{"id":3951,"date":"2020-10-18T21:14:15","date_gmt":"2020-10-18T19:14:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=3951"},"modified":"2020-10-18T21:14:15","modified_gmt":"2020-10-18T19:14:15","slug":"la-palestina-e-sempre-piu-occupata-di-francesco-giordano-rowan-gaudet-gideon-levy-khaled-beydoun-amira-hass-vera-pegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2020\/10\/la-palestina-e-sempre-piu-occupata-di-francesco-giordano-rowan-gaudet-gideon-levy-khaled-beydoun-amira-hass-vera-pegna\/","title":{"rendered":"La Palestina \u00e8 sempre pi\u00f9 occupata &#8211; di Francesco Giordano, Rowan Gaudet, Gideon Levy, Khaled Beydoun, Amira Hass, Vera Pegna"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3952\" src=\"http:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/123-768x432-1.jpg\" alt=\"123-768x432.jpg\" width=\"768\" height=\"432\" \/><\/p>\n<p>La Bottega del Barbieri, 2 Ottobre 2020<\/p>\n<p>Covid e occupazione stanno stritolando ci\u00f2 che resta della Palestina<\/p>\n<p>Il COVID-19 ha affossato economia e sanit\u00e0 pubblica in Palestina, gi\u00e0 devastata dall\u2019occupazione israeliana della Cisgiordania e dall\u2019embargo a Gaza. I medici (israeliani e palestinesi) e le associazioni umanitarie stanno lanciando l\u2019allarme.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) sulla situazione economica in Palestina, il COVID-19 ha aggravato le terribili condizioni economiche nei territori palestinesi occupati. Gi\u00e0 prima della pandemia, la stessa UNCTAD prevedeva un biennio \u201920-\u201921 devastante per l\u2019economia palestinese, con una stima di diminuzione del PIL pro capite tra il 3% e il 4,5%.<\/p>\n<p>In effetti, i tassi di povert\u00e0 e di disoccupazione sono rimasti elevatissimi (attorno al 30%), il PIL pro capite \u00e8 diminuito per il terzo anno consecutivo, la Cisgiordania ha registrato il suo tasso di crescita pi\u00f9 basso dal 2012 (1,15%), mentre la Striscia di Gaza \u00e8 praticamente a crescita zero.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>A minare l\u2019economia palestinese \u00e8 anche l\u2019occupazione israeliana, che per il popolo palestinese ha un costo non soltanto umano, politico e territoriale, ma anche monetario. Ricordiamo che \u00e8 Israele a riscuotere le tasse per conto dell\u2019ANP, alla quale eroga le somme raccolte in modo arbitrario e imprevedibile. Prima della pandemia, l\u2019UNCTAD stimava che ogni anno l\u2019agenzia delle entrate israeliana tratteneva dalle somme dovute al fisco palestinese una somma pari al 3,7% del PIL o al 17,8% del gettito fiscale totale. A questo si aggiunge il considerevole calo del sostegno dei donatori all\u2019ANP, dal 32% del PIL nel 2008 al 3,5% nel 2019; a Gaza ben l\u201980% della popolazione dipende d\u00e0 un\u2019assistenza internazionale instabile.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il contesto nel quale vanno inserite le conseguenze economiche delle restrizioni imposte per contenere i contagi da COVID-19. Appena un mese dopo lo scoppio della pandemia, le entrate fiscali raccolte dall\u2019ANP sono scese ai livelli pi\u00f9 bassi degli ultimi vent\u2019anni; l\u2019impianto sociale \u00e8 stato poi ulteriormente indebolito dall\u2019aumento della spesa pubblica \u2013 in ambito sanitario, previdenziale e di sostegno alle imprese \u2013 reso necessario dalla pandemia.<\/p>\n<p>Varie stime sul costo della pandemia indicano una perdita economica compresa tra il 7% e il 35% del PIL, a seconda delle ipotesi di previsione sulla gravit\u00e0 e la durata della pandemia. Sotto l\u2019occupazione, l\u2019ANP non dispone dello spazio politico e degli strumenti di politica economica necessari per affrontare l\u2019enorme sfida posta dalla pandemia. Non ha accesso a prestiti esteri, non ha una valuta nazionale propria, non ha una politica monetaria indipendente e non ha autonomia fiscale.<\/p>\n<p>\u201cLa comunit\u00e0 internazionale dovrebbe raddoppiare con urgenza il sostegno al popolo palestinese per consentirgli di far fronte alle ricadute economiche della pandemia. Non c\u2019\u00e8 alternativa al sostegno dei donatori per garantire la sopravvivenza dell\u2019economia palestinese\u201d, ha dichiarato il Segretario generale dell\u2019UNCTAD Mukhisa Kituyi.<\/p>\n<p>All\u2019aumentare di casi di COVID-19, i ministeri della Salute a Gaza come a Ramallah hanno riconosciuto che la loro capacit\u00e0 di contenere la diffusione del virus fosse limitata dalla carenza di attrezzature sanitarie, tra cui farmaci e materiale sanitario usa e getta.<\/p>\n<p>Nonostante le premesse, le autorit\u00e0 sanitarie hanno imposto misure di prevenzione drastiche, che hanno ampiamente contribuito a un tasso di infezione molto basso durante i primi tre mesi della crisi. Ma gli sforzi sono stati ostacolati dalle restrizioni pesanti che il sistema sanitario palestinese si trova ad affrontare da anni; la separazione tra Gerusalemme est, Gaza e Cisgiordania e le restrizioni che Israele impone alla libert\u00e0 di movimento dei pazienti, delle attrezzature mediche e del personale sanitario, ostacolano infatti a livello strutturale il corretto funzionamento del sistema sanitario palestinese.<\/p>\n<p>L\u2019embargo imposto congiuntamente da Israele ed Egitto tredici anni fa lascia Gaza senza materiale sanitario e con un personale medico privo di conoscenze mediche aggiornate. Sono pi\u00f9 di novemila i pazienti \u2013 un quarto dei quali \u00e8 malato di cancro \u2013 che ogni anno hanno bisogno di cure non disponibili a livello locale e che quindi devono chiedere dei permessi speciali a Israele per lasciare la Striscia di Gaza. La diffusione del COVID-19 non ha fatto altro che peggiorare la situazione. A titolo di esempio, l\u2019autorevole rivista medica The Lancet ricorda che a Gaza vi sono soltanto 87 posti letti di unit\u00e0 di terapia intensiva con ventilatori per quasi 2 milioni di persone.<\/p>\n<p>La sezione israeliana dell\u2019organizzazione Physicians for Human Rights ha chiesto che Israele agisca in modo trasparente e pubblichi le proprie politiche di prevenzione nei territori palestinesi che esso occupa. La Convenzione di Ginevra impone alla potenza occupante di \u201cassicurare, nella piena misura dei suoi mezzi, e di mantenere, con il concorso delle autorit\u00e0 nazionali e locali, gli stabilimenti e i servizi sanitari e ospedalieri, come pure la salute e l\u2019igiene pubbliche nel territorio occupato, specie adottando e applicando le misure profilattiche e preventive necessarie per combattere il propagarsi di malattie contagiose e di epidemie\u201d. Eppure, le restrizioni imposte lasciano migliaia di persone senza accesso a cure adeguate.<\/p>\n<p>Inizialmente sembravano esserci segnali incoraggianti su una collaborazione senza precedenti tra Israele, Autorit\u00e0 nazionale palestinese e Hamas per fronteggiare in maniera coordinata l\u2019avanzare della pandemia. Ma il miraggio \u00e8 durato poco. Azioni israeliane ritenute illecite \u2013 come la confisca di materiale per realizzare un ospedale da campo o l\u2019annuncio di un nuovo piano di annessione dei territori palestinesi occupati \u2013 hanno provocato un irrigidimento della leadership palestinese, minando il gi\u00e0 delicatissimo equilibrio tra Tel Aviv, Ramallah e Gaza. In un movimento congiunto, cinque organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno avanzato una petizione alla Corte Suprema di Israele affinch\u00e9 vengano prese tutte le misure necessarie per consentire ai palestinesi trattamenti medici in condizioni dignitose. In particolare, \u00e8 stato chiesto di revocare l\u2019assedio e l\u2019embargo della Striscia di Gaza per consentire il corretto funzionamento del sistema sanitario e di altri servizi essenziali, garantendo la circolazione delle merci necessarie a fini medico-sanitari, contribuire al rifornimento di medicinali e altro materiale mancante nella misura pi\u00f9 ampia possibile, e infine collaborare con Hamas e l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese per trovare soluzioni per i pazienti che attualmente non possono lasciare la Striscia di Gaza ma devono ricevere cure non disponibili localmente. Le associazioni coinvolte nella petizione sono: Gisha, centro legale per la libert\u00e0 di movimento dei palestinesi; Adalah, centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele; HaMoked, nata per difendere i diritti dei palestinesi sottoposti all\u2019occupazione; the Association for Civil Rights in Israel; e Physicians for Human Rights Israel.