{"id":3495,"date":"2019-12-30T15:10:07","date_gmt":"2019-12-30T14:10:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/amazzonia-continua-la-guerra-di-conquista-di-marina-forti\/"},"modified":"2019-12-30T15:10:07","modified_gmt":"2019-12-30T14:10:07","slug":"amazzonia-continua-la-guerra-di-conquista-di-marina-forti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2019\/12\/amazzonia-continua-la-guerra-di-conquista-di-marina-forti\/","title":{"rendered":"Amazzonia: continua la \u201cguerra di conquista\u201d &#8211; di Marina Forti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/image-36.jpg\" class=\"size-full wp-image-3493\" width=\"730\" height=\"410\"><\/p>\n<p>(foto Felipe Werneck\/Ibama via AP)<\/p>\n<p>L\u2019Amazzonia \u00e8 di nuovo scomparsa dai nostri schermi, dopo il clamore suscitato dalla crisi degli incendi della scorsa estate nell\u2019Amazzonia brasiliana. Eppure, la deforestazione accelera: secondo l\u2019Istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile (Inpe, Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais), che con i suoi satelliti monitora i cambiamenti nel territorio amazzonico, da agosto 2018 a fine luglio 2019 sono scomparsi 9.762 chilometri quadrati di foresta, quasi il 30 per cento pi\u00f9 dell\u2019anno precedente quando erano scomparsi 7.536 chilometri quadrati.<\/p>\n<p>Non solo. Analizzando quei dati, l\u2019Istituto di ricerca ambientale dell\u2019Amazzonia (Ipam) osserva che il 35 per cento delle foreste distrutte in quell\u2019arco di tempo erano in terre \u201cnon designate o su cui non ci sono informazioni\u201d, cio\u00e8 territorio pubblico. E questo \u00e8 grilagem, termine che indica l\u2019appropriazione illegale di terra pubblica attraverso la contraffazione dei documenti di propriet\u00e0: \u201cQuelle foreste sono patrimonio di tutti i brasiliani e vengono dilapidate illegalmente per finire nelle mani di pochi\u201d dice Ane Alencar, direttora scientifica dell\u2019Ipam. Inoltre, sono raddoppiati gli incendi all\u2019interno delle riserve indigene, in particolare in quelle del fiume Xingu, e a nord, nel Roraima: perch\u00e9 sono aumentate le invasioni di terre demarcate e assegnate a comunit\u00e0 native. Ad aggravare le cose, le stagioni secche sono pi\u00f9 intense e pi\u00f9 lunghe.<!--more--><\/p>\n<p>Gran parte degli incendi della scorsa estate sono avvenuti lungo una linea chiamata \u201carco della deforestazione\u201d: una fascia che va dal Par\u00e0 a ovest, a parte del Mato Grosso, al Rond\u00f4nia che confina con la Bolivia, fino allo stato di Acre verso la frontiera con il Per\u00f9: come una grande mezzaluna che circonda l\u2019Amazzonia da sud. La relazione tra incendi e disboscamento \u00e8 nota: tagliati gli alberi, le fiamme servono a liberare la zona deforestata per poi farne pascoli o coltivazioni. Gli incendi della scorsa estate sono stati deliberati e hanno anche una data di inizio, il 10 agosto, quando centinaia di roghi sono stati appiccati contemporaneamente dal Par\u00e0 al Rond\u00f4nia. \u00c8 stato chiamato \u201co dia do fogo\u201d, il giorno del fuoco. In quei giorni, alcuni fazendeiros hanno dichiarato con candore la propria intenzione al giornale Folha do Progresso, del Par\u00e0: con gli incendi coordinati \u201cabbiamo inteso appoggiare il governo\u201d, sostenere la politica del presidente Jair Bolsonaro di \u201caprire la foresta amazzonica allo sfruttamento economico moderno\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/image-1-2.jpg\" class=\"size-full wp-image-3494\" width=\"752\" height=\"1005\"><\/p>\n<p>Altreconomia, ottobre 2019<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ogni stagione di incendi segna una nuova avanzata delle coltivazioni intensive, pascoli, fabbriche di mangimi (quello che i padroni dell\u2019agrobusiness chiamano \u201csfruttamento moderno\u201d, al contrario della piccola agricoltura familiare e sostenibile praticata dagli abitanti della foresta, indigeni e non). Intanto, secondo diversi studiosi, ampie zone dell\u2019Amazzonia che sono ormai vicine al punto di \u201cnon ritorno\u201d, cio\u00e8 quando la foresta non \u00e8 pi\u00f9 in grado di rigenerarsi.