{"id":3765,"date":"2020-08-16T03:49:02","date_gmt":"2020-08-16T01:49:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=3765"},"modified":"2020-08-16T03:49:02","modified_gmt":"2020-08-16T01:49:02","slug":"macron-in-libano-vecchi-e-nuovi-colonialismi-di-angelo-baracca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/08\/macron-in-libano-vecchi-e-nuovi-colonialismi-di-angelo-baracca\/","title":{"rendered":"Macron in Libano: vecchi e nuovi colonialismi &#8211; di Angelo Baracca"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3766\" data-permalink=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/08\/macron-in-libano-vecchi-e-nuovi-colonialismi-di-angelo-baracca\/angelobaracca-libanovignbiani\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI.png\" data-orig-size=\"700,823\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"AngeloBaracca-LibanoVignBIANI\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI-255x300.png\" data-large-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI.png\" class=\"alignnone size-full wp-image-3766\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI.png\" alt=\"AngeloBaracca-LibanoVignBIANI.png\" width=\"700\" height=\"823\" srcset=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI.png 700w, https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/AngeloBaracca-LibanoVignBIANI-255x300.png 255w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br \/>\nMacron \u00e8 in Libano non certo per il bene del Paese ma per per rinnovare il tradizionale colonialismo francese, come gi\u00e0 fa in Africa. Da anni suggerisco che per capire il Medio Oriente \u00e8 fondamentale il libro di Filippo Gaja, \u00abLe frontiere maledette del Medio Oriente\u00bb, Maquis Edizioni, 1991, ovviamente esaurito ma l\u2019ho trovato (e acquistato in internet) nel 2017.<\/p>\n<p>Dopo un\u2019accurata lettura, au Pressenza ne feci una sintesi a portata di tutti, con qualche aggiornamento: www.pressenza.com\/it\/2017\/11\/capire-medio-oriente-la-gran-bretagna-creo-caos\/<\/p>\n<p>Capire il Medio Oriente: quando la Gran Bretagna cre\u00f2 il caos [\u2026 e la Francia socia in affari!]<\/p>\n<p>Durante la prima guerra mondiale il Libano \u00e8 ancora sotto il controllo militare dei Turchi, ma in seguito alla vittoria degli Alleati, nel 1918, il suo territorio diventa nei fatti una colonia francese.<\/p>\n<p>Come la maggior parte dei Paesi del Medioriente anche il Libano attuale \u00e8 infatti un prodotto delle potenze coloniali che, a partire dalla fine della prima guerra mondiale, crearono degli Stati Nazionali, usando pi\u00f9 i righelli e le carte geografiche che il raziocinio.<!--more--><\/p>\n<p>Scopo della Francia \u00e8 quello di creare, in seno al mondo arabo musulmano, uno Stato a netta maggioranza cristiana nel quale i maroniti (una setta cristiana d\u2019oriente legata alla Chiesa di Roma, fondata da San Marone nel sesto secolo) avrebbero dovuto essere maggioritari. Scelta politica sbagliata dal momento che il Libano era gi\u00e0 allora, pi\u00f9 che un Paese, un crogiolo di comunit\u00e0 religiose formato in gran parte da perseguitati, fuggiti dai Paesi vicini.<\/p>\n<p>Durante la II guerra mondiale la Siria e il Libano si ribellarono alla dominazione della Francia. Vennero occupati, dopo la sconfitta della Francia, dal governo di Vichy, poi invasi con un sanguinoso intervento militare dalla Gran Bretagna, che sostitu\u00ec la dominazione francese.<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale, il Libano ottiene la sua completa indipendenza, diventando in breve tempo un importante centro commerciale e finanziario. E\u2019 in questa fase che nasce l\u2019errore fatale: i francesi lasciano il potere nelle mani dei cristiani maroniti, sostanzialmente conservatori, fingendo di ignorare che la stragrande maggioranza della popolazione \u00e8 araba di religione musulmana. Il Libano diventa cos\u00ec una Repubblica basata sul confessionalismo, ossia su un assetto istituzionale in cui l\u2019appartenenza religiosa di ogni singolo cittadino diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica e il cardine del sistema giuridico.<\/p>\n<p>QUI SOTTO COMUNQUE TROVATE IL TESTO COMPLETO<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo da oggi che in Medio Oriente (MO) sta per esplodere (o \u00e8 in atto) un gravissimo conflitto, che rischierebbe di innescare la terza guerra mondiale. Non \u00e8 facile orientarsi tra le molteplici tensioni, anche perch\u00e9 esse vengono create e alimentate ad arte dai soggetti e dagli interessi in gioco: il tutto ovviamente alle spalle, anzi sulla pelle delle popolazioni. D\u2019altra parte \u00e8 molto scarsa presso di noi la conoscenza di quali sono quei popoli, i loro costumi, le loro credenze (lo \u201cscontro fra civilt\u00e0\u201d fu un\u2019invenzione ad hoc per oscurare i termini reali): e soprattutto come e quando \u00e8 nato l\u2019intero problema del MO. La storia la via maestra per comprendere il mondo attuale: la perdita della memoria \u00e8 la causa principale dei mali succedutisi nella storia.