{"id":4535,"date":"2021-11-24T16:21:12","date_gmt":"2021-11-24T15:21:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2021\/11\/soldi-clima-salute-cibi-la-crisi-cresce\/"},"modified":"2021-11-24T16:21:12","modified_gmt":"2021-11-24T15:21:12","slug":"soldi-clima-salute-cibi-la-crisi-cresce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2021\/11\/soldi-clima-salute-cibi-la-crisi-cresce\/","title":{"rendered":"Soldi + Clima + Salute + Cibi? La crisi cresce"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Foto-tratta-dal-Flicker-di-International-Monetary-Fund.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Foto-tratta-dal-Flicker-di-International-Monetary-Fund-300x177.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-121331\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>articoli di Alberto Castagnola, Raffaele De Luca, Alessandro Messina, Francesco Sparano, Vincenzo Comito, Fabio Balocco, Marco Bersani (ripresi da comune-info, indipendente.online, altreconomia.it, sbilanciamoci.info)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La crisi climatica si complica \u2013 Alberto Castagnola<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prosegue l\u2019analisi del Rapporto AR6 degli scienziati che lavorano per l\u2019IPCC. Il testo dedica uno spazio importante agli effetti che i mutamenti climatici hanno sugli eventi meteorologici, che colpiscono direttamente le popolazioni, ma tendono ad essere considerati degli eventi che talvolta sono un po\u2019 pi\u00f9 gravi del solito, ma che nella percezione di molto esseri umani continuano a essere uguali a quelli del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece siamo ormai da parecchi anni immersi in una realt\u00e0 in rapido mutamento e che mostra effetti di gravit\u00e0 crescente. Il rapporto infatti sottolinea che i cambiamenti climatici stanno gi\u00e0 modificando profondamente e rendendo estreme molte manifestazioni climatiche e meteo: ondate di calore, piogge pi\u00f9 intense, siccit\u00e0 estese e cicloni tropicali pi\u00f9 veloci e diffusi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma soprattutto oggi sono ben diversi da come venivano descritti nel precedente rapporto AR5 solo poco pi\u00f9 di due anni fa e sono causati sempre di pi\u00f9 dalle attivit\u00e0 umane. Vediamoli con qualche dettaglio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli estremi  di caldo, comprese le ondate <strong>e le \u201ccupole \u201d di calore,  sono diventati pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso<\/strong> (mentre gli estremi di freddo sono diventati meno frequenti e meno gravi, ma ne parleremo con maggior precisione pi\u00f9 avanti). In particolare, le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dagli anni \u201980, mentre in alcune regioni \u00e8 aumentata la siccit\u00e0 agricola ed ecologica, a causa della evapo-traspirazione dei terreni.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Un altro fenomeno: la diminuzione delle precipitazioni monsoniche terrestri globali, tra gli anni \u201950 e gli anni \u201980, \u00e8 in parte attribuita alle emissioni di aerosol nell\u2019emisfero settentrionale causate dagli uomini,&nbsp; ma gli aumenti del periodo successivo sono dovuti all\u2019aumento della concentrazione&nbsp; di gas serra e alla variabilit\u00e0 interna su scala decennale o pluri- decennale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il testo degli scienziati IPCC prosegue prendendo in considerazione altri fenomeni climatici fortemente influenzati dalle attivit\u00e0 svolte dagli esseri umani. In primo luogo afferma che \u00e8 probabile che la percentuale di forti cicloni tropicali (quelli facenti parte delle categorie 3-5, cio\u00e8 i pi\u00f9 potenti e dannosi) sia aumentata negli ultimi quattro decenni, e che la latitudine in cui i cicloni tropicali del Pacifico raggiungono il picco di intensit\u00e0 si sia spostata verso nord.<\/p>\n\n\n\n<p>Una conferma molto recente di questa ipotesi \u00e8 rappresentata dal ciclone Ida, iniziato nei Caraibi, che ha investito gli Stati nordamericani a 240 chilometri all\u2019ora, causando morti e danni in Louisiana e in particolare ha raggiunto New York ancora a 170 chilometri all\u2019ora causando almento tredici vittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Rapporto fornisce poi alcuni&nbsp; elementi di conoscenza sui miglioramenti apportati alle analisi scientifiche rispetto al rapporto precedente AR5: ed \u00e8 utile segnalarli anche se sono effettivamente comprensibili solo per gli scienziati addetti ai lavori.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 aumentata la probabilit\u00e0 che si verifichino eventi estremi composti, cio\u00e8 che comprendano pi\u00f9 fattori trainanti,&nbsp; ad esempio ondate di calore e siccit\u00e0 concomitanti, oppure un\u2019 ondata di maltempo che si accompagna a piogge o flussi fluviali estremi, e ancora incendi in condizioni di caldo, siccit\u00e0 e venti. Ovviamente, combinazioni pi\u00f9 frequenti di questo tipo influiscono fortemente sulla durata, la diffusione e la dannosit\u00e0 di ogni fenomeno: quanto \u00e8 avvenuto in California nei mesi scorsi \u00e8 un esempio impressionante di questa nuova situazione climatica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019altro fenomeno richiamato \u00e8 il riscaldamento determinato dall\u2019uomo, il \u201cforzante radiativo\u201d, principalmente attraverso le emissioni di gas serra e, in passato, di aerosol.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo fattore \u00e8 arrivato nel 2019 a 2,72 watt per metro quadro, calcolato in riferimento all\u2019anno 1750. Negli anni pi\u00f9 recenti, il tasso medio annuo osservato di questo riscaldamento \u00e8 passato da 0,50w nel periodo 1971-2006 a 0,79w nel periodo 2006-2018.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto non fornisce dati sull\u2019andamento annuale nei 270 anni cha sono passati dall\u2019anno di riferimento ai nostri tempi, ma evidentemente prima dello sviluppo industriale il fattore radiativo era molto basso, mentre sembra in accelerazione nel periodo pi\u00f9 recente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto d\u00e0 invece informazioni molto interessanti sugli effetti del riscaldamento globale, che ha causato l\u2019aumento del livello medio dei mari, a seguito dello scioglimento dei ghiacciai terrestri e all\u2019espansione termica&nbsp; degli oceani. In particolare, l\u2019espansione termica&nbsp; giustifica il 50% dell\u2019innalzamento del livello dei mari, nel periodo 1971-2018, mentre l\u2019arrivo dell\u2019acqua dei ghiacciai disciolti ha contribuito al 22%,&nbsp; le calotte di ghiaccio marino&nbsp; per il 20%&nbsp; e i cambiamenti nell\u2019immagazzinamento delle acque terrestri per l\u20198%.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo ora alle previsioni, formulate dal Rapporto sempre con una gamma di almeno cinque livelli possibili, e&nbsp; per&nbsp; questi vengono indicati diversi gradi di probabilit\u00e0 di verificarsi, lasciando quindi agli Stati di pronunciarsi sugli obiettivi concreti da perseguire.<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo pertanto che in presenza di scenari di emissioni di gas serra basse, \u00e8 \u201cestremamente improbabile\u201d che il riscaldamento globale di 2 gradi centigradi venga superato nello scenario SSP 1-1,9 e \u201cimprobabile\u201d nello scenario SSP 1- 2,6. Questi due scenari iniziano nel 2015, prevedendo emissioni di gas serra molto basse, e anzi&nbsp; che l\u2019anidride carbonica sia ridotta allo zero netto entro il 2050 e che negli anni successivi continuino a registrare emissioni negative di CO2.