<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>Lettera aperta di Francesco Giordano per i fatti del 25 aprile 2018: \u201cUna piccola storia ignobile\u201d<\/p>\n<p>A Milano, io ed altri quattro compagni, siamo stati denunciati per fatti ridicoli e risibili, ma con l\u2019infamante accusa \u201cper finalit\u00e0 di odio etnico e razziale\u201d.<\/p>\n<p>Da circa un anno sono circolati diversi documenti prodotti dai 5 compagni, oggi propongo una mia personale riflessione avendo vissuto tutto il percorso del presidio in Piazza San Babila per contestare la presenza delle bandiere sioniste.<\/p>\n<p>Il tentativo di criminalizzare quanti hanno partecipato durante i 15 anni passati \u00e8 chiaramente politico ed al servizio di quelli che sostengono apertamente il genocidio dei palestinesi.<\/p>\n<p>Buona lettura,<br \/>\nFrancesco Giordano<\/p>\n<p>Milan l\u2019\u00e8 on gran Milan<\/p>\n<p>Milano ha una lunga tradizione di vero antifascismo, non quello attuale, di giustizia, di antirazzismo e conseguentemente di antisionismo.<\/p>\n<p>La lotta partigiana di liberazione dal fascismo e dal nazismo a Milano ha scritto pagine eroiche in tutti i quartieri, in particolare in quelli proletari come Barona, Giambellino, Stadera ecc\u2026.ecc\u2026<\/p>\n<p>Questa memoria ha vissuto in maniera forte almeno fino agli anni \u201980, poi sicuramente vi \u00e8 stata una deriva che ha portato una ventata di destra, e ricordo alcuni episodi: il sindaco che va ad omaggiare i fascisti, la deposizione del terrorista nero Servello al Famedio, che \u00e8 stata una vera prevaricazione che ha violentato la memoria degli antifascisti e dell\u2019antifascismo, gesto voluto da una amministrazione di \u2018sinistra\u2019 che ha votato all\u2019unanimit\u00e0 questa vilt\u00e0 storica, inoltre il sostegno che le varie amministrazioni han dato a chi opprime, uccide i palestinesi. Sono numerose ed innumerevoli le dichiarazioni in tal senso, ricordiamo quando l\u2019amministrazione di \u2018sinistra\u2019 interruppe un consiglio comunale per portare solidariet\u00e0 ai sionisti. Mai compiuto un gesto del genere per i palestinesi o i lavoratori sfruttati ed assassinati sui luoghi di lavoro.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 stata Milano, ma questa memoria vive ancora in una larga fascia di giovani proletari, di lavoratori, di studenti.<\/p>\n<p>Essendo una citt\u00e0 che ha ambito ad una forte crescita, conseguentemente \u00e8 stata una citt\u00e0 bramata da speculatori edilizi, ma anche in particolare da fascisti e sionisti, che spesso le due cose coincidono.<\/p>\n<p>Ambedue, fascisti e sionisti, grazie alla complicit\u00e0 di amministrazioni di destra quanto quelle di \u2018sinistra\u2019, persino di qualche dirigente dell\u2019Anpi, negli anni sono riusciti ad occupare spazi impensabili negli anni \u201960, \u201970 ed \u201980.<\/p>\n<p>Come ben si sa che gli appetiti voraci del sionismo sono enormi e quindi nel 2004\u2026<\/p>\n<p>Una Piccola Storia Ignobile Meneghina<\/p>\n<p>Era l\u2019Aprile del 2004 e molti di noi andavano a ricordare il 25 aprile di 10 anni prima, del 1994. E come pioveva quel giorno\u2026pioveva davvero che dio la mandava, ma eravamo in tanti, tutti antifascisti. Persino un drappello della Lega volle manifestare perch\u00e9 \u201canche noi siamo antifascisti\u201d disse Bossi (non furono accolti calorosamente, a dire il vero).<\/p>\n<p>Quella sera smise di piovere, spunt\u00f2 qualche arcobaleno, ma noi eravamo felicemente inzuppati. Questo si ricordava qualche giorno prima del 25 aprile 2004. Non mi pare abbia piovuto quell\u2019anno, ma certo successe qualcosa di ancora pi\u00f9 tremendo ed orrendo.<\/p>\n<p>La storia<\/p>\n<p>Nel 2004 l\u2019associazione \u201cAmici di Israele\u201d pubblica un comunicato sul proprio sito in cui dichiara: \u201cdecidiamo di sfilare sotto le insegne della Brigata ebraica perch\u00e9 stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi\u2026e per non farci annoverare tra la massa dei manifestanti antiamericani o antiisraeliani\u201d.<\/p>\n<p>La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica \u00e8 solo un passaggio di un percorso che deve portare a \u201clo sdoganamento del sionismo\u201d (testuale). Si legge: \u201cCrediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo \u00e8 un ideale alto, nobile e giusto\u201d.<\/p>\n<p>Per non tralasciare nulla al caso o alle stravaganti interpretazioni ricordiamo le parole del presidente dell\u2019associazione Amici Di Israele Eyal Mizrahi: \u00abCari Amici Di Israele e simpatizzanti, anche quest\u2019anno l\u2019associazione Amici Di Israele sfiler\u00e0 al corteo del 25 Aprile a Milano sotto lo striscione della Brigata Ebraica. Il punto di raccolta sar\u00e0 in Corso Venezia angolo Via Boschetto alle ore 14.00. La partenza del corteo avverr\u00e0 alle ore 14.30 ma ci riuniremo un po\u2019 prima per poterci organizzare meglio. Vi invitiamo a portare le bandiere israeliane che avete [\u2026]\u00bb.<\/p>\n<p>Ancora una volta e come spesso succede a far chiarezza sono gli stessi sionisti, che rivendicano pubblicamente i loro crimini.<\/p>\n<p>D\u2019altronde non si pu\u00f2 non riconoscere la stessa pratica mistificatoria dei fatti propria dello Stato d\u2019Israele: gli aggressori diventano le vittime e gli aggrediti diventano i carnefici.<\/p>\n<p>Questa la verit\u00e0, che nessun sionista, in borghese oppure in divisa, in borgese oppure con la toga, potr\u00e0 mai smentire.<\/p>\n<p>Con queste premesse arriviamo ai successivi 25 aprile, dal 2005 in poi, fino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Andiamo verso la conclusione riportando quanto abbiamo sempre dichiarato, pubblicamente, con la nostra voce e le nostre facce: \u201cnoi pensiamo che non si possa permettere la presenza di bandiere dello Stato che occupa la Palestina da decenni, che nei confronti dei palestinesi commette quotidianamente crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Crediamo che la Milano Medaglia d\u2019Oro alla Resistenza non meriti tale affronto, questa Milano viene gi\u00e0 troppe volte umiliata ogni volta che si permette ai fascisti di girare per le vie del centro con i loro simboli nazisti, ragion per cui dopo il 25 saremo nuovamente in piazza il 29 aprile contro la parata nazifascista indetta a Milano\u201d.<\/p>\n<p>E proseguivamo: \u201cCrediamo che dovrebbe essere l\u2019ANPI in primis a tutelare lo spirito della manifestazione, schierandosi contro la presenza di quelle bandiere che oltraggiano il corteo, accogliendo invece le istanze dei popoli che ancora oggi sono costretti a resistere e a combattere per la propria libert\u00e0 negata da interessi colonialisti ed imperialisti\u201d.<\/p>\n<p>Infine spunta dalle nebbie la fantomatica Brigata ebraica. Ovvero una banda di sionisti che si recava in Palestina a edificare i famosi kibbutz, ovvero fattorie costruite su terra palestinese, bagnata dal sangue, dal dolore che gli stessi sionisti avevano provocato.<\/p>\n<p>Quindi ancora una bugia, perch\u00e9 la brigata ebraica and\u00f2 in linea solo nel marzo del \u201945 arrivando dopo inglesi, americani, indiani, australiani, brasiliani, marocchini etc\u2026 E anche alle manifestazioni del 25 aprile si \u00e8 fatta vedere solo a partire dal 2004, l\u2019anno in cui l\u2019esercito israeliano di occupazione uccideva 820 palestinesi. Ci voleva proprio il massacro dell\u2019anno scorso a Gaza per capire in una manifestazione che celebra idealmente la lotta di liberazione contro l\u2019occupazione straniera, quella bandiera \u00e8 fuori posto?<\/p>\n<p>Chi minaccia chi?<\/p>\n<p>Il Presidente della Comunit\u00e0 ebraica di Roma, Riccardo Pacifici con tono pi\u00f9 adatto ad un bullo di periferia (Corriere della Sera 28 aprile 2014): \u00abIl prossimo anno saremo tutti a Milano e vediamo se avranno il coraggio di continuare a insultarci. Basta\u00bb.<\/p>\n<p>Chi minaccia chi? Ovvio che le sue e loro minacce non ci hanno spaventato o impedito di essere tutti gli anni presenti a contestarli.