<\/p>\n<p>Io non sono certo uno conoscitore o uno storico del MO, ma segnalo un libro di qualche anno fa che traccia un quadro estremamente limpido e chiarificatore: Filippo Gaja, \u201cLe Frontiere Maledette del Medio Oriente\u201d, Maquis Edizioni, 1991 (nel seguito FG) [1]. Le potenze occidentali (in primis la Gran Bretagna) hanno creato artificiosamente nell\u2019ultimo paio di secoli \u2013 in un delirio imperialistico, per i propri interessi di brutale sfruttamento coloniale, calpestando le popolazioni che da sempre vi abitavano \u2013 i problemi che si sono incancreniti e sono diventati insolubili! Questa sintesi sar\u00e0 per forza di cose ridotta all\u2019osso (e con brutali schematismi, dei quali mi scuso), ma spero possa fornire utili spunti di conoscenza e di riflessione, e il desiderio di approfondire.<\/p>\n<p>Tutto ebbe inizio in Arabia<\/p>\n<p>Fino alla Prima Guerra Mondiale tutto il MO faceva parte dell\u2019Impero Ottomano, il quale per\u00f2 non aveva il controllo effettivo di molte regioni (come il deserto della penisola arabica, denso per\u00f2 di vicende cruciali).<\/p>\n<p>La Gran Bretagna (GB) dalla met\u00e0 del Settecento aveva soppiantato l\u2019Olanda e la Francia nei commerci con l\u2019India: senza il cui sfruttamento non avrebbe sviluppato la Prima Rivoluzione Industriale, che le consent\u00ec il predominio in Europa (e nel mondo fino alla Seconda Guerra Mondiale).<\/p>\n<p>La prima regione del MO in cui la GB penetr\u00f2 fu la penisola arabica. Qui era sorta verso la met\u00e0 del Settecento la dottrina religiosa del wahhabismo [2] e si era legata con la dinastia dei Saud, che con Abdul Aziz Ibn Saud \u201cil Grande\u201d estese nel 1773 il dominio su una larga parte della penisola, con centro nella capitale Riyad, e adott\u00f2 il wahhabisno come ideologia, ancora oggi fondamento dell\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>All\u2019inizio dell\u2019Ottocento la Gran Bretagna intervenne militarmente nella zona del Golfo Persico, eliminando la pirateria che comprometteva i suoi commerci e imponendo agli sceicchi la sua autorit\u00e0 permanente nel Golfo (che perdur\u00f2 fino alla decolonizzazione e il ritiro britannico dal Golfo nel 1971).<\/p>\n<p>Qui \u00e8 opportuna una premessa. \u00c8 importante considerare che almeno fino a tutto l\u2019Ottocento le idee di \u201cfrontiera\u201d o \u201cconfine\u201d erano praticamente sconosciute in MO: vi erano popolazioni nomadi, e costanti guerre tra sceicchi locali, e anche la \u201csovranit\u00e0\u201d dipendeva dalla forza delle famiglie dominanti.<\/p>\n<p>Un\u2019altra famiglia importante fu quella degli Al Sabah, che verso la met\u00e0 del Settecento si insedi\u00f2 nel Kuwait: questo porto circondato dal deserto assunse un ruolo fondamentale (che ha mantenuto fino ad oggi) quando la Compagnia Inglese delle Indie ne fece il punto di traffico terrestre del commercio verso l\u2019Europa. Con una vicenda intricata, nel 1899 la GB impose agli Al Sabah (formalmente sudditi dell\u2019Impero Ottomano) un trattato segreto (lo rimase fino al 1967!) che imponeva il controllo britannico esclusivo, un protettorato di fatto, sul territorio del Kuwait: piccolissimo ma strategico (e non vi si era ancora scoperto il petrolio!). Come scriveva sir Arthur Godley, sottosegretario permanente in India, a lord Curzon \u201c\u2026 noi non vogliamo il Kuwait, ma non possiamo permettere che qualcun altro lo abbia\u201d.<\/p>\n<p>Dell\u2019accordo segreto si giovarono anche i Saud \u2013 il cui dominio nel 1818 era stato debellato dall\u2019esercito turco \u2013 per ristabilire il proprio dominio sull\u2019Arabia centro-orientale (vedi la mappa 1), resuscitando in wahhabismo (vedremo il ruolo contrapposto dello sceriffo della Mecca).<\/p>\n<p>Tutto cambia con l\u2019esplosione del colonialismo: l\u2019invenzione della \u201clegalit\u00e0\u201d<\/p>\n<p>Dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento lo sviluppo del colonialismo con la sua logica di saccheggio e rapina cambi\u00f2 radicalmente le cose, non solo in MO ma in tutto il mondo. La furiosa competizione tra le potenze europee fece sorgere il problema di stabilizzare le conquiste dei singoli Stati stabilendo le basi della \u201clegalit\u00e0\u201d (coloniale) del possesso dei territori. Un concetto del tutto strumentale di \u201clegalit\u00e0\u201d che ha dato fondamento giuridico formale alla predazione e alla presa di possesso delle terre dei popoli che vi vivevano da secoli, considerandole terre \u201cdi nessuno\u201d: il razzismo ha radici profonde nella nostra \u201ccivilt\u00e0\u201d, perch\u00e9 i popoli non europei sono stati considerati appunto non solo \u201cincivili\u201d, ma \u201cnessuno\u201d, meno che razze inferiori [3]. Cos\u00ec avvenne per esempio la spartizione dell\u2019Africa. Cos\u00ec in America Latina i latifondisti (Benetton per fare un esempio) pretendono la validit\u00e0 di titoli di propriet\u00e0 su terre che erano abitate da sempre dalle popolazioni indigene. Questa logica di conquista doveva portare alla Prima Guerra mondiale, che fu una guerra fra imperialismi rivali per la redistribuzione degli imperi coloniali.<\/p>\n<p>In questo contesto comparve alla fine dell\u2019Ottocento il petrolio. Nel 1897 John Rockefeller unific\u00f2 con metodi di guerra commerciale non ortodossa le migliaia di piccole compagnie della Pennsylvania fondando la Standard Oil of New Jersey, che divenne l\u2019emblema della potenza petrolifera americana.<\/p>\n<p>Prodromi della Prima Guerra mondiale, contesa senza esclusione di colpi per il petrolio<\/p>\n<p>La lotta per il controllo del petrolio divenne spasmodica all\u2019inizio del Novecento, rendendo sempre pi\u00f9 inevitabile un conflitto mondiale. Di fronte alla crescente potenza militare dell\u2019Impero tedesco, che var\u00f2 la costruzione di una poderosa flotta azionata con il carbone di cui la Germania era ricca, la GB reag\u00ec, ed uno dei mezzi fu la conversione della propulsione navale al petrolio, molto pi\u00f9 efficiente. Il petrolio divenne una risorsa vitale, e si svilupp\u00f2 una lotta senza quartiere per il suo controllo.