{"id":4504,"date":"2021-09-11T03:40:49","date_gmt":"2021-09-11T01:40:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=4504"},"modified":"2021-10-02T03:44:25","modified_gmt":"2021-10-02T01:44:25","slug":"fascisti-brava-gente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2021\/09\/fascisti-brava-gente\/","title":{"rendered":"Fascisti brava gente (?)"},"content":{"rendered":"<p>il caso di Andrea De Pasquale e molte schifezze intorno: articoli di Benedetta Tobagi, Nadia Urbinati e Tomaso Montanari. In coda alcuni link alle \u201cpuntate precedenti\u201d<\/p>\n<p><strong>Il Pasticciaccio all\u2019Archivio di Stato di Roma tra Rauti e la \u201cstrana\u201d nomina firmata da Franceschini \u2013 <\/strong><strong>Tomaso Montanari<\/strong><\/p>\n<p>Ieri Gianni Barbacetto ha raccontato quali reazioni stia, per fortuna, suscitando la nomina del dottor Andrea De Pasquale alla guida dell\u2019Archivio Centrale dello Stato. Le associazioni delle vittime delle stragi che hanno segnato la notte della Repubblica (quelle di Bologna, di Piazza della Loggia e di Piazza Fontana) non accettano che a vegliare sulla memoria dello Stato sia <strong>chi, da direttore della Nazionale di Roma, accolse in dono un ambiguo fondo Rauti<\/strong>, prestandosi poi alla propaganda del pi\u00f9 pericoloso neofascismo italico. De Pasquale si segnal\u00f2 anche per aver inaugurato la mostra \u201cCinquant\u2019anni di stampa e propaganda della destra italiana (1945-1995)\u201d, fianco a fianco a Ignazio La Russa, Isabella Rauti e Francesco Storace (febbraio 2020).<!--more--><\/p>\n<p>Di fronte all\u2019ostinato silenzio del ministro Franceschini, <strong>le reazioni si stanno moltiplicando<\/strong>: circola la notizia che siano pronti a dimettersi tutti i membri non ministeriali della Commissione per il monitoraggio della direttiva Renzi (sul segreto di Stato) istituita presso la presidenza del Consiglio. <strong>E sembra che la nomina firmata dal ministro della Cultura sia di fatto illegittima.<\/strong> Il dm del 2008 che regola l\u2019Archivio Centrale dello Stato stabilisce esplicitamente (al comma 2 dell\u2019articolo 1) che il direttore debba essere un archivista di Stato: laddove il<strong> De Pasquale \u00e8 un bibliotecario<\/strong>, con esperienze archivistiche del tutto inconferenti a quel ruolo cruciale. \u00c8 vero che, rendendo autonomo l\u2019Acs, Franceschini ha riservato la direzione a un dirigente di prima fascia: rendendola cos\u00ec, guarda caso, di nomina ministeriale. Ma il dm del 2008 non \u00e8 mai stato abrogato, e sarebbe del resto allucinante che l\u2019archivista in capo della Repubblica italiana non fosse un archivista!<\/p>\n<p><strong>\u00c8 una vicenda paradigmatica<\/strong>: le ultime riforme dei Beni Culturali hanno umiliato il profilo tecnico dei funzionari, cos\u00ec da poter ampliare a dismisura la discrezionalit\u00e0 del livello politico. Di fatto, ora <strong>la politica dispone del patrimonio culturale come dispone della Rai<\/strong>: e, magari in vista dell\u2019elezione al Quirinale, pu\u00f2 sembrare utile non scontentare nessuno. In un Paese dove \u201cc\u2019\u00e8 troppa tolleranza verso i fascisti\u201d (come ci ha ricordato pochi giorni fa Edith Bruck), la\u00a0<strong>conseguenza pu\u00f2 essere un revisionismo di Stato contro il quale dovrebbero insorgere<\/strong>, insieme alle vittime del fascismo di ogni epoca, anche tutte le universit\u00e0 italiane. Inquinare le carte della nostra storia significa compromettere insieme passato e futuro: e questo non deve essere consentito a nessun ministro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/08\/19\/il-pasticciaccio-allarchivio-di-stato-di-roma-tra-rauti-e-la-strana-nomina-firmata-da-franceschini\/\">da qui<\/a><\/p>\n<p><strong>Pasticciaccio di Stato \u2013 Benedetta Tobagi<\/strong><\/p>\n<p>I famigliari delle vittime delle stragi, tramite Paolo Bolognesi, hanno <strong>chiesto a Draghi di non confermare la nomina di Andrea De Pasquale<\/strong>, gi\u00e0 direttore della Biblioteca nazionale centrale di Roma, a sovrintendente dell\u2019Archivio centrale dello Stato, raccogliendo sostegno crescente tra intellettuali, mondo politico e lavoratori del settore (per esempio il collettivo Mi riconosci? Sono un lavoratore dei beni culturali).