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Invece il superamento dei 2 gradi centigradi&nbsp; nel medio termine (2041-2060) \u00e8 considerato molto probabile nello scenario di emissioni di gas serra&nbsp; molto elevate, SSP 5-8,5, e probabile negli scenari di emissioni intermedie ed elevate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il riscaldamento globale non superiore a 1,5 gradi centigradi ( rispetto al 1850-1900), l\u2019obiettivo auspicato dall\u2019IPCC, ma non ancora approvato dagli Stati membri, verrebbe superato nel corso del ventunesimo secolo negli scenari intermedio, alto e molto alto (SSP 2-4,5;&nbsp; SSP 3- 7,0&nbsp; e SSP 5-8,5 rispettivamente).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel breve termine (2021-2040) \u00e8 molto probabile che l\u2019aumento di 1,5 gradi centigradi venga superato nello scenario di emissioni molto alte, \u00e8 probabile che venga superato negli scenari intermedio e alto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 invece probabile che non venga superato nello scenario di emissioni molto basse; inoltre in tale scenario c\u2019\u00e8 una probabilit\u00e0 superiore al 50% che la temperatura superficiale globale scenda nuovamente al di sotto dei 1,5 gradi centigradi verso la fine del secolo attuale, con un superamento per brevi periodi di non pi\u00f9 di un decimo di grado al di sopra del di 1,5 C.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa evidentemente \u00e8 l\u2019ipotesi \u201cpreferita\u201d dagli scienziati, anche se non appare molto chiaro il comportamento previsto dai fattori reali del riscaldamento globale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il rapporto infatti a questo punto sottolinea che la temperatura superficiale globale in ogni singolo anno pu\u00f2 variare al di sopra o al di sotto della tendenza di lungo termine indotta dall\u2019uomo a causa della variabilit\u00e0 naturale del clima, vale a dire la parte non influenzata dalle attivit\u00e0 umane,<\/strong>come ad esempio le eruzioni vulcaniche, i cambiamenti nell\u2019attivit\u00e0 solare e, su scale temporali pi\u00f9 lunghe, gli effetti orbitali e la tettonica a placche, cio\u00e8 le variazioni dell\u2019asse terrestre e gli spostamenti dei vari strati del pianeta.&nbsp; Vale a dire. in sostanza, una volta stabilizzata la temperatura ottimale, eventuali sforamenti di uno o due anni, non implicano che l\u2019obiettivo prefissato non sia stato raggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Possiamo quindi&nbsp; notare che in realt\u00e0 gli scienziati sottolineano l\u2019importanza di ridurre molto e subito le emissioni di gas serra \u2013 obiettivo ormai ben chiaro ma fortemente contrastato dalle imprese fossili, non a parole ma nelle loro strategie di prospezione di nuove fonti di petrolio o con la costruzione di nuovi impianti elettrici a carbone in Cina \u2013 mentre, una volta stabilizzato l\u2019obiettivo deciso, scarti di uno o due anni non avrebbero molto importanza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le loro analisi e le loro previsioni, quindi, mettono bene in evidenza l\u2019urgente necessit\u00e0 di abbassare radicalmente le emissioni dannose, il che significa incidere in tempi brevi su uno dei meccanismi di fondo del sistema economico dominante.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alcune letture possono aiutare ad approfondire questi ragionamenti:<\/p>\n\n\n\n<p>Laurent Testot,&nbsp;<strong>Cataclismi, storia ambientale dell\u2019umanit\u00e0,&nbsp;<\/strong>Odoya, Citt\u00e0 di castello e Bologna, 2021<\/p>\n\n\n\n<p>Ian Angus,&nbsp;<strong>Anthopocene, capitalismo fossile e crisi del sistema Terra,&nbsp;<\/strong>Asterios Editore, luglio 2020<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/comune-info.net\/la-crisi-climatica-si-complica\/\">da qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La pandemia cambia tutto tranne il liberismo: Draghi taglia 6 miliardi alla sanit\u00e0 \u2013 Raffaele De Luca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il governo Draghi \u00e8 pronto ad indebolire ulteriormente la sanit\u00e0 con quasi 6 miliardi di tagli: \u00e8 quanto emerge dalla&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.dt.mef.gov.it\/modules\/documenti_it\/analisi_progammazione\/documenti_programmatici\/nadef_2021\/NADEF_2021.pdf\">Nadef<\/a>,<strong>&nbsp;la Nota di Aggiornamento del Def<\/strong>&nbsp;(Documento di Economia e Finanza)&nbsp;<strong>che \u00e8 stata recentemente approvata dal Parlamento<\/strong>&nbsp;con una risoluzione di maggioranza. In tal senso, se da un lato il documento della maggioranza prevede che il Governo si impegni a consolidare la crescita del Pil e ad utilizzare le risorse di bilancio anche per la sanit\u00e0, dall\u2019altro leggendo la Nadef si nota che in questi anni (tra il 2022 ed il 2023) si&nbsp;<strong>andr\u00e0 a danneggiare ulteriormente il sistema sanitario<\/strong>&nbsp;con una diminuzione della spesa prevista per quest\u2019ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver accresciuto le spese sanitarie di 6 miliardi nel 2021, con una spesa prevista di 129 miliardi, per il 2022 la cifra indicata \u00e8 di 125 miliardi, mentre nel 2023 si prevede di sborsare 123 miliardi. In pratica, la spesa diminuir\u00e0 di 4 miliardi l\u2019anno prossimo e di altri 2 miliardi fra due anni: ci\u00f2 significa che&nbsp;<strong>nell\u2019arco di 2 anni saranno messi a disposizione della sanit\u00e0 6 miliardi in meno.<\/strong>&nbsp;A poco servir\u00e0 il leggero aumento di spesa messo in conto per il 2024, anno in cui si prevede di spendere 124 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello specifico nel documento si legge che \u00ab<strong>nel biennio 2022-2023 la spesa sanitaria&nbsp;<\/strong>a legislazione vigente&nbsp;<strong>caler\u00e0 del -2,3 per cento medio annuo<\/strong>&nbsp;per via dei minori oneri connessi alla gestione dell\u2019emergenza epidemiologica\u00bb e che \u00aba fine periodo \u00e8 prevista una crescita limitata, dello 0,7 per cento, ed il ritorno ad un livello del 6,1 per cento del PIL\u00bb. Insomma, con l\u2019emergenza pandemica che presumibilmente volger\u00e0 al termine caleranno i fondi previsti per la sanit\u00e0.&nbsp;<strong>Il governo italiano, dunque, dimostra di aver scelto di non comprendere la lezione fornita dalla pandemia<\/strong>, che il sistema sanitario nazionale, proprio a causa dei tagli effettuati&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2021\/06\/17\/in-10-anni-chiusi-173-ospedali-e-personale-ridotto-di-46-mila-unita\/\">negli ultimi 10 anni,<\/a>&nbsp;non \u00e8 stato in grado di fronteggiare senza trascurare altre patologie.<\/p>\n\n\n\n<p>In tal senso, come sottolineato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.aiom.it\/tumori-a-causa-del-covid-in-un-anno-11-di-nuove-diagnosi-aiom-ospedali-sono-sicuri-vanno-riavviati-esami-di-screening-e-cure\/\">Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom)<\/a>, bisogna tornare a \u00abinvestire ed a promuovere la lotta contro il cancro\u00bb poich\u00e9 in Italia&nbsp;<strong>la situazione risulta molto difficile per gli oltre 3 milioni di persone che hanno un tumore<\/strong>: si stima che nel 2020, rispetto al 2019, le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell\u201911%, i nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% e gli interventi chirurgici del 18%. Per quanto riguarda gli screening, poi, il Presidente Eletto Aiom Saverio Cinieri ha dichiarato che \u00ablo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019\u00bb. Inoltre il Presidente Nazionale Aiom, Giordano Beretta, ha dal canto suo affermato che&nbsp;<strong>il numero di decessi<\/strong>&nbsp;che si registrano annualmente per le patologie oncologiche (180mila) \u00ab<strong>potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19<\/strong>&nbsp;e delle sue conseguenze nefaste sull\u2019intero sistema sanitario nazionale\u00bb. Anche per questo, dunque, Beretta ha chiesto \u00abun intervento delle istituzioni per continuare a poter erogare i livelli d\u2019assistenza precedenti all\u2019avvento del Covid-19\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancor pi\u00f9 netto Carlo Palermo, segretario nazionale dell\u2019Annao Assomed (sindacato dei medici ospedalieri), recentemente&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.anaao.it\/content.php?cont=32884\">ha parlato<\/a>&nbsp;delle pessime condizioni in cui versa la sanit\u00e0 italiana concentrandosi in particolare sui dipendenti pubblici, i quali \u00absono schiacciati da una macchina che esige troppo e non li ascolta\u00bb e che, con l\u2019inizio della pandemia, ha prodotto sofferenze ancora maggiori per i medici. Sono infatti \u00abaumentati carichi di lavoro, complessit\u00e0 assistenziale, stress fisico e psichico\u00bb, motivo per cui&nbsp;<strong>\u00abi medici fuggono dagli ospedali\u00bb.