<\/p>\n<p>Da un lato si svilupp\u00f2 una vera guerra finanziaria, con la quale la GB si assicur\u00f2 il controllo della Anglo-Persian Oil Company, e con essa sul petrolio iraniano e iracheno: gli Stati possono sparire o perdere i loro diritti, le compagnie privare restano. La Germania era sospinta in un angolo.<\/p>\n<p>La GB impost\u00f2 in vista della guerra uno spregiudicato doppio gioco nei confronti degli arabi, per assicurarsi l\u2019appoggio nella guerra imminente contro la Turchia di capi con interessi contrapposti, fornendo a tutti garanzie per concessioni e diritti successivi al conflitto. Come si \u00e8 detto, i Saud dominavano sull\u2019Arabia centro orientale con capitale Riyad, mentre alla Mecca, vicina alla costa del Mar Rosso, governava lo sceriffo Hussein. La regione che appariva strategica per le operazioni militari era la fascia dalla costa araba del Mar Rosso, alla Palestina, alla Siria. La GB (non senza contraddizioni interne agli stessi organi decisionali britannici) da un lato fece giungere allo sceriffo Hussein un messaggio segreto promettendogli in cambio del suo impegno militare contro la Turchia la formazione di un grande Stato arabo, mentre al tempo stesso assumeva impegni altrettanto segreti con Ibn Saud.<\/p>\n<p>Doppio gioco spudorato della Gran Bretagna sulla pelle degli arabi<\/p>\n<p>Cos\u00ec nel giugno 1915 Hussein proclam\u00f2 dalla Mecca la rivolta araba al fianco degli inglesi: il figlio Feysal comand\u00f2 l\u2019esercito, consigliato militarmente dal colonnello britannico Lawrence (detto Lawrence d\u2019Arabia). Gli inglesi lesinarono i mezzi forniti agli arabi, perch\u00e9 non volevano trovarsi una nuova potenza araba una volta sconfitti i turchi. Nel 1918 l\u2019esercito arabo entr\u00f2 a Damasco prima degli inglesi.<\/p>\n<p>Nel frattempo GB e Francia avviarono alle spalle degli arabi trattative segrete fra loro per decidere la spartizione del MO dopo la sconfitta dell\u2019Impero Ottomano: con vari tiremmolla (che puntavano al controllo dei pozzi petroliferi) i negoziatori Sykes e Picot arrivarono nel 1917 all\u2019accordo. Con delicate manovre venne anche garantita la regione nord-orientale alla Russia zarista, svendendo anche la prospettiva di uno stato per il popolo armeno (che all\u2019inizio del conflitto nel 1915 aveva subito lo spaventoso genocidio da parte della Turchia, sul quale qui \u00e8 impossibile dilungarsi).<\/p>\n<p>Come non bastasse gli inglesi giocarono in modo cinico la carta sionista, ancora sulla pelle degli arabi. Dalla fine dell\u2019Ottocento Teodoro Herzl aveva posto l\u2019obiettivo della creazione in Palestina (abitata da circa 600.000 arabi a fronte di 25.000 ebrei) di una sede nazionale per il popolo ebraico, presentandola come un baluardo dell\u2019Occidente contro l\u2019Asia, con una concezione di espropriazione e di espulsione e asservimento degli arabi. Con la \u201cDichiarazione Balfour \u201d[4] del 1917 \u201cIl governo di Sua Maest\u00e0 considera favorevolmente l\u2019insediamento di un focolare nazionale in Palestina per gli ebrei\u201d.<\/p>\n<p>A guastare i calcoli irruppe l\u2019imprevista e indesiderata Rivoluzione Bolscevica, che determin\u00f2 il ritiro della Russia dal conflitto con la pace separata di Brest-Litowsk, marzo 1918 (gli accordi Sykes-Picot vennero allo scoperto perch\u00e9 una copia fu trovata negli archivi del ministero degli Esteri russo).<\/p>\n<p>La definizione della spartizione manu militari dopo la guerra<\/p>\n<p>Dopo la fine del conflitto accordi di spartizione furono difficilmente applicabili, soprattutto per il controllo del petrolio (guastarono la festa anche gli Stati Uniti, che dopo l\u2019intervento nella guerra reclamavano la loro parte), e si aprirono travagliate trattative. Le brutali spartizioni crearono i problemi drammatici che ancora segnano il mondo! Gli interessi delle potenze vincitrici si imposero anche nei Balcani, dove non si esit\u00f2 a spostare confini e a ridefinire appartenenze statuali senza tenere in nessun conto la composizione etnica dei singoli territori che passarono da uno Stato all\u2019altro.<\/p>\n<p>In MO i popoli curdo e armeno vennero cinicamente sacrificati. La Francia ottenne il protettorato della regione siriana che, per mettere sotto controllo le conflittualit\u00e0 spezz\u00f2 in 5 diversi Stati: Feysal, che aveva occupato Damasco nel 1918 con la promessa di uno stato arabo, e la popolazione siriana non accettarono il passaggio a un nuovo controllo straniero e si ribellarono: un corpo di spedizione francese occup\u00f2 Damasco nel 1920 cacciando senza tanti complimenti Feysal, che fidando negli inglesi si era gi\u00e0 proclamato \u201cre degli arabi\u201d.<\/p>\n<p>Gli inglesi lasciarono la Siria e si ritirarono in Iraq e Palestina. In Iraq essi proseguirono anche dopo la firma dell\u2019armistizio con la Turchia l\u2019offensiva militare per occupare i campi petroliferi di Mossul. L\u2019occupazione dell\u2019Iraq incontr\u00f2 una fiera opposizione popolare degli arabi (\u201crivoluzione del 1920\u201d indipendentista), analogamente ai francesi in Siria, che furono violentemente repressi, gli scontri durarono mesi: il nazionalismo arabo si era irrimediabilmente sviluppato e non poteva pi\u00f9 essere frenato, e fu alimentato dai soprusi degli europei.