<\/p>\n<p><strong>La polemica riguarda le competenze<\/strong> (perch\u00e9 nominare un dirigente bibliotecario, anzich\u00e9 archivista, alla guida del pi\u00f9 importante archivio del Paese?), ma soprattutto il \u201ccaso\u201d scoppiato lo scorso inverno attorno all\u2019acquisizione delle carte di Pino Rauti da parte della Bnc, perch\u00e9 questa fu accompagnata da comunicazioni (calco di quelle della Fondazione Rauti) diffuse attraverso la mailing list e pubblicate online che suscitarono vivaci reazioni per il tono agiografico.<\/p>\n<p><strong>Omaggio a Rauti \u201cStatista\u201d<\/strong>, non una parola sulle contestazioni alla democrazia n\u00e9 sulla fondazione di Ordine Nuovo, che fu il fulcro della galassia eversiva responsabile delle stragi di piazza Fontana, piazza Loggia (con condanna definitiva di un reggente di On) e dell\u2019omicidio Occorsio. Intervenne l\u2019associazione delle vittime di piazza Fontana, chiedendone conto a De Pasquale. Che ne era dell\u2019autonomia scientifica e del prestigio dell\u2019istituzione da lui diretta? Il ministero della Cultura rimosse dal web il comunicato contenente \u201cvalutazioni e giudizi inaccettabili nei siti istituzionali del ministero\u201d.<\/p>\n<p>De Pasquale protesta di non aver nulla a che fare con quelle comunicazioni. Ma aveva <strong>celebrato l\u2019acquisizione a un evento di Fratelli d\u2019Italia al Senato<\/strong>, mentre (causa Covid) il fondo fu presentato dalla figlia di Rauti, Isabella, senatrice di Fratelli d\u2019Italia, con un video girato nei locali della biblioteca (dunque autorizzato). Non vi fu altra comunicazione, oltre al commosso ricordo famigliare e all\u2019omaggio di parte.<\/p>\n<p>Trascuratezza? Debolezza? Compiacenza? Opportunismo? In casi come questi, silenzi e omissioni pesano. Parlano.<strong> Manc\u00f2 del tutto una presentazione storico-critica adeguata<\/strong>, un riconoscimento e una discussione del problema sollevato. Ancora oggi, dal profilo che accompagna l\u2019inventario del fondo Rauti, \u201caccessibile previa autorizzazione\u201d (di chi? in base a cosa?) non si capisce se e cosa c\u2019entri Ordine nuovo con le stragi.<\/p>\n<p>Mentre altri aspetti della gestione De Pasquale della Bnc stanno finendo sotto scrutinio, come <strong>la brutta storia degli \u201cscontrinisti\u201d<\/strong>, Franceschini tira dritto e il governo tace. Il pasticciaccio si radica nelle ambiguit\u00e0 irrisolte: da una parte la fatica anche solo a dire cosa fu la destra radicale italica, dall\u2019altra le prassi per cui i criteri di nomina ai posti di maggior prestigio sono spesso imperscrutabili, con esiti infausti.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non brilla per trasparenza, gli archivi sono in sofferenza, si teme che la \u201cdirettiva Draghi\u201d (per rendere accessibili anche le carte Gladio e P2, oltre a quelle delle stragi), come le precedenti, resti in larga parte lettera morta. Al cuore del sistema archivistico<strong> ci vuole una persona che abbia non solo competenze, ma statura e sensibilit\u00e0 costituzionale<\/strong>, per resistere alle pressioni politiche e sostenere nei fatti trasparenza e autonomia, non atteggiamenti ambigui e scivolosi. Per questo i famigliari delle vittime, preoccupati, chiedono una nomina che non desti cos\u00ec tanti ragionevoli dubbi. Come dar loro torto?