{"id":3646,"date":"2020-05-20T01:57:29","date_gmt":"2020-05-19T23:57:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=3646"},"modified":"2020-05-20T01:57:29","modified_gmt":"2020-05-19T23:57:29","slug":"covid-lavoro-e-futuro-prossimo-di-mario-agostinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/05\/covid-lavoro-e-futuro-prossimo-di-mario-agostinelli\/","title":{"rendered":"Covid, lavoro e futuro prossimo &#8211; di Mario Agostinelli"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3647\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Captura-de-Tela-2020-05-19-a\u0300s-20.56.37.png\" alt=\"Captura de Tela 2020-05-19 a\u0300s 20.56.37.png\" width=\"1012\" height=\"614\" \/><\/p>\n<p>\u00abSe cerchiamo di pensare quali siano le relazioni adeguate dell\u2019essere umano con il mondo che lo circonda, emerge la necessit\u00e0 di una corretta concezione del lavoro, perch\u00e9, se parliamo della relazione dell\u2019essere umano con le cose, si pone l\u2019interrogativo circa il senso e la finalit\u00e0 dell\u2019azione umana sulla realt\u00e0. Non parliamo solo del lavoro manuale o del lavoro della terra, bens\u00ec di qualsiasi attivit\u00e0 che implichi qualche trasformazione dell\u2019esistente\u00bb scrive papa Francesco nella Laudato S\u00ec e aggiunge: \u00abQualsiasi forma di lavoro presuppone un\u2019idea sulla relazione che l\u2019essere umano pu\u00f2 o deve stabilire con l\u2019altro da s\u00e9\u00bb.<br \/>\nSe l\u2019angosciante estendersi della pandemia ci costringe a bandire dalle nostre relazioni ogni fisicit\u00e0 per un lasso di tempo che il progredire della ricerca scientifica render\u00e0 pi\u00f9 o meno lungo, nondimeno \u2013 con il paradosso \u201cdell\u2019apparizione di un virus invisibile\u201d \u2013 siamo costretti a lasciare da parte per sempre la presunzione che la comunit\u00e0 umana sulla Terra, a 14 miliardi dalla formazione dell\u2019Universo, potesse disporre di riprogettare la biosfera e l\u2019evoluzione della specie alla guisa di un manufatto ben congegnato. In effetti, la persistenza del contagio ci richiama a quella \u201cselvatichezza\u201d che conferma ad ogni occasione la complessit\u00e0, l\u2019autonomia e l\u2019incontrollabilit\u00e0 dei meccanismi con cui muta e si tiene in vita l\u2019ambiente con cui conviviamo.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nNegli ultimi cinque anni papa Francesco prima e gli studenti poi hanno con lucidit\u00e0 provato ad ammonirci che una eccessiva capacit\u00e0 trasformativa del lavoro umano e un esorbitante consumo avrebbero esizialmente accelerato il cambiamento climatico. Il conflitto tradizionale fra lavoro e capitale per la giustizia sociale avrebbe dovuto cos\u00ec armonizzarsi con la cura del Pianeta e con la salute del vivente. L\u2019ecatombe di operai e anziani della Val Seriana e nelle case di cura private della Lombardia sta a dimostrare come questo orizzonte sia sbarrato quando il profitto viene prima delle persone e il lavoro \u00e8 trattato come una merce, che sta in attesa di una riapertura quanto prima. Date queste premesse, toccher\u00e0 al lavoro presentarsi come protagonista assoluto nella lunga coda che si presenter\u00e0 sulla via d\u2019uscita da questa drammatica vicenda. Il lavoro sar\u00e0 quello di tutti, dai migranti che si spezzano la schiena sulla terra dove si trovano i raccolti i cui frutti riempiranno i nostri supermercati fino all\u2019opera dei ricercatori pi\u00f9 raffinati che cercheranno di venire a capo della matassa della malattia invisibile.