<\/strong>&nbsp;Proprio per questo, dunque, Palermo crede sia ora di cambiare e di \u00abassumere personale, riconoscere ai medici e ai dirigenti sanitari un ruolo decisionale nella governance delle aziende e valorizzare economicamente le professioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il governo Draghi, per\u00f2, si muove in direzione opposta, la medesima dei tagli alla sanit\u00e0 pubblica che hanno caratterizzato gli ultimi vent\u2019anni. Per ora nessuna presa di posizione dal ministro della Salute,&nbsp;<strong>Roberto Speranza<\/strong>, che non pi\u00f9 di tre mesi fa&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/recovery-speranza-20-miliardi-per-il-rilancio-del-servizio-sanitario-nazionale_HnGS7cEzP48w7W7TG4qpP\">ancora parlava<\/a>&nbsp;del Recovery Fund come della grande occasione per \u00abrilanciare il Servizio sanitario nazionale\u00bb e per \u00abchiudere per sempre la stagione dei tagli alla sanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2021\/10\/14\/la-pandemia-cambia-tutto-tranne-il-liberismo-draghi-taglia-6-miliardi-alla-sanita\/\">da qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fondi pensione poco orientati in investimenti sostenibili \u2013 Alessandro Messina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aumentano i risparmi dei lavoratori nei fondi pensione ma questi investono ancora quasi solo in titoli di debito pubblico e molto poco nel sistema delle imprese italiane e ancor meno sono orientati verso logiche di impatto positivo su ambiente e societ\u00e0 secondo i criteri Esg.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Circa 18 mesi fa, pochi giorni prima di essere travolti dalla pandemia, avevamo presentato&nbsp;<a href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/una-pensione-capace-di-futuro\/\">un\u2019analisi sulla previdenza complementare<\/a>&nbsp;e sul suo potenziale ruolo nell\u2019affermazione di una finanza sostenibile, con impatto positivo su ambiente e societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occasione era data dall\u2019ingresso, anche in Italia, della cosiddetta Direttiva IORP II (recepita con&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2019\/01\/17\/19G00005\/sg\">decreto legislativo 147 del 13 dicembre 2018<\/a>), che ha l\u2019obiettivo di spingere&nbsp; i fondi pensione ad integrare gli aspetti di sostenibilit\u00e0 ambientale, sociale e di&nbsp;<em>governance&nbsp;<\/em>(ormai diffusamente sintetizzati con la formula \u201cESG\u201d) nelle politiche di investimento, con adeguate misure di&nbsp;<em>disclosure<\/em>. Il tutto mentre il mercato finanziario cominciava a conoscere i lavori della Commissione europea per una&nbsp;<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/publications\/sustainable-finance-teg-taxonomy_en\">Tassonomia sulla finanza sostenibile<\/a>, nell\u2019ambito dell\u2019omonimo&nbsp;<em>Action Plan<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema era stato affrontato anche in&nbsp;<a href=\"https:\/\/stream24.ilsole24ore.com\/video\/notizie\/previsioni-meteo-oggi\/ACvX7oMB\">uno degli ultimi eventi \u201cin presenza\u201d<\/a>&nbsp;prima del lockdown, organizzato da Banca Etica e Cgil.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio presentato in quella occasione evidenziava uno stato di significativa arretratezza delle politiche ESG dei fondi pensione italiani, in base al quale \u201cmeno di 1 euro ogni 10 investiti dai fondi pensione \u00e8 utilizzato per orientare o favorire un processo di riconversione (sociale, ambientale, organizzativa) del mondo produttivo o per sostenerne le eccellenze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la pandemia, con il PNRR in arrivo, possiamo ora dare un aggiornamento a quelle evidenze.<\/p>\n\n\n\n<p>In base alla&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.covip.it\/la-covip-e-la-sua-attivita\/comunicazioni\/altre-comunicazioni\/14-giugno-2021-relazione-annuale-2020\">ultima relazione della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip)<\/a>, rileviamo che le risorse destinate alle prestazioni da parte delle forme di previdenza complementare erano a fine 2020 pari a 198 miliardi di euro, in crescita del 6,7% rispetto al 2019 e del 18,5% rispetto al 2018 (anno di riferimento dell\u2019articolo precedente).<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema di previdenza complementare conta oggi 372 forme pensionistiche (8 in meno del 2019 e 26 in meno del 2018), continuando il suo percorso di concentrazione. Cos\u00ec le 12 pi\u00f9 grandi forme pensionistiche, pari al 4,8% del totale, aventi ciascuna masse superiori a 2,5 miliardi di euro, raccolgono oltre la met\u00e0 delle risorse complessive.<\/p>\n\n\n\n<p>Come rileva il rapporto Covip, per\u00f2, tale processo di concentrazione non sta producendo le auspicate economie di scala, almeno non a vantaggio degli iscritti: \u201c<em>nel settore dei fondi aperti e nei PIP, dove operano gli stessi gruppi bancari e assicurativi, l\u2019aumento della scala operativa conseguente alla concentrazione delle iniziative previdenziali gi\u00e0 in essere non si \u00e8 quindi tradotto in una flessione dei costi posti a carico degli iscritti\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli iscritti a fine 2020 sono 8,4 milioni, in crescita del 2,2% sul 2019 e del 6,3% sul 2018. Rappresentano il 33% della forza lavoro, quota in salita negli ultimi due anni (era il 30,2% a fine 2018, con una forza lavoro pur superiore di 700 mila unit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>Aumenta la propensione dei lavoratori a scegliere la previdenza complementare per la destinazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Sui 27,2 miliardi di TFR generati dal sistema produttivo nel 2020, 6,5 sono stati destinati alle forme di previdenza complementare. Si tratta del 24%, mentre dall\u2019avvio della normativa, su 348,4 miliardi di TFR, la parte destinata alla previdenza complementare \u00e8 stata di 75,2 miliardi di euro, il 22% del totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ammontano a 162 miliardi gli investimenti della previdenza complementare nel 2020, e sono cos\u00ec distribuiti:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>gli investimenti in titoli di debito pubblico ammontano al 37,2% del totale, in discesa dal 40,2% del 2019 e dal 41,7% del 2018;<\/li><li>la quota di debito pubblico italiano \u00e8 pari al 17,5%, anch\u2019esso in discesa dal 20,6% del 2019 e dal 21,4% del 2018;<\/li><li>in titoli di debito privato \u00e8 investito il 18,9% (era il 17,1% a fine 2018);<\/li><li>in azioni e altri titoli di capitale va il 19,6% (era il 16,4% due anni prima);<\/li><li>in OICVM o quote di OICR il 15,5% (valore al 13,8% nel 2018)\u2026<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/fondi-pensione-ancora-poco-orientati-verso-investimenti-sostenibili\/\">continua qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dieci anni di definanziamento della sanit\u00e0 pubblica. Dato per dato \u2013 Francesco Sparano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra 2010 e 2019 sono stati chiusi 173 ospedali e 837 strutture di assistenza specialistica ambulatoriale. Il personale sanitario \u00e8 diminuito di 42mila unit\u00e0. L\u2019incidenza del settore privato \u00e8 cresciuta. La fotografia della situazione<\/p>\n\n\n\n<p>(<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/prodotto\/240\/\">Tratto da Altreconomia 240 \u2014 Settembre 2021<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impreparazione della sanit\u00e0 italiana nella gestione della pandemia causata dal nuovo Coronavirus \u00e8 emersa fin dalle prime settimane dallo scoppio dell\u2019emergenza sanitaria, a inizio 2020. Per capire quali erano le condizioni del nostro sistema sanitario alla vigilia della crisi pi\u00f9 dura dalla nascita del Servizio sanitario nazionale (Ssn) pu\u00f2 essere utile guardare i dati dell\u2019annuario statistico del Ssn relativi al 2019, pubblicati a met\u00e0 giugno 2021 dal ministero della Salute.