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/08\/23\/pasticciaccio-di-stato\/\">da qui<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La nomina di Franceschini aiuta il revisionismo di Stato \u2013 Tomaso Montanari<\/strong><\/p>\n<p>Ieri il ministro Franceschini si \u00e8 assunto la responsabilit\u00e0 della <strong>nomina di Andrea De Pasquale alla guida dell\u2019Archivio Centrale dello Stato<\/strong>. Lo ha fatto minimizzando indecentemente l\u2019episodio della santificazione di Pino Rauti, di cui De Pasquale fu responsabile. La reazione delle associazioni delle vittime delle stragi fasciste \u00e8 stata ferma: \u201cLa nomina di De Pasquale \u00e8 <strong>un vulnus intollerabile<\/strong>, una operazione che sembra serva a tranquillizzare quegli apparati che ancora oggi hanno paura della verit\u00e0. Noi non solo vigileremo ma non ci fermeremo qui\u201d. Se, come spero, impugneranno la nomina, avranno ottimi argomenti per vincere.<\/p>\n<p>Sarebbe importante, perch\u00e9 ormai da anni <strong>\u00e8 in corso un\u2019agguerrita campagna culturale da parte di una destra pi\u00f9 o meno apertamente fascista<\/strong>: una battaglia il cui obiettivo \u00e8 niente meno che un revisionismo di Stato. E cio\u00e8 la cancellazione della storia che racconta cosa fu davvero il fascismo, e cosa \u00e8 stato il neofascismo criminale della seconda met\u00e0 del Novecento. Non si pu\u00f2 nascondere che alcune battaglie revisioniste siano state vinte, grazie alla debolezza politica e culturale dei vertici della Repubblica. La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle Foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah) rappresenta il pi\u00f9 clamoroso successo di questa falsificazione storica.<\/p>\n<p>In una coraggiosa lettera aperta, lo storico <strong>Angelo D\u2019Orsi ha accusato il presidente Mattarella di aver fatto \u201cun grave torto alla conoscenza storica\u201d<\/strong> con il \u201cdiscorso del 10 febbraio (2020,\u00a0<strong>nda<\/strong>) in cui non si \u00e8 limitato a rendere onore a quelli che, nella narrazione corrente, ormai sono i \u2018martiri delle foibe\u2019, ma ha usato ancora un\u2019espressione storicamente errata, politicamente pericolosa, moralmente inaccettabile: \u2018pulizia etnica\u2019. Ella, signor Presidente, \u00e8 caduto nella trappola della equiparazione del grande, spaventoso crimine, il genocidio della Shoah, con gli avvenimenti al Confine Orientale, tra Italia e Jugoslavia, fra il 1941 e il 1948, grosso modo\u201d. <strong>Le cose, ha invano spiegato D\u2019Orsi al Capo dello Stato, andarono diversamente<\/strong>: \u201cLa storiografia ci dice tutt\u2019altro (\u2026): le vittime accertate, ad oggi, furono poco pi\u00f9 di 800 (compresi i militari), parecchie delle quali giustiziate essendosi macchiate di crimini, autentici quanto taciuti, verso le popolazioni locali: nessun generale italiano accusato di crimini di guerra \u00e8 mai stato punito\u201d.<\/p>\n<p>La falsificazione agisce a tutti i livelli. Cos\u00ec <strong>Matteo Salvini prova a rovesciare la storia, sostenendo che il sottosegretario leghista Durigon<\/strong>, invocando il ritorno dell\u2019intitolazione del Parco di Latina a Arnaldo Mussolini, non farebbe altro che difendere una storia ininterrotta fino al provvedimento di \u201cun sindaco di sinistra\u201d che nel 2017 lo dedic\u00f2 a Falcone e Borsellino. \u00c8 falso: quel parco cambi\u00f2 nome (come la stessa citt\u00e0, che si chiamava Littoria\u2026) dopo la Liberazione, e solo nel 1996 un sindaco dichiaratamente fascista recuper\u00f2 la dedica al fratello del Duce (peraltro senza atti formali, ma solo facendo realizzare alcuni cartelli stradali). Quel sindaco, Ajmone Finestra, non era un \u201cinnocuo\u201d nostalgico: per i suoi crimini a Sal\u00f2 il pubblico ministero (che era Oscar Luigi Scalfaro\u2026) chiese la pena di morte. \u00c8 questa la storia che Durigon difende, e questo<strong> l\u2019osceno grumo di neofascismo che Salvini accoglie<\/strong>, e su cui Mario Draghi vergognosamente tace.