<\/p>\n<p>Ma proprio il senso e la finalit\u00e0 del lavoro andranno ridefiniti prima della ripresa della \u201cnormalit\u00e0\u201d. Oggi \u00e8 ancor pi\u00f9 scossa la visione antropocentrica che ha suggerito una concezione dell\u2019essere umano come homo faber, capace di trasformare la Terra con il proprio lavoro per adattarla e subordinarla alle proprie esigenze, fino a potenziare le proprie capacit\u00e0 produttive con strumenti tecnologici e sistemi organizzativi sempre pi\u00f9 complessi, che sono entrati in conflitto con l\u2019equilibrio dell\u2019ecosfera e hanno separato il lavoro dal suo senso relazionale. Il lavoro produttivo (di valore, cio\u00e8 di merci e denaro) indipendentemente dalle condizioni in cui si svolge e dai beni che crea o trasforma, ha cos\u00ec contribuito, assieme alla fede nello sviluppo tecnologico, a scindere i suoi destini da quelli dell\u2019ecosfera terrestre al punto da mettere in pericolo le basi stesse della propria esistenza. Riallineare tempo fisico e tempo biologico, tempo produttivo e tempo proprio, spetter\u00e0 per gran parte a quelli che vedono svanire diritti universali \u2013 come la pace e la salute \u2013 quando sono messi al lavoro, fonte spesso di moltiplicazione delle solitudini, di precarizzazione, che hanno offuscato la coscienza di un interesse comune, dentro e fuori i luoghi della produzione. Autisti a chiamata su piattaforme digitali, rider che effettuano consegne in bicicletta, persone \u201caffittate\u201d a ore per i servizi pi\u00f9 vari, lavoratori reclutati al bisogno su Internet, operai \u201ccottimizzati\u201d a domicilio per svolgere microcompiti remunerati pochi centesimi, lavoratori dell\u2019intelletto che svolgono mansioni specializzate in concorrenza al ribasso sulle tariffe: non appena si alzi il tappeto della retorica dell\u2019impresa appare uno scenario di solitudini e di dissoluzione della dignit\u00e0 del lavoro. Non tutto e ovunque \u00e8 cos\u00ec, ma il coronavirus ha messo maggiormente in evidenza le zone buie del sistema di produzione e di consumo, diffuso a macchie sparse anche a fianco delle fasce protette e di diritti riconosciuti.<\/p>\n<p>Ci si accorge che le persone non autonome, come bambini, anziani, malati, disabili \u2013 ma anche le persone produttive che vedono il lavoro domestico come un\u2019eccedenza da delegare \u2013 necessitano di quella forma di assistenza e tutela individuale chiamata \u201clavoro di cura\u201d: un\u2019attivit\u00e0 considerata non produttiva, largamente misconosciuta bench\u00e9 abbia come oggetto i bisogni primari e che viene svolta in misura prevalente da donne in famiglia o affidato a persone estranee in condizione di precariet\u00e0 e ricattabilit\u00e0 e che hanno lasciato la propria famiglia altrove.<\/p>\n<p>Le cose che questo passaggio d\u2019era ci permette di vedere e il modo in cui vengono interpretate e valutate determineranno il futuro della civilt\u00e0 in cui viviamo. A differenza di altre apparizioni, queste sono tremendamente reali e sono qui per restare, perch\u00e9 toccano qui e ora la vita e la morte individuale come non mai.<\/p>\n<p>Negli anni \u201970, la conquista di un sistema sanitario nazionale universale aveva radicalmente modificato i rapporti tra fabbrica e medicina, tra ricerca e prevenzione, fra territorio e operatori sanitari. Queste connessioni si sono via via allentate man mano che i pubblici poteri hanno optato per la convenienza economica, venendo meno ai compiti loro assegnati dalla Costituzione ai fini della garanzia dei diritti fondamentali della persona umana e del suo pieno sviluppo. Cos\u00ec la salute \u00e8 lentamente slittata nelle braccia del mercato e ne \u00e8 nata una percezione limitata alla cura, isolata dalla prevenzione e, di conseguenza, differenziata sulla base di presunte \u201ceccellenze\u201d in competizione sul territorio nazionale.<\/p>\n<p>Il mondo del lavoro \u00e8 stata la prima vittima di questo \u201cslittamento\u201d. D\u2019altra parte, la tragedia in corso ha messo in luce un atteggiamento di tutti gli operatori, interni al sistema ed esterni (no profit e volontariato) di estrema generosit\u00e0, disponibilit\u00e0 e competenza che ritengo frutto del substrato valoriale e culturale del sistema sanitario come era stato concepito prima dell\u2019esposizione al profitto. Si \u00e8 palesato un recupero identitario della vecchia missione di servizio solidaristico verso la forma pi\u00f9 acuta di debolezza sociale, quella della malattia. Si sta riscoprendo una medicina umanizzata, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 dotato, oltre che di corpo, anche di psiche e spirito.