{"id":2913,"date":"2018-10-30T04:02:18","date_gmt":"2018-10-30T03:02:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2913"},"modified":"2018-10-30T04:03:24","modified_gmt":"2018-10-30T03:03:24","slug":"brasile-28-ottobre-fine-della-storia-in-america-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/10\/brasile-28-ottobre-fine-della-storia-in-america-latina\/","title":{"rendered":"Brasile, 28 ottobre, \u201cfine della Storia\u201d in America latina? &#8211; di Gennaro Carotenuto"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Brasile, che fu laboratorio politico della sinistra a Porto Alegre, oggi si consegna alla \u201crestaurazione dell\u2019ordine gerarchico naturale\u201d del fascista evangelico Jair Bolsonaro. Ma non \u00e8 la fine della Storia in America latina.<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono poche speranze che oggi il Brasile non si consegni a Jair Messias Bolsonaro, il candidato parafascista, che viene a \u201crestaurare l\u2019ordine gerarchico naturale\u201d, violato dai diritti sociali e umani, e che far\u00e0 strame del regime democratico restaurato nel 1985 in Brasile, dopo il ventennio della dittatura militare, e identificato nel XXI secolo col ruolo del pi\u00f9 grande partito socialdemocratico del mondo, il PT, il partito dei lavoratori di Lula da Silva. Sul carattere di Bolsonaro si \u00e8 scritto molto in queste settimane ed esistono pochi dubbi; pochi dittatori in fieri \u2013 prima ancora di andare al potere \u2013 hanno la sfacciataggine di promettere l\u2019esilio o il carcere a chi si oppone loro. Politico di lungo corso, in parlamento da 28 anni, si spaccia per il nuovo, ma \u00e8 l\u2019uomo di tutte le lobby, da quella delle armi, che vuole totalmente liberalizzare, all\u2019agroindustria che vuole sradicare la foresta amazzonica. Propugnatore di tutte le sconcezze pi\u00f9 reazionarie, dalla tortura alla pena di morte extragiudiziale, dall\u2019omofobia alla subalternit\u00e0 della donna, Bolsonaro piace.<!--more--><\/p>\n<p>Bolsonaro piace non solo come uomo forte, ma piace proprio in quanto anti-democratico, nel quale la spada e la croce, quella evangelica, siano la risposta a qualunque mediazione e qualunque complessit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 che Bolsonaro piace senza limiti nella sua promessa di restaurare un regime premoderno, predemocratico, nel quale ognuno stia al suo posto e il Brasile torni grande (come i democratici scimmiottavano lo \u201cyes we can\u201d di Obama, cos\u00ec lo slogan \u00e8 esattamente quello di Trump) rispetto a un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, una grandezza, che non \u00e8 mai esistita. Grandezza, legge e ordine (non \u201cordine e progresso\u201d, motto positivista del Brasile) e l\u2019opinione pubblica sconcertata gli si afferra. Bolsonaro \u00e8 anche creatura di Steve Bannon, attivissimo nel paese e il riferimento trumpiano, sia ideologico che di prassi politica, \u00e8 presentissimo e legittimante. Non importa quanti (perfino Marine Le Pen lo disprezza) considerano Bolsonaro un impresentabile: la Casa Bianca \u00e8 con me. E pure Salvini, col quale cinguetta amorevolmente.<\/p>\n<p>L\u2019egemonia mediatica di Bolsonaro (che smantella la menzogna mainstream per la quale la sinistra sia mai riuscita nel Continente a controllare i media) supera la mediazione perfino delle televisioni monopoliste peggiori del mondo. Travalica perfino i blandi processi di controllo di Facebook e Twitter per buttarsi sulla personalizzazione pervasiva e totale di Whatsapp. L\u2019uso di gruppi Whatsapp \u2013 sui quali sono stati investiti milioni di dollari di capitali illeciti \u2013 nella campagna elettorale in Brasile, \u00e8 oggi il caso di scuola per eccellenza di veicolazione di fake news senza alcun controllo possibile. Chi scrive, meno di dieci anni fa, aveva scritto un libro sui media personali di comunicazione di massa, sul potere dei cittadini informati di autocomunicare. Chi scrive sbagliava, tanto sui cittadini informati come sulla parcellizzazione della libert\u00e0 di stampa; si possono veicolare menzogne ed essere totalmente disinformati e tutto ci\u00f2 non \u00e8 affatto a favore di processi democratici. Il Brasile lo testimonia in un presente gi\u00e0 distopico.