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nel 1921 gli inglesi crearono in Iraq un apparato statale formale, riciclando come sovrano e dando cos\u00ec un contentino a quel Feysal che i francesi avevano espulso in malo modo da Damasco, e imponendo un trattato di sostanziale dipendenza: fu il primo di una serie di trattati che rispondevano sempre al fine di gestire una dipendenza neanche tanto mascherata. Si tenga presente che il paese era composto da Kurdi, Turkmeni, musulmani sciiti e sunniti. Nel 1925 gli inglesi imposero segretamente la concessione per 75 anni dei diritti sul petrolio iracheno alla Turkish Petroleun Company, controllata dalla GB [5], che si trasform\u00f2 in British Petroleun Company. La GB ottenne profitti favolosi. Risolto il controllo del petrolio, furono definite, artificialmente, le frontiere.<\/p>\n<p>Nel 1927 vennero organizzate delle esplorazioni petrolifere su larga scala. Nella provincia di Mossul vennero scoperti due importanti giacimenti. Due anni dopo venne fondata la Iraqi Petroleum Co., dalla collaborazione tra l\u2019Anglo-Iranian Petroleum (oggi BP), la Shell, la Mobil e la Standard OU di New Jersey (oggi Exxon).<\/p>\n<p>Gli errori degli inglesi in Iraq e dei francesi in Siria produssero danni irreparabili nel futuro del MO.<\/p>\n<p>In Transgiordania la GB divise artificialmente la regione in Palestina e in uno Stato inventato, chiamato appunto Transgiordania (che divent\u00f2 pi\u00f9 tardi la Giordania), a cui venne messo a capo un figlio Hussein fratello di Feysal, Abdallah, dando origine alla dinastia hashemita (discendente di Maometto).<\/p>\n<p>Sulla Palestina la GB impose un protettorato, di fatto un\u2019occupazione militare, e pratic\u00f2 una sistematica politica di impoverimento e vessazione della popolazione araba. Nel 1936 esplose la grande rivolta araba, che si protrasse fino al 1939 e fu l\u2019atto di nascita del nazionalismo palestinese [6].<\/p>\n<p>Si defin\u00ec anche, con metodi autoritari e violenti, lo status dell\u2019Arabia Saudita, del Kuwiat e dell\u2019Iraq. Per un verso gli inglesi lasciarono quasi mano libera a Ibn Saud nelle sue guerre di annessione sull\u2019intera penisola arabica (il petrolio arabico fu scoperto solo nel 1933!), v. mappa 1 (sconfiggendo Hussain \u2013 il quale si era rifiutato di ratificare la Pace di Versailles, che aveva tradito la promessa pre-bellica di uno stato arabo \u2013 e conquistando la Mecca) e nella proclamazione nel 1932 del regno dell\u2019Arabia Saudita, cio\u00e8 Arabia dei Saud: che si fond\u00f2 sul wahabismo radicale come religione di stato2.<\/p>\n<p>Il Kuwait gioc\u00f2 un ruolo strategico. A guerra finita divenne oggetto delle mire espansioniste di Ibn Saud, ma questo la GB non poteva permetterlo: nel 1922 lo stopp\u00f2 manu militari e impose la propria volont\u00e0 imperiale, assicurandosi il controllo sul Kuwait ma approfittando al tempo stesso per indebolire l\u2019irrequieto Iraq, privandolo di uno sbocco al mare (conosciamo bene le conseguenze drammatiche di questa imposizione, fino alla Guerra del Golfo del 1991).<\/p>\n<p>Ingiustizia era fatta!<\/p>\n<p>Intanto in Iraq il sentimento anti-britannico della popolazione si fece sempre pi\u00f9 forte, e nel 1930 la GB fu costretta finalmente a riconoscere la piena indipendenza del paese. Nel 1933 alla morte del re Feysal il successore Ghazi I rovesci\u00f2 l\u2019atteggiamento filo-britannico del padre, e cominci\u00f2 a chiedere l\u2019annessione all\u2019Irak del Kuwait: dove peraltro il pur ristrettissimo \u201cconsiglio\u201d che l\u2019emiro dovette concedere (poi revocandolo) richiese per ben due volte l\u2019unione con l\u2019Iraq, sostenuto dalla popolazione.<\/p>\n<p>Nel 1938 venne scoperto il petrolio in Kuwait, ma rimase non sfruttato per diversi anni sia per lo scoppio della IIa Guerra mondiale sia per la resistenza degli inglesi, i quali non volevano far concorrenza al loro petrolio iracheno e persiano. Ma il Kuwait divenne sempre pi\u00f9 strategico!<\/p>\n<p>Seconda guerra mondiale ed esplosione del nazionalismo arabo<\/p>\n<p>Anche se la IIa Guerra Mondiale non invest\u00ec direttamente il MO (perch\u00e9 i nazisti furono sconfitti in Russia \u2013 dove l\u2019offensiva a sud puntava al petrolio del Caucaso \u2013 e fermati in Africa e nei Balcani, dove preparavano l\u2019attacco alla Turchia) esplose nella regione il movimento nazionalista, con una fortissima caratterizzazione anti-britannica. \u00c8 impossibile riassumere in poche righe gli interventi militari, spesso sanguinosi: l\u2019intervento in Egitto (formalmente regno indipendente dal 1922) violent\u00f2 la sua neutralit\u00e0 dichiarata, l\u2019obiettivo principale era il controllo del Canale di Suez; in Iraq fu stroncata nel sangue una ribellione del debole esercito nel 1941, e fu imposto l\u2019allineamento con la GB durante il conflitto, reprimendo le violente agitazioni successive.<\/p>\n<p>l\u2019Iran era uno Stato indipendente sotto lo Sci\u00e0, che si dichiar\u00f2 neutrale, ma venendo ad assumere un ruolo strategico fu occupato interamente da truppe anglo-sovietiche nel 1941: dopo l\u2019intervento degli Usa nella guerra (successivo all\u2019attacco giapponese a Pearl Harbour[7], 7 dicembre 1941) l\u2019Iran divenne la via di transito per il materiale bellico trasferito dagli americani all\u2019Urss: l\u2019occupazione dell\u2019Iran divenne anglo-sovietica-statunitense. la Siria e il Libano si ribellarono alla dominazione della Francia, vennero occupati, dopo la sconfitta della Francia, dal governo di Vichi, poi invasi con un sanguinoso intervento militare dalla GB, che sostitu\u00ec la dominazione francese.