{"id":2982,"date":"2018-12-22T13:05:20","date_gmt":"2018-12-22T12:05:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=2982"},"modified":"2019-01-02T20:13:45","modified_gmt":"2019-01-02T19:13:45","slug":"eni-shell-fonti-fossili-licenze-petrolifere-e-altre-malefatte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2018\/12\/eni-shell-fonti-fossili-licenze-petrolifere-e-altre-malefatte\/","title":{"rendered":"ENI-Shell: fonti fossili, licenze petrolifere e altre malefatte"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/image-5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3025\" width=\"480\" height=\"270\"\/><\/figure>\n\n\n<p>Un articolo tratto da Legambiente racconta la mobilitazione delle associazioni che scrivono a Di Maio, mentre su Redattore sociale si parla di una licenza petrolifera che sottrae due anni di scuola e salute in Nigeria.<\/p>\n<p>L\u2019Eni continua a rilanciare le fonti petrolifere \u2013 Fonte:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.legambiente.it\/\">Legambiente<\/a><\/p>\n<p>\u201cServe una profonda riconversione del sistema energetico e industriale italiano, se vogliamo raggiungere gli obiettivi firmati con l\u2019Accordo di Parigi sul Clima, a partire dalle imprese direttamente controllate dal Governo. Per questo chiediamo al Ministro Di Maio di chiarire al pi\u00f9 presto le scelte e gli investimenti da parte di Eni. L\u2019azienda controllata dallo Stato \u00e8, infatti, sempre pi\u00f9 impegnata nel rilancio di estrazioni petrolifere e ampliamento dei giacimenti di idrocarburi in tutto il Mondo, a fronte di investimenti minimi nelle fonti rinnovabili. Scelte in evidente conflitto con gli impegni presi dall\u2019Italia per combattere i cambiamenti climatici. Dal Governo ci aspettiamo un impegno concreto per aiutare il nostro Paese e il suo sistema di imprese ad accelerare nella direzione dell\u2019innovazione e del cambiamento\u201d.<!--more--><\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019appello che Legambiente, Greenpeace e Wwf lanciano al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio affinch\u00e9 si definisca all\u2019interno del Piano Nazionale energia e clima \u2013 che dovr\u00e0 essere trasmesso alla Commissione europea entro la fine di dicembre \u2013 gli indirizzi strategici per l\u2019azienda, perch\u00e9 possa passare dall\u2019essere un ostacolo sulla strada degli impegni sul Clima a diventare una leva e uno strumento virtuoso nella complessa sfida climatica.<\/p>\n<p>Nella lettera inviata oggi al vicepresidente del Consiglio \u2013 a firma di Stefano Ciafani (presidente di Legambiente), Giuseppe Onufrio(Direttore Esecutivo Greenpeace Italia) e Donatella Bianchi (presidente Wwf Italia) \u2013 si sottolinea che gli investimenti dell\u2019azienda \u201criguardano direttamente le scelte politico-istituzionali sul piano interno e internazionale del nostro Paese, perch\u00e9 possono contribuire ad accelerare la transizione attraverso investimenti in innovazione e ricerca oppure ritardarla ulteriormente\u201d.<\/p>\n<p>Un impegno da parte del Governo anche alla luce della discussione in corso a Katowice (in Polonia) dove si sta svolgendo la <a href=\"http:\/\/www.italiachecambia.org\/2018\/12\/cop24-cambiamenti-climatici-pianeta-brucia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Conferenza sul Clima<\/a>, un appuntamento di grande importanza per il futuro dell\u2019Accordo di Parigi. Il recente rapporto IPCC ha infatti fornito solide prove sulla necessit\u00e0 e l\u2019urgenza di contenere l\u2019aumento della temperatura media globale entro 1.5\u00b0C per poter vincere la sfida climatica e contenere in maniera significativa i danni climatici non solo per i paesi pi\u00f9 poveri e vulnerabili, ma anche per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u201cIl successo della COP24 dipender\u00e0 dall\u2019Europa, ma anche dagli impegni degli dagli Stati \u2013 scrivono le tre associazioni \u2013 In questo scenario diventa determinante che le scelte portate avanti dai Governi e dalle imprese controllate siano coerenti con questa direzione strategica\u201d. A oggi, invece, le attivit\u00e0 di Eni sono arrivate ad interessare 71 Paesi, movimentando nel 2017 migliaia di barili\/giorno di idrocarburi (gas e petrolio) con esplorazioni che stanno andando a interessare sempre pi\u00f9 aree del mondo, tra l\u2019altro assai delicate da un punto di vista ambientale: dal circolo polare artico ai tanti pozzi gi\u00e0 produttivi&nbsp; o di cui \u00e8 prevista l\u2019entrata in produzione in varie aree nel Mediterraneo, passando per il Golfo del Messico e l\u2019Oceano Indiano, il Mar Caspio e quello di Barents, la foresta amazzonica e le coste africane.