla perch\u00e9 \u00abinvece di semplificare complica\u00bb.<\/p>\n<p>LA NORMA \u00e8 entrata in vigore a novembre 2016, il testo prevede la condanna non solo del caporale ma anche del datore di lavoro, il reato viene considerato pi\u00f9 grave se il reclutamento \u00e8 avvenuto con violenza o minaccia. \u00c8 prevista la confisca dei beni utilizzati per l\u2019illecito che vanno dal furgoncino con cui si portano i braccianti sui campi all\u2019azienda stessa (che pu\u00f2 finire in controllo giudiziario) o al denaro di cui non si possa giustificare una diversa provenienza. Fin qui la legge riscuote un generale consenso.<br \/>\nC\u2019\u00e8 invece una parte che si presta all\u2019elusione, lasciando cos\u00ec il settore in mano a pratiche illegali. Ad esempio l\u2019iscrizione facoltativa delle imprese nella Rete del lavoro agricolo di qualit\u00e0, presso l\u2019Inps. Su 200mila attive in Italia, hanno ottemperato appena 3.600. \u00abPersino quelle in regola \u2013 spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico dell\u2019associazione In Migrazione \u2013 non hanno il coraggio di rompere l\u2019omert\u00e0. Preferiscono non iscriversi, accettando quindi di competere in un mercato irregolare, pur di non dare fastidio alla grande distribuzione e alle imprese che utilizzano capitali illeciti\u00bb.<\/p>\n<p>ALL\u2019ILLEGALIT\u00c0 diffusa si affiancano le mafie: \u00abQuelle straniere, come la rumena o la bulgara, gestiscono i flussi dall\u2019est \u2013 prosegue Omizzolo \u2013 poi c\u2019\u00e8 quella dei lavoratori indiani. I clan nostrani gestiscono il trasporto delle merci all\u2019estero, i mercati ortofrutticoli e la grande distribuzione\u00bb.<\/p>\n<p>I CONTROLLI sono un punto debole della legge 199. Il report dell\u2019Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil spiega che, in ognuno dei 220 distretti agricoli, ci sono in media 34 caporali, circa 15mila su tutto il territorio. Sono circa 30mila, poi, le aziende agricole che ingaggiano lavoratori in modo irregolare: il 60% impiega caporali; 9mila ricorrono a caporali violenti; quelle colluse con organizzazioni criminali sono quasi 3mila, 900 usano metodi mafiosi. Dall\u2019altro lato dello spettro, sono 400mila i braccianti potenziali vittime di caporalato, 100mila vivono in schiavit\u00f9. Per contenere il fenomeno ci sono 2.832 unit\u00e0 in forza all\u2019Ispettorato del Lavoro: 1.182 in capo all\u2019Inps, 299 all\u2019Inail. Nel 2017, su 7.265 ispezioni, sono stati individuati 5.522 lavoratori irregolari di cui 3.549 in nero. \u00abI controlli non funzionano \u2013 spiega Omizzolo \u2013, utilizza metodi superati: la filiera non si basa pi\u00f9 sul punto di incontro dove vieni ingaggiato dal caporale. Le batterie di lavoratori adesso vengono coordinate via whatsapp o sms. E ancora: quando arrivano gli ispettori ai cancelli dell\u2019azienda, la vedetta avverte, partono i messaggi e i lavoratori in nero spariscono. Bisogna poi incidere di pi\u00f9 su strumenti come gli indici di congruit\u00e0: l\u2019estensione, la quantit\u00e0 di produzione e i lavoratori dichiarati. A Latina, ad esempio, ci sono aziende di 100 ettari che dichiarano di fare il raccolto in soli 3 giorni con 5 lavoratori\u00bb.<\/p>\n<p>LO STATO non sempre cerca dove dovrebbe: \u00abMolte buste paga sono fasulle, 28 giorni di lavoro effettuati e solo 4 o 5 dichiarati, con la complicit\u00e0 di commercialisti e avvocati. Le illegalit\u00e0 non avvengono solo al Sud: nel grossetano ci sono gli stessi fenomeni di sfruttamento pure in presenza di una produzione di qualit\u00e0 vanto del made in Italy. Nel bresciano \u00e8 morto un bracciante di fatica proprio come Paola Clemente in Puglia\u00bb.<\/p>\n<p>NON FUNZIONA neppure la parte dedicata al piano di interventi (che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dall\u2019entata in vigore della legge) per la logistica e il supporto dei braccianti, cio\u00e8 trasporto e alloggi. Le istituzioni hanno attivato linee di finanziamento ma non ci sono obblighi per i datori di lavoro. Cos\u00ec \u00e8 stata semplicemente ignorate e i ghetti sono rimasti in piedi. Con gli effetti che si sono visti nel foggiano. \u00abLa legge va applicata tutta \u2013 conclude Omizzolo \u2013 coinvolgendo forze dell\u2019ordine e istituzioni. I controlli devono arrivare fino alla grande distribuzione. Soprattutto, va eliminata la Bossi\u2013Fini, che ha dato legittimit\u00e0 informale a tutto il sistema di sfruttamento dei braccianti\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>2 