<\/p>\n<p>Contese territoriali inesauribili, fra Stati \u201dinventati\u201d, con al centro l\u2019oro nero<\/p>\n<p>Dopo la fine della guerra si esasperarono, oltre all\u2019insofferenza delle popolazioni, rivendicazioni territoriali tra gli Stati \u201cinventati\u201d (la pi\u00f9 recente delle quali \u00e8 stata, per ora, quella dell\u2019Iraq sul Kuwait che port\u00f2 alla Guerra del Golfo del 1990-91), aggravate dalla competizione senza quartiere fra le compagnie petrolifere (e pertanto fra la GB e gli Usa).<\/p>\n<p>Per dare un\u2019idea concreta della natura dei complessi contenziosi fornir\u00f2 succinte informazioni su due di essi, anche qui con sintetici dettagli, rinviando per ulteriori approfondimenti al libro fondamentale di Filippo Gaja (anche in Internet \u00e8 difficile trovare informazioni). Ripeto che prima della scoperta del petrolio nessuno aveva sentito il bisogno di tracciare confini precisi nei vari emirati della zona del Golfo, i quali si contendevano la sovranit\u00e0 su diverse zone.<\/p>\n<p>1 \u2013 Abu Dhabi. Il primo conflitto riguard\u00f2 l\u2019oasi di Al-Buraimi situata oggi in Oman, in prossimit\u00e0 dello Stretto di Hormuz sul Golfo Persico (mappa 3), sotto controllo britannico ma di importanza secondaria prima della scoperta del petrolio. Fu rivendicata sia dall\u2019Arabia Saudita sia dall\u2019Emirato di Abu Dhabi. Nel 1952 l\u2019oasi, che si supponeva ricca di petrolio che vi verr\u00e0 effettivamente scoperto nel 1958, fu occupata dalle truppe saudite. Nel 1955 la Gran Bretagna port\u00f2 la questione davanti a una corte arbitrale e alla fine dell\u2019anno formazioni militari di Abu Dhabi, guidate da ufficiali inglesi, cacciarono le truppe saudite da Buraimi. I confini sono rimasti quelli imposti dall\u2019intervento militare britannico.<\/p>\n<p>2 \u2013 Bahrein. Gi\u00e0 prima della guerra si era sviluppata la contesa sul Bahrein, un arcipelago al largo della costa saudita, che era allora un protettorato britannico e un\u2019appendice dell\u2019impero Indiano (la sua moneta legale era infatti la rupia), ma su cui rivendicava diritti anche lo sci\u00e0 di Persia (Iran). Nel 1932 vi fu scoperto il petrolio. La statunitense Anglo-Persian Oil in quel momento di petrolio ne aveva a saziet\u00e0 in Persia e in Iraq e non era troppo interessata al Bahrein. Altrettanto disinteressate si mostrarono la Exxon e la Gulf. Cos\u00ec nel 1933 entr\u00f2 in scena la Standard Oil of California (Socal), che ottenne una vastissima concessione dall\u2019Arabia Saudita, poich\u00e9 il re saudita aveva bisogno di oro sonante: lo stabilirsi nell\u2019Arabia Saudita di una Compagnia esclusivamente americana era destinato a mutare l\u2019intero equilibrio politico in tutto il MO. Quando le trivellazioni cominciarono a dare i loro frutti nel Bahrein, la Socal, dalla sua posizione isolata, si trov\u00f2 a corto sia di capitali sia di mercati di sbocco, saldamente in mano alla Exxon: con unioni sulle quali non possiamo dilungarci (intricatissime!), nel 1935 nacque l\u2019Aramco (Arabian American Oil Company) e tre anni dopo dai favolosi campi petroliferi arabi cominci\u00f2 a sgorgare il primo petrolio. La concessione messa a disposizione dal re saudita aveva una superficie come quella del Texas, della Louisiana, dell\u2019Oklahoma e del Nuovo Messico messi insieme. La GB ovviamente non mand\u00f2 gi\u00f9 la faccenda. I governi di Londra e Washington escogitarono una soluzione macchinosa, che comunque sanc\u00ec l\u2019ingresso degli Usa nel paradiso petrolifero del Bahrein: la Standard Oil of California, con capitare al 100% americano, registr\u00f2 una sua filiale in Canada (allora territorio inglese) e perci\u00f2 ebbe nazionalit\u00e0 britannica!<\/p>\n<p>Lo Stato di Israele e la tragedia palestinese<\/p>\n<p>Per la questione palestinese la conseguenza pi\u00f9 importante della IIa Guerra Mondiale fu che l\u2019appoggio all\u2019operazione sionista pass\u00f2 dagli inglesi agli americani, i quali puntarono a costituire un baluardo strategico in una regione (resa) cos\u00ec instabile: un baluardo tuttora intoccabile!<\/p>\n<p>Basti qui ricordare che negli anni Trenta i sionisti svilupparono una campagna di terrorismo verso gli inglesi (pochi coloni ebrei venivano dalla GB) che assunse le caratteristiche di una vera guerra di logoramento: sabotaggi, attentati dinamitardi, rapimenti di militari, ecc. D\u2019altronde la GB vacillava in tutto il suo impero, in quel periodo si ritir\u00f2 dalla Birmania e dall\u2019India.<\/p>\n<p>La formazione dello Stato di Israele nel 1948 rientra quindi pienamente nella strategia di rapina attuata in MO, ma riassumere questa drammatica vicenda in modo schematico non potrebbe rendere giustizia di quello che \u00e8 avvenuto e dei crimini verso il popolo palestinese: abbonda ormai la letteratura su tutta questa storia e la situazione attuale.<\/p>\n<p>Anni Cinquanta: tramonta la (pre-)potenza britannica, ma lascia il MO in frantumi<\/p>\n<p>Gli anni Cinquanta cambiarono profondamente la situazione in MO e incrinarono la dominazione britannica e il controllo statunitense: il nazionalismo arabo divenne incontenibile e costrinse le due potenze a cambiare strategia, trovando ovviamente altre forme per esercitare il controllo e il dominio. Ma il caos creato in primo luogo dalla GB aveva creato guasti e contraddizioni profondi.