{"id":2967,"date":"2018-12-10T01:48:31","date_gmt":"2018-12-10T00:48:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2967"},"modified":"2019-01-02T20:15:07","modified_gmt":"2019-01-02T19:15:07","slug":"lettera-rete-di-quarrata-dicembre-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/12\/lettera-rete-di-quarrata-dicembre-2018\/","title":{"rendered":"Lettera Rete di Quarrata &#8211; dicembre 2018"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/image-7.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3029\" width=\"480\" height=\"270\"\/><\/figure>\n\n\n<p>Carissima, carissimo,<br>\nun tempo il mare che vide&nbsp; partire le caravelle dei conquistatori, oggi vede passare i figli dei conquistati, i quali&nbsp; chiedono giustizia e riparazione anche a costo della vita.<br>\nA tutt\u2019oggi i morti in mare sono ormai quasi trenta mila; padre Ernesto Balducci, autore tra altri, del magnifico libro &#8220;L\u2019uomo planetario&#8221;, queste parole le scriverebbe e le urlerebbe, oggi. Lui con il suo scrivere profetico e precursore dei tempi, queste parole le urlerebbe con voce ferma e ammonitrice rinforzata dall\u2019agitare l\u2019indice della mano destra, ricordandoci che non possiamo essere felici da soli, ne creare muri.<br>\nIn questo tempo, in Italia si parla tanto di frontiere: la frontiera chiude, \u00e8 sempre e solo uno sbarrare il passo. Eppure come Comunit\u00e0 Europea siamo stati capaci di unirci coltivando la cultura della diversit\u00e0. La diversit\u00e0 \u00e8 un valore e la dobbiamo salvaguardare, come la biodiversit\u00e0 in natura. Le nostre differenze sono una ricchezza ma, la diversit\u00e0 estremizzata&nbsp; diventa una spada brandita contro l\u2019alterit\u00e0. Diventa un solco invalicabile.<!--more--><br>\nQuando comprenderemo che la chiave di ogni uomo e ogni donna si trova negli altri, che \u00e8 il contatto con il prossimo che ci fa capire realmente chi siamo? Per questo possiamo solo maturare quando sentiamo che \u00e8 pi\u00f9 grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi.<br>\nNei giorni delle sue conferenze dei primi di novembre in Italia, Frei Betto ci ha ricordato che il Samaritano di cui ci racconta Ges\u00f9 non da lezioni di buona educazione, ma di amore.<br>\nDavanti all\u2019uomo in difficolt\u00e0 non fa come il sacerdote o il levita, i quali mettono avanti i loro impegni religiosi, ma si china su di lui per vedere dove \u00e8 la sua ferita. Un fratello.<br>\n\u00c8 cos\u00ec difficile pensare che l\u2019altro sia cos\u00ec prossimo a noi? Ognuno di noi \u00e8 imparentato con il mondo, carne della stessa carne, eppure viviamo sempre di pi\u00f9 rafforzando quella scorza di individualismo e di egocentrismo che \u00e8 l\u2019origine di tutte le nostre sofferenze. La vita non \u00e8 fatta per chiuderci nella nostra introspezione ma, per farci sentire che condividiamo con tutti gli stessi bisogni; ognuno di noi vuol sentirsi capito, ascoltato, amato. Il nostro vivere quotidiano, cos\u00ec cerebrale ha bisogno di spazi nuovi, appartati, per riscoprire la nostra umanit\u00e0 e uscire cos\u00ec dal guscio delle paure e delle differenze.<br>\nLa parabola del Samaritano ci chiede questo. Quando la vita di qualcuno \u00e8 ferita, siamo disponibili a caricarcela sulle spalle? Quando siamo in difficolt\u00e0, sappiamo di poterci affidare alle braccia calde di un fratello o una sorella? In entrambi i casi l\u2019aiuto pi\u00f9 vero consiste nel sentire che non siamo soli. Diamo forza all\u2019amore per spingere il carro del mondo.<br>\nI muri creano separazione non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Non nella geografia ma nella storia; soprattutto il muro non solo estromette il forestiero, l\u2019emarginato, il muro chiude dentro il privilegiato e lo condanna all\u2019asfissia.<br>\nDa pochi giorni sono rientrato dal Brasile dove il tempo non solo sembra essersi fermato ma addirittura si profila un ritorno lontano nel tempo e nello spazio. Si respira un\u2019aria di blocco dove ogni parola che non \u00e8 funzionale al nuovo sistema Sergio Moro*-Jair &#8220;Messias&#8221;** Bolsonaro*** \u00e8 guardata con sospetto e forte giudizio. I Movimenti popolari sono ancora scioccati e spaesati di fronte a tanta protervia del nuovo potere.