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel confronto con il 2010, questi dati mostrano i risultati di anni di definanziamento della sanit\u00e0 -37 miliardi di euro dal 2010 al 2019 secondo la&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.gimbe.org\/\">Fondazione Gimbe<\/a>\u2013 imposto dai vari governi che si sono succeduti. In dieci anni sono stati chiusi 173 ospedali e 837 strutture di assistenza specialistica ambulatoriale. Inoltre ci sono 276 strutture di assistenza territoriale pubbliche in meno (ma 2.459 private in pi\u00f9) e il personale dipendente del Ssn \u00e8 diminuito di 42.380 unit\u00e0. Di questi, 5.132 sono medici e odontoiatri e 7.374 infermieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche i posti letto nelle strutture di ricovero sono diminuiti. Secondo l\u2019annuario in Italia, nel 2019, c\u2019erano 3,5 posti letto ogni mille abitanti, in calo rispetto ai 4,1 del 2010. Per l\u2019Eurostat, l\u2019Italia \u00e8 tra gli ultimi sette Paesi dell\u2019Unione europea per numero di posti letto. La diminuzione degli ultimi anni \u00e8 legata a una riprogrammazione degli standard dell\u2019assistenza ospedaliera progettata dal governo del presidente del Consiglio Mario Monti nel 2012 -e resa operativa nel 2015- con il decreto sulla cosiddetta&nbsp;<em>spending review<\/em>, la revisione della spesa nel settore pubblico che ha stabilito il taglio del numero di posti letto ogni mille abitanti a 3,7.<\/p>\n\n\n\n<p>A oggi questo standard non \u00e8 garantito equamente su tutto il territorio italiano. Mentre quasi tutte le Regioni del Nord lo garantiscono -e superano-, tutte quelle del Sud a eccezione del Molise non lo raggiungono. \u201c\u00c8 un fenomeno che si \u00e8 verificato in tutta Europa, giustificato dalla necessit\u00e0 di riorganizzare la sanit\u00e0 pubblica e diminuire gli sprechi. Ma il problema principale \u00e8 che in Italia sono stati tagliati proporzionalmente pi\u00f9 posti nel pubblico che nel privato\u201d, spiega ad&nbsp;<em>Altreconomia&nbsp;<\/em>Marco Geddes da Filicaia, medico ed ex vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanit\u00e0. Nel 1997, sul totale di posti letto, quelli delle strutture private erano il 16,5%, nel 2019 sono saliti al 20,5%.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2010 il 46,4% delle strutture del Ssn erano pubbliche, nel 2019 sono calate al 41,4%. L\u2019aumento del peso delle strutture private \u00e8 avvenuto in maniera generalizzata, a prescindere dal tipo di assistenza offerta: in dieci anni gli ospedali pubblici sono passati dal 54,4% al 51,9%, le strutture pubbliche di assistenza territoriale residenziale sono diminuite dal 24,6% al 16,8%, quelle di assistenza territoriale semiresidenziale dal 37,2% al 28,9%. \u201cDi conseguenza -continua Geddes da Filicaia- se aumenta il peso del privato, diminuisce l\u2019offerta di attivit\u00e0 assistenziali tipicamente garantite dal pubblico perch\u00e9 il privato ha un\u2019attivit\u00e0 di ricovero pi\u00f9 programmata. Ad esempio non ha posti letto in settori come il centro ustioni o l\u2019oncoematologia pediatrica e ha molti meno posti in terapia intensiva. Per questo di fronte all\u2019emergenza Covid-19, molte Regioni come la Lombardia si sono trovate sotto-dotate in termini di posti letto in terapia intensiva\u201d. E proprio la saturazione degli ospedali, con terapie intensive piene e interi reparti riconvertiti in reparti Covid-19 e sottratti ai pazienti con altre patologie, \u00e8 stata una delle conseguenze pi\u00f9 drammatiche della pandemia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/parolelibere.blog\/2021\/10\/19\/dieci-anni-di-definanziamento-della-sanita-pubblica-dato-per-dato\/\">continua qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Verso la possibile fine dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento \u2013 Vincenzo Comito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel 2050 la popolazione mondiale potrebbe raggiungere i 10 miliardi, il che significa che sar\u00e0 necessario produrre all\u2019incirca il 50% in pi\u00f9 di alimenti rispetto ad oggi, con quel che significa in deforestazione, consumo di acqua etc. E ancora nessun paese ha adottato strategie per limitare il consumo di carne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un settore molto inquinante<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le crescenti preoccupazioni ambientalistiche sembrano privilegiare in particolare alcuni fronti, quale in particolare quello dell\u2019energia, mentre esse hanno sino ad oggi toccato relativamente poco il settore agricolo e dell\u2019allevamento, che \u00e8 invece all\u2019origine di una quota molto significativa dei problemi dell\u2019inquinamento nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2050 la popolazione mondiale potrebbe raggiungere i 10 miliardi di abitanti, o essersi almeno avvicinata a tale cifra, il che significa che a quell\u2019orizzonte temporale sar\u00e0 necessario produrre all\u2019incirca il 50% in pi\u00f9 di alimenti rispetto ad oggi. Il problema sar\u00e0 allora non soltanto quello della necessit\u00e0 di un forte aumento quantitativo della produzione, ma di come raggiungerla senza che cresca in maniera insostenibile il suo impatto sull\u2019inquinamento dell\u2019ambiente, sul consumo di acqua, sulla deforestazione, sulla grande riduzione della biodiversit\u00e0; tale impatto appare peraltro molto grave gi\u00e0 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 ai giorni nostri, in effetti, l\u2019agricoltura contribuisce in maniera sostanziale al cambiamento climatico in relazione alle emissioni inquinanti provocate dalla deforestazione, dai prodotti chimici utilizzati nel settore, dagli incendi dei residui agricoli, dalla gestione degli allevamenti e cos\u00ec via. Paradossalmente, poi, i sussidi pubblici al settore indirizzano a livello mondiale la produzione verso quei comparti che sono anche i pi\u00f9 importanti emettitori di carbonio. Un rapporto delle Nazioni Unite indica che circa il 90% dei 540 miliardi di dollari dati ogni anno al settore agricolo dai governi e dalle istituzioni internazionali va ad attivit\u00e0 dannose per il clima, la nostra salute e l\u2019ecosistema.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019agroalimentare nel suo complesso pesa per almeno il 30% dei gas ad effetto serra, mentre gi\u00e0 oggi il settore assorbe il 70% del consumo di acqua dolce nel mondo. Intanto una crisi globale del suolo minaccia le basi stesse dell\u2019esistenza: molti tratti di terra arabile perdono la loro fertilit\u00e0 attraverso l\u2019erosione, la cementificazione, la contaminazione (Monbiot, 2021).