<\/p>\n<p>Andiamo verso la conclusione<\/p>\n<p>Un magistrato sfila nel corteo dei sionisti e con una malandata telecamera filma cosa succede, o cosa pare succedere. La giustizia borghese e sionista nemmeno ci prova a filmare dai lati del corteo per registrare le provocazioni nei nostri confronti. No, gli ordini sono precisi: \u201cCrediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo \u00e8 un ideale alto, nobile e giusto\u201d.<\/p>\n<p>Ecco, noi a partire dal 2005 non ci siamo stati e non ci staremo.<\/p>\n<p>Cosa succede veramente il 25 aprile a Milano (come in altre citt\u00e0)<\/p>\n<p>Il 25 aprile in piazza San Babila, come in altre citt\u00e0, si scontrano due progetti politici: il primo che rivendica la cancellazione del popolo palestinese, progetto ideato a partire dalla fine dell\u2019800 ed iniziato negli anni 30 del 900 (il culmine si \u00e8 avuto nel 1948 con quello che \u00e8 stata chiamata la Nakba, ovvero la \u201cCatastrofe\u201d per i palestinesi).<\/p>\n<p>L\u2019altro progetto, quello che noi sosteniamo, \u00e8 quello della resistenza palestinese che si oppone a tutto questo.<\/p>\n<p>\u201cCrediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo \u00e8 un ideale alto, nobile e giusto\u201d. Esattamente quello cui ci siamo opposti, ci opponiamo e ci opporremo fino a quando la Palestina non sar\u00e0 libera.<\/p>\n<p>Francesco Giordano<\/p>\n<p>Post Scriptum: non che mi importi molto, ma la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), le cui sentenze sono vincolanti per tutto il continente europeo, ha legittimato la campagna Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS), definita \u201cinteresse generale\u201d l\u2019azione di questi attivisti, e ha ritenuto gravissimo il fatto di aver negato alle persone il diritto di esprimere pacificamente le proprie opinioni politiche.<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>La definizione di antisemitismo dell\u2019IHRA mette a tacere la solidariet\u00e0 \u2013 Rowan Gaudet<\/p>\n<p>La recente adozione della controversa definizione di antisemitismo dell\u2019IHRA per mettere a tacere il dibattito politico sulla Palestina mostra quanto sia un\u2019arma pericolosa.<\/p>\n<p>Approvata originariamente dall\u2019Alleanza Internazionale per la Memoria dell\u2019Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance \u2013 IHRA) nel 2016, la definizione effettiva all\u2019interno della Definizione Pratica di Antisemitismo (Working Definition of Anti-Semitism) dell\u2019IHRA \u00e8 vaga ma non particolarmente controversa.<\/p>\n<p>La minaccia del linguaggio critico nei confronti di Israele sorge con gli 11 esempi asserviti al modo in cui la definizione dovrebbe essere applicata.<\/p>\n<p>Molti di questi esempi estendono l\u2019antisemitismo alle discussioni su Israele, come negare al popolo ebraico il diritto all\u2019autodeterminazione.<\/p>\n<p>Qualsiasi dichiarazione considerata delegittimante verso Israele, come definirla un\u2019istituzione razzista, \u00e8 quindi considerata antisemita per impostazione predefinita.<\/p>\n<p>La definizione pratica di antisemitismo dell\u2019IHRA contiene un paragrafo che consente la critica di Israele.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, l\u2019associazione canadese Voci Ebraiche Indipendenti (Independent Jewish Voices Canada) ha documentato pi\u00f9 di due dozzine di casi in cui la definizione dell\u2019IHRA viene utilizzata per zittire il Movimento per la Difesa dei Diritti Palestinesi in Europa e Nord America.<\/p>\n<p>Studenti presi di mira<\/p>\n<p>Alla fine del 2019, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che fonde le critiche a Israele con il fanatismo antiebraico, adottando il linguaggio della definizione dell\u2019IHRA.<\/p>\n<p>Poco dopo, il Dipartimento dell\u2019Istruzione degli Stati Uniti ha iniziato a indagare sull\u2019Universit\u00e0 della California a Los Angeles per aver ospitato la conferenza nazionale degli Studenti per la Giustizia in Palestina l\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>La denuncia contro l\u2019Universit\u00e0 della California, presentata da un\u2019organizzazione sionista riconosciuta, afferma che l\u2019associazione Studenti per la Giustizia in Palestina \u00e8 un \u201cfronte terroristico\u201d e che la conferenza era un \u201cattacco contro gli studenti ebrei\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo, nel Regno Unito, la studentessa di giurisprudenza Malaka Shwaikh ha subito attacchi per i commenti che ha fatto su Israele dopo essere stata eletta nel sindacato studentesco dell\u2019Universit\u00e0 di Exeter nel febbraio 2017.<\/p>\n<p>I giornali sono stati costretti a rettificare, modificare i titoli e scusarsi per le false affermazioni fatte su Shwaikh.<\/p>\n<p>Shwaikh, che in precedenza aveva contribuito a organizzare una marcia contro l\u2019antisemitismo, ha affermato che \u201cl\u2019obiettivo di questi attacchi \u00e8 intimidire coloro che difendono i diritti dei palestinesi, al fine di scoraggiare chiunque dall\u2019attivismo pro-palestinese\u201d.<\/p>\n<p>Due anni dopo, un consiglio di Londra ha rifiutato lo spazio per la raccolta fondi dell\u2019associazione \u201cThe Big Ride for Palestine\u201d per acquistare attrezzature sportive destinate ai bambini di Gaza. Le richieste di libert\u00e0 di informazione hanno rivelato che i funzionari temevano che l\u2019evento potesse contravvenire alla definizione dell\u2019IHRA a causa dei riferimenti all\u2019apartheid e alla pulizia etnica presenti sul sito web di The Big Ride for Palestine.<\/p>\n<p>Solidariet\u00e0 messa a tacere<\/p>\n<p>La Definizione Pratica dell\u2019IHRA \u00e8 stata usata per colpire la solidariet\u00e0 degli afroamericani con la Palestina poich\u00e9 i gruppi sionisti percepiscono la lotta intersezionale come una minaccia strategica.<\/p>\n<p>Nel 2018, Emory Douglas, che ha lavorato come Ministro della Cultura per il Black Panther Party, \u00e8 stato accusato di fomentare l\u2019odio antisemita per aver mostrato un\u2019immagine raffigurante il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e Hitler con il testo \u201ccolpevole di genocidio\u201d durante una conferenza ospitata presso l\u2019Universit\u00e0 del Michigan.<\/p>\n<p>Nel frattempo in Germania, il filosofo post-coloniale camerunese Achille Mbembe \u00e8 stato accusato di antisemitismo per aver tracciato somiglianze tra l\u2019apartheid israeliano e quello sudafricano, mettendo in discussione la \u201clegittimit\u00e0\u201d di Israele.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 ebraica con la Palestina non \u00e8 stata risparmiata dall\u2019essere diffamata come antisemita.<\/p>\n<p>Dopo la sparatoria di massa in una sinagoga a Pittsburgh e il mortale bombardamento israeliano a Gaza nel 2018, Students for Justice in Palestine and Jewish Voice for Peace hanno pianificato una veglia congiunta presso l\u2019Universit\u00e0 della California, nel campus di Berkeley.<\/p>\n<p>Gli organizzatori hanno dovuto affrontare una reazione ostile, tra cui una denuncia presentata al Dipartimento dell\u2019Istruzione degli Stati Uniti sostenendo, tra le altre cose, che la veglia avrebbe ritratto Israele come una nazione razzista, azione che rientra nella definizione di antisemitismo dell\u2019IHRA.<\/p>\n<p>Di fronte a questa pressione la veglia pubblica fu cancellata e l\u2019evento si tenne privatamente fuori dal campus universitario.<\/p>\n<p>In Germania, la Banca per l\u2019Economia Sociale ha indagato e alla fine ha chiuso il conto di Jewish Voice for a Just Peace in the Middle East, un gruppo che sostiene il Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) a sostegno dei diritti dei palestinesi.<\/p>\n<p>La banca aveva subito pressioni da parte del governo israeliano e dei suoi sostenitori locali, ritrovandosi nell\u2019elenco dei 10 peggiori episodi antisemiti mondiali del Centro Simon Wiesenthal per il 2018 per aver inizialmente mantenuto il conto deposito di Jewish Voice for a Just Peace in the Middle East.<\/p>\n<p>Secondo Iris Hefets di Jewish Voice, la banca si \u00e8 basata sulla definizione dell\u2019IHRA nella sua decisione di chiudere il conto del gruppo, la prima chiusura di un conto appartenente a un\u2019organizzazione ebraica nella Germania del dopoguerra.