<br>\nUna mattina insieme a Emerson, educatore del centro San Martino de Porres di San Paolo, decidiamo di fare una passeggiata nella periferia est, dove la povert\u00e0 si \u00e8 moltiplicata in questi ultimi due anni, dopo il golpe istituzionale contro la presidente eletta Dilma che ha causato la chiusura dell\u201980% dei progetti sociali del governo. Lungo i muri della ferrovia sono nati interminabili accampamenti di legno, cartone e plastica di due metri per uno, quanto \u00e8 largo il marciapiede, dove il vecchio e il nuovo popolo della strada si ripara la notte.<br>\nIncontriamo Jos\u00e9, nato nel nordest 69 anni fa. A 21 anni si \u00e8 trasferito a San Paolo dopo essersi spaccato la schiena fin da piccolo lavorando da schiavo in una grande fattoria. Racconta che \u00e8 arrivato senza saper ne leggere ne scrivere, riconosceva solo i soldi, pur avendone maneggiati pochi, attraverso i quali aveva imparato un po\u2019 a contare. Inizi\u00f2 a lavorare il giorno e a studiare la notte, fino alla terza media. Da 12 anni vive per strada, la notte si ritirava in un dormitorio pubblico ma 20 mesi fa \u00e8 stato chiuso per mancanza di fondi. Grazie alle pratiche che l\u2019assistente sociale del Centro gli ha aiutato a fare \u00e8 riuscito ad avere una pensione sociale, insufficiente per pagare l\u2019affitto di una stanza e bagno. Afferma con orgoglio che non \u00e8 un mendicante, che \u00e8 cosciente della sua condizione, evidenziando che tutti nel Brasile dovrebbero avere una vita degna, un alloggio, il diritto al cibo e alla salute, perch\u00e9 il Brasile \u00e8 un Paese ricco. Si \u00e8 abituato alla vita della strada, racconta che nel tempo che passa al Centro oltre a vedere la Tv giocare a biliardino, fare piccoli lavori con la carta, parla con i suoi compagni della carenza dei servizi sociali,denunciando che il comune e lo stato non hanno nessun interesse e nessuna iniziativa in relazione alla loro condizione.<br>\nDalla strada ci spostiamo nel Centro dove Emerson lavora (che come Rete di Quarrata sosteniamo attraverso un progetto). Gli addetti stanno distribuendo il pranzo principale del giorno, ci sono circa 500 persone, alcune decine di donne con bambini, tutti ordinatamente in fila: le donne con bambini usufruiscono di una via preferenziale.<br>\nOgnuno \u00e8 chinato sul proprio piatto, il silenzio la fa da padrone, solo rumori di spostamento di stoviglie e pentole enormi.<br>\nIncontro Roberto seduto al tavolo, ha terminato di mangiare da poco, dopo qualche sbadiglio mi chiede di sedermi, inizia subito a parlare raccontando la sua vita. L\u2019abbandono della madre in un collegio quando era piccolo, fino a 18 anni, quando il giudice intim\u00f2 alla madre di andare a prenderlo perch\u00e9 maggiorenne, ma non lo port\u00f2 a casa, non lo volle, lo lasci\u00f2 da una parente con la quale si era accordata. &#8220;In quella casa non stavo bene, per me erano estranei, mi sentivo escluso, cos\u00ec decisi di andarmene e vivere in strada&#8221; racconta, dove continua a vivere. &#8220;Questo abbandono ha condizionato e rovinato la mia vita. Non ho ricevuto nessun aiuto psicologico, questa \u00e8 una ferita che mi porter\u00f2 sempre dentro. Qui incontro persone come me, che hanno sofferto, che hanno perso il lavoro, conversiamo, mangiamo e ci raccontiamo ci\u00f2 che viviamo e vediamo ogni giorno&#8221;. Roberto si alza e mi saluta inserendosi raggiungendo pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0 un piccolo gruppo di amici.<br>\nSi avvicina a noi Gustavo avendo notato che siamo stranieri, a domanda gli rispondo: italiani. Con il dito indica subito&nbsp; un gruppo di persone: &#8220;quelli sono tutti di origine italiana, vado a chiamarne qualcuno&#8221;. Lo fermo dicendogli che preferivo conoscere la sua storia. Mi guarda sorpreso ma felice. Ha 26 anni, apparentemente \u00e8 forte, racconta che \u00e8 un raccoglitore di carta (catadores), uno dei tanti che la notte pulisce la citt\u00e0 dai cartoni che i commercianti lasciano sui marciapiedi. &#8220;Sono felice di pulire la citt\u00e0 ma,&nbsp; il nostro lavoro non \u00e8 riconosciuto. Siamo mal visti, giudicati, esclusi, la maggioranza delle persone pensano che siamo dei vagabondi. Non si domandano al mattino quando escono da casa perch\u00e9 \u00e8 tutto pulito. Vorrei che chi ci giudica per una notte si mettesse al nostro posto: &#8220;un carretto da tirare su e gi\u00f9 per la citt\u00e0, fermarsi, caricare, legare, fino a riempirlo, spesso con un carico pi\u00f9 alto di me anche di un metro&#8221;. Improvvisamente si alza, penso che se ne vada, invece mi invita fuori del centro per farmi vedere il suo carretto. &#8220;Vedi questi pezzi di copertoni di macchine messi uno sopra l\u2019altro e legati a due assi di legno, servono per frenare nella discesa quando siamo carichi, altrimenti non avrei forza sufficiente per tenere il carico e ne&nbsp; sarei travolto, devo cambiare i pezzi di gomma almeno una volta la settimana. Non siamo vagabondi!.