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 <strong>questo il quadro culturale in cui si colloca un De Pasquale<\/strong> che, da direttore della Biblioteca nazionale di Roma, accoglie la donazione del Fondo Rauti con un comunicato che definiva il fascista Pino Rauti \u201cstatista\u201d, e \u201corganizzatore, pensatore, studioso, giornalista, deputato dal 1972 al 1992. Tanto attivo e creativo, quanto riflessivo e critico\u201d. Pura propaganda di parte: che negava la ragione stessa per cui <strong>quel fondo andava accuratamente studiato<\/strong>, e quindi eventualmente <strong>accettato dopo averne messo in chiaro la natura<\/strong> \u2013 giacch\u00e9 era evidentemente stato creato con finalit\u00e0 apologetiche che avrebbero dovuto essere sottoposte a serrata critica, e non amplificate sui media.<\/p>\n<p>Quel che <strong>la destra vuole ottenere<\/strong> \u00e8 nientemeno che <strong>la negazione radicale del presupposto della nostra Costituzione<\/strong>, la quale \u00e8 anche \u201cun comando sui vinti\u201d, cio\u00e8 sui fascisti: dal 1948 in poi, in Italia il fascismo non \u00e8 in alcun modo equiparabile all\u2019antifascismo, n\u00e9 \u00e8 un\u2019opzione praticabile per il futuro. \u00c8 un tabu assoluto: e tale deve rimanere, se vogliamo che la democrazia sopravviva.<\/p>\n<p>Un leghista bolognese ha difeso la nomina di De Pasquale auspicando che faccia emergere dai fondi dell\u2019archivio centrale dello Stato \u201cqualcosa occultato per anni\u201d. Dalla riabilitazione dei \u201cragazzi di Sal\u00f2\u201d perpetrata da Luciano Violante alla legge sulle Foibe, dal parco di Latina al sostegno leghista a De Pasquale <strong>l\u2019obiettivo \u00e8 sempre lo stesso: riscrivere la storia dalla parte del fascismo<\/strong>. Sapendo benissimo che l\u2019unico modo per farlo, \u00e8 falsificarla.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/08\/23\/la-nomina-di-franceschini-aiuta-il-revisionismo-di-stato\/\">da qui<\/a><\/p>\n<p><strong>Consiglio Beni Culturali: ecco perch\u00e9 mi dimetto \u2013 Tomaso Montanari<\/strong><\/p>\n<p>Mi sono dimesso dal Consiglio superiore dei Beni Culturali <strong>per protestare contro l\u2019arroganza del ministro della Cultura Dario Franceschini<\/strong> e denunciare l\u2019umiliazione di quello che dovrebbe essere il massimo organo tecnico-scientifico del patrimonio.<\/p>\n<p>Sabato <strong>il Consiglio superiore aveva inviato al ministro una nota<\/strong> in cui lo invitava a \u201ctenere in adeguata considerazione\u201d le forti obiezioni espresse dalle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi di Bologna, Brescia, Milano sulla nomina di Andrea De Pasquale, \u201canche alla luce dell\u2019importante ruolo di garanzia attribuito dalla normativa vigente all\u2019archivio medesimo per la conoscenza della memoria storica dell\u2019Italia contemporanea\u201d.<\/p>\n<p><strong>Franceschini non ha risposto<\/strong>, ma domenica ha annunciato che la nomina ormai era fatta. Le associazioni hanno risposto che la decisione \u201csbatte la porta in faccia alle associazioni e alle tante donne e uomini di cultura che si sono associati alle nostre preoccupazioni\u201d, e che \u201c<strong>la nomina di De Pasquale \u00e8 un vulnus intollerabile<\/strong>, una operazione che sembra serva a tranquillizzare quegli apparati che ancora oggi hanno paura della verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>La nomina del responsabile dell\u2019archivio centrale della Repubblica spetta al presidente del Consiglio dei ministri, che se ne \u00e8 lavato le mani: cos\u00ec <strong>il ministro della Cultura si \u00e8 trovato a godere di una insana autarchia<\/strong>. Nel modo in cui l\u2019ha usata si intrecciano tutti i fili della involuzione del governo del patrimonio culturale.