<\/p>\n<p>Quasi 30 paesi hanno adottato la definizione IHRA, tra cui Francia, Italia, Argentina, Grecia e Canada. Anche molti governi locali l\u2019hanno adottata. La definizione di antisemitismo dell\u2019IHRA \u00e8 una grave minaccia per il Movimento di Solidariet\u00e0 Palestinese in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Trad: Beniamino Rocchetto \u2013 Invictapalestina.org<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>La seconda Intifada, 20 anni dopo: migliaia di morti per una lotta fallita \u2013 Gideon Levy<\/p>\n<p>Lo Yom Kippur quest\u2019anno segner\u00e0 gli anniversari dello scoppio di due degli eventi pi\u00f9 violenti nella storia di Israele, eventi che hanno plasmato il suo carattere per anni. Saranno 47 anni dall\u2019inizio della guerra dello Yom Kippur e 20 anni dallo scoppio della Seconda Intifada. Entrambi hanno colto Israele di sorpresa, ma nessuno dei due avrebbe dovuto sorprendere nessuno.<\/p>\n<p>Il 28 settembre 2000 Ariel Sharon visit\u00f2 il Monte del Tempio nella Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme e la polveriera esplose. Il giorno dopo, un soldato delle forze di difesa israeliane e sette palestinesi furono uccisi. Il giorno seguente, l\u2019uccisione del dodicenne Mohammed al-Dura nella Striscia di Gaza in un fuoco incrociato fu ripresa dalle telecamere. Nei giorni seguenti, un ufficiale della polizia di frontiera israeliana della comunit\u00e0 drusa, Madhat Yusuf, mor\u00ec dissanguato nella tomba di Giuseppe a Nablus, due riservisti dell\u2019IDF, Yosef Avrahami e Vadim Norzhich, furono assassinati a Ramallah \u2013 e il demone della resistenza violenta all\u2019occupazione e la sua violenta repressione fuoriusc\u00ec con forza dalla bottiglia.<\/p>\n<p>Sarebbero passati pi\u00f9 di quattro anni letali prima che la furiosa rivolta venisse repressa con l\u2019uso di una forza massiccia, e forse solo temporaneamente, solo fino alla successiva rivolta , anche se al momento non se ne vedono segni all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>Per Israele, la Seconda Intifada si trasform\u00f2 nell\u2019incubo di autobus che esplodono e di attentatori suicidi, anni di incessante orrore e paura per i cittadini del Paese. Per i palestinesi, furono anni di brutale repressione, estesi spargimenti di sangue, assedi, chiusure, serrate, posti di blocco, arresti di massa e anche combattimenti e sacrifici che non li portarono da nessuna parte.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni dopo, la loro situazione \u00e8 peggiore, pi\u00f9 disperata di quanto non fosse prima dello scoppio dell\u2019Intifada di Al-Aqsa e pi\u00f9 cupa che mai: solo nella Nakba, la catastrofe del 1948, la loro situazione \u00e8 stata ancora pi\u00f9 dura e senza speranza. Ma questo non \u00e8 un gioco a somma zero. Non \u00e8 mai un gioco a somma zero: il loro sangue e il nostro sangue sono stati superflui, il loro sangue e il nostro sangue sono stati versati invano. Solo il prezzo che hanno pagato, come sempre, \u00e8 stato di gran lunga superiore al prezzo pagato dagli israeliani. Secondo i dati del servizio di sicurezza Shin Bet, ci sono stati 138 attacchi suicidi e 1.038 israeliani uccisi dal 28 settembre 2000 all\u20198 febbraio 2005; 3.189 i palestinesi uccisi, secondo i dati dell\u2019organizzazione israeliana per i diritti umani B\u2019Tselem. Inoltre, 4.100 case palestinesi sono state demolite e circa 6.000 palestinesi arrestati.<\/p>\n<p>Questa settimana sono tornato ad allora, agli articoli, ai rapporti e agli appunti presi, dalla parte palestinese, nei primi giorni di quella che divenne rapidamente l\u2019Intifada di Al-Aqsa. Le prime tre vittime palestinesi le cui storie noi \u2013 il fotografo Miki Kratsman ed io \u2013raccontammo , subito alla fine della prima settimana di rivolta, erano bambini. Uno era ferito, uno stava morendo e il terzo era gi\u00e0 morto.<\/p>\n<p>Israele lanci\u00f2 la sua repressione sparando alla testa dei bambini sul Monte del Tempio: Ala Badran, 12 anni, perse un occhio; Mohammed Joda, 13 anni, giaceva moribondo nel reparto di terapia intensiva dell\u2019ospedale Makassed a Gerusalemme est; e Majdi Maslamani, 15 anni, era gi\u00e0 morto e sepolto nel cimitero del quartiere di Gerusalemme di Beit Hanina. Circa 10 giorni dopo l\u2019inizio dell\u2019intifada, 14 bambini palestinesi erano gi\u00e0 stati uccisi. Questi casi furono a malapena riportati dai media israeliani, che come al solito si occuparono quasi esclusivamente delle vittime ebree, allora ancora poche.<\/p>\n<p>Quando incontrammo il direttore del Makassed Hospital, il dottor Khaled Qurei \u2013 fratello di uno degli architetti degli accordi di Oslo, Ahmed Qurei (meglio conosciuto come Abu Ala) \u2013 questi aveva gi\u00e0 esposto nel suo ufficio 16 barattoli contenenti i proiettili rimossi dai feriti. Uno di loro, Joda, era cerebralmente morto. Suo padre, un camionista, era appena tornato dall\u2019insediamento di Har Homa a Gerusalemme, dove aveva effettuato una colata di cemento, quando suo figlio era stato colpito alla testa sul Monte del Tempio.<\/p>\n<p>\u201cAmico, ti rendi conto che questo \u00e8 un ragazzo di 13 anni?\u201d Il dottor Wahab Dajani, un medico del reparto di terapia intensiva che aveva gi\u00e0 visto tutto, ci url\u00f2 contro.<\/p>\n<p>A poche centinaia di metri, nel quartiere di Beit Hanina, era gi\u00e0 in corso il lutto per Maslamani. Il padre, Samir, proprietario di un negozio di computer a Gerusalemme est chiamato Japanese Technology Center, rifer\u00ec che suo figlio era andato al Monte del Tempio il 6 ottobre per protestare contro il blocco imposto ai Territori. Un proiettile lo aveva colpito in testa da distanza ravvicinata.<\/p>\n<p>Ala Badran sub\u00ec un destino meno brutale: perse solo un occhio. La regina Elisabetta sorrideva da un ritratto all\u2019ingresso del St. John of Jerusalem Eye Hospital nella citt\u00e0 orientale, dove nelle prime due settimane dell\u2019intifada 11 bambini furono operati dopo essere stati colpiti. Ala era uno di loro. Sua madre non gli disse fino a pochi giorni dopo l\u2019operazione che aveva perso un occhio in modo permanente.<\/p>\n<p>La visita alla stazione di polizia di Ramallah il 15 ottobre, tre giorni dopo il linciaggio dei due riservisti israeliani, fu molto pi\u00f9 tesa. Il capo della stazione, il colonnello Kamal al-Sheikh, ci disse che aveva cercato di proteggere fisicamente i due soldati in uniforme ma che la folla che aveva invaso il luogo lo aveva spinto con la forza contro il muro e aveva portato via i due soldati. Al-Sheikh fu l\u2019ultima persona a vederli vivi. L\u2019incidente fu \u201cil pi\u00f9 grande fallimento dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese\u201d e \u201cla pi\u00f9 grande umiliazione mia e della polizia di Ramallah\u201d, ci disse . Gli israeliani, scioccati dalle fotografie del sangue e dei corpi gettati fuori dalla finestra del secondo piano, non erano pronti ad ascoltare il suo racconto e la sua pubblicazione suscit\u00f2 molta rabbia.<\/p>\n<p>Una settimana dopo, visitammo la casa di Jamil Muslith, un fornaio di Beit Jala, fuori Betlemme, la cui casa era stata bombardata dall\u2019IDF. Era ancora scosso dall\u2019evento. Sua moglie Munawar e i nove figli si erano salvati per miracolo. Ma incollate sui muri della citt\u00e0 c\u2019erano le fotografie del quattordicenne Mueid Juarish, il cui cranio pochi giorni prima era stato frantumato da un proiettile di un soldato. Beit Jala era allora sotto il coprifuoco e le sue strade erano gi\u00e0 ampiamente distrutte. Questa era stata la risposta di Israele alla sparatoria diretta all\u2019adiacente quartiere ebraico di Gilo, costruito da Israele dopo il 1967 oltre la linea verde. Era difficile credere che solo un anno prima un gruppo di bambini di Beit Jala avesse assistito a un concerto della Israel Philharmonic a Gerusalemme, e che un anno prima Leah Rabin avesse inaugurato qui un centro israelo-palestinese per la protezione ambientale.<\/p>\n<p>Il campo profughi di Deheisheh si trova a pochi chilometri a sud di Beit Jala. Mentre a Beit Jala si parlava ancora di pace, a Deheisheh si parlava di guerra. Durante le prime settimane dell\u2019intifada un\u2019ondata di emozioni di rabbia e vendetta attravers\u00f2 le strade del campo profughi, dove solo pochi anni prima avevamo seguito una vivace campagna elettorale per il Consiglio Legislativo Palestinese. Ora, i residenti andavano alle manifestazioni intrise di sangue vicino alla Tomba di Rachele, che divenne un punto focale di resistenza. In estate facemmo visita a Rami Maali, un ragazzo della vicina Betlemme che vendeva succhi di frutta e il cui braccio era stato rotto senza motivo da un soldato dell\u2019IDF.