<\/p>\n\n\n\n<p>In tale quadro, particolarmente grave appare il ruolo delle grandi imprese agroalimentari. Esse dominano tutti i segmenti del sistema alimentare, dalle sementi ai pesticidi ai macelli ai supermercati; hanno cos\u00ec da una parte imposto dei modelli di consumo per larga parte nocivi alle persone, ricchi di grassi, di zucchero, di sale, di additivi chimici pi\u00f9 o meno accettabili, comportando come conseguenza malnutrizione ed obesit\u00e0, dall\u2019altra essi sono parallelamente anche responsabili di una parte dei danni ambientali, della perdita di biodiversit\u00e0 e del caos climatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Cruciale, nel contesto dei danni all\u2019ambiente, appare il ruolo del settore dell\u2019allevamento, che \u00e8 responsabile da solo di circa il 14,5% delle emissioni inquinanti del pianeta e dell\u201980% della sua deforestazione, mentre i pascoli e le colture dedicate all\u2019alimentazione animale mobilitano circa i tre quarti degli spazi agricoli mondiali. Parallelamente pi\u00f9 di un terzo dei raccolti del mondo va a finire nello stomaco degli animali sempre da allevamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque bisogna fare una distinzione tra i vari comparti. Quello bovino richiede, a parit\u00e0 di calorie fornite, 28 volte pi\u00f9 terra, 11 volte pi\u00f9 acqua e 6 volte pi\u00f9 fertilizzanti, mentre libera cinque volte pi\u00f9 la quantit\u00e0 di gas serra, rispetto alle altre carni (pollo, maiale, ovini) (Focus, 2021).<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il mancato intervento pubblico<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre la produzione animale accelera e la rottura climatica causa danni devastanti alla natura e alla salute delle persone, i governi appaiono molto riluttanti ad affrontare la questione. Anzi, come gi\u00e0 accennato, la produzione di carne e latte ricevono grandi importi finanziari in sussidi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad oggi nessun paese al mondo ha adottato una qualche strategia per ridurre il consumo di carne o per spostare lo stesso consumo verso le carni che pesano meno sull\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno per la verit\u00e0 ha provato di recente in qualche modo a farlo. L\u2019attuale ministro spagnolo per le questioni del consumo, Alberto Garzon, ha lanciato nel 2021 una campagna invitando la popolazione a ridurre il consumo di carne per il bene della loro salute e del pianeta. Tra l\u2019altro, Garzon ha sottolineato come abbia ormai poco senso consumare 15.000 litri di acqua per ottenere un chilo di carne e questo in un paese minacciato per una buona parte del suo territorio dalla siccit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le sue considerazioni sono state subito criticate da un altro ministro, mentre sei organizzazioni imprenditoriali del settore hanno scritto una lettera aperta al ministro accusandolo di diffamare un settore che fornisce lavoro a 2,5 milioni di persone e porta 9 miliardi di euro di esportazioni ogni anno. Anche il primo ministro si \u00e8 dissociato dall\u2019iniziativa di Garzon.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal canto suo, la Corte dei Conti europea ha constatato in un suo rapporto recente che i 100 miliardi stanziati a suo tempo dalla UE per mitigare i cambiamenti climatici nell\u2019ambito della politica agraria comune per il periodo 2014-2020 non abbiano sortito alcun effetto. Le emissioni di gas nocivi legate all\u2019agricoltura non sono affatto diminuite. Il fatto \u00e8 che i vari governi hanno spesso utilizzato le risorse come \u00e8 sembrato loro pi\u00f9 opportuno, trascurando l\u2019ambiente. Ora nel nuovo piano 2021-2027 le cose potrebbero non andare in maniera molto diversa; tra gli altri, gli ambientalisti hanno chiesto al Parlamento europeo di bocciare il documento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Cosa fare<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono molte le cose che si potrebbero fare per ridurre in maniera considerevole i danni arrecati all\u2019ambiente dal settore della carne e latticini e pi\u00f9 in generale dalle colture agricole. Ricordiamo quelle principali.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto si dovrebbe ridurre in generale il consumo di carne nel mondo; contemporaneamente, si potrebbe cercare di ridurre quello di carne bovina a favore di quello di maiale, ovini, pollame. Si potrebbe concentrare poi molto di pi\u00f9 l\u2019attenzione sul consumo dei legumi, anch\u2019essi ricchi di proteine al pari della carne. Si potrebbe inoltre ridurre l\u2019impatto ambientale di tutte le produzioni animali, come mostrano alcuni esempi, attraverso una serie di accorgimenti organizzativi, tecnologici, umani, pi\u00f9 attenti alla cifra ambientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo avanza comunque la carne vegetale, prodotta cio\u00e8 con proteine vegetali, soia, riso, piselli, che imita il gusto, la tessitura, l\u2019apparenza e le qualit\u00e0 nutritive della carne. La carne vegetale si trova ormai anche nei nostri supermercati, mentre negli Stati Uniti nel 2020 il mercato ha raggiunto i 7 miliardi di dollari e mentre si stima che entro 15 anni si raggiungeranno i 100 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Avanza anche la carne prodotta in laboratorio, a partire dalle cellule animali, anche se ancora devono essere risolti dei problemi tecnici e di costo. Si contavano ormai nel mondo a met\u00e0 2021 almeno un centinaio di start-up che ci stavano lavorando. Cos\u00ec nel 2020 sono stati investiti nel settore circa 3,1 miliardi di dollari; i prodotti sono oggi offerti in un ristorante di Tel Aviv, mentre \u00e8 stata ottenuta una licenza per la loro commercializzazione a Singapore. C\u2019\u00e8 anche chi sta mettendo a punto una produzione di carne in laboratorio anche senza l\u2019utilizzo di cellule animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine si sta portando avanti il tentativo di utilizzare gli insetti e le alghe marine come alimenti, con prospettive di un certo interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Grandi innovazioni sono anche in atto nel settore del latte e derivati, sulle quali non ci soffermiamo per brevit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i grandi mutamenti non toccano soltanto il settore dell\u2019allevamento; essi tendono a manifestarsi anche verso le altre produzioni del comparto agricolo. Cos\u00ec stanno andando avanti le sperimentazioni relative alla produzione all\u2019interno di grandi capannoni, in verticale, di frutta e ortaggi, in Giappone ed ora anche in Europa. Al momento l\u2019attenzione appare concentrata soprattutto sulla lattuga.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni scorsi \u00e8 poi arrivato l\u2019annuncio che in un laboratorio cinese \u00e8 stato per la prima volta sintetizzato l\u2019amido, costituente di base dei cereali. Anche in questo caso si aprono prospettive impensate per le produzioni lontano dai campi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>E i paesi poveri?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019entusiasmo per i prodotti alternativi \u00e8 peraltro vivo nei paesi ricchi, mentre per quelli emergenti il discorso \u00e8 per molti aspetti differente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cibo proveniente dagli animali \u00e8 spesso una fonte di alimentazione e di lavoro per almeno mezzo miliardo di famiglie nel mondo (per qualcuno la cifra \u00e8 maggiore e si colloca intorno ai seicento milioni). Il bestiame fornisce un importante contributo all\u2019economia rurale. Per molti rinunciare alla carne comporta un aggravamento delle diseguaglianze, porta alla riduzione ulteriore di alimenti con sufficienti elementi nutritivi; i dati mostrano che la povert\u00e0 \u00e8 fortemente concentrata nelle comunit\u00e0 rurali di Africa, Asia, America Latina, dove la gente sopravvive con dei piccoli appezzamenti di terra (Mugerwa, Iannotti, 2021) e la carenza di elementi di origine animale appare all\u2019origine della malnutrizione che persiste.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, mentre si cerca di risolvere un problema, se ne crea un altro. Bisogna anche sottolineare che i piccoli agricoltori e le comunit\u00e0 indigene producono circa il 70% del cibo a livello mondiale (Lakhani, 2021).