{"id":3768,"date":"2020-08-16T03:50:59","date_gmt":"2020-08-16T01:50:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=3768"},"modified":"2020-08-16T03:50:59","modified_gmt":"2020-08-16T01:50:59","slug":"turchia-dove-la-tortura-e-il-potere-di-lanfranco-caminiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/08\/turchia-dove-la-tortura-e-il-potere-di-lanfranco-caminiti\/","title":{"rendered":"Turchia: dove la tortura \u00e8 il potere &#8211; di Lanfranco Caminiti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3769\" data-permalink=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/08\/turchia-dove-la-tortura-e-il-potere-di-lanfranco-caminiti\/erdogan-gianlucacostantini\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini.jpg\" data-orig-size=\"575,280\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Erdogan-GianlucaCostantini\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini-300x146.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini.jpg\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini.jpg\" alt=\"Erdogan-GianlucaCostantini.jpg\" width=\"575\" height=\"280\" class=\"alignnone size-full wp-image-3769\" srcset=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini.jpg 575w, https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Erdogan-GianlucaCostantini-300x146.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/p>\n<p>Pubblicato originalmente ne La Bottega del Barbieri<\/p>\n<p>Dai rapporti di Amnesty alle denunce degli avvocati turchi a quelle italiane del Cnf, il Consiglio Nazionale Forense italiano. Ma il dittatore vuole tagliare fuori gli ordini professionali<\/p>\n<p>Se devi dire delle carceri turche, uno non sa da dove cominciare, se dalle cose che accadono da decenni o se dalle inchieste pi\u00f9 recenti. Che magari da dove cominci sempre l\u00ec finisci: a denunciarne gli aspetti drammatici. Puoi partire a esempio dalla malagiustizia: nella top five dei paesi per ricorsi riguardanti violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo presentati alla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo, l\u2019Italia c\u2019\u00e8 ma siamo messi un filo meglio della Turchia ( gli altri, nell\u2019ordine sono: Ucraina, Russia, Ungheria, e appunto Turchia \u2013 ma ora la Romania ci ha scalzato). Se l\u2019amministrazione della giustizia \u00e8 \u201cdeformata\u201d, le carceri si riempiono. E non sono cose di cui andar fieri.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>Oppure, puoi partire da un Rapporto di Amnesty del 2003: \u00abBasta alla violenza sessuale nei confronti delle detenute\u00bb, un dossier in cui si denunciano le terribili condizioni delle donne detenute nelle carceri in Turchia.? Il Rapporto si basa su interviste a oltre cento detenute a Diyarbakir, Mus, Mardin, Batman e Midyat. \u00abLe vittime degli abusi \u2013 si legge \u2013 sono soprattutto le donne curde e coloro che hanno idee politiche inaccettabili, dal punto di vista delle autorit\u00e0 o dell\u2019esercito. Vengono spesso denudate, bendate e perquisite da agenti di sesso maschile durante gli interrogatori che si svolgono nelle stazioni di polizia o in prigione. Sono inoltre costrette a sottoporsi a test della verginit\u00e0, allo scopo di punirle e umiliarle\u00bb.