<\/p>\n<p>Sulle pareti di Deheisheh c\u2019erano Che Guevara e George Habash, fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Tutta l\u2019amarezza accumulatasi nel corso di decenni di esilio e di occupazione esplose all\u2019improvviso in questo campo militante. Qui il sogno del ritorno non era mai stato abbandonato. E forse non lo sar\u00e0 mai.<\/p>\n<p>\u201cPrima di questa Intifada eravamo oppressi\u201d, ci disse uno degli uomini armati. \u201cOra i nostri spiriti sono stati risollevati. Pensavano di poter infrangere il nostro sogno. Di cancellare i palestinesi dalla storia. Ma l\u2019Intifada ha ripristinato il nostro sogno. Sar\u00e0 difficile tornare a quello che c\u2019era prima. [Yasser] Arafat e [Ehud] Barak non potranno pi\u00f9 tenere colloqui. Di cosa parleranno? Oslo \u00e8 finita. \u201d<\/p>\n<p>E poi iniziarono gli omicidi mirati. Lo studente e attivista della Jihad islamica Anwar Himran usc\u00ec dall\u2019universit\u00e0 di Nablus dopo aver sostenuto un esame, libri in mano, sua moglie a fianco, e si mise ad aspettare un taxi. Venti colpi di un cecchino dell\u2019IDF lo colpirono da una distanza di 300 metri, dall\u2019alto del monte Gerizim. Un buon numero di passanti rimasero uccisi nel corso degli omicidi. A dicembre, un totale di 250 palestinesi erano gi\u00e0 stati uccisi in tali incidenti e in altre circostanze.<\/p>\n<p>Tre mesi prima dello scoppio dell\u2019Intifada, avevamo pubblicato una fotografia della vetrina del negozio \u201cOslo Shirts\u201d a Nablus. Il proprietario, Saad al-Haruf, che dopo anni di esilio parlava tedesco, ci aveva avvertito allora della rivolta incombente. Alla fine di dicembre fu assassinato, quando qualcuno, fingendosi un conoscente, lo chiam\u00f2 a tarda notte e gli chiese di andarlo a salvare nella sua macchina.<\/p>\n<p>Il campo profughi di Al-Fawar, a sud di Hebron, era sotto assedio quando uno dei suoi residenti, Samar al-Hodor, 18 anni, fu colpito e ucciso dai soldati poche ore prima del suo matrimonio. Erano passate solo due settimane dall\u2019inizio dell\u2019Intifada. Al-Hodor fu sepolto con l\u2019abito che i suoi genitori gli avevano comprato per il matrimonio . Da allora l\u2019assedio imposto al campo dur\u00f2 ancora per mesi. Le strade in Cisgiordania furono gradualmente bloccate.<\/p>\n<p>\u201cAvete diviso la Palestina, ora ogni villaggio \u00e8 uno stato indipendente\u201d, ci disse nel campo un impiegato dell\u2019Agenzia di Sviluppo delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Poche settimane dopo, un tassista, Ismail al-Talabani, 50 anni, fu ucciso vicino all\u2019insediamento di Netzarim nella Striscia di Gaza, semplicemente perch\u00e9 aveva osato guidare vicino a un convoglio di auto di coloni di passaggio. Sabarin Balut \u00e8 nata in un taxi in Cisgiordania mentre i suoi genitori imploravano i soldati di farli arrivare in ospedale. Scese dal taxi ancora collegata a sua madre dal cordone ombelicale, mentre i soldati ridevano.<\/p>\n<p>Nel marzo 2001 pubblicammo le fotografie di 66 bambini palestinesi che erano stati uccisi dall\u2019inizio dello scoppio della Seconda Intifada. All\u2019epoca, Obai Daraj, un bambino di 8 anni che stava giocando in casa quando un proiettile vagante era entrato nella sua stanza, era l\u2019ultima vittima. Successivamente venne raggiunto da molte altre giovani vittime, sia israeliane che, principalmente, palestinesi. Poche settimane prima, il 6 febbraio, Ariel Sharon, la cui visita al Monte del Tempio aveva innescato tutto, era stato eletto Primo Ministro di Israele.<\/p>\n<p>Trad: Grazia Parolari \u201ccontro ogni specismo, contro ogni schiavit\u00f9\u201d \u2013Invictapalestina-org<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>Edward Said: intellettuale americano, patriota palestinese, demolitore di dogmi \u2013 Khaled Beydoun<\/p>\n<p>Edward Said, morto 17 anni fa oggi, \u00e8 stato chiamato in molti modi. Un critico letterario ed un esule, una voce inflessibile a favore dell\u2019autodeterminazione palestinese, un educatore, un apripista, un \u201cnormalizzatore\u201d e persino \u201cun profeta della violenza politica\u201d, quella che sta avvenendo negli Stati Uniti oggi, diciassette anni dopo il suo ultimo respiro.<\/p>\n<p>Durante una vita durata quasi sessantotto anni e testimone di correnti e mutamenti geopolitici, Said si \u00e8 distinto come uno degli intellettuali pubblici pi\u00f9 incisivi al mondo. Palestinese di nascita e americano per scelta, Said assunse questo ruolo agli inizi degli anni \u201980 in seguito alla pubblicazione di \u201cOrientalismo\u201d, un testo che smantellava le false rappresentazioni europee dell\u2019Islam nei suoi annali letterari.<\/p>\n<p>Questo momento converse con le conseguenze della crisi degli ostaggi iraniani e l\u2019ascesa della Repubblica Islamica dell\u2019Iran, che ri-orient\u00f2 l\u2019intero Islam come \u201cnemico dell\u2019Occidente\u201d. E a sua volta, spinse Said e il suo lavoro al centro della scena pubblica.<\/p>\n<p>L\u00ec, seduto davanti alle telecamere e accanto a intellettuali contemporanei e avversari, \u00e8 dove Said crebbe. Discutendo e analizzando le turbolenze politiche del giorno nei corridoi del potere a lungo monopolizzati dagli uomini bianchi, \u00e8 dove Said \u2013 un esule che incarnava il termine fino al midollo- rivel\u00f2 la sua vera identit\u00e0: un intellettuale pubblico di prim\u2019ordine, ferocemente fedele alle idee e solo alle idee. Non vincolato a governi o organizzazioni, a entit\u00e0 professionali o partiti politici che potessero interrompere la sua fedelt\u00e0 alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>Said mise in parallelo la sua vita di intellettuale con un inflessibile impegno per la causa palestinese. Alla fine degli anni \u201970, mentre era un professore alle prime armi alla Columbia University di New York, milit\u00f2 come membro del Consiglio Nazionale Palestinese (PNC), un\u2019anomalia considerato il suo rifiuto di arruolarsi in organizzazioni e legarsi ad ideologie. Rimase membro del Consiglio fino al 1991, due anni prima che Yasser Arafat e l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) firmassero gli Accordi di Oslo, una misura che denunci\u00f2 con enfasi e che notoriamente defin\u00ec la \u201cVersailles palestinese\u201d; non perch\u00e9 non credesse nella pace o nel dialogo, ma perch\u00e9 pensava che Arafat, firmando, aveva ceduto su tutte le richieste palestinesi non ottenendo in cambio nulla di rilevante per i palestinesi.<\/p>\n<p>Sul fronte interno, Said \u00e8 stata una voce fondamentale per l\u2019American Arab Anti-Discrimination Committee (ADC), la pi\u00f9 grande organizzazione per i diritti civili arabo-americani, fornendo una base per analizzare le repressioni delle libert\u00e0 civili verso gli arabi e i musulmani, repressioni che crebbero negli anni \u201990 e aumentarono in modo orribile dopo l\u201911 settembre.<\/p>\n<p>Nel maggio 2001, diversi mesi prima degli attacchi terroristici dell\u201911 settembre, Said sostenne un dibattito con il famoso Christopher Hitchens, attestato su posizioni a lui opposte sulla questione della Palestina. Durante la prima parte del dibattito, Said parl\u00f2 del suo incontro casuale con il pianista e direttore d\u2019orchestra israeliano Daniel Barenboim in un hotel di Londra nel 1994. Nella hall di quell\u2019hotel, uno studioso palestinese che si preparava a tenere una serie di conferenze per la BBC aveva incrociato un musicista israeliano che si preparava per il suo concerto.<\/p>\n<p>L\u00e0, in quella hall di un hotel di Londra, in un incontro da cui ci si aspettava che una \u201ctesta calda\u201d palestinese e un cittadino israeliano proseguissero l\u2019uno accanto all\u2019altro o addirittura si scontrassero, \u00e8 dove sbocci\u00f2 \u201cuna grande amicizia\u201d.<\/p>\n<p>I due uomini trascorsero il fine settimana insieme a Londra, alle prese con le loro differenze, grazie all\u2019amore condiviso per la musica. E cinque anni dopo, Said organizz\u00f2 un concerto per Barenboim alla Bir Zeit University in Cisgiordania. Fu una delle prime volte che un musicista israeliano si esib\u00ec nei Territori Palestinesi.