<\/p>\n<p>La rosa dei candidati era straordinariamente esigua: perch\u00e9 da anni i ranghi degli archivisti di Stato vengono massacrati dal letale definanziamento. <strong>Il progressivo svuotarsi della tutela consente l\u2019espandersi dell\u2019arbitrio del livello politico.<\/strong> E una parte dei funzionari rinuncia volentieri alla propria autonomia, genuflettendosi alla politica e ottenendo cos\u00ec una rapida carriera da yes-men.<\/p>\n<p>Questa fatale deriva \u00e8 esattamente ci\u00f2 di cui si dovrebbe occupare il Consiglio superiore. Perch\u00e9 affidare l\u2019archivio centrale a un non archivista che si \u00e8 prestato a una aggressiva campagna neofascista, significa <strong>privare quel cruciale istituto di ogni autorevolezza scientifica, e dunque renderlo un docile strumento della politica<\/strong>. Mentre l\u2019unica garanzia che la verit\u00e0 storica non venga occultata o manipolata, sarebbe un soprintendente tecnicamente indiscutibile, culturalmente autorevole e indipendente dalla politica.<\/p>\n<p>Ho inutilmente<strong> chiesto che il Consiglio condividesse la reazione delle associazioni <\/strong>alla nomina, stigmatizzando il mancato ascolto da parte del ministro. La risposta del presidente, il professor Marco D\u2019Alberti (da qualche mese divenuto consigliere giuridico del presidente del Consiglio Draghi) \u00e8 stata che \u201cqualunque ulteriore presa di posizione del collegio sarebbe inopportuna e istituzionalmente impropria\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec <strong>il Consiglio continuer\u00e0<\/strong> a fare nomine in organi purtroppo inutili (consigli scientifici e Cda dei musei autonomi soggetti all\u2019arbitrio dei super direttori), ad approvare finanziatissimi progetti speciali dei quali non riceve adeguata documentazione, e <strong>a tenersi accuratamente lontano dai problemi veri<\/strong>. Clamoroso il caso del Pnrr e della conseguente istituzione di una Soprintendenza speciale: ci \u00e8 stato consentito di parlarne solo dopo che il Consiglio dei ministri aveva preso la decisione. E allora qual \u00e8 il ruolo del Consiglio nel governo del patrimonio?<\/p>\n<p>Dimettendosene, il 28 maggio 1960, Ranuccio Bianchi Bandinelli scriveva che \u201cil Consiglio Superiore non \u00e8 tenuto quale organo attraverso il quale alcuni competenti specialisti sono chiamati ad affiancare e orientare le direttive ministeriali, ma piuttosto come <strong>strumento per avallare e coprire decisioni gi\u00e0 prese<\/strong>, spesso provocate da pressioni che possono dirsi politiche solo nel senso deteriore del termine, cio\u00e8 del tutto particolaristico e clientelistico\u201d. \u00c8 ancora cos\u00ec: e se quelle decisioni rappresentano <strong>un\u2019apertura al revisionismo fascista<\/strong>, \u00e8 il momento di dare l\u2019allarme. Non lascio il posto di combattimento: lascio un Consiglio superiore reso inutile, ma resto nel Comitato tecnico scientifico delle Belle Arti, presidio di tutela dell\u2019interesse generale.