<\/p>\n<p>Oppure, puoi partire dalle inchieste pubblicate nel 2018 dal centro di giornalismo investigativo tedesco \u00abCorrectiv\u00bb, che parla dei cosiddetti \u201cBlack Sites Turckey\u201c, le \u201cGuantanamo\u201d di Erdogan dove vengono rinchiusi e torturati presunti terroristi e cospiratori. In particolare, a finire nella ragnatela dei servizi turchi sarebbero soprattutto i seguaci di Fethullah Gulen, il magnate predicatore islamico inizialmente vicino a Erdogan ma adesso in esilio negli Usa e che sarebbe l\u2019organizzatore del tentato golpe del luglio 2016. L\u2019inchiesta sui Black Sites della Turchia, i \u201cbuchi neri\u201d dove scompaiono le persone, \u00e8 stata portata avanti sentendo testimoni, sopravvissuti, gente rilasciata ma subito dopo costretta a lasciare la Turchia, da nove testate internazionali, coordinate da \u00abCorrectiv\u00bb, tra cui \u00abLe Monde\u00bb, \u00abEl Pa\u00eds\u00bb, \u00abHaaretz\u00bb, \u00abIl Fatto Quotidiano\u00bb. Il governo turco non ha mai risposto alle domande dei cronisti. L\u2019unica risposta del presidente turco Erdogan \u00e8 stata: \u00abCi dicono che usiamo torture, ma in realt\u00e0 l\u2019unica tolleranza zero che abbiamo \u00e8 proprio contro le torture\u00bb.<\/p>\n<p>Oppure, puoi ricordare quello che diceva Dino Frisullo nel 1999, pochi anni prima di morire, dopo essere stato, l\u2019anno prima, il primo e unico prigioniero politico europeo nelle carceri turche. Era stato arrestato dalla polizia turca a Diyarbakir il 21 marzo 1998. \u00abEro andato l\u00ec \u2013 raccontava a \u201cCaff\u00e8Europa\u201d \u2013 con una delegazione di cento osservatori europei per seguire una manifestazione in occasione del Newroz, il capodanno curdo. C\u2019erano 70mila persone. Sembrava tranquillo. Poi per\u00f2 la situazione \u00e8 precipitata. Centinaia di feriti, una donna e un bambino finiti sotto i cingoli dei carri armati e ridotti in coma. Dino Frisullo venne arrestato. \u00abSu di me lo stato turco decise di costruire il processo esemplare\u00bb, diceva. Dur\u00f2 quaranta giorni, la sua incarcerazione. Un ricordo che rimase indelebile. \u00abC\u2019erano ovunque per il carcere le tracce degli strumenti di tortura. Ho visto gli anelli di metallo sospesi a due metri e mezzo da terra a cui venivano appesi i prigionieri, le vasche in cui venivano immersi in acqua gelida, o nell\u2019orina e gli escrementi, i fili elettrici. La cella di fronte alla mia \u00e8 stata per decenni uno dei principali luoghi di tortura. Era divisa in veri e propri loculi. Ciascuno aveva un finestrino che dava sul corridoio: da l\u00ec i prigionieri ogni giorno dovevano esporre le mani e i piedi per la bastonatura\u00bb.<\/p>\n<p>Oppure, puoi riportare la relazione della delegazione italiana, guidata da Alessandro Margara, magistrato, gi\u00e0 Presidente del DAP ( Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e Giudice di sorveglianza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, che si rec\u00f2 a Istanbul dal 5 all\u2019 8 gennaio 2001, invitata dall\u2019Associazione Turca per i Diritti Umani, visitando e incontrando associazioni dei familiari dei detenuti, avvocati, esponenti della societ\u00e0 civile impegnati a vario titolo per il rispetto dei diritti umani. \u00abSoltanto nello scorso anno sono state oltre cento le istanze accolte dalla Corte Europea per indagare su casi individuali di maltrattamenti e torture perpetrate su detenuti per ragioni politiche. A questo si aggiunge il conflitto tuttora in atto con la popolazione Kurda che sovente sfocia anche in sconfinamenti militari in territorio irakeno, nonostante la sospensione decretata dal PKK della lotta armata. Permangono poi: lo stato di emergenza determinato dalle leggi antiterrorismo del 1991, i continui attacchi alla libert\u00e0 di stampa e di associazione, l\u2019esistenza di tribunali speciali, la lunghezza della carcerazione preventiva, l\u2019erogazione di condanne alla pena capitale. La popolazione carceraria in Turchia ammontava fino a poco tempo fa a circa 75.000 detenuti, 13.000 dei quali accusati genericamente di terrorismo o comunque di reati associativi connessi alla propria militanza politica. L\u2019 80% di questi \u00e8 accusata di far parte dei movimenti indipendentisti kurdi. A seguito