<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La situazione attuale nel settore agricolo ed in particolare in quello della carne e derivati appare grave. La Fao e l\u2019Onu hanno sottolineato pi\u00f9 volte come l\u2019umanit\u00e0 stia esaurendo la terra e come il sistema alimentare sia al collasso. I governi non sembrano peraltro molto preoccupati di intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Si stanno sviluppando comunque una serie di nuove tecnologie che potrebbero portare in un orizzonte di lungo termine persino alla pratica scomparsa dell\u2019agricoltura come oggi essa viene praticata. La carne e i latticini potrebbero essere prodotti in laboratorio, frutta e verdura in grandi capannoni, mentre anche i cereali potrebbero uscire dai laboratori. Per altro verso, nel testo abbiamo elencato una lista abbastanza lunga di azioni che si potrebbero compiere per intervenire in particolare per ridurre i danni ambientali nel settore della carne. Rimane sempre il problema dei paesi sottosviluppati nonch\u00e9 quello della ricollocazione degli addetti al settore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Testi citati nell\u2019articolo&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2013&nbsp;<em>Focus<\/em>, Consumo di carne: davvero \u00e8 diminuito? N. 328, febbraio 2020<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Lakhani N., Corporate colonization: small producers boycott UN food summit,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/\"><strong>www.theguardian.com<\/strong><\/a>, 23 settembre 2021<\/li><li>Mugerwa E. N., Iannotti L., Criticism of animal farming in the West risks health of world\u2019s poorest,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/\"><strong>www.theguardian.com<\/strong><\/a>, 10 settembre 2021<\/li><li>Monbiot G., Lab-grown food will soon destroy farming and save the planet,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/\"><strong>www.theguardian.com<\/strong><\/a>, 8 gennaio 2020<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/verso-la-possibile-fine-dellagricoltura-e-dellallevamento\/\">da qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un\u2019urgenza: modificare i nostri stili di vita \u2013 Fabio Balocco<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho letto con interesse l\u2019amara riflessione di Livio Pepino sui tre anni di attivit\u00e0 di&nbsp;<em>Volere la Luna&nbsp;<\/em>(<a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2021\/09\/22\/volere-la-luna-che-fare-un-confronto-aperto\/\">https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2021\/09\/22\/volere-la-luna-che-fare-un-confronto-aperto\/<\/a>), e vorrei portare un piccolo contributo alla discussione, discussione che mi auguro esso stimoli.<\/p>\n\n\n\n<p>A mio modesto avviso, occorrerebbe rafforzare gli intenti di quel \u201cvolere la luna\u201d che d\u00e0 il titolo al sito. E cosa volere di pi\u00f9 se non un cambiamento dei nostri stili di vita? Perch\u00e9 va bene preoccuparsi per le disuguaglianze, va bene preoccuparsi per le derive autoritarie, va bene preoccuparsi per i migranti ma, a monte di tutto, ci sta il nostro adagiarci su uno stile di vita incompatibile con l\u2019orbe terracqueo. Detto in parole povere, a monte di tutti i problemi c\u2019\u00e8 lo stile di vita che depreda, che inquina, che costringe a migrare, stile di vita di cui noi siamo totalmente partecipi: vittime e carnefici.<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto adesso bisognerebbe toccare questo tasto dolente, adesso che il capitalismo raschia il fondo del barile con la rivoluzione verde, che \u00e8 incompatibile con Madre Terra n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che l\u2019era dei fossili. Adesso che si vuole ostinatamente continuare sulla strada del consumismo, della globalizzazione, semplicemente cambiando la produzione, la distribuzione, il trasporto di quella energia che muove il mondo. Come recita il detto popolare, si vuole, si pretende \u00abla botte piena e la moglie ubriaca\u00bb. Senza voler ammettere che non pu\u00f2 esistere un\u2019ulteriore crescita ma neppure uno&nbsp;<em>status quo<\/em>&nbsp;\u201cverde\u201d. E le prime conseguenze di questa follia si iniziano a vedere: dal consumo di suolo dei pannelli solari alle pale eoliche sulle rotte migratorie e che sfregiano i crinali (pale tanto care agli ambientalisti di regime di Legambiente che ci hanno addirittura fatto una guida:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.legambiente.it\/comunicati-stampa\/parchi-del-vento-la-prima-guida-turistica-dedicata-ai-parchi-eolici-italiani\/\">https:\/\/www.legambiente.it\/comunicati-stampa\/parchi-del-vento-la-prima-guida-turistica-dedicata-ai-parchi-eolici-italiani\/<\/a>) alle richieste di nuove miniere sul nostro territorio per approvvigionare quelle materie prime come il cobalto, le terre rare, il litio che non ci accontentiamo pi\u00f9 di estrarre nei paesi terzi con le nostre nuove colonizzazioni. Occorre chiederci quanto noi \u2013 s\u00ec, noi, io che scrivo, voi che leggete \u2013 siamo responsabili di questa catastrofe, con le nostre automobili (a benzina o elettriche poco importa), con i nostri condizionatori d\u2019aria, ma soprattutto con la nostra alimentazione e con i nostri acquisti. \u201cVolere la luna\u201d significa anche rendersi conto che noi non siamo buoni e gli altri cattivi, ma siamo cattivi anche noi, siamo tutti cattivi. E significa digerire il boccone amaro che fa ben pi\u00f9 danni un Toninelli ministro che avalla le inutili (lo diceva la commissione Ponti) linee ad alta velocit\u00e0 ferroviaria per pagare la solita, sempiterna marchetta all\u2019ANCE, che non un Durigon che vuole cambiare nome a una piazza per celebrare il qualche modo quel fascismo che non torner\u00e0 pi\u00f9 (non lo incarna certo la Meloni!). Mentre \u00e8 reale, e palpabile in ogni dove \u2013 dalle scelte economiche alle trasmissioni della televisione di Stato \u2013 quel regime che causa decine di migliaia di morti all\u2019anno (<a href=\"https:\/\/www.meteo.it\/notizie\/pianura-padana-inquinamento-uccide-f258a953\">https:\/\/www.meteo.it\/notizie\/pianura-padana-inquinamento-uccide-f258a953<\/a>), che \u00e8 responsabile dei dissesti idrogeologici, che insozza la nostra terra e impoverisce il nostro mare.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u2013 a ben pensarci \u2013 non \u00e8 un caso che abbiamo un generale dell\u2019esercito che rappresenta il Governo e gira per la penisola a dettar legge. Significa prendere amaramente atto che chi governa a qualsiasi livello non \u00e8 nient\u2019altro che espressione nostra, e se non nostra nostra, del nostro vicino di casa, o di quello l\u00ec che \u00e8 in coda davanti a noi al supermercato, insomma, della gente. Gente che apprezza moltissimo cementificatori seriali come Sala e Zaia. A conferma di quello di cui sopra: deve cambiare nel profondo la gente. Ma la gente, ricordiamocelo, siamo anche noi. \u00abPer quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/che-fare\/2021\/10\/18\/ce-unurgenza-modificare-i-nostri-stili-di-vita\/\">da qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La giustizia climatica va in banca \u2013 Marco Bersani<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno si sar\u00e0 sicuramente stupito vedendo le attiviste e gli attivisti per la giustizia climatica e sociale occupare per due giorni Piazza Affari, sede della Borsa di Milano, durante i giorni della preCop26.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo infatti abituati a vedere mobilitazioni contro una centrale a carbone, o un gasdotto, o una fabbrica inquinante. E, per contro, la narrazione dominante, quando parla di riscaldamento globale, racconta una versione colpevolizzante, secondo la quale sarebbero i nostri comportamenti individuali, fra loro sommati, a produrre i danni che vediamo, costringendo a considerarci tutti sulla stessa barca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per arrivare infine al&nbsp;<strong>ministro Cingolani,<\/strong>&nbsp;secondo cui la transizione ecologica \u00e8 solo l\u2019occasione per una riverniciatura verde e digitale del modello capitalistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 dunque&nbsp;<strong>Piazza Affari?