<\/p>\n<p>In Assemblea Costituente, Concetto Marchesi spieg\u00f2 quale fosse <strong>la colpa degli intellettuali fattisi zona grigia intorno all\u2019avanzata del fascismo<\/strong>: \u201cPerch\u00e9 \u00e8 avvenuto tutto questo? Per mancanza di capacit\u00e0 e di cultura? No: per mancanza di coscienza civile. \u00c8 avvenuto \u2026 perch\u00e9 si trattava di una scienza, di una cultura, di un\u2019arte interessata, e quindi destinata a volgersi verso tutti gli approdi sotto la spinta di ogni vento\u201d. Per la piccola parte che dipende da me, la storia non deve ripetersi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/emergenzacultura.org\/2021\/08\/24\/consiglio-beni-culturali-ecco-perche-mi-dimetto\/\">da qui<\/a><\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 la sinistra tollera le scorribande dei fascisti nelle postazioni di governo? \u2013 Nadia Urbinati<\/strong><\/p>\n<p>La democrazia parlamentare ha il merito di sedimentare l\u2019abito del pluralismo e della tolleranza tra parti e partiti, spesso molto diversi tra loro.\u00a0 Non \u00e8 dato sapere quanto questo abito sia strumentale o sincero, ovvero se un partito adopera le regole del gioco elettorale senza riserve o per cambiare l\u2019ordine costituito. Negli anni Settanta, quando il Partito Comunista Italiano era vicino al governo o alla possibilit\u00e0 di entrarvi, diversi intellettuali e studiosi si interrogarono sulla sua affidabilit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p><strong>I traghettatori del fascismo di Sal\u00f2<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei temi pi\u00f9 discussi era se il PCI aveva accettato il pluralismo come condizione della politica o se la sua accettazione era condizionata al suo essere all\u2019opposizione.\u00a0 E\u2019 straordinario come nessuno oggi si ponga questo problema e sollevi simili questioni al partito che \u00e8 nato per partenogesi dal Movimento Sociale Italiano che ha traghettato il fascismo della Repubblica di Sal\u00f2 nell\u2019Italia democratica.\u00a0 Non solo nessuno studioso si preoccupa di questo problema, ma \u2013 e questo \u00e8 forse ancora pi\u00f9 sorprendente \u2013 nessun politico se ne cura.\u00a0 Il libro di Giorgia Meloni, <em>Io sono Giorgia<\/em>, in vetta alle classifiche delle vendite anche grazie a un persistente tam-tam dei media, non risponde ai problemi che un democratico dovrebbe porre; per esempio, liquida la sua fede ideologica dicendo di avere un rapporto \u201ctranquillo\u201d (che vuol dire?) col fascismo mentre si lancia in una (giusta) condanna del colonialismo degli stati europei ma con l\u2019intento di giustificare il regime di Mussolini (in fondo, sembra di capire, tutti i regimi si equivalgono). Che dire delle violenze perpetrate dal \u201cgenerale del regno\u201d Rodolfo Graziani che ordin\u00f2 la strage di migliaia di etiopi inermi nel 1937? Ma una qualche giustificazione quel sorvolare sui crimini di guerra di Graziani la Meloni ce l\u2019ha visto che con i soldi della repubblica democratica \u00e8 stato costruito e recentemente restaurato (con annesso un parco giochi per bambini) il sacrario a lui dedicato ad Affile, sua citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p>A considerare altri recenti avvenimenti, sembra di potere dire che la tradizione fascista sia ben radicata nel nostro paese, certamente pi\u00f9 di quella comunista, bench\u00e8 la storia italiana conosca per esperienza solo le conseguenze nefaste della prima. Eppure\u2026 oggi ai neri si guarda con bonaria tolleranza, e i loro esponenti distribuiti tra la Lega e Fratelli d\u2019Italia, hanno pieno accesso alle cariche pubbliche. Essendo questi due partiti in parlamento (uno di essi al governo) sembra ovvio che i loro esponenti siano parte del dialogo politico e della gestione del potere.<\/p>\n<p><strong>Dal caso Vattani a quello Durigon<\/strong><\/p>\n<p>E cos\u00ec succede che non disturba pi\u00f9 di tanto il fatto che lo scorso aprile, il governo abbia nominato Mario Vattani come nuovo ambasciatore italiano a Singapore.\u00a0 Lia Quartapelle, capogruppo del PD in Commissione esteri, ha chiesto al ministro degli Esteri Luigi Di Maio di riconsiderare la nomina e il presidente dell\u2019Anpi Gianfranco Pagliarulo ha supplicato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non firmare il decreto di nomina.