agosto 2018 &#8211; il manifesto\/inserto EXTRATERRESTRE<br \/>\nI pelati al \u00abdoppio ribasso\u00bb di Eurospin<br \/>\nUn tweet bombing contro il meccanismo delle aste capestro costringe la multinazionale a rispondere: \u00ab\u00c8 il mercato\u00bb<br \/>\ndi Luca Martinelli<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 27 luglio, alle 16, l\u2019account Twitter di Eurospin \u00e8 stato investito da un tweet bombing. I messaggi erano questi: \u00abLa spesa intelligente (\u00e8 il claim pubblicitario del gruppo della Grande distribuzione organizzata, ndr) non la fare sulla pelle di agricoltori e lavoratori\u00bb; \u00abNon si pu\u00f2 comprare al ribasso mentre i braccianti sono ancora vittime del #caporalato. Fermiamo le aste al doppio ribasso dei supermercati\u00bb. O, ancora, \u00abcon le aste al ribasso @Eurospinitalia schiaccia la filiera e impoverisce l\u2019#agricoltura. Fermiamo queste pratiche sleali!\u00bb.<\/p>\n<p>La campagna di pressione social l\u2019hanno promossa l\u2019associazione Terra! Onlus e la Federazione dei lavoratori dell\u2019agroindustria (Flai) della Cgil, che due giorni prima avevano denunciato come la societ\u00e0 della grande distribuzione Eurospin \u2013 forte di oltre mille punti vendita in Italia \u2013 nella primavera del 2018 avrebbe acquisito 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 31,5 centesimi l\u2019una, usando il meccanismo dell\u2019asta online al doppio ribasso. Un meccanismo distorsivo che funziona cos\u00ec: la societ\u00e0 stabilisce una base d\u2019asta ed indice una gara \u2013 al ribasso \u2013 raccogliendo una prima offerta da tutti i concorrenti, quindi prevede lo svolgimento di una seconda gara \u2013 ovviamente anche questa al ribasso \u2013 la cui base d\u2019asta \u00e8 l\u2019offerta pi\u00f9 bassa ricevuta durante la prima gara.<\/p>\n<p>Questo meccanismo costringe le industrie di trasformazione del pomodoro, che ogni anno ne lavorano oltre 5 milioni di tonnellate, a una forte competizione, al punto da spingerli a vendere sottocosto un prodotto che sovente non \u00e8 ancora stato acquistato dalla parte agricola. In questo modo, prima della stagione di raccolta, i supermercati decidono il prezzo del pomodoro (e di altri prodotti alimentari): tutta la contrattazione che segue tra industriali e agricoltori \u00e8 destinata a muoversi entro questi parametri, spesso con possibilit\u00e0 di margine estremamente ridotte. Tutto ci\u00f2 riguarda un mercato che vale circa 3 miliardi di euro.<\/p>\n<p>\u00abLe aste al doppio ribasso della grande distribuzione costringono i fornitori ad un gioco d\u2019azzardo senza vincitori \u2013 spiega Ivana Galli della Segreteria generale della Flai Cgil \u2013 \u00c8 una pratica sleale che deve essere vietata per legge, perch\u00e9 impoverisce tutta la filiera agroalimentare. Sui campi di tutta Italia denunciamo da anni lo sfruttamento del lavoro e il caporalato, ma per evitarli \u00e8 necessario anche intervenire a monte della filiera, dove i potenti gruppi della distribuzione determinano la sorte di chi produce il cibo\u00bb.<\/p>\n<p>Anche noi, quindi, quando compriamo una confezione di passata di pomodoro al supermercato potremmo \u2013 senza volerlo, e senza saperlo \u2013 alimentare una \u00abfiliera sporca\u00bb, quella che si \u00e8 servita del lavoro schiavo per la raccolta dell\u2019oro rosso. Per eliminare del tutto il fenomeno del caporalato, insegna il meccanismo delle aste online al doppio ribasso, non si pu\u00f2 guardare solo a ci\u00f2 che accade nei campi.<br \/>\nLo sa anche il ministero dell\u2019Agricoltura, che nel 2017 \u2013 grazie alla campagna #ASTEnetevi, promossa da Terra!, Flai Cgil e associazione Da Sud \u2013 ha promosso un Protocollo contro le aste al doppio ribasso e la trasparenza di filiera, sottoscritto dal ministero, da Federdistribuzione e da Conad, protocollo che impegnava la Gdo a bandire tale modalit\u00e0 di acquisto. Alcuni gruppi \u2013 tra cui evidentemenre Eurospin \u2013 non hanno voluto abbandonare una pratica sleale e dal forte impatto economico sull\u2019intera catena produttiva. \u00abQuella che abbiamo denunciato \u00e8, a quanto ci risulta, l\u2019unica asta al doppio ribasso che si \u00e8 svolta nel 2018\u00bb dice al manifesto Fabio Ciconte, direttore di Terra! Onlus.