<\/p>\n<p>\u00c8 preoccupante inoltre che pure i minimi investimenti nelle fonti rinnovabili portati avanti da Eni, sottolineano ancora Greenpeace, Legambiente e Wwf, \u201ccoinvolgono anche l\u2019uso di materie prime come l\u2019olio di palma, che deriva da attivit\u00e0 spesso connesse alla deforestazione e che contribuiscono in maniera rilevante alle emissioni di gas serra\u201d. Cos\u00ec come \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 possibile accettare acriticamente le ripetute dichiarazioni sulla \u2018sostenibilit\u00e0 climatica\u2019 del gas naturale, sui cui tanto Eni afferma di puntare. Numerosi rapporti confermano infatti che il computo complessivo delle emissioni di gas clima-alteranti connesse alle produzioni di gas naturale sono, e sono state, ampiamente sottostimate. Se l\u2019utilizzo del gas \u00e8 un elemento degli scenari di transizione energetica, la scala del proposto sviluppo di una ulteriore dipendenza dal gas naturale della nostra economia \u00e8 contraria a ogni ipotesi ragionevole di tutela del clima e di indipendenza energetica\u201d.<\/p>\n<p>********<\/p>\n<p>Nigeria, la licenza petrolifera che sottrae due anni di scuola e salute \u2013 Fonte:<a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/\">Redattore sociale<\/a><\/p>\n<p>Una <a href=\"https:\/\/www.osservatoriodiritti.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Eni-Nigeria-Rdc-Opl245.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nuova ricerca<\/a> del Resources for Development Consulting (Rdc) denuncia che la presunta maxi-tangente da pi\u00f9 di un miliardo di dollari versata da Shell ed Eni al governo della Nigeria in relazione alla licenza del giacimento Opl 245, per la quale \u00e8 in corso un processo a Milano, avrebbe causato importanti danni alla societ\u00e0 locale. Stando al report, infatti, la forma fiscale utilizzata per il contratto avrebbe consentito ai due giganti petroliferi di risparmiare quasi 6 miliardi di dollari in minori tasse. Detto in altri termini, la cifra persa dal Paese africano \u00e8 pari a due anni di spesa pubblica in sanit\u00e0 e istruzione.<\/p>\n<p>La ricerca di Rdc \u00e8 stata commissionata da Re:Common, Global Witness, Heda e The Corner House. Queste stesse ong sono quelle che avevano depositato l\u2019esposto che ha poi portato al procedimento giudiziario.<\/p>\n<p>La posizione delle societ\u00e0. La stessa Rdc ha interpellato Shell ed Eni, chiedendo un commento. Shell ha dichiarato che il report ha \u201cuna metodologia difettosa che non rispetta standard qualitativi adeguati\u201d. Eni, da parte sua, ha risposto che \u201cle affermazioni sul piano tecnico e contrattuale adottate come base del rapporto sono parziali e inaccurate, se non fuorvianti\u201d.<\/p>\n<p>Il nodo fiscale. Rdc scrive che \u201cle clausole fiscali che al momento regolano il Blocco 245 non seguono, secondo la nostra opinione, l\u2019essenza di un normale sistema di produzione condivisa\u201d. Secondo questa analisi, Eni e Shell non avrebbero seguito i \u201ccontratti di produzione condivisa\u201d (Psc), ossia le logiche contrattuali comunemente previste dagli anni Novanta per sfruttare giacimenti petroliferi. Sempre stando a quanto riportato da Rdc, in particolare, l\u2019accordo fatto avrebbe tagliato l\u2019accisa \u201cProfit Oil\u201d, un\u2019entrata di estrema importanza per la Nigeria.<\/p>\n<p>Il calcolo. Per poter arrivare a circa 6 miliardi di dollari, Rdc utilizza la stima di Eni, che parla di una produzione di almeno 560 milioni di barili in 13 anni a prezzo costante di 70 centesimi al barile. Ebbene, utilizzando le regole del contratto firmato nel 2011, Opl 245 avrebbe reso 9,8 miliardi di dollari, mentre con quelle del 2003 il governo di Abuja avrebbe ottenuto 14,3 miliardi di dollari e, ancora di pi\u00f9, prendendo a riferimento i termini in vigore nel 2005 si sarebbe arrivati a 15,6 miliardi: una differenza, dunque, di poco meno di 6 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>La vicenda. La licenza di Opl 245 nel 1998 era di Malabu Oil&amp;Gas, societ\u00e0 riconducibile a Dan Etete, che allora aveva lasciato da poco il posto di ministro del Petrolio. Nel 2001, poi, il governo aveva dato la licenza a un\u2019altra societ\u00e0, Snud, controllata interamente da Shell. Un passaggio caratterizzato da un contratto Psc, firmato dal colosso anglo-olandese e dalla nigeriana Nnpc. Tra il 2003 e il 2006 Shell aveva trovato due giacimenti all\u2019interno di Opl, ma nel frattempo, nel 2006, Malabu aveva vinto la causa per riavere indietro la licenza. Alla fine, riassumendo, nel 2011 la licenza Opl 245 \u00e8 stata assegnata a Eni e Shell ed \u00e8 in quel contesto che venne firmato il contratto che avrebbe fatto poi perdere soldi allo Stato nigeriano.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo tratto da Legambiente racconta la mobilitazione delle associazioni che scrivono a Di Maio, mentre su Redattore sociale si parla di una licenza petrolifera che sottrae due anni di scuola e salute in Nigeria. 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