di un recente provvedimento di amnistia condizionale da cui erano esclusi gran parte dei detenuti politici, la popolazione carceraria si riduceva del 50% circa. Tre anni fa, in seguito alle pressioni esercitate da organismi internazionali, il governo turco dava il via a un piano di rimodernamento dell\u2019edilizia carceraria: alle carceri di massima sicurezza di tipo \u2018 E\u2019, sovraffollati ma che consentivano ai detenuti di condividere spazi comuni si volevano sostituire le carceri di tipo \u2018 F\u2019, pi\u00f9 piccole, in grado di ospitare circa 400 persone in celle singole o per 3 persone. Contro il trasferimento nei nuovi penitenziari iniziava il 20 ottobre uno sciopero della fame dei detenuti che rapidamente si estendeva a 41 carceri. Nel tentativo di mediare e di sbloccare la situazione nasceva una trattativa fra il governo e i detenuti che vedeva protagonisti intellettuali, uomini di legge, soggetti della societ\u00e0 civile turca. Il 19 dicembre, poche ore prima di un incontro fra i mediatori, latori di proposte del governo, e delegazioni dei detenuti, l\u2019esercito irrompeva nelle carceri in sciopero con un\u2019operazione beffardamente chiamata \u201cRitorno alla vita\u201d che si concludeva con un tragico bilancio: 31 le morti accertate fra i detenuti, due fra i militari, 720 i feriti, alcuni dei quali molto gravi\u00bb.<\/p>\n<p>Poi, c\u2019\u00e8 il dramma dei detenuti- bambini in Turchia, di cui parla un report di \u201cOsservatorio Iraq\u201d del 2010: \u00abSono diverse centinaia i bambini e gli adolescenti arrestati, processati e condannati negli ultimi quattro anni in Turchia, in virt\u00f9 degli emendamenti alla \u201cLegge anti- terrorismo\u201d ( Tmy) approvati dal parlamento di Ankara nel 2006. La contestata norma ha esteso anche ai minori di 18 anni la possibilit\u00e0 di essere puniti per la semplice partecipazione a manifestazioni di protesta, per aver cantato slogan in lingua kurda o per il lancio di pietre contro le forze di polizia, assimilandoli di fatto a \u201cmembri di un\u2019organizzazione terroristica\u201d. Per lo pi\u00f9 a fare le spese delle legge sono stati ragazzi kurdi, di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 18 anni, ma spesso di soli 12 anni, che hanno subito condanne anche a diversi anni di detenzione. Per loro il trattamento \u00e8 in tutto e per tutto assimilabile a quello destinato agli adulti: periodi di detenzione \u201ccautelare\u201d che possono<\/p>\n<p>arrivare fino a un anno; processi \u201cfarsa\u201d celebrati davanti ai Tribunali penali speciali ( invece che ai Tribunali minorili); reclusione in cella assieme agli adulti; violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti e, in alcuni casi, vere e proprie torture. Sotto la pressione della societ\u00e0 civile turca e internazionale, nell\u2019estate scorsa il governo di Ankara guidato dai filo- islamici del Partito di giustizia e sviluppo ( Akp) ha deciso di emendare la legge, mitigandone alcuni aspetti. Tutt\u2019oggi, tuttavia, i minorenni incriminati in base alle vecchie norme e rimessi in libert\u00e0 ammontano a poche decine. A limitare la scarcerazioni, sono alcune contestate norme del Codice penale turco ( Tck) rimaste in vigore anche dopo la riforma della Tmy, ma anche la discrezionalit\u00e0 che abitualmente viene lasciata alla magistratura e la lentezza del sistema giudiziario turco. Le condanne \u2013 secondo l\u2019organizzazione \u00c7ocuk i\u00e7in adalet \u00e7ag\u2019 iricilari (Coloro che chiedono giustizia per i bambini) \u2013 sono state in media di 4 o 5 anni di carcere, mentre l\u2019et\u00e0 dei condannati in alcuni casi era di soli 13 anni. Non essendovi ad Adana Tribunali minorili, tutti i condannati erano stati processati davanti alle Corti penali