<\/p>\n<p>Ora bisogna impedire che le cifre della contabilit\u00e0 abbiano il sopravvento sul tragico computo di chi \u00e8 caduto. E qui, a mio giudizio, di nuovo, come negli anni \u201870, occorre che il lavoro riesca a cambiare il suo registro interno, nonostante un\u2019opinione pubblica sviata da un\u2019informazione ossessionante su numeri senza volto, che non tiene conto delle persone in carne ed ossa nelle industrie, nell\u2019agricoltura, nei servizi con cui si dovr\u00e0 costruire\/ricostruire. Non deve stupire che in questo clima sia passata sotto silenzio la lettera unitaria dei sindacati industriali di Italia, Germania e Spagna inviata a Ursula von der Leyden per andare oltre le misure da lei annunciate e per contribuire a \u00abuna Europa forte per i nostri membri e per tutti i lavoratori delle fabbriche, dei laboratori e degli uffici dell\u2019Unione, che lanci un segnale di solidariet\u00e0 e di coesione\u00bb. Un atto straordinario, che nella mia esperienza sindacale non era mai accaduto, eppure occultato. In effetti, troppo poche voci riflettono sulla necessit\u00e0 di programmare la produzione magari in senso sovranazionale e di un ritorno ad un welfare universalistico che comprenda anche la necessit\u00e0 di proporre il \u201csenso del limite\u201d. Ci dobbiamo quindi chiedere: come sar\u00e0 elaborato domani il concetto di utilit\u00e0 pubblica? Sono domande dalla cui risposte potr\u00e0 dipendere l\u2019indirizzo della possibilit\u00e0 di fondare\/rifondare la nostra civilt\u00e0 e che vanno poste da subito con grande chiarezza. Questo \u00e8 particolarmente vero per la politica, che dovrebbe essere il mediatore tra ideologie, bisogni e aspirazioni dei cittadini, ma ha invece evitato quel ruolo. Qualunque sia la mediazione ancora lasciata in essa, sembra purtroppo non andare oltre bisogni e alle aspirazioni dei mercati.<\/p>\n<p>Bisogna salvare le vite e il lavoro, convinti che la sicurezza \u00e8 innovazione e pertanto non pu\u00f2 non essere un processo di partecipazione in cui coinvolgere le organizzazioni sindacali per cambiare da subito l\u2019organizzazione e la finalit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p>La riconversione ecologica delle produzioni industriali e agricole diventa cos\u00ec valore sociale e salvaguardia della convivenza tra umano e naturale. Riportare la produzione al servizio della vita significa far emergere un nuovo protagonismo di tutti gli attori \u2013 lavoratori, impresa, sindacato, territorio \u2013 all\u2019interno di un quadro di politiche macroeconomiche rispettose di stringenti clausole sociali e ambientali a scala globale e contemporaneamente territoriale in tutti i segmenti delle filiere produttive.<\/p>\n<p>Per concludere accenno a una rivendicazione che potrebbe sembrare estranea al contesto dell\u2019emergenza. La riconversione del sistema capitalista globalizzato non pu\u00f2 prescindere dal fatto che l\u2019enorme \u201cdividendo\u201d ottenuto a spese della natura e del lavoro nell\u2019organizzazione della produzione su nuove scale temporali e spaziali andr\u00e0 restituito alla natura salvaguardando la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente e distribuito tra i lavoratori con una riduzione generalizzata, politicamente sostenuta, dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di retribuzione. La leva del lavoro si sapr\u00e0 cos\u00ec mobilitare per il clima. la cura della Terra e la giustizia sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSe cerchiamo di pensare quali siano le relazioni adeguate dell\u2019essere umano con il mondo che lo circonda, emerge la necessit\u00e0 di una corretta concezione del lavoro, perch\u00e9, se parliamo della relazione dell\u2019essere umano con le cose, si pone l\u2019interrogativo circa il senso e la finalit\u00e0 dell\u2019azione umana sulla realt\u00e0. 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