<\/p>\n<p>Quella sera, il 29 gennaio 1999, cinquecento persone \u201csi pigiarono\u201d nella Sala Kamal Nasir dell\u2019Universit\u00e0. E per due ore, l\u2019ombra opprimente dei popoli in guerra e gli striduli pericoli che essa faceva risuonare, furono soffocati dalla maestosit\u00e0 della musica.<\/p>\n<p>Questo venne orchestrato da Edward Said. Un autore intellettuale il cui incessante impegno per i principi, in particolare l\u2019umanesimo e la sua ferma opposizione ai dogmi religiosi e secolari, lo spinse a formare legami iconoclastici con menti volubili come Hitchens; impegnarsi in pacati scambi con orientalisti come Bernard Lewis; e perseguire amicizie trasformative con musicisti israeliani come Barenboim.<\/p>\n<p>Esule sotto ogni aspetto, Said ha sfidato i comodi approdi del dogma politico a favore della errante libert\u00e0 della complessit\u00e0. Si rifiut\u00f2 di lasciarsi vincolare da una qualsiasi delle sue molte identit\u00e0 e si ribell\u00f2 furiosamente a tutti i singoli confini intellettuali.<\/p>\n<p>Lo fece rimanendo fermamente legato ai principi e alle questioni che formavano il nucleo delle sue preoccupazioni intellettuali: l\u2019autodeterminazione palestinese, la scoperta dell\u2019Islam oltre il suo vincolo orientalista e l\u2019umanesimo che legava i due.<\/p>\n<p>Troppo spesso un dogma che monopolizza il cuore sembra rivendicare una ristretta trama di rettitudine morale, apparendo a volte fissato nel punire coloro che osano andare oltre. La destra fa esattamente lo stesso anche se, ovviamente, con molto pi\u00f9 peso politico e risorse dietro di s\u00e9: l\u2019isteria attorno a termini come \u201cteoria critica\u201d \u00e8 progettata per intimidire, non per persuadere.<\/p>\n<p>Contro questo tetro paesaggio di posizioni trincerate e fortificate come i Campi delle Fiandre, Said, un intellettuale americano palestinese che ha sfidato i sistemi binari e gli estremi di tutti gli ordini, conta ancora oggi.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019ironia dei recenti commenti che appiccicano a Said l\u2019etichetta di \u201cprofeta violento\u201d dei recenti movimenti, rivela l\u2019ignoranza su chi sia stato e su quale sia stato il suo lavoro. Said non solo rifiuterebbe l\u2019anti-intellettualismo che stende una mano arrogante contro il libero scambio e la libert\u00e0 accademica, ma si ribellerebbe e combatterebbe per preservare queste idee.<\/p>\n<p>Oggi, con poche eccezioni, gli esperti di sinistra e di destra sono impegnati in un continuo scambio vizioso e insulso di attacchi personali. Gli attacchi divampano attraverso un divario politico sempre pi\u00f9 ampio, quasi mai incontrandosi nel mezzo per discutere.<\/p>\n<p>Fare quello che ha fatto Said oggi sarebbe \u201cprogrammare \u201d un \u201cnemico\u201d, per usare il particolare linguaggio da attivismo politico. \u00c8 difficile immaginare qualcosa come i dibattiti tra Said e Hitchens, (che alla fine divenne un sostenitore della guerra illegale in Iraq), sulla Guerra al Terrore e sullo \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d che la supporta. E la scissione intellettuale manichea prevalente in troppe arene abortirebbe la possibilit\u00e0 che il palestinese Said faciliti la performance musicale dell\u2019israeliano Barenboim in Cisgiordania e le molte conversazioni che seguirono. Avrebbe fatto pressioni contro di essa e avrebbe messo in dubbio la stessa amicizia come sleale o sovversiva.<\/p>\n<p>Nel processo, questa divisione avrebbe privato un popolo oppresso di quell\u2019inafferrabile libert\u00e0 ispirata dalla musica. Questo potrebbe sembrare banale ed eccentrico se paragonato ai veri mali che gli attivisti stanno combattendo oggi. Ma la musica, la cultura, l\u2019impegno intellettuale hanno un modo di trasformare la realt\u00e0 che trascende e contraddice anche gli ostacoli materiali pi\u00f9 duri. La musica si libra e vaga oltre i confini tracciati dall\u2019uomo lungo territori contesi, oltre i confini ideologici disegnati ancora pi\u00f9 profondamente nelle menti; permette di stabilire connessioni e alleanze dove anche lo scambio polemico pi\u00f9 ispirato non pu\u00f2 forgiarne nessuno.<\/p>\n<p>Niente di tutto questo vuole suggerire che Said non sosterrebbe oggi negli Stati Uniti la lotta di \u201cBlack Lives Matter\u201d. Naturalmente, lo farebbe, e lo farebbe in termini forti. Ma ricostruire Edward Said come un totem di violenza anti-intellettuale, vuol dire commettere lo stesso atto di revisionismo storico che lui disarm\u00f2 cos\u00ec magistralmente con la sua penna. E ancor di pi\u00f9, con il suo percorso di vita personale.<\/p>\n<p>Said ha vagato in modo indipendente al di sopra degli scismi sempre pi\u00f9 diffusi del dogma che, nel 2020, acquieta le sinfonie del libero scambio e inghiotte coloro che osano attraversare quella distesa di mezzo, quella che l\u2019acuta pensatrice americana Sarah Kendzior ha definito l\u2019intellettuale \u201cpaese cavalcavia\u201d in cui le sfumature sono trascurate e alla complessit\u00e0 viene data carne, ossa e voce.<\/p>\n<p>Come la musica, Said \u2013 l\u2019esule che trovava stabilit\u00e0 solo nei santuari dei principi e nelle pubbliche piazze dell\u2019impegno e dello scambio intellettuale \u2013 vagava ribelle di fronte al patriottismo sciovinista che ci intrappola oggi. Raramente la sua voce \u00e8 mancata cos\u00ec dolorosamente.<\/p>\n<p>Trad: Grazia Parolari \u201ccontro ogni specismo, contro ogni schiavit\u00f9\u201d \u2013 Invictapalestina.org<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>Di cosa sei orgoglioso quando pensi allo Stato di Israele? \u2013 Gideon Levy<\/p>\n<p>\u2026finch\u00e9 le vittime del sionismo e dell\u2019occupazione continueranno a tagliare alberi nei campi per noi, non c\u2019\u00e8 motivo di orgoglio.<\/p>\n<p>Un gruppo di operai palestinesi si appoggi\u00f2 sugli alberi abbattuti che furono trascinati come cadaveri da un trattore, e segarono i tronchi in piccoli ceppi. La prima luce stava sorgendo sui campi a nord di Tel Aviv. A poche centinaia di metri da l\u00ec, un quartiere residenziale dormiva ancora; il rumore delle motoseghe e il fumo non avevano penetrato le spesse finestre delle eleganti ville.<\/p>\n<p>I lavoratori con i loro abiti logori e stracciati lavoravano senza alcun tipo di equipaggiamento protettivo. Avevano lasciato le loro case in Cisgiordania nel mezzo della notte e sono passati attraverso gli umilianti checkpoint per tagliare gli alberi lungo l\u2019autostrada Ayalon, dove si sta costruendo una nuova corsia per decongestionare la viabilit\u00e0. Chi viaggia in autostrada non ha ricambiato nemmeno uno sguardo ai lavoratori che renderanno il loro viaggio pi\u00f9 facile in futuro. Questo \u00e8 l\u2019ordine naturale delle cose: i palestinesi come taglialegna per gli israeliani.<\/p>\n<p>Hanno lavorato cos\u00ec sotto il sole cocente tutto il giorno. L\u2019appaltatore israeliano sedeva all\u2019ombra e controllava da lontano. Lo spettacolo ricordava l\u2019ambientazione schiavista negli Stati Uniti o l\u2019apartheid in Sud Africa; il quartiere di lusso sullo sfondo, l\u2019appaltatore israeliano, i lavoratori palestinesi, i salari da fame, il ritorno nel ghetto la sera; in una moltitudine bianca, un gruppo di neri fa la raccolta.<\/p>\n<p>Ore dopo, a Washington furono firmati gli accordi tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Non bisogna sottovalutare il loro valore o la loro importanza, n\u00e9 lesinare i complimenti al primo ministro per averli raggiunti. Hanno promosso l\u2019accettazione di Israele nella regione, dopo anni in cui Israele ha voltato le spalle e puntato le armi nella loro direzione. Ma nulla di ci\u00f2 che \u00e8 stato firmato a Washington cambier\u00e0 la realt\u00e0 del campo di alberi abbattuti a nord di Tel Aviv. La tirannia, lo sfruttamento e l\u2019esproprio rimarranno tali.<\/p>\n<p>Gli accordi sono stati firmati alla vigilia di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. Questo \u00e8 un ottimo momento per chiedere: Di cosa vai fiero quando pensi allo Stato di Israele? Di tutto quello che ci hanno detto durante la nostra infanzia e inculcato durante l\u2019adolescenza, cosa rimane di cui essere orgogliosi?