<\/p>\n<p>Con Bolsonaro il destino di grande potenza del Brasile, che Lula aveva tentato, a volte riuscendovi, a declinare in senso progressista, torna a farsi convitato di pietra nel dibattito, questa volta in senso militarista e sub-imperialista, un vecchio dibattito che ci riporta al Piano Condor e allo sterminio degli anni Settanta. Il Brasile potenza regionale, ma subalterna rispetto agli Stati Uniti, \u00e8 pronta a rompere il tab\u00f9 della guerra tra stati nella regione, innanzitutto contro il Venezuela, come hanno gi\u00e0 affermato sia il figlio di Bolsonaro Eduardo, sia il candidato vicepresidente, il generale Hamilton Mourao, apertamente nostalgico della dittatura militare. C\u2019\u00e8 da credere che se bombarder\u00e0 Caracas Bolsonaro prender\u00e0 applausi anche in Europa, anche a sinistra perch\u00e9 Bolsonaro \u00e8 innanzitutto il tutore di quell\u2019ordine conservatore, locale e mondiale che i tucanos (la destra tradizionale) non era pi\u00f9 in grado di garantire.<\/p>\n<p>Non bisogna per\u00f2 nascondersi che, se il regime militare nel 1964 era stato la risposta delle \u00e9lite all\u2019irruzione delle masse nella vita pubblica, il regime di Bolsonaro appare essere quello della ritirata delle masse stesse come soggetto politico, della fine delle rappresentazioni collettive e dei corpi intermedi. Questa samba macabra \u00e8 dunque la ricetta che spazza via tutto quello nel quale i democratici hanno creduto dalla fine del socialismo reale in qua. Abbiamo tutti creduto che, in una situazione che mai \u00e8 stata di egemonia n\u00e9 culturale n\u00e9 di controllo reale dei processi economici, si potesse almeno temperare il modello economico vigente, basato sull\u2019individualismo ideologico e sulla dissoluzione della societ\u00e0 in quanto tale e catalizzare, attraverso l\u2019educazione, la salute, aiuti agli indigenti, la difesa dell\u2019ambiente, una nuova societ\u00e0 dove i diritti avessero un ruolo centrale e si potessero creare classi popolari e medie coscienti. In fondo di questo si \u00e8 sempre trattato e in fondo \u2013 nell\u2019impraticabilit\u00e0 di ogni prospettiva pi\u00f9 radicale \u2013 ed \u00e8 questo che verrebbe sconfitto oggi da Bolsonaro: la riformabilit\u00e0 del sistema economico vigente. Nella sconfitta del PT c\u2019\u00e8 la costatazione del riformismo impossibile e della pervasivit\u00e0 del neoliberismo individualista che trova nell\u2019evangelismo \u2013 del quale Bolsonaro \u00e8 esponente \u2013 la sua religione e una nuova escatologia del mondo e dei destini individuali. Ci torno pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>Della sinistra, dei governi di centro-sinistra degli ultimi tre lustri, di quello di Lula prima e di Dilma poi, si pu\u00f2 fare tutta la critica e l\u2019autocritica che si vuole. Sul breve termine in molti hanno visto il percorso che ha portato alla candidatura di Fernando Haddad come un cumulo di errori e di personalismi. Se Lula avesse fatto un passo indietro immediatamente dopo la sua ingiusta condanna, forse la candidatura di Haddad avrebbe potuto prendere il volo, non sarebbe stata schiacciata sulla rappresentazione della continuit\u00e0 con Lula, ma avrebbe potuto giocare su fattori di rinnovamento rispetto alla legittima stanchezza di tanti per il PT. D\u2019altra parte \u2013 chi scrive ebbe conversazioni in questo senso ai massimi livelli \u2013 la cupola del PT era convinta che l\u2019unico candidato in grado di vincere fosse Lula stesso e non si \u00e8 mai mossa da tale convinzione, che peraltro sarebbe suffragata dal voto odierno.