<\/p>\n<p>Le campagne di pressione delle associazioni e delle organizzazioni sindacali, infatti, paiono aver toccato il mondo della grande distribuzione organizzata, strutture di vendita che nel nostro Paese occupa ormai il 72% del mercato dei generi alimentari. Alla denuncia di Terra! Onlus e Flai hanno risposto \u2013 su Twitter \u2013 molti operatori del settore, prendendo le distanze da Eurosping. Cos\u00ec Mario Gasbarrino, presidente e amministratore delegato di Unes e U2 supermercati: \u00abDa quando sono in U2 mai fatto un\u2019asta. I nostri compratori devono visitare le aziende, parlare con i fornitori e guardarli negli occhi: solo cos\u00ec riusciamo a fare davvero interessi dei nostri clienti\u00bb. Sulla stessa linea Francesco Pugliese, ad e direttore generale di Conad: \u00abConad non fa asta di nessuno tipo, ma la domanda che mi e vi faccio: forse basta non partecipare per risolvere il problema?\u00bb. Interviene anche Giorgio Santambrogio, amministratore delegato del Gruppo V\u00e9G\u00e9 e presidente dell\u2019Associazione distribuzione moderna: \u00abSe la modernit\u00e0 della distribuzione si misura solo nella capacit\u00e0 di avere il prezzo pi\u00f9 basso possibile a scapito della dignit\u00e0 dell\u2019uomo, io e Gruppo V\u00e9G\u00e9 vogliamo essere annoverati tra i tradizionali\u00bb; \u00abil sottoscritto e l\u2019intero Gruppo V\u00e9G\u00e9 ritengono profondamente scorretta e rifuggono la modalit\u00e0 delle aste online con doppio ribasso. Ok ad una serrata negoziazione di filiera, ma deve essere sempre fair. La dignit\u00e0 dell\u2019uomo viene prima di tutto\u00bb. Sentito dal manifesto, Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, aggiunge: \u00abSi pensava che quel tipo di fenomeno fosse superato con la stipula dell\u2019accordo tra il ministero e i rappresentanti del mondo della distribuzione. Non \u00e8 bello che queste pratiche sleali, che anche l\u2019Ue sta cercando di censurare, siano ancora in essere\u00bb.<\/p>\n<p>Un movimento d\u2019opinione cos\u00ec forte lo ha smosso la denuncia di Terra! Onlus e di Flai Cgil, ma anche la risposta di Eurospin, affidata a un comunicato pubblicato dal portale specializzato gdoweek.it. Il gruppo, che ha sede nel veronese e quest\u2019anno festeggia i 25 anni di attivit\u00e0, spiega di essere consapevole dei rischi, ma non chiede scusa, anzi rilancia: \u00abIn un mercato veloce, competitivo e fluido, che pianifica poco (al massimo a tre-cinque anni, e noi lo facciamo), le aste online possono anche mettere in difficolt\u00e0 alcuni operatori, produttori o agricoltori\u00bb, ma \u00abnoi dobbiamo fare l\u2019interesse del consumatore\u00bb. Qual \u00e8 questo interesse, secondo Eurospin? \u00abPrezzi competitivi, insieme alla qualit\u00e0\u00bb. La colpa di tutto, per\u00f2, sarebbe del \u00abmercato\u00bb: \u00abA volte \u00e8 cattivo e tutti si devono adeguare e trovare strade nuove, un fatto certo non semplice\u00bb. Una risposta spregiudicata, secondo Ciconte. Per questo Terra! nel tweet bombing chiama ad agire il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio: \u00abChiediamo al ministro @giamma71 e al Parlamento di intervenire subito per vietare le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari!\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>9 agosto 2018 &#8211; il manifesto II due anelli di una lunga e feroce catena di Tonino Perna, economista Dopo l\u2019ultima strage \u00e8 aperta la caccia ai \u201ccaporali\u201d. Si \u00e8 scatenata una gara a chi attacca in maniera pi\u00f9 dura i \u201ccaporali\u201d, individuati come origine dello sfruttamento e della stessa morte dei lavoratori immigrati. Il&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/08\/caporali-pomodori-e-precariato-una-selezione-di-articoli\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Caporali, pomodori e precariato: una selezione di articoli<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[35,34,33,37,32,42],"tags":[],"class_list":["post-2726","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-democrazia","category-economia","category-italia","category-migrazioni","category-multinazionali","category-pace","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-HY","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2726","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2726"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2726\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2728,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2726\/revisions\/2728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2726"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2726"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2726"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}