<\/strong>&nbsp;Perch\u00e9 come diceva, su un altro versante, il giudice Giovanni Falcone&nbsp;<em><strong>\u201cfollow the money\u201d<\/strong><\/em>, ovvero segui il denaro, per capire chi realmente comanda e prende le decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde, come mai un\u2019affermazione cos\u00ec semplice e saggia come quella che dice:&nbsp;<em><strong>\u201cUscire dal fossile subito per salvare il pianeta\u201d&nbsp;<\/strong><\/em>fatica a divenire scelta politica concreta e pratica condivisa da qualsiasi parte si guardi il mondo?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 alcuni soggetti \u2013 banche, assicurazioni, fondi di investimento finanziari, multinazionali e i governi al loro servizio- pensano che le persone debbano essere divise in vite degne e vite da scarto, che viventi e natura esistano solo come oggetti da cui estrarre valore finanziario, che l\u2019accumulazione di profitti sia l\u2019unico faro di un\u2019organizzazione della societ\u00e0 basata sul dominio.<\/p>\n\n\n\n<p>E continuano a finanziare l\u2019industria fossile e ad alimentare i mercati finanziari del carbonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo per dare un dato, dal 2015 (anno degli accordi di Parigi sul clima) ad oggi,&nbsp;<strong>le principali 35 banche del mondo<\/strong>&nbsp;hanno investito nel fossile 2.700 miliardi di dollari, e hanno moltiplicato i finanziamenti nella ricerca di petrolio e gas nell\u2019Artico e nell\u2019estrazione offshore.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo non invidiabile campo, i campioni italiani sono&nbsp;<strong>Intesa Sanpaolo<\/strong>, primo gruppo bancario italiano e fra i primi trenta a livello mondiale;&nbsp;<strong>Unicredit,<\/strong>seconda banca italiana e tra le pi\u00f9 importanti a livello europeo;&nbsp;<strong>Assicurazioni Generali<\/strong>, principale compagnia assicurativa nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per restare ai dati del solo 2019, la finanza italiana ha causato 90 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, 75 milioni delle quali sono da attribuire a Intesa Sanpaolo e Unicredit.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte a una dittatura dei privati, dentro la quale i poveri governi non possono far altro che abbozzare. Non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 il vero triangolo dell\u2019industria fossile \u00e8 il seguente:<strong>&nbsp;l\u2019industria fossile costruisce, la finanza privata sovvenziona e la finanza pubblica garantisce.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 esattamente questo il ruolo ricoperto da<strong>&nbsp;Sace,<\/strong>&nbsp;agenzia pubblica di credito all\u2019esportazione, del gruppo Cassa Depositi e Prestiti, recentemente passata sotto il controllo del Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, che, nel solo periodo 2016-2020, ha supportato i settori del petrolio e del gas con 8,6 miliardi di euro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 dunque una verit\u00e0 paradossale dentro la narrazione che attribuisce alla collettivit\u00e0 la responsabilit\u00e0 del riscaldamento climatico: \u00e8 con i soldi di tutte e tutti noi che il sistema si garantisce la leva finanziaria.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Riappropriarsi di quella ricchezza sociale per destinarla ad una giusta transizione ecologica non \u00e8 pi\u00f9 il desiderio di qualche utopista, ma una stringente e concreta necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le attiviste e gli attivisti di Milano lo hanno capito. A tutte e tutti noi decidere da quale parte stare.<\/p>\n\n\n\n<p>*articolo pubblicato per la Rubrica Nuova Finanza Pubblica su&nbsp;<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/transizione-ecologica-follow-the-money\/\"><strong>il manifesto<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/comune-info.net\/i-soldi-tossici-della-transizione\">da qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Siamo in piena crisi idrica \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Alberto Castagnola<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La terza parte dell\u2019AR6, il rapporto presentato alla COP 26, nella sua forma di sintesi per i decisori politici, offre un\u2019ampia gamma di previsioni concernenti i principali fenomeni climatici, influenzati dal riscaldamento globale, nei loro andamenti recenti e previsti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo sottolinea infatti che sono numerosi i cambiamenti indotti dal caldo crescente, in particolare l<strong>\u2018aumento della frequenza e dell\u2019intensit\u00e0 degli \u201ceventi estremi\u201d, delle ondate di calore marine, delle forti precipitazioni nella siccit\u00e0 agricola ed ecologica in alcune regioni, nelle caratteristiche dei cicloni tropicali pi\u00f9 intensi, nella crescente riduzione del ghiaccio marino artico, della copertura&nbsp; nevosa di montagne e pianure, e del continuo scioglimento del permafrost.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le indicazioni che seguono sono molto importanti e dovrebbero essere verificate continuamente nei prossimi mesi e anni,&nbsp; poich\u00e8 definiscono un quadro scientifico indiscutibile e che non permette illusioni.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 certo che la superficie terrestre continuer\u00e0 a riscaldarsi pi\u00f9 di quella oceanica, almeno di 1,4-1,7 volte di pi\u00f9, e che l\u2019Artico continuer\u00e0 a riscaldarsi a una velocit\u00e0 due volte superiore a quella della temperatura superficiale globale. Ad ogni ulteriore incremento del riscaldamento globale, i cambiamenti negli eventi estremi continueranno ad aumentare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ad esempio, ogni 0,5 grado centigrado in pi\u00f9 di riscaldamento globale provoca diversi effetti: aumenti chiaramente percepibili dell\u2019intensit\u00e0 e della frequenza degli eventi estremi dovuti al caldo, ivi comprese le ondate di calore e le forti precipitazioni, nonch\u00e9 la siccit\u00e0 dei terreni agricoli e le condizioni ecologiche generali, specie in alcune regioni ormai chiaramente individuate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre alcuni eventi estremi avranno aumenti senza precedenti causati da da un ulteriore riscaldamento globale anche dopo aver raggiunto la temperatura di 1,5 C rispetto al periodo preindustriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultima notazione \u00e8 molto rilevante perch\u00e8 elimina molte delle illusioni in circolazione concernenti i limiti invalicabili degli obiettivi climatici medi globali in discussione in molte sedi e introduce un elemento di realismo assolutamente non trascurabile a livello politico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A livello territoriale il rapporto prevede che alcune regioni alle latitudini intermedie e semi aride e la vasta regione sudamericana dei monsoni vedranno il pi\u00f9 alto aumento della temperatura media dei giorni pi\u00f9 caldi, quelli che hanno un tasso di riscaldamento che \u00e8 1,5-2 volte pi\u00f9 alto della media globale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Artico invece sperimenter\u00e0 il pi\u00f9 alto aumento della temperatura media dei giorni pi\u00f9 freddi, pari a circa tre volte il tasso di riscaldamento globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, \u00e8 molto probabile che in presenza di un ulteriore aumento del riscaldamento globale, si intensifichino gli aventi di forte precipitazione acquea e soprattutto diventino pi\u00f9 frequenti nella maggior parte delle regioni. Su scala globale, si prevede che gli eventi estremi di precipitazione di pioggia giornaliera si intensificheranno di circe il 7% per ogni grado centigrado di riscaldamento globale. La proporzione&nbsp; di cicloni tropicali intensi (categorie 4 e 5 ) e la velocit\u00e0 del vento di picco dei cicloni pi\u00f9 intensi aumenteranno su scala globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il recente ciclone Ida che ha colpito dai Caraibi fino a New York con venti iniziali a 240 chilometri orari \u00e8 l\u2019ennesima conferma di questa previsione.