<\/p>\n<p>Gli israeliani amano lamentarsi del loro paese, ma ne sono ancora molto orgogliosi. Il loro orgoglio, che molto rapidamente si trasforma in arroganza, \u00e8 particolarmente marcato quando visitano altri paesi: Gli americani sono ingenui, i tedeschi sono inquadrati, gli italiani sono stupidi, i cinesi sono strani, gli scandinavi sono fessi, gli arabi sono arretrati e gli africani primitivi. Israele \u00e8 il massimo. Non si pu\u00f2 fare a meno di incontrare la condiscendenza, soprattutto tra i giovani, in ogni escursione in Sud America e in ogni Casa Chabad [1] in Asia. Ci partoriscono in casa e ci nutrono a scuola e nell\u2019esercito. Siamo i migliori. Non c\u2019\u00e8 nessuno come noi. \u00c8 uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento della pace nella regione.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 avrebbe dovuto far vergognare ogni israeliano del proprio paese, a causa dell\u2019occupazione, ma non \u00e8 tutto. La violenza di strada, l\u2019emarginazione, l\u2019aggressione, l\u2019ignoranza, il razzismo, l\u2019ultra-nazionalismo, la maleducazione, l\u2019indigenza, il sistema sanitario al collasso, l\u2019esercito eroico principalmente contro i deboli e costruito sul marciume morale, la mancanza di considerazione per gli altri in tutti gli aspetti della vita, e ora la gestione vergognosa della pandemia. Ma meraviglia delle meraviglie, gli israeliani sono ancora convinti di essere i migliori. La nazione start-up. Start-up di cosa, esattamente? Irrigazione a goccia?<\/p>\n<p>La miracolosa fondazione dello Stato, che fu un evento straordinario e senza precedenti, anche se basato su una totale e profonda ingiustizia, giustificava davvero l\u2019altissimo orgoglio nazionale. Nella parte anteriore dell\u2019autobus che trasportava la delegazione giovanile di cui facevo parte alla fine degli anni \u201960, sventolavamo orgogliosamente la bandiera israeliana. Oggi, in molti di quei paesi dobbiamo nascondere tutto ci\u00f2 che ci identifica come israeliani, per la vergogna.<\/p>\n<p>Possiamo e dobbiamo essere orgogliosi del nostro Primo Ministro, che \u00e8 stato al fianco del presidente degli Stati Uniti e di due ministri degli esteri arabi nel prato sud della Casa Bianca. Ma finch\u00e9 le vittime del sionismo e dell\u2019occupazione continueranno a tagliare alberi nei campi per noi, non c\u2019\u00e8 motivo di orgoglio.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>[1] Casa Chabad \u2013 Wikipedia<\/p>\n<p>Trad: Beniamino Rocchetto \u2013 Invictapalestina.org<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>VENT\u2019ANNI DOPO LA SECONDA INTIFADA, LA VITTORIA ISRAELIANA \u00c8 QUASI COMPLETA \u2013 AMIRA HASS<\/p>\n<p>(tradotto da Beniamino Benjio Rocchetto)<\/p>\n<p>La seconda intifada \u00e8 scoppiata perch\u00e9 Israele ha sfruttato i negoziati con i palestinesi per portare avanti il suo progetto di furto della terra. L\u2019ipocrisia imperava, parlare di pace pur continuando a conquistare la terra palestinese a beneficio degli israeliani. L\u2019ipocrisia imperava, ma gli israeliani non se ne accorsero.<\/p>\n<p>La rabbia e il disgusto per la sottomissione israeliana, accumulati in anni di delusione e moderazione dopo gli Accordi di Oslo, esplose il 29 settembre 2000 (il giorno dopo la provocazione di Ariel Sharon, con l\u2019approvazione dell\u2019allora primo ministro Ehud Barak). Ma la seconda intifada non fu un\u2019intifada nel senso comune del termine: tranne che per i primi giorni, non fu un evento collettivo e la maggior parte della popolazione non vi partecip\u00f2, a differenza della rivolta scoppiata nel 1987. La caratteristica popolare-collettiva che si \u00e8 conservata in essa era il Sumud (fermezza) mostrato da tutti i palestinesi di fronte alle repressive e punitive misure israeliane e alla politica di logoramento economico.<\/p>\n<p>Le Forze di \u201cDifesa\u201d Israeliane (IDF), la polizia di frontiera e la polizia, che hanno usato mezzi letali per reprimere le proteste fin dal primo giorno, sono riuscite a scoraggiare i potenziali manifestanti. Yasser Arafat e il suo seguito erano preoccupati per le critiche che si potevano sentire in quelle manifestazioni, dirette all\u2019Autorit\u00e0 Palestinese e a Fatah. Diedero il via libera a Fatah e alle forze di sicurezza per usare le armi nei punti di attrito con l\u2019esercito israeliano e cos\u00ec, ancora una volta, con il pretesto della resistenza, hanno preso il controllo delle manifestazioni. Calcolando anche che questa militarizzazione avrebbe rafforzato la posizione negoziale palestinese. Credevano ancora di poter fermare l\u2019avanzata coloniale israeliana nei territori del 1967.<\/p>\n<p>L\u2019efficiente macchina propagandistica dell\u2019Unit\u00e0 del Portavoce dell\u2019IDF e dei portavoce del governo \u00e8 riuscita a costruire la menzogna che le battaglie sul campo fossero combattute tra eserciti uguali e che \u201ciniziarono\u201d i palestinesi. Allora, come adesso, la maggioranza israeliana prestava poca attenzione alle vittime palestinesi e non considerava il furto delle loro terre come un\u2019aggressione istituzionale. Allo stesso tempo, il numero di palestinesi disarmati uccisi da Israele ha continuato a crescere. Ad ogni morte, l\u2019appello palestinese alla vendetta diventava pi\u00f9 forte. Con e senza il via libera dei vertici, palestinesi armati hanno sparato ai civili israeliani (anche loro armati, come lo sono molti dei coloni) in Cisgiordania e Gaza.<\/p>\n<p>Hamas si \u00e8 unito tardivamente e ha dimostrato, se il successo \u00e8 misurato nel numero di cadaveri israeliani, essere stato pi\u00f9 efficace di Fatah. Israele ha cancellato la linea verde, quindi perch\u00e9 non si dovrebbero riprendere ad attaccare gli israeliani all\u2019interno di Israele? Le ali armate di Hamas e Fatah hanno gareggiato tra loro e hanno perso nella competizione con l\u2019IDF sul numero delle vittime. Gli attentati suicidi hanno creato un equilibrio di terrore con gli israeliani ma non hanno fermato i bulldozer dell\u2019Amministrazione Civile.<\/p>\n<p>Ci sono quattro fallimenti in tutto. La prima Intifada, con la sua promettente richiesta di uno Stato sovrano entro i confini del 4 giugno 1967, fall\u00ec. I colloqui di Madrid e Oslo, iniziati in seguito, non hanno diminuito il furto sistematico della terra palestinese. Anche la tattica diplomatica e di accettazione di Mahmoud Abbas alle Nazioni Unite \u00e8 fallita: le condanne dei paesi occidentali non costituiscono una politica, hanno l\u2019unico scopo di tutelarsi. Con l\u2019eccezione di pochi successi isolati, anche le battaglie popolari e legali contro il furto di terra fallirono. E nemmeno l\u2019uso delle armi, che molti palestinesi considerano l\u2019apice della lotta e della resistenza, anche se solo pochi scelgono di farlo, ha fermato il processo. L\u2019uso delle armi \u00e8 un\u2019espressione di rabbia e desiderio di vendetta. Non ha alcun valore strategico.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni dopo, la vittoria israeliana \u00e8 quasi completa: la ben pianificata rapina a mano armata di terra palestinese va avanti ogni giorno senza ostacoli. Il modello che Israele ha creato a Gaza viene copiato in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) diventando qualcosa di simile a \u201cGhetti\u201d che, finch\u00e9 non mostrano segni di rabbia e ribellione, non sono di alcun interesse per gli israeliani, il sovrano supremo.<\/p>\n<p>da qui<\/p>\n<p>Israeliani e palestinesi. Per uno Stato unico una soluzione c\u2019\u00e8 \u2013 Vera Pegna<\/p>\n<p>Tratto da: Adista Segni Nuovi n\u00b0 32 del 19\/09\/2020<\/p>\n<p>L\u2019indignazione. Le scelte politiche principali della mia vita sono state motivate dall\u2019indignazione, a volte suscitata e a volte scatenata dall\u2019uso improprio e, non di rado, fraudolento delle parole.<\/p>\n<p>Se la storia del territorio chiamato Palestina, antecedente il 1948 e la proclamazione dello Stato d\u2019Israele, ci fosse raccontata con un linguaggio schietto e scevro d\u2019inganni, l\u2019immagine che avremmo della narrazione dei successivi 72 anni illustrerebbe alla perfezione il detto di Confucio: \u00abl\u2019uso di termini falsi e di descrizioni ambigue pu\u00f2 portare a delle calamit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 la storia degli ultimi 72 anni ha sconvolto la Palestina, privato il suo popolo in modo violento della propria terra e dei propri diritti, lo ha smembrato e isolato: ai palestinesi d\u2019Israele vengono per legge negati i diritti riconosciuti ai loro concittadini ebrei, a quelli della Cisgiordania viene imposto l\u2019apartheid, a quelli di Gaza un assedio brutale, ai profughi accampati nei Paesi circostanti viene negato il ritorno alla propria terra.