speciali. A Diyarbakir invece \u2013 stando a un rapporto dell\u2019ong \u00c7ocuk I \u00e7in Adalet Giris \u00b8 imi (Justice for Children Initiative) \u2013 nell\u2019ottobre 2009 erano 159 i ragazzi di et\u00e0 compresa tra 15 e 17 anni in attesa di essere processati davanti ai Tribunali penali speciali, mentre altri 15, di et\u00e0 compresa tra i 12 e i 14 anni, aspettavano di essere giudicati dalle Corti penali minorili. Un rapporto sul carcere di Diyarbakir, redatto dall\u2019Associazione degli avvocati della stessa citt\u00e0, rilevava che nel cibo dato ai ragazzi erano stati trovati chiodi, aghi e insetti; che venivano garantiti solo dieci minuti di acqua calda al giorno e che i ragazzi dovevano lavarsi i vestiti a mano, e le loro celle erano piene di insetti e topi. Ad Adana sono state riscontrate anche prove di torture usate contro I bambini\u00bb.<\/p>\n<p>Poi uno dice, non \u00e8 che puoi sempre parlare del passato, come se dovessi raccontare la trama di Fuga di mezzanotte, il film di Alan Parker del 1978, tratto da una storia vera, in cui si racconta il viaggio all\u2019inferno di Billy Hayes, uno studente americano in vacanza in Turchia con la propria fidanzata che viene fermato da guardie turche all\u2019aeroporto di Istanbul, ottobre 1970, mentre sta per imbarcarsi verso gli Stati uniti con addosso due chili di hashish. E qui comincia l\u2019incubo, una condanna prima a quattro anni e poi all\u2019ergastolo \u2013 tra pestaggi, torture, violenze, abusi \u2013 fino all\u2019evasione di notte, il Midnight Express, come veniva chiamato nel gergo carcerario, che lo porter\u00e0 prima in Grecia e poi finalmente a casa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, decidi di dire dell\u2019attualit\u00e0. Allora ti guardi l\u2019ultimo rapporto Amnesty ( 2019- 20): \u00abSono emerse nuove accuse attendibili di tortura e altri maltrattamenti. A Urfa, nella Turchia orientale, uomini e donne, arrestati a maggio in seguito a uno scontro armato tra le forze di sicurezza e l\u2019ala armata del Pkk, hanno denunciato, tramite i loro avvocati, di essere stati torturati anche con scosse elettriche ai genitali. Gli avvocati hanno denunciato che alcuni ex funzionari del ministero degli Affari esteri, arrestati a maggio dalla direzione della pubblica sicurezza di Ankara, con l\u2019accusa di \u201cappartenenza a un\u2019organizzazione terroristica, aggravata da falso e contraffazione a scopi terroristici\u201d, erano stati denudati e minacciati di essere stuprati con i manganelli. In entrambi i casi gli avvocati hanno denunciato che i loro assistiti non avevano avuto accesso a un consulto privato con un medico\u00bb.<\/p>\n<p>A aprile di quest\u2019anno Erdogan vara un\u2019amnistia per ridurre l\u2019affollamento delle carceri ( sono 300mila i detenuti in Turchia, su una popolazione totale di 80 milioni, in 375 carceri, la cui capienza massima non supera le 120mila unit\u00e0) temendo l\u2019esplosione di un\u2019epidemia. \u00abL\u2019idea \u00e8 un rilascio temporaneo, fino a quando l\u2019epidemia sar\u00e0 pi\u00f9 o meno domata, di 90mila detenuti: prigionieri in carceri di minima sicurezza, sopra i 65 anni, malati, donne incinte o con figli con meno di sei anni. Chi resta fuori? I condannati per stupro, omicidio di primo grado, droga e \u2013 soprattutto \u2013 terrorismo. Una categoria che in Turchia ha le maglie larghe. Sono giornalisti, deputati del partito di sinistra pro- curdo Hdp, attivisti, scrittori, avvocati\u00bb (da \u00abil manifesto\u00bb, Chiara Cruciati).