<\/p>\n<p>Mi limiter\u00f2 a citare solo alcuni fatti essenziali.<\/p>\n<p>In Iran, dove regnava lo sci\u00e0 Reza Pahlavi, nel 1951 un governo di coalizione di tutti i gruppi nazionalisti capeggiato da Muhammad Mossadeq approv\u00f2 la nazionalizzazione della Compagnia anglo-iraniana del petrolio. Si apr\u00ec cos\u00ec un lungo contenzioso internazionale. Nell\u2019aprile 1952 Mossadeq si dimise, ma un\u2019ondata di manifestazioni popolari in suo favore costrinse lo sci\u00e0 a rinnovargli l\u2019incarico e a concedergli poteri eccezionali. Si arriv\u00f2 alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Londra e Teheran. Lo sci\u00e0, contrario all\u2019intransigenza di Mossadeq, lo rimosse dalla carica, ma Mossadeq rifiut\u00f2 di dimettersi e i suoi sostenitori diedero vita a violente manifestazioni, che costrinsero lo sci\u00e0 a rifugiarsi a Roma. Nel 1953 la Cia organizz\u00f2 un colpo di stato per deporre Mossadeq, sobillando anche in vari modi la popolazione [8]: Mossadeq e alcuni suoi collaboratori vennero arrestati, processati e condannati, lo sci\u00e0 torn\u00f2 in patria. Gli Usa appoggiano il nuovo corso con un prestito di emergenza di oltre 45 milioni di dollari. L\u2019affare Mossadeq rese evidente che la GB era ormai incapace di controllare da sola il MO.<\/p>\n<p>Intanto, nel 1952 in Egitto vi fu la rivoluzione dei \u201cliberi Ufficiali\u201d, che rovesci\u00f2 re Faruk e proclam\u00f2 la repubblica. Il (generale) presidente Abdel Nasser svilupp\u00f2 una politica anti-israeliana e anti-occidentale, che nel 1956 culmin\u00f2 con la nazionalizzazione del Canale di Suez, con un fortissimo appoggio popolare. La funzione di Israele nella strategia occidentale divenne lampante: il 26 ottobre l\u2019esercito israeliano, con un evidente piano segreto concordato con GB e Francia, comp\u00ec una fulminea avanzata nel Sinai, il 31 ottobre inglesi e francesi effettuarono un bombardamento devastante su Porto Said, e il 5 novembre attaccarono massicciamente l\u2019Egitto dal cielo, dal mare e da terra. Ma l\u2019avventura di Suez si rivel\u00f2 un disastro e segn\u00f2 il declino definitivo della (pre-)potenza britannica! E anche di quella francese. L\u2019intervento fu condannato dall\u2019Urss (che minacci\u00f2 di intervenire), dagli Usa (i quali erano tutt\u2019altro che contrari a un ridimensionamento delle potenze europee) e dall\u2019Onu che, quando cessarono le ostilit\u00e0 (9 novembre), invi\u00f2 in Egitto una forza d\u2019interposizione (i caschi blu, creati in quell\u2019occasione) nel Sinai, forzando al ritiro le forze anglo-francesi e Israele.<\/p>\n<p>Nel 1958 Nasser proclam\u00f2 a sorpresa la Repubblica Araba Unita (Rau) con la Siria, sollevando enormi entusiasmi nel mondo arabo. La Rau si dissolse per\u00f2 nel 1961, con un colpo di Stato dell\u2019esercito siriano che, nel 1963, port\u00f2 al potere in Siria il partito nazionalista Ba\u201bth (v. oltre).<\/p>\n<p>Sempre nel 1958 in Iraq l\u2019esercito si sollev\u00f2, con l\u2019appoggio spontaneo della popolazione, giustizi\u00f2 la famiglia reale e proclam\u00f2 la repubblica. Ci furono manifestazioni di massa in tutto il MO. Tutti i precari \u201cequilibri\u201d del MO apparvero in pericolo. Le potenze occidentali decisero un\u2019operazione militare di vaste proporzioni (flotta di 50 navi da guerra Usa e sbarco 10.000 marine in Libano), ma non osarono attaccare direttamente l\u2019Iraq temendo una guerra lunga e logorante. Il governo iracheno prese inizialmente provvedimenti avanzati, ma dovette poi affrontare una rivolta dei Curdi, che fu repressa, e il consenso si logor\u00f2 fino a un nuovo putsch militare nel 1963.<\/p>\n<p>Per il Kuwait la GB, di fronte al clima anti-britannico in Iraq, scelse nel 1961 la strada dell\u2019indipendenza formale. L\u2019Iraq non riconobbe la riconobbe: la crisi che ne segu\u00ec fu un significativo precedente di quella di 30 anni dopo, che port\u00f2 alla \u201cGuerra del Golfo\u201d. La GB intervenne militarmente in Kuwait, ottenendo il via libera della Lega Araba, allora dominata dall\u2019Egitto, che vedeva l\u2019Iraq sciita come rivale (v. sopra), mentre all\u2019Onu il Consiglio di Sicurezza venne bloccato dal veto dell\u2019Urss.<\/p>\n<p>Ho citato il Ba\u02bfth, \u201cPartito Sociale Nazionale Arabo\u201d (\u201dResurrezione\u201c), o pi\u00f9 correntemente Baath, che ha segnato poi, in modi diversi, i destini della Siria e dell\u2019Iraq: la sua ideologia di fondo si identificava nell\u2019unit\u00e0 del mondo arabo, libero dalle influenza politiche occidentali, che allo stesso tempo cercava di conciliare laicit\u00e0, tradizione islamica, socialismo e nazionalismo. In Siria il Baath port\u00f2 al regime che anche oggi conosciamo del generale alawita Hafez el-Assad. Tra i colpi di stato che nel 1963 videro il partito Baath alla ribalta nei diversi Paesi, particolarmente significativo fu quello in Iraq, tra i cui fautori vi fu Saddam Hussein.<\/p>\n<p>Purtroppo la storia successiva dei paesi e dei popoli del MO ha conosciuto una successione di colpi di stato e cambiamenti di regimi.