<\/p>\n<p>A tanto si \u00e8 potuti arrivare grazie alle strategie della menzogna usate dalla politica contemporanea e al complice consenso assicurato a ogni mossa israeliana da governi e partiti occidentali e non solo, privi di principi morali e di senso di responsabilit\u00e0 collettiva; tale consenso complice, ampiamente diffuso dai media, ha generato indifferenza per la sorte dei palestinesi e per la loro stessa esistenza.<\/p>\n<p>Eppure la tragedia del popolo palestinese inizi\u00f2 in Europa, alla fine dell\u2019Ottocento, con la convergenza degli interessi geopolitici occidentali e la nascita del sionismo politico. Dopo i secoli di massacri perpetrati dai governi europei nei confronti degli ebrei, i dirigenti sionisti erano convinti che l\u2019unico modo per mettervi fine era la creazione di uno Stato tutto loro; tuttavia, per ottenere l\u2019appoggio indispensabile delle potenze di allora al progetto di formare uno Stato ebraico in Palestina ci voleva un popolo nel cui nome avanzare tale richiesta. Rifacendosi alla Bibbia, i dirigenti sionisti annunciarono che il \u201cpopolo eletto\u201d di Dio \u2013 ovvero tutti gli ebrei del mondo \u2013 costituivano un popolo anche in senso moderno e politico e che avevano quindi diritto alla loro terra, la Palestina; e siccome doveva essere \u00abebraica quanto l\u2019Inghilterra \u00e8 inglese\u00bb (Theodore Herzl) fu coniato lo slogan una terra senza popolo per un popolo senza terra; slogan che dimostra come una menzogna iniziale possa tramutarsi in una realt\u00e0 a rovescio: oggi esiste Israele Stato ebraico, e il popolo senza terra sono i palestinesi.<\/p>\n<p>Invece, che la Palestina non solo avesse un popolo, ma che fosse un centro di scambi vivaci, io l\u2019ho sempre saputo perch\u00e9 negli anni \u201840 e \u201850 vivevo con la mia famiglia ad Alessandria d\u2019Egitto e mio nonno ci andava spesso per affari. La scelta del linguaggio ha delle ricadute incalcolabili. Nel 1967 Israele occupa la Cisgiordania e Gaza \u2013 per Israele e i suoi sostenitori si tratta non di territori occupati ma di territori contesi \u2013, annette Gerusalemme Est e le Alture del Golan siriano, moltiplica le colonie d\u2019insediamento nella Cisgiordania e poi decide di annetterle insieme a buona parte della valle del Giordano, decretando che non si tratta di annessione, bens\u00ec di affermazione di sovranit\u00e0. I governi occidentali emettono una flebile protesta e lasciano fare, incuranti della loro responsabilit\u00e0 nell\u2019infittire la coltre di mistificazioni che avvolge la tesi israeliana della propria sovranit\u00e0 sulla terra di Giudea e Samaria (nome biblico della Cisgiordania); sovranit\u00e0 da cui discende il diritto di conquistarla con la forza, di liberarsi dei palestinesi terrorizzandoli, espellendoli, uccidendoli per costituirvi lo stato degli ebrei e solo degli ebrei.<\/p>\n<p>Lo scorso gennaio Trump e Netanyahu annunciano il \u201cDeal of the Century\u201d, accordo infame il cui unico merito consiste nell\u2019aver dato il colpo di grazia alla soluzione due popoli due Stati, l\u2019ennesimo inganno che lasciava al popolo palestinese un territorio frammentato, privo di un aeroporto, dipendente da Israele per i servizi pubblici essenziali, che di uno Stato era una caricatura miserrima.<\/p>\n<p>Quale sar\u00e0 allora l\u2019assetto futuro della Palestina storica? Ebbene, se la diplomazia tace, la realt\u00e0 sul terreno indica la via: oggi Israele, i territori occupati e Gaza formano de facto uno Stato unico, governato dal punto di vista politico, militare e amministrativo da un\u2019unica autorit\u00e0, quella israeliana. Nel 1939, quando la Palestina era sotto mandato britannico e l\u2019immigrazione dei coloni europei accelerava, il governo di Londra pubblic\u00f2 un Libro Bianco nel quale raccomandava la costituzione di uno Stato unico a maggioranza araba; trent\u2019anni dopo, nel 1972, durante un incontro fra Lelio Basso e Yasser Arafat cui ebbi il privilegio di partecipare, Arafat spieg\u00f2 che, secondo il programma dell\u2019OLP, l\u2019unica via d\u2019uscita era la costituzione di uno stato unico, laico e democratico, per palestinesi e israeliani; e precis\u00f2, non, per ebrei e arabi dove la parola ebreo serve ad inglobare tutti gli ebrei del mondo e la parola arabi serve a negare l\u2019esistenza della nazione palestinese, bens\u00ec di un unico Stato per i due popoli, quello israeliano e quello palestinese, con la garanzia del diritto al ritorno dei profughi; \u00e8 ci\u00f2 che raccomanda la relazione su Israele del marzo 2017 della United Nations Economic and Social Commission for Western Asia ed \u00e8 ci\u00f2 che sostengono numerose organizzazioni democratiche nonch\u00e9 molti noti intellettuali sia arabi che occidentali.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, molto di pi\u00f9, a dimostrazione che lo Stato unico \u00e8 la via da percorrere non solo perch\u00e9 esiste nei fatti, non solo perch\u00e9 renderebbe giustizia al popolo palestinese, non solo perch\u00e9 riporterebbe la legalit\u00e0 in quella regione martoriata dalle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.<\/p>\n<p>La mappa del mio ritorno. Memoria palestinese \u00e8 il titolo del libro autobiografico di Salman Abu Sitta \u2013 geografo e storico palestinese \u2013 scritto al termine di una ricerca minuziosa durata quattro decenni e pubblicata in un monumentale Atlante della Palestina. Vi sono identificati 40.000 villaggi, siti storici, edifici, propriet\u00e0 terriere appartenenti a palestinesi, con i nomi dei rispettivi titolari e i luoghi dove questi vivono oggi da rifugiati; la stragrande maggioranza di essi vive sul suolo palestinese, o comunque entro un raggio di 100 chilometri dalla casa abbandonata al momento dell\u2019espulsione. Per Abu Sitta \u00abnon si tratta di un elenco di ci\u00f2 che i palestinesi hanno perso, ma dell\u2019affermazione di ci\u00f2 che continua a definire loro stessi e le generazioni future. Il legame collettivo con la loro terra costituisce la fonte della loro legittimit\u00e0 nazionale\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019autore ha esteso le sue ricerche alla distribuzione abitativa degli israeliani ebrei (ad esclusione dei cosiddetti arabi d\u2019Israele, cio\u00e8 i palestinesi con cittadinanza israeliana): l\u201980 per cento di essi vive in solo il 17 per cento del territorio di Israele, mentre 272 villaggi contano pochissimi ebrei e 249 villaggi sono abitati esclusivamente da palestinesi. Insomma, la realt\u00e0 demografica sul terreno dimostra che il ritorno dei profughi \u00e8 praticabile senza grossi spostamenti della popolazione israeliana e, fatto di non poco conto, l\u2019intera operazione verrebbe a costare una percentuale irrisoria di quanto lo Stato d\u2019Israele spende annualmente per la sua sicurezza.<\/p>\n<p>Certo, so bene che i silenzi, le resistenze, gli ostacoli, i rifiuti, un \u2018opposizione anche violenta alla proposta di uno Stato unico per palestinesi e israeliani sono infiniti: \u00e8 un fatto scontato, ma non ne inficiano la validit\u00e0, anche se la sua costituzione richiede ovviamente uno sguardo lungo nel tempo. Per\u00f2 so altrettanto bene quanto sia indispensabile e urgente parlarne e documentarne la fattibilit\u00e0; non fosse che per contrastare l\u2019opera di disinformazione operata dalle strategie della menzogna. Perci\u00f2 ringrazio Adista di aver accolto queste mie righe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Bottega del Barbieri, 2 Ottobre 2020 Covid e occupazione stanno stritolando ci\u00f2 che resta della Palestina Il COVID-19 ha affossato economia e sanit\u00e0 pubblica in Palestina, gi\u00e0 devastata dall\u2019occupazione israeliana della Cisgiordania e dall\u2019embargo a Gaza. I medici (israeliani e palestinesi) e le associazioni umanitarie stanno lanciando l\u2019allarme. 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