Primo fine settimana del 2017: Israele ha