{"id":4820,"date":"2022-07-15T05:28:35","date_gmt":"2022-07-15T03:28:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/?p=4820"},"modified":"2022-07-15T05:28:35","modified_gmt":"2022-07-15T03:28:35","slug":"proiettili-e-giornali-che-fanno-male-di-alessandro-ghebreigziabiher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rrrquarrata.it\/www\/2022\/07\/proiettili-e-giornali-che-fanno-male-di-alessandro-ghebreigziabiher\/","title":{"rendered":"Proiettili e giornali che fanno male &#8211; di Alessandro Ghebreigziabiher"},"content":{"rendered":"<p>Sappiamo da decenni che il regime di apartheid instaurato dai governi israeliani nei Territori Occupati non potrebbe sopravvivere una settimana in pi\u00f9 senza l\u2019enorme, dispendioso quanto strategico \u201clavoro\u201d sui media di mezzo mondo. \u00c8 anche cos\u00ec che Israele vince la sua guerra insaziabile, dalla met\u00e0 del secolo scorso. L\u2019assassinio di Shireen Abu Akleh, notissima giornalista palestinese di Al Jazeera, ha sollevato grande indignazione, perch\u00e9 lei era straordinariamente brava e, forse, anche perch\u00e9, dopo tutto, era anche una cittadina statunitense. Ma Shireen era soprattutto una giornalista onesta, dunque non nascondeva il suo punto di vista come fa chi mente spudoratamente dicendo di voler separare i fatti dalle opinioni. Basta leggere il suo bellissimo e appassionato ricordo di Jenin che abbiamo pubblicato in occasione del suo omicidio. \u201c\u00c8 la citt\u00e0 che pu\u00f2 alzarmi il morale e aiutarmi a volare. Incarna lo spirito palestinese che a volte trema e cade ma, al di l\u00e0 di ogni aspettativa, si rialza per perseguire i suoi voli e i suoi sogni\u201d, scrive. <!--more--><\/p>\n<p>Il suo omicidio \u2013 il proettile che l\u2019ha uccisa ha colpito una zona precisa della testa non coperta dall\u2019elemetto che indossava in quanto reporter in zona a rischio \u2013 \u00e8 stato oggetto di molte importanti inchieste. Come sempre, Israele ha cercato di far credere che fosse rimasta uccisa da un colpo palestinese avvenuto in circostanze non precisate. Era in effetti difficile, stavolta, parlare di \u201cscontri\u201d. Il colpo veniva con tutta evidenza da un\u2019unit\u00e0 di \u00e9lite di un convoglio militare israeliano. Vicino a lei non c\u2019erano palestinesi armati ma colleghi, tutti con la grande scritta \u201cPress\u201d sul giubbotto. Dai militari sono partiti all\u2019improvviso, senza alcun preavviso, 16 colpi, non uno sfuggito per caso. Come in centinaia, forse migliaia di altre volte. Alessandro Ghebreigziabiher coglie l\u2019occasione per una riflessione che va ben al di l\u00e0 di questo ennesimo assassinio a sangue freddo, per allargare il discorso sull\u2019informazione, la guerra e il giornalismo asservito non alle ideologie ma ai soldi e al potere.<br \/>\nSi domanda, quasi con disarmante e disarmata sincerit\u00e0: ma come fate? Come fate a scrivere quel che scrivete sull\u2019Ucraina e a scrivere (o, peggio, non scrivere) quel che scrivete di altri massacri e occupazioni in altre parti del mondo? Come fate a guardarvi allo specchio? E conclude con un interrogativo che invece, forse, investe soprattutto chi legge e ha perso la capacit\u00e0 di pensiero critico rispetto a quel che ci viene raccontato: perch\u00e9 dall\u2019undici maggio a oggi c\u2019\u00e8 bisogno che lo dica anche il New York Times per ammettere che i soldati israeliani hanno ucciso una giornalista palestinese mentre cercava di fare il suo dovere in Cisgiordania? Ancora: se ne avete lo stomaco, leggete con attenzione, parola per parola, come Rai News, cio\u00e8 l\u2019informazione autorevole, un servizio pubblico, riesce a dare, dopo 40 giorni, la notizia della verit\u00e0 sul proiettile finalmente \u201caccertata\u201d dal New York Times. Qui vi lasciamo solo un assaggio, il sottotitolo, per non guastarvi la sorpresa e la digestione: \u201cNon ci sono comunque prove che la giornalista di al-Jazeera sia stata colpita volontariamente scrive il quotidiano statunitense\u201d<br \/>\nUn mese e dieci giorni dopo l\u2019ennesimo, ancora impunito, omicidio di una giornalista, vorrei parlare di giornali e pi\u00f9 che mai di proiettili.