<\/p>\n<p>Gli incendi sono parte di una sorta di guerra in corso nell\u2019Amazzonia brasiliana. Una guerra di conquista, combattuta a colpi di invasioni di terre, comunit\u00e0 assediate, scorrerie di bande armate agli ordini di grandi latifondisti e imprenditori, e di attivisti uccisi.<\/p>\n<p>Il conflitto per la terra non \u00e8 certo una novit\u00e0 in Amazzonia: ma nell\u2019era di Bolsonaro \u00e8 divenuto pi\u00f9 violento, mentre le istituzioni di controllo sono delegittimate (vedi il reportage dall\u2019Amazzonia brasiliana su Altreconomia, ottobre 2019).<\/p>\n<p>Favelas fluviali<\/p>\n<p>Intanto in Amazzonia sorgono altri conflitti. Sono legati alle gang che controllano il narcotraffico che usa il rio delle Amazzoni come una specie di autostrada; alla prostituzione, alla povert\u00e0 urbana.<\/p>\n<p>Infatti, anche se l\u2019immaginario di questa regione&nbsp; \u00e8 legato alla foresta e ai fiumi che la solcano, ai popoli indigeni e alle comunit\u00e0 tradizionali, ormai il 70 per cento della popolazione amazzonica&nbsp; vive in aree urbane. Metropoli storiche come Manaus e Belem, con oltre due milioni di abitanti, hanno almeno un paio di secoli di storia e continuano a crescere. Ma negli ultimi trent\u2019anni si sono moltiplicati anche i centri urbani minori, cresciuti per lo pi\u00f9 attorno al commercio delle derrate agricole o dei minerali. Nel solo delta amazzonico si pu\u00f2 contare una cinquantina di agglomerati tra diecimila e un milione di abitanti. Ogni comunit\u00e0 rurale espropriata della terra finisce per ingrossare la popolazione urbana. Quando si dice citt\u00e0 per\u00f2 bisogna intendersi: strade asfaltate e amenit\u00e0 come l\u2019acqua corrente sono limitate, le infrastrutture urbane sono minime. Invece crescono insediamenti informali, ammassi di case su palafitta che sembrano un po\u2019 villaggio fluviale e un po\u2019 favela urbana, segno di una trasformazione ormai inesorabile anche in Amazzonia.<\/p>\n<p>Come Breves, cittadina in pieno delta del Rio delle Amazzoni, sull\u2019isola di Maraj\u00f2 che \u00e8 grande due volte la Lombardia. Dista undici ore di battello fluviale o sei ore di catamarano da Belem, la capitale del Par\u00e0, uno dei grandi stati dell\u2019Amazzonia brasiliana. (Il reportage da Breves, pubblicato il 4 ottobre 2019, \u00e8 online su Internazionale.it)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/image-2-2.jpg\" class=\"size-full wp-image-3492\" width=\"878\" height=\"649\"><\/p>\n<p>Traffico fluviale nell\u2019arcipelago di Maraj\u00f2, nel delta amazzonico (M. Forti, settembre 2019)<\/p>\n<p>(*) questo articolo \u2013 ripreso da www.terraterraonline.org \u2013 va contestualizzato con i due recenti reportages \u2013 citsti nel testo \u2013 di Marina Forti, che sono anche in \u201cbottega\u201d: L\u2019Amazzonia che resiste e Ancora sull\u2019Amazzonia in guerra<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(foto Felipe Werneck\/Ibama via AP) L\u2019Amazzonia \u00e8 di nuovo scomparsa dai nostri schermi, dopo il clamore suscitato dalla crisi degli incendi della scorsa estate nell\u2019Amazzonia brasiliana. 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