{"id":3411,"date":"2019-12-07T23:49:15","date_gmt":"2019-12-07T22:49:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/una-lettera-di-jung-sulla-perdita-e-landare-avanti-di-emanuele-casale\/"},"modified":"2019-12-07T23:49:15","modified_gmt":"2019-12-07T22:49:15","slug":"una-lettera-di-jung-sulla-perdita-e-landare-avanti-di-emanuele-casale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2019\/12\/una-lettera-di-jung-sulla-perdita-e-landare-avanti-di-emanuele-casale\/","title":{"rendered":"Una lettera di Jung sulla perdita e l\u2019andare avanti &#8211; di Emanuele Casale"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/img_1058.jpg\" class=\"size-full wp-image-3410\" width=\"503\" height=\"629\">Una bellissima lettera che Jung invi\u00f2 ad una sua amica in seguito alla perdita di suo marito\u2026<\/p>\n<p>Il senso ultimo di questa lettera ci indica l\u2019importanza di dover continuare a vivere, nonostante ci\u00f2 che pu\u00f2 succederci di spiacevole durante il nostro cammino. In tal senso possiamo leggerla anche come un vero e proprio inno alla vita, all\u2019esistenza, ma Jung tiene a precisare, cos\u00ec come fa a pi\u00f9 riprese nella sua opera, come esistere non basta, \u00e8 necessario vivere, ovvero dobbiamo porci nei confronti del nostro mondo interno ed esterno in maniera tale da compiere ci\u00f2 che la propria natura e la propria \u201cghianda\u201d (processo di individuazione) ci chiede di vivere, altrimenti produrremo quella vita non vissuta di cui accenna, e che io ho chiamato&nbsp; lutti interiori.<\/p>\n<p>In ultimo, questa \u00e8 una lettera che potrebbe sembrare di mera consolazione, ma che in realt\u00e0 mette proprio in guardia da quelle \u201cconsolazioni\u201d troppo spicciole e comuni che ci vengono fatte in momenti di forte perdita e disagio, e ci indica la necessit\u00e0 \u2013 nonostante un evento doloroso \u2013 di continuare a vivere, di ricercare il significato della vita incessantemente, di rispondere a questo imperativo categorico chiamato VITA!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abMia cara amica,<\/p>\n<p>lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento cos\u00ec doloroso come solo pu\u00f2 esserlo il distacco dall\u2019amato, dalla persona cio\u00e8 alla quale abbiamo unito il nostro desiderio e con la quale abbiamo affidato tutto noi stessi nelle mani del futuro. \u00c8 questo \u00e8 un interrogativo al quale, debbo confessarle, non so dare risposte.<\/p>\n<p>Per quanto vittoriosa sia la fede, per quanta temperata, pure essa non sovrasta l\u2019enigma della morte.<!--more--><\/p>\n<p>Quando la morte si manifesta sul nostro cammino, quando ci sottrae il nostro bene, \u00e8 violenza insostenibile dalla quale sempre siamo sconfitti. E per quanto profonda possa essere, come lei gentilmente mi attribuisce, la conoscenza dell\u2019animo umano, ebbene essa ci conduce solo l\u00e0 dove non si pu\u00f2 che ammettere, per quanto a malincuore, la propria ignoranza.<\/p>\n<p>Ugualmente lei mi impone di osare, e giustamente. Ebbene, per cominciare, debbo avvisarla di non prestare orecchio alle facili consolazioni che certamente riceve e ricever\u00e0 e che sempre pi\u00f9 d\u2019altra parte si vanno facendo folla intorno a noi, complice la stessa psicologia di cui vorremmo essere fedeli e umili testimoni.<\/p>\n<p>Le consolazioni consolano anzitutto i consolatori. Consentono a essi di coltivare l\u2019illusione di essere immuni da ci\u00f2 che agli altri \u00e8 toccato in sorte, e ancor pi\u00f9 d\u2019essere saggi, prudenti e avveduti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sentendosi al riparo e al sicuro, essi conservano la loro buona reputazione al prezzo di qualche buona parola. Ma, pu\u00f2 esserne certa, se fossero onesti con se stessi, come dicono di esserlo, con gli altri, dovrebbero ammettere sinceramente che le consolazioni che offrono, consapevoli o meno che ne siano, nascondono null\u2019altro che commiserazione per s\u00e9 e risentimento per la vita.