<\/p>\n<p>Gi\u00e0, gli avvocati. Dai dati emerge che tra i malcapitati coinvolti nella pi\u00f9 vasta repressione attuata del Paese, arrestati con accuse di terrorismo, 605 sono avvocati, di cui 345 condannati arbitrariamente per un totale di 2145 anni di prigione. Oltre 1500 gli indagati. \u00abAnni di carcerazione preventiva subita senza avere delle accuse precise da cui difendersi, condanne pesantissime inflitte al termine di processi sommari, svolti al di fuori di ogni regola dello stato di diritto\u00bb, denuncia il coordinamento delle Commissioni Diritti umani e Rapporti Internazionali del Consiglio Nazionale Forense italiano. Erdogan in persona avrebbe sollecitato il disegno di legge che prevede l\u2019istituzione di Ordini alternativi a quelli esistenti contro il quale si sono animate proteste dei togati in tutto il Paese. Il testo, presentato in Parlamento lo scorso 30 giugno, prevede che il governo assuma il controllo dell\u2019elezione degli organi dirigenti dei vari organismi professionali. \u00abIn questo modo Erdogan \u2013 sostiene Mehmet Durakoglu, presidente dell\u2019Ordine forense di Istanbul \u2013 vuole punire la nostra categoria che ha sempre rappresentato i valori laici della democrazia\u00bb.<\/p>\n<p>Sembra non cambi niente. In un reportage di Nicolas Cheviron, su \u00abInternazionale\u00bb del novembre 2016, si leggeva: \u00abNegli ultimi dieci anni sono state chiuse 187 carceri e sono state inaugurate altre 118 strutture pi\u00f9 grandi nelle periferie delle grandi citt\u00e0. Questi trasferimenti hanno permesso di ospitare pi\u00f9 detenuti, passando dai 114mila del 2010 ai 189mila dell\u2019ottobre del 2016, come rivelano i dati dell\u2019istituto di statistica turco e della direzione delle prigioni turche ( Cte). Dice Burcu \u00c7elik \u00d6zkan, una deputata del Partito democratico del popolo ( Hdp, filocurdo): \u201cChiaramente per le autorit\u00e0 turche il carcere \u00e8 un modo per gestire i problemi politici e sociali\u201d. E Mustafa Eren, del Centro di ricerca sulle prigioni turche: \u201cIn Turchia c\u2019\u00e8 stata una pianificazione. Non si costruiscono nuove prigioni per rispondere a un aumento del numero di detenuti, ma il contrario\u201d. In dieci anni la Turchia \u00e8 diventata il primo paese per numero di carcerati in Europa (Russia esclusa), staccando Inghilterra e Galles (85mila detenuti) e Polonia (71mila). La Germania, che ha una popolazione di 80 milioni di abitanti, pochi milioni in pi\u00f9 della Turchia, nel 2015 contava appena 62mila detenuti. Su scala mondiale il paese guidato da Erdogan si trova al nono posto, superato solo da Paesi pi\u00f9 popolosi (Stati Uniti, Cina, Russia, Brasile, India, Messico, Iran) e dalla Thailandia\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato originalmente ne La Bottega del Barbieri Dai rapporti di Amnesty alle denunce degli avvocati turchi a quelle italiane del Cnf, il Consiglio Nazionale Forense italiano. Ma il dittatore vuole tagliare fuori gli ordini professionali Se devi dire delle carceri turche, uno non sa da dove cominciare, se dalle cose che accadono da decenni o&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/08\/turchia-dove-la-tortura-e-il-potere-di-lanfranco-caminiti\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Turchia: dove la tortura \u00e8 il potere &#8211; di Lanfranco Caminiti<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"enabled":false},"version":2}},"categories":[35,36,41,6],"tags":[],"class_list":["post-3768","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-democrazia","category-diritti-umani","category-guerra","category-opinioni","entry"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p2vEQL-YM","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":false,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3768"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3770,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3768\/revisions\/3770"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}