<br \/>\nDi proiettili che uccidono, ma quando \u00e8 il dolore di chi resta a essere ancora caldo, pi\u00f9 che il corpo di chi scompare, risulta quasi inutile puntare il dito sul pi\u00f9 probabile degli assassini.<br \/>\nMalgrado sia l\u00ec a un passo, unico ad aver potuto colpire a morte l\u2019innocente con tale precisione e altrettanta paura. Perch\u00e9 per molti a questo mondo non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 temuto di un\u2019anima onesta dotata di particolare coraggio.<\/p>\n<p>Nondimeno, a distanza di quasi quaranta giorni e altrettante notti di tale torrida anticamera di un\u2019imminente estate, vorrei parlarvi soprattutto di altri, apparentemente invisibili proiettili.<br \/>\nI proiettili dei colpevoli, che continuano a sparare imperterriti e a far male, l\u00ec dove ancora duole e cos\u00ec sar\u00e0 per sempre, nel negare l\u2019evidenza di un crimine che va ben oltre il singolo colpo di fucile.<br \/>\nI proiettili di coloro che sono testimoni oculari, che sia l\u2019occhio o la stessa coscienza a ritrovarsi nudo di fronte al ripetuto delitto, ma sebbene abbiano il dovere di raccontarlo al mondo senza addolcir parole o attenuar colori, si permettono addirittura di farsi megafono della menzogna, del travisamento, o perfino della perversione di un cerchiobottismo da cui non smetto mai di restare inorridito. Al punto da riuscire a mettere sullo stesso piano il vivo con la pistola fumante in mano  e il cadavere dell\u2019ucciso.<br \/>\nEppure alcuni si chiamano giornali, notiziari, settimanali o quotidiani, in breve stampa, altrettanto in sintesi, il nulla.<br \/>\nPerch\u00e9 a forza di silenziare la verit\u00e0 che infastidisce il finanziatore di turno, se oramai sei finito per prender soldi da chiunque te ne offra, cosa ti resta da pubblicare se non un grosso zero ripieno di banalit\u00e0 e luoghi comuni?<br \/>\nMa poi devi stare attento ai proiettili di governanti e politicanti amici, di quelli complici alla luce del sole o tali a busta chiusa, di simpatizzanti con interessi strategici o i sempre comuni alleati non richiesti. Perch\u00e9 non sai mai cosa ti riservi il futuro o anche solo la prossima guerra, ecco.<\/p>\n<p>E come non parlare di tutti gli altri proiettili, che uccidono o altrettanto dilaniano il corpo e tutto il resto, che sia tangibile o meno, e che occupano incessantemente l\u2019intero palco. Allora per settimane intere di quel mese e dieci giorni, innanzi allo spettacolo dell\u2019omicidio in prima pagina, non puoi fare a meno di dispiacerti per mogli e figli trucidati in modo folle e insensato, come di intere popolazioni decimate in modo lucido e ragionato.<br \/>\nNondimeno, se \u00e8 davvero il crudele sacrificio di vite senza colpa a essere in cima ai vostri pensieri, perch\u00e9 operate una scelta tra un martirio e l\u2019altro?<br \/>\nCome ci riuscite?<br \/>\nE quando avete terminato tale iniquamente parziale compito, come fate a tornare a casa e dormire sereni?<br \/>\nSono forse io a non aver ancora compreso appieno, nonostante l\u2019et\u00e0, il senso del mestiere di cronista di fatti e attualit\u00e0?<br \/>\nIn altre parole, le meno equivocabili, perch\u00e9 dall\u2019undici maggio a oggi c\u2019\u00e8 bisogno che lo dica anche il New York Times per ammettere che i soldati israeliani hanno ucciso una giornalista palestinese mentre cercava di fare il suo dovere in Cisgiordania?<br \/>\nNon fate lo stesso lavoro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sappiamo da decenni che il regime di apartheid instaurato dai governi israeliani nei Territori Occupati non potrebbe sopravvivere una settimana in pi\u00f9 senza l\u2019enorme, dispendioso quanto strategico \u201clavoro\u201d sui media di mezzo mondo. \u00c8 anche cos\u00ec che Israele vince la sua guerra insaziabile, dalla met\u00e0 del secolo scorso. 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