\u00a0 Questo perch\u00e9 Vattani ha esplicitato le sue simpatie fasciste e agito coerentemente con esse quando nel 1989 partecip\u00f2 ad un raid neonazista davanti al cinema Capranica di Roma.\u00a0 Risultato? La viceministra (PD) degli Esteri ha difeso poche settimane fa la nomina dicendo che impedire a Vattani di diventare ambasciatore a Singapore avrebbe significato \u201ctradire\u201d i valori fondanti della Repubblica e dell\u2019antifascismo: lo stato di diritto, il rispetto della legge. Il realismo giuridico e la tecnicalit\u00e0 procedurale hanno fatto da scudo anche in passato alle scelte politiche pi\u00f9 discutibili. E abituano a pensare che lo stato di diritto sia un\u2019entit\u00e0 che vive di vita propria, una meccanica indipendente. Una lettura che ci deve preoccupare parecchio, perch\u00e8 suggerisce che le idee politiche non abbiano incidenza e che la tecnica del diritto macini, pulisca e assolva tutto. Il fatto \u00e8 che lo Stato non \u00e8 una macchina neutrale che pu\u00f2 operare indifferentemente in tutti i contesti politici e con tutti i regimi. Chiediamoci: se ci fossero decine e decine di Vattani o di Claudio Durigon a servire lo Stato, lo stato di diritto sarebbe ancora forte e sicuro? Il formalismo che si insinua nella compagine politica (soprattutto quella che si fa vanto di appartenere alla tradizione antifascista) inquieta. Abitua chi opera nelle istituzioni a pensare di essere tutti parte della stessa trib\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Un caso anomalo all\u2019Archivio centrale dello Stato<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo cos\u00ec che il sottosegretario al Ministero dell\u2019Economia Durigon, chiacchieratissimo per la sua vicinanza a gruppi poco amici della legalit\u00e0, sarebbe tranquillamente rimasto al proprio posto se non fosse stato per la mobilitazione popolare, con tanto di raccolta di firme. Abbiamo cos\u00ec la nomina da parte del ministro della Cultura di un direttore dell\u2019Archivio Centrale dello Stato, Andrea De Pasquale che quando dirigeva la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha gestito l\u2019acquisto del fondo Pino Rauti, un militante fascista definito \u201cstatista\u201d coinvolto in indagini su varie stragi nere. E\u2019 inquietante avere De Pasquale\u00a0 come direttore dell\u2019Archivio Centrale dello Stato che custodisce tra l\u2019altro di tutti i documenti giudiziari, quando vengono desecretati, che riguardano le stragi d\u2019Italia. Eppure, anche in questo stato, i politici delle istituzioni non hanno fatto una piega. Abbiamo infine una festa nazionale del PD che ha in calendario un dibattito sulle riforme al quale \u00e8 stato invitato anche Galeazzo Bignami di FdI, un neofascista che ama mostrarsi in divisa nazista. Anche in questo caso, \u00e8 stata la levata di scudi dei cittadini a far retrocedere gli organizzatori e i dirigenti del PD, a quanto pare abituati a relazionarsi normalmente con tutti coloro che sono parte dello stesso giro istituzionale.<\/p>\n<p>Quel che rende stupefatti \u00e8 l\u2019acquiescenza di chi opera nelle istituzioni, come se la democrazia parlamentare assomigli ad una betoniera nella quale composti diversi si amalgamano dando un esito compatto e indifferenziato. Non essendo una populista e criticando radicalmente il populismo, la separazione che verifichiamo nella sensibilit\u00e0 politica e ideologica tra chi sta dentro e chi sta fuori delle istituzioni mi inquieta parecchio. L\u2019amalgama politico fa un pessimo servizio alla democrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il caso di Andrea De Pasquale e molte schifezze intorno: articoli di Benedetta Tobagi, Nadia Urbinati e Tomaso Montanari. 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