<\/p>\n<p>La maledizione del petrolio<\/p>\n<p>Potremmo evocare La Traviata, \u201ccroce e delizia\u201d, ma la delizia \u00e8 stata tutta (con rare eccezioni) per l\u2019Occidente, o comunque per le aristocrazie regnanti o le \u00e9lite finanziarie. Riportiamo le parole di Filippo Gaja: \u201cLa storia del petrolio \u00e8 la storia dell\u2019imperialismo occidentale nel Golfo Persico e nel MO. Le grandi societ\u00e0 petrolifere internazionali ne sono state, e ne sono tuttora, l\u2019anima. Impiantate progressivamente nella regione \u2026 le compagnie entrarono in possesso delle ricchezze nazionali dei paesi produttori sulla scia degli interventi militari delle rispettive potenze d\u2019origine \u2026 Le compagnie trapiantarono nel deserto un\u2019economia capitalistica internazionale di rapina impadronendosi, a un costo estremamente basso, di un prodotto rivenduto a prezzi molto pi\u00f9 elevati a scala mondiale, e in quantit\u00e0 costantemente e rapidamente crescenti.\u201d [9]<\/p>\n<p>Quando nel 1971 tutte le forze militari inglesi furono ritirate dal Golfo Persico \u201csi apr\u00ec la strada alla rivolta degli arabi contro il potere delle compagnie petrolifere\u201d e riprese la strategia delle nazionalizzazioni (1971 Libia, 1972 Iraq, 1973 Iran, forzati accordi di \u201cpartecipazione\u201d con l\u2019Arabia Saudita e il Kuwait). Si deve ricordare la svolta della crisi petrolifera del 1973-74 (dopo la \u201cguerra del Kippur\u201d arabo israeliana), durante la quale il mondo occidentale conobbe la brusca carenza di petrolio e il conseguente aumento a livelli stellari del prezzo dell\u2019energia (chi ha pi\u00f9 di 50 anni ricorder\u00e0 le \u201cdomeniche a piedi\u201d [10]).<\/p>\n<p>\u201cUno dopo l\u2019altro tutti i paesi del Golfo ebbero il possesso formale dei pozzi e degli impianti, cio\u00e8 dell\u2019estrazione, con il diritto, pi\u00f9 apparente che reale, di partecipare liberamente al controllo del mercato. Pompando a pi\u00f9 non posso e inflazionando il mercato, le petromonarchie parteciparono a mantenere ai minimi livelli il prezzo del grezzo, favorendo lo sviluppo accelerato della societ\u00e0 dei consumi in Occidente, e nello stesso tempo rovesciarono la montagna di petrodollari di profitto nel sistema finanziario internazionale, incentivando la speculazione e moltiplicando ulteriormente le proprie fortune.\u201d [11] Il problema petrolifero cambiava perci\u00f2 natura.<\/p>\n<p>Qualche domanda deve sorgere spontanea anche alla persona pi\u00f9 sprovveduta: come vivremmo oggi, nei nostri paesi Occidentali, se non avessimo sfruttato brutalmente le risorse naturali e umane appartenenti ad altri paesi, come il MO e l\u2019Africa? Com\u2019\u00e8 possibile stupirsi ancora per le decine di migliaia di disperati che fuggono dalla miseria, dalle nostre guerre, e dallo sfruttamento?<\/p>\n<p>La tragedia del colonialismo e l\u2019obiettivo delle riparazioni<\/p>\n<p>Diviene imprescindibile che i Paesi coloniali riconoscano le loro responsabilit\u00e0 verso i Paesi che hanno brutalmente sfruttato, imponendo in pi\u00f9 trasformazioni che ne hanno compromesso drammaticamente la stabilit\u00e0 e il futuro, ed anche rapinando a man bassa tutte le ricchezze culturali, che sono andate ad arricchire i musei europei. L\u2019epoca della decolonizzazione \u00e8 ormai lontana, ma anche durante questo travagliato processo le potenze Occidentali hanno sistematicamente complottato e operato per eliminare i leader progressisti \u201cscomodi\u201d che intendevano svincolarsi dal loro dominio (basti ricordare gli assassinii di Patrice Lumumba, Congo 1961; Thomas Sankara, Burkina Faso 1987) e insediare al potere regimi oscurantisti o dittatoriali molto pi\u00f9 malleabili per i loro fini.<\/p>\n<p>Intanto in quei Paesi e in quei popoli si \u00e8 sviluppata una coscienza civile, e con questa la consapevolezza dei danni profondi subiti durante la dominazione coloniale. Come possiamo stupirci del profondo risentimento verso i nostri Paesi? Questa consapevolezza sta sfociando in primo luogo nella richiesta di scuse ufficiali da parte dei Paesi coloniali, con il riconoscendo del proprio comportamento come criminale, ma si sta concretizzando anche un movimento per rivendicare concretamente risarcimenti materiali. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi che i nostri media non ne diano notizia!<\/p>\n<p>Rinvio a un sito internet dedicato a questo problema e continuamente aggiornato: http:\/\/www.colonialismreparation.org\/it\/.<\/p>\n<p>Il 23\/9\/2016 a New York durante il Dibattito generale della 71a sessione dell\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu il Primo Ministro di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves, ha evidenziato che la richiesta della Comunit\u00e0 Caraibica di giustizia riparatrice per le vittime della tratta transatlantica e del genocidio dei nativi continua a prendere slancio, e ha fatto appello \u201calle nazioni europee che hanno creato e tratto profitto incommensurabilmente da questo indifendibile commercio di esseri umani [Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Danimarca] ad aggiungersi alla discussione in corso sui contorni di una giusta ed adeguata risposta a questa tragedia monumentale ed il suo conseguente lascito di sottosviluppo\u201d.<\/p>\n<p>Nella stessa sessione dell\u2019Assemblea dell\u2019ONU, il 20\/10\/2016 durante la riunione sulla \u201cCommemorazione dell\u2019abolizione dello schiavismo e della tratta transatlantica\u201d, il delegato di Cuba ha descritto la tratta e il lascito dello schiavismo come \u201cla radice delle profonde disuguaglianze sociali ed economiche, dell\u2019odio e del razzismo che continuano a colpire le persone di discendenza africana oggi\u201d, sottolineando la necessit\u00e0 di rimediare pienamente e risarcire quei crimini orribili.