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine si prevede che un ulteriore riscaldamento globale amplifichi ancora di pi\u00f9 lo scioglimento del permafrost, la perdita della copertura nevosa stagionale, del ghiaccio terrestre e del ghiaccio marino artico. E\u2019 anche probabile che l\u2019Artico sar\u00e0 praticamente privo di ghiaccio marino a settembre almeno una volta prima del 2050, con occorrenze pi\u00f9 frequenti per livelli di riscaldamento pi\u00f9 elevati. In realt\u00e0, i risultati di studi apparsi negli ultimi mesi, cio\u00e8 quando il rapporto era gi\u00e0 stato diffuso, forniscono numerosi dati di supporto a queste previsioni, accompagnati da ipotesi di ulteriori accelerazioni di questi effetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Analoghe considerazioni vengono svolte nel Rapporto riguardo all\u2019acqua, poich\u00e8 si prevede che il continuo riscaldamento globale intensifichi ulteriormente il ciclo dell\u2019acqua a livello planetario, ivi comprese la sua variabilit\u00e0 nel tempo, le precipitazioni monsoniche e la gravit\u00e0 degli eventi di precipitazione delle piogge&nbsp; e di aumento del grado di siccit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, il ciclo globale dell\u2019acqua continuer\u00e0a intensificarsi con l\u2019aumento della temperatura globale, le precipitazioni e i flussi di acqua superficiali dovrebbero diventare pi\u00f9 variabili nella maggior parte delle regioni terrestri, sia a scala stagionale che di anno in anno. Si prevede che le temperature terrestri medie aumenteranno dello 0-5% nello scenario di emissioni di gas serra molto basse (SSP 1-1,9) e dell\u2019!-13% nello scenario di emissioni molto alte (SSP 5-8,5) entro il&nbsp;2081-2100&nbsp;rispetto al 1995-2014.&nbsp; A tale proposito si potrebbe notare&nbsp; che il periodo scelto per il confronto nel passato \u00e8 in realt\u00e0 piuttosto vicino, mentre le precipitazioni in aumento sono proiettate verso l\u2019ultimo ventennio del secolo. Sembra quasi che il fenomeno sia stato \u201cappiattito\u201d nelle sue dinamiche, mentre le esperienze della scorsa estate \u2013 in particolare quanto avvenuto in Germania, inatteso e molto rapido \u2013 farebbero piuttosto pensare a fenomeni in via di accelerazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Si prevede che le precipitazioni aumenteranno alle alte latitudini, nel Pacifico equatoriale&nbsp; e in alcune regioni monsoniche, ma diminuiranno in alcune regioni subtropicali e in aree limitate dei tropici.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 nei mesi scorsi tempeste improvvise e molto violente hanno investito molte pi\u00f9 regioni, anche distanti tra loro, e ci\u00f2 farebbe pensare a dei nuovi fenomeni tra loro collegati anche su grandi distanze (ad esempio che hanno origine nell\u2019indebolimento della Corrente del Golfo ma si verificano in Europa o nel nord degli Stati Uniti)<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre un clima pi\u00f9 caldo intensificher\u00e0 gli eventi meteorologici e climatici molto umidi o molto secchi, con implicazioni per inondazioni o siccit\u00e0, ma la localizzazione e la frequenza di questi eventi dipendono dai cambiamenti nella circolazione atmosferica regionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine si prevede che le precipitazioni monsoniche aumentino nel medio-lungo termine su scala globale, in particolare nell\u2019Asia meridionale e sudorientale, nell\u2019Asia orientale, e nell\u2019Africa occidentale, tranne che nell\u2019estremo ovest del Sahel.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda gli scenari per il futuro in cui aumentano le emissioni di anidride carbonica, si prevede che i serbatoi di carbonio oceanici e terrestri saranno meno efficaci nel rallentare l\u2019accumulo della CO2 in atmosfera. Pi\u00f9 in dettaglio, sulla base delle proiezioni contenuti nei modelli, nello scenario intermedio che stabilizza le concentrazioni atmosferiche dell\u2019anidride carbonica in questo secolo (SSP 2-4,5) i tassi di CO2 assorbiti dalla terra e dagli oceani dovrebbero diminuire nella seconda met\u00e0 del 21\u00b0 secolo .<\/p>\n\n\n\n<p>Negli scenari di emissioni di gas serra bassi e molto bassi ((SSP 1-2,6 e SSP 1-1,9), la terra e gli oceani iniziano ad assorbire meno carbonio in risposta al calo delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica,&nbsp; nello scenario pi\u00f9 basso, diventano una debole fonte netta di emissioni entro la fine del secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra importante dedurre, pur nel rispetto delle metodologie adottate dagli scienziati dell\u2019IPCC,&nbsp; che sia&nbsp; in relazione alla scadenza trentennale della met\u00e0 del secolo, sia nella successiva met\u00e0, l\u2019inizio delle riduzioni delle emissioni dannose e l\u2019avvio della diminuzione della concentrazione di sostanze dannose nell\u2019atmosfera sono sempre spostati molto avanti nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 evidente che gli scienziati sono piuttosto realistici per quanto riguarda i momenti di eventuali scelte radicali delle imprese produttrici di carburanti fossili. Inoltre tengono anche presente i tempi di salita dei gas serra nell\u2019atmosfera (stimati intorno ai dieci anni). In altre parole, \u00e8 noto che passa un lungo periodo di tempo prima che eventuali drastiche decisioni sui fossili, facciano veramente&nbsp; effetto sul riscaldamento climatico. Resta da vedere se questo realismo a livello scientifico in realt\u00e0 non contribuisca a ritardare le nessarie decisioni dei governi (e infatti finora solo un paio di governi di piccoli Stati hanno cominciato ad assumere decisioni che vadano nella direzione ormai inderogabile.<\/p>\n\n\n\n<p>E in effetti \u2013 e in aggiunta \u2013 il testo ricorda che l\u2019ampiezza delle correlazioni (dei feedback) tra i cambiamenti climatici e il ciclo del carbonio diventa pi\u00f9 grande ma anche pi\u00f9 incerta negli scenari ad alte emissioni di anidride carbonica. Ulteriori risposte degli ecosistemi al riscaldamento non ancora completamente riflesse nei modelli climatici finora utilizzati ( ad esempio i flussi di anidride carbonica e di metano provenienti dalle zone paludose, la velocit\u00e0 di disgelo del permafrost e gli incendi in fase di moltiplicazione), potrebbero&nbsp; aumentare ulteriormente la concentrazione di questi gas in atmosfera.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche lettura selezionata pu\u00f2 contribuire ad una comprensione pi\u00f9 profonda di tutti questi fenomeni:<\/p>\n\n\n\n<p>Luca Mercalli,&nbsp;<strong>Che tempo che far\u00e0,&nbsp;<\/strong>breve storia del clima con uno sguardo al futuro.&nbsp; Rizzoli, Milano, 2009<\/p>\n\n\n\n<p>Jeremy Leggett,&nbsp;<strong>Fine corsa,&nbsp;<\/strong>sopravviver\u00e0 la specie umana alla fine del petrolio? Einaudi, Torino, 2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articoli di Alberto Castagnola, Raffaele De Luca, Alessandro Messina, Francesco Sparano, Vincenzo Comito, Fabio Balocco, Marco Bersani (ripresi da comune-info, indipendente.online, altreconomia.it, sbilanciamoci.info) La crisi climatica si complica \u2013 Alberto Castagnola Prosegue l\u2019analisi del Rapporto AR6 degli scienziati che lavorano per l\u2019IPCC. Il testo dedica uno spazio importante agli effetti che i mutamenti climatici hanno&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2021\/11\/soldi-clima-salute-cibi-la-crisi-cresce\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Soldi + Clima + Salute + Cibi? 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