“Sono orgoglioso di sacrificare la vita per il mio popolo mapuche”, Celestino Córdova

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Care amiche, cari amici,
abbiamo ricevuto da poco da Margot e José la notizia che segue e che vi inviamo direttamente:

Cari amici della Rete, mi spiace segnalare che oggi, pochi minuti fa, abbiamo ascoltato la sentenza della Corte Suprema sul ricorso presentato dal machi Celestino Córdova ed è stato respinto, pertanto, non potrà recarsi temporaneamente nella sua comunità come aveva chiesto. Questo fatto riafferma il razzismo, la discriminazione e la sistematica negazione della giustizia nei confronti del nostro popolo mapuche da parte dello Stato cileno e delle sue istituzioni.

Siamo consapevoli di quanto sia difficile e complessa la nostra lotta, ma continueremo le nostre mobilitazioni con la stessa convinzione e forza. Ora siamo in viaggio verso l’ospedale di Nueva Imperial a una concentrazione di comunità mapuche, per aspettare le parole del machi e prendere alcune decisioni che ci permettono di avanzare nella nostra lotta mapuche. Un grande abbraccio.

A presto Margot, José.

Del machi Celestino vi stavamo inviando il suo ultimo messaggio audio, appena tradotto consuntivamente, che ha l’andamento del testamento spirituale. Ve lo presentiamo di sèguito col commento di José Nain.

Trascrizione (di sintesi) dell’Audio di Celestino Cordova/ricevuto l’11ago20

Sono Mapuche.

Mi rivolgo a tutti i popoli originari del mondo che lottano per il proprio territorio, i propri diritti, la propria spiritualità. Privilegiati perché sempre alla ricerca dell’ordine naturale e del pieno equilibrio di nostra madre terra. Tristemente alcuni non hanno avuto tale alta coscienza.

Intendo consegnare il mio ultimo messaggio per l’ultimo giorno.

Sono orgoglioso di sacrificare la vita per il mio popolo mapuche, non posso mai rinunciare alla mia condizione di machi vale a dire di autorità spirituale. Mi auguro una morte rapida e decido pertanto di riprendere anche lo sciopero della sete se necessario.

Fino al mio ultimo giorno ricorderò allo Stato che non è conforme alle nostre tradizioni ancestrali, non conforme agli aspetti spirituali e culturali della nostra nazione mapuche.

Lo Stato cileno, attraverso le sue istituzioni poliziesche, mi ha separato dal mio rewe (luogo sacro personale del machi), dalla mia famiglia, dalla mia comunità, dal mio territorio.

Come autorità spirituale mapuche ritengo di aver dato il mio piccolo apporto alla lotta per una giustizia onorevole per tutti i popoli originari del mondo e per tutti i popoli oppressi che sono predestinati al rinnovamento del mondo.

Sono grato profondamente alla vita per avermi dato una famiglia, e di avermi dato la facoltà di aprire il cuore di molti.

Spero che lo Stato del Cile continui a restituire in ogni forma tutto quello che ha tolto nella storia ai Mapuche.

Rifuto l’autospia dopo la mia morte.

Molte Grazie

Commento di José Naín Pérez

Siamo tutti molto preoccupati per la determinazione del machi. Senza dubbio è una misura dolorosa che ovviamente non condivido. Nessuno più dovrebbe morire nel nostro territorio mapuche, tuttavia capisco anche la lotta e la convinzione del nostro machi e sicuramente sono le sue forze e il suo spirito che lo hanno lasciato in queste terre per proteggere vite. Oggi il razzismo, la xenofobia e le politiche repressive dello stato cileno e dell’attuale governo fascista portano a macchiare di nuovo le loro mani con sangue mapuche. Diciamo solo che non abbasseremo le braccia e continueremo a lottare per i nostri figli perché non si arrendano mai all’oppressione e alla repressione dello Stato cileno, assassino dei mapuche.

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