<\/p>\n<p>Se si avvicinasse il momento delle riparazioni?<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>[1] Suggeriamo anche: R. Paternoster, \u201cMedio Oriente, mina vagante fabbricata in Europa nel 1900\u201d, http:\/\/win.storiain.net\/arret\/num120\/artic2.asp. Per un inquadramento storico generale Pier Giovanni Donini (1936-2003), Il Mondo Islamico: breve storia dal Cinquecento ad oggi, Laterza, 2003.<\/p>\n<p>[2] Si veda ad esempio E. Bertini, Arabia Saudita e wahhabismo, 24 aprile 2017, https:\/\/limesclubpisa.wordpress.com\/2017\/04\/24\/arabia-saudita-e-wahhabismo\/.<\/p>\n<p>[3] La pretestuosit\u00e0 di questo concetto \u00e8 eclatante nei confronti degli Arabi, che fra il secolo IX e il XVI estesero il dominio dal Nord Africa alla Spagna, ed hanno portato grandi contributi alla cultura e alle scienze [matematica, notazione numerica posizionale, con uso dello zero; astronomia e strumenti astronomici, sfericit\u00e0 della Terra, suo diametro e distanza Terra-Sole con ordini di grandezza corretti; trigonometria, ottica; tecnologia chimica; medicina, oftalmologia, operazioni della cateratta; botanica, agronomia]. Gli arabi si distinsero per la tolleranza, che permetteva la convivenza tra le pi\u00f9 svariate religioni e l\u2019utilizzazione della cultura che i paesi conquistati avevano raggiunto.<\/p>\n<p>[4] V. ad esempio: P. Tosatti, \u201cLe 16 righe che deviarono il corso della storia in Palestina. La dichiarazione Balfour compie 100 anni\u201d, Left, 31 ottobre 2017, https:\/\/left.it\/2017\/10\/31\/le-16-righe-che-deviarono-il-corso-della-storia-in-palestina-la-dichiarazione-balfour-compie-cento-anni\/; Shlaim, \u201cOpinione. La dichiarazione Balfour: uno studio sulla doppiezza britannica\u201d, Nena News, 2 novembre 2017, http:\/\/nena-news.it\/opinione-la-dichiarazione-balfour-uno-studio-sulla-doppiezza-britannica\/. \u201cDichiarazione Balfour: Jeremy Corbyn boiscotta le celebrazioni\u201d, Nena News, 26 ottobre 2017, http:\/\/nena-news.it\/dichiarazione-balfour-jeremy-corbyn-boicotta-le-celebrazioni\/.<\/p>\n<p>[5] Filippo Gaja, cit., p. 140.<\/p>\n<p>[6] V. per esempio: A. Delisa, \u201cLa grande rivolta araba del 1936-39\u201d, Orienteitalia, 10 luglio 2014, https:\/\/orientalia.live\/2014\/07\/10\/la-grande-rivolta-araba-del-1936-39\/; \u201cQuando inizi\u00f2 tutto, tra Israele e Palestina\u201d, Post, 22 aprile 2016, http:\/\/www.ilpost.it\/2016\/04\/22\/rivolta-araba-israele\/.<\/p>\n<p>[7] La leggenda che gli Stati Uniti furono attaccati di sorpresa \u00e8 stata messa in discussione da tempo sulla base di documenti ufficiali desecretati, che hanno dimostrato che gli Usa decifravano tutti i messaggi giapponesi ed erano preparati all\u2019attacco a Pearl Harbour, dove avevano concentrato vecchie navi; Roosvelt aspettava, e quasi attir\u00f2, l\u2019attacco per superare lo spirito di neutralit\u00e0 dominante nell\u2019opinione pubblica: si veda ad esempio Robert Stinnett, Il Giorno dell\u2019Inganno: La Verit\u00e0 su Pearl Harbour, Il Saggiatore, 2001. Per commenti sintetici si veda: S. Schiavi, \u201cPearl Harbour: il grande inganno di Franklin Delano Roosvelt\u201d, Storia in rete, http:\/\/www.storiainrete.com\/25\/storia-militare\/pearl-harbor-il-grande-inganno-di-franklin-delano-roosevelt\/; M. Pizzuti, \u201cIl caso Pearl Harbour\u201d, AltraInformazione, http:\/\/www.altrainformazione.it\/wp\/il-caso-pearl-harbor\/. Questa ricostruzione storica non ha per\u00f2 incrinato la versione ufficiale dell\u2019aggressione proditoria!<\/p>\n<p>[8] \u201cCome fu che Stati Uniti e Gran Bretagna rovinarono l\u2019Iran\u201d, Mazzetta, 26 agosto 2013, https:\/\/mazzetta.wordpress.com\/2013\/08\/26\/come-fu-che-stati-uniti-e-gran-bretagna-rovinarono-liran\/. S. Zoppellaro, \u201cIran: quando la Cia fece cadere Mossadeq cambiando per sempre la storia del paese\u201d, East Journal, 14 giugno 2014, http:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/44005. Anche: http:\/\/www.raistoria.rai.it\/articoli\/iran-il-golpe-contro-mossadeq\/13514\/default.aspx.<\/p>\n<p>[9] Filippo Gaja, cit., p. 251.<\/p>\n<p>[10] In Italia nel 1974 scoppi\u00f2 lo \u201cscandalo del petrolio\u201d quando alcuni magistrati scoprirono documenti che compromettevano tutti i partiti politici (ad esclusione del Partito Comunista Italiano), ministri, dirigenti dell\u2019Enel per procedure illegali e sovvenzioni a favore dell\u2019industria petrolifera: \u201cVi ricordate lo scandalo dei petroli?\u201d, La Repubblica, 14 marzo 1993, http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1993\/03\/14\/vi-ricordate-lo-scandalo-petroli.html; M. Vaudano, \u201cCultura della illegalit\u00e0: la corruzione al tempo dello scandalo petroli\u201c, Altritaliani.net, 3 novembre 2013, http:\/\/www.altritaliani.net\/spip.php?article1684.<\/p>\n<p>[11] Filippo Gaja, cit., p. 256<\/p>\n<p>ANCORA DUE CONSIGLI DI LETTURA PER APPROFONDIRE<\/p>\n<p>Robert Fisk \u00abIl martirio di una nazione\u00bb (Il saggiatore)<\/p>\n<p>Rosita Di Peri \u00abIl Libano contemporaneo\u00bb (Carocci)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Macron \u00e8 in Libano non certo per il bene del Paese ma per per rinnovare il tradizionale colonialismo francese, come gi\u00e0 fa in Africa. 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