<\/p>\n<p>Sul lungo termine si pu\u00f2 biasimare la limitatezza della prospettiva che non ha saputo, potuto, voluto modificare forse irrisolvibili nodi storici, dell\u2019America latina in particolare. In primo luogo la dipendenza dalle commodities del Continente, una dipendenza storica che ne segna ricchezza e miseria. Che piaccia o no, in un Continente che \u00e8 quasi un paradiso fiscale per i ricchi, da L\u00e1zaro C\u00e1rdenas a Salvador Allende a Cristina Kirchner \u00e8 solo esportando materie prime che si \u00e8 finanziato lo stato sociale. Il ciclo progressista di inizio XXI secolo non ha fatto eccezione. L\u2019uscita dalla povert\u00e0 e l\u2019accesso alla cittadinanza in s\u00e9 \u00e8 stata declinata piuttosto come accesso al consumo; sei cittadino in quanto hai accesso al mercato. Al sottoproletario \u00e8 bastato.<\/p>\n<p>Se solo alla fine ha inciso l\u2019incapacit\u00e0 di rinnovamento generazionale, l\u2019alleanza col capitale finanziario, che non si poteva o pensava di potere contrastare, \u00e8 stata una scelta di fondo. Dalla corruzione all\u2019inadeguatezza rispetto a problemi pi\u00f9 grandi di noi, come il narco, il potere infinito del narco, la verit\u00e0 \u00e8 che anche il migliore dei PT possibili non sarebbe bastato a tamponare processi storici dove innanzitutto il lavoro di massa, salariato, organizzato e difeso dai sindacati (la CUT ha tuttora venti milioni di iscritti) non \u00e8 pi\u00f9 il cuore dei processi storici. Va da s\u00e9 che il Brasile laboratorio mondiale di alternative a Porto Alegre, alla prova del governo, 14 anni, non un giorno, doveva e poteva dare prova migliore di s\u00e9.<\/p>\n<p>E per\u00f2, ricordiamo la temperie di fine XX secolo che gener\u00f2 quella prospettiva di cambio: il trionfo del neoliberismo e del Washington Consensus imposto s\u00ec dalle dittature ma anche dalla caduta del socialismo reale. Il tradimento alla chiesa conciliare, che era attrice fondamentale della vita latinoamericana, produce il protagonismo evangelico proprio nei paesi, come il Brasile o il Guatemala dove pi\u00f9 importante era l\u2019elaborazione teorica e la testimonianza della \u201copzione preferenziale per i poveri\u201d. Karol Wojtyla sacrific\u00f2 l\u2019America latina (che non amava e non gli interessava) sull\u2019altare della guerra fredda, per consegnare oggi quello che \u00e8 stato ma non \u00e8 pi\u00f9 il pi\u00f9 grande paese cattolico al mondo, all\u2019evangelismo pi\u00f9 reazionario che si fa governo con Bolsonaro.<\/p>\n<p>Oggi non perde solo il PT, un partito socialdemocratico che ha tentato di mettere insieme nell\u2019ultimo trentennio troppe cose, ma \u00e8 la storica sconfitta del cattolicesimo conciliare che in Brasile trovava la sua massima espressione. Jorge Bergoglio, eletto papa innanzitutto per rimediare al disastro del wojtylismo nel continente cattolico, oggi appare un argine troppo fragile. Non \u00e8 il cattolicesimo conservatore a trionfare, ma l\u2019evangelismo, il cristianesimo neoliberale dove la salvezza \u00e8 solo individuale e non \u00e8 mai di questa terra.<\/p>\n<p>Chioso: anche nell\u2019era di Whatsapp le masse esistono e, come mostrano in queste ore i coraggiosi migranti che dall\u2019Honduras discendono il mappamondo verso gli Stati Uniti, i loro bisogni e i loro diritti sono ancora il centro di tutto. Ancora poche settimane fa, con tutta la timidezza e in una situazione sociale terribilmente compromessa, Andr\u00e9s Manuel L\u00f3pez Obrador ha vinto in Messico le elezioni. Come ci\u00f2 si possa declinare nel presente distopico di Macri, Duque, Trump e Bolsonaro, va oltre le ambizioni di questo articolo, ma le ragioni in cui credevamo vent\u2019anni fa, limitare la disuguaglianza e l\u2019ingiustizia, restano pienamente vigenti, per quanti errori si siano commessi e per quanto dura sia la traversata del deserto che ci attende. Molto si \u00e8 seminato, torner\u00e0 il tempo del raccolto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Brasile, che fu laboratorio politico della sinistra a Porto Alegre, oggi si consegna alla \u201crestaurazione dell\u2019ordine gerarchico naturale\u201d del fascista evangelico Jair Bolsonaro. Ma non \u00e8 la fine della Storia in America latina. 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