<\/p>\n<p>Ecco dunque un primo consiglio: n\u00e9 commiserazione per s\u00e9 n\u00e9 risentimento per la vita.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 oscuro sia lo sfondo sul quale la morte si manifesta, altrettanto oscuro quanto quello della vecchiaia e della malattia, per non dire di quello del peccato e della stoltezza, ebbene \u00e8 lo stesso sfondo sul quale si staglia il sereno splendore della vita.<\/p>\n<p>Per la nostra salute mentale sarebbe perci\u00f2 un bene non pensare che la morte non \u00e8 che un passaggio, una parte di un grande, lungo e sconosciuto processo vitale: sia nei giorni dolorosi nei quali precipitiamo per la perdita di chi ci \u00e8 caro sia nei giorni tristi nei quali siamo sorpresi dal pensiero della nostra stessa morte.<\/p>\n<p>La nostra morte \u00e8 un\u2019attesa o, se vuole, una promessa che non \u00e8 mai compiuta. Per questo essa non ci impone di vuotare la nostra vita ma piuttosto di procedere alla sua pienezza.<\/p>\n<p>Mentre la morte ci toglie ci\u00f2 che ci \u00e8 pi\u00f9 caro, al tempo stesso ci restituisce a ci\u00f2 che ci \u00e8 pi\u00f9 prezioso. Non \u00e8 il mistero della morte che siamo chiamati a sciogliere: piuttosto \u00e8 quello della vita.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 un imperativo assoluto al quale nessuno deve sottrarsi. Per quanto ostico ci paia il compito, per quanto insostenibile, per quanto ostile, abbandonarci a noi stessi, abbandonare noi stessi non \u00e8 contemplato tra le molte possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 la vita che dobbiamo piuttosto, direi addirittura, arrenderci alla vita e al suo costante fluire. A questo scorrere non possiamo imporre alcun argine, n\u00e9 potremmo tentare di deviarlo o di mutarne la traiettoria. Ci\u00f2 sarebbe assai sciocco e per molti versi pericoloso.<\/p>\n<p>Se vogliamo inimicarci la vita, se vogliamo davvero averla contro sappiamo come fare: rinunciamo a viverla. Vi sono numerosi modi per ottenere questo, l\u2019ultimo dei quali, il pi\u00f9 stupido e spietato, \u00e8 troncarla con le nostre stesse mani. Questo \u00e8 il supremo peccato.<\/p>\n<p>Se ci teniamo al di sopra di questo baratro potremo sempre, in ogni caso, imporre alla vita un corso predeterminato, forzarla o sospenderla, in una parola dirigerla.<\/p>\n<p>Abbiamo infiniti compiti che possiamo imporci e infinite mete verso le quali orientarci. Tutto ci\u00f2 fa pur sempre parte della nostra vita, ma \u00e8 ci\u00f2 che la nostra vita ci chiede? La vita che abbiamo scelto per noi potrebbe infatti rivelarsi ben diversa da quella che avrebbe scelto noi.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 allora questo: giunto alla fine dalla mia vita che cosa mi ritrovo tra le mani? Se trovo solo il rimpianto per ci\u00f2 che avrebbe potuto essere e non \u00e8 stato non sar\u00e0 gran cosa. Ma potremmo trovare ben di pi\u00f9, ben di peggio.<\/p>\n<p>Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili.<\/p>\n<p>Cos\u00ec diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell\u2019invidia. Si dice bene che l\u2019invidia accechi il nostro sguardo \u00e8 saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che \u00e8 stata perduta, all\u2019ultimo, mi si rivolter\u00e0 contro.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, l\u2019ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, \u00e8 che la vita non pu\u00f2 essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E\u2019 nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di rispondere, a ogni passo, il nostro cammino.<\/p>\n<p>Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bellissima lettera che Jung invi\u00f2 ad una sua amica in seguito alla perdita di suo marito\u2026 Il senso ultimo di questa lettera ci indica l\u2019importanza di dover continuare a vivere, nonostante ci\u00f2 che pu\u00f2 succederci di spiacevole durante il nostro cammino. 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