&#8221; Mentre lo afferma con severa autorit\u00e0 guarda alcuni suoi compagni e dice: &#8220;ognuno di loro ha il suo carretto, li vedi come sono ben parcheggiati lungo la strada, siamo una bella squadra&#8221;. Rientriamo \u00e8 arrivato il suo turno (sono 6 i turni del pranzo&#8230; 500 persone) ci invita a mangiare con lui, accettiamo. Vado a comunicarlo a Francisco, l\u2019educatore si unisce a noi. Riso, fagioli, pollo e insalata, piatto unico. Ottimo per noi, figuriamoci per Gustavo, un piatto che sembra un monte, il mangiare va in salita. Dopo averlo terminato si alza e ne chiede ancora, torna con met\u00e0 piatto pieno. Infine un budino. Dopo qualche risata ci salutiamo, Gustavo va a riposare, sorridente ci dice: &#8220;questa notte sar\u00e0 lunga e faticosa&#8221;.&nbsp; L\u2019attenzione per i poveri non pu\u00f2 essere un fatto occasionale, sporadico, deve essere una priorit\u00e0 politica. Ad ognuno la propria riflessione.<br>\nBuon tutto, Antonio<\/p>\n<p>* Sergio Moro, \u00e8 il giudice che senza nessuna prova ha condannato Lula, l\u2019uomo che il giorno dopo l\u2019elezione di Bolsonaro a presidente \u00e8 andato a casa sua, uscito ha dichiarato che aveva accettato l\u2019incarico di Ministro della Giustizia e della Sicurezza, una contraddizione mai esistita in Brasile, era un gioco preparato senza il quale Lula sarebbe diventato presidente del Brasile per la terza volta.<br>\n**Messias nome acquisito dopo la sua andata a Gerusalemme a farsi battezzare sul fiume Giordano in campagna elettorale dopo avere abbracciato la fede evangelica per avere il sostegno della &#8220;Bancata Evangelica&#8221; che conta 90 tra senatori e deputati.<br>\n*** Jair Bolsonaro, da non scambiare con la&nbsp; famosa ala destra dell\u2019Inter -JAIR- dei tempi di Helenio Herrera che vinse tutto, in Italia, Europa e nel mondo, inconsistente capitano dell\u2019esercito consegnato alla politica, deputato inesistente nella storia del parlamento brasiliano, adesso chiamato in Brasile:Bolsoleone!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ricordo ad ognuno di noi l\u2019autotassazione libera nella quantit\u00e0 e continuativa nel tempo a sostegno dei progetti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>I versamenti devono essere effettuati sui seguenti conti:<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>Conto corrente postale intestato a Notiziario della Rete Radi\u00e9 Resch:<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>IBAN: IT 15 N07601 13800 000011468519<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>o sul conto della Banca Alta Toscana intestato a Rete Radi\u00e9 Resch<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>IBAN: IT 42 M08922 70500 000000004665<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>Indicando sempre la causale<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Infine ricordiamo il contributo alla nostra rivista: In Dialogo<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>contributo ordinario 2019 \u20ac35<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>contributo sostenitore 2019 \u20ac50<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>contributo amicizia 2019 \u20ac100<\/strong><\/em><br>\n<em><strong>contributo vitalizio 2019 \u20ac1.000<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Chi invia il contributo di sostenitore, amicizia o vitalizio ricever\u00e0 un libro in omaggio.<\/strong><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissima, carissimo, un tempo il mare che vide&nbsp; partire le caravelle dei conquistatori, oggi vede passare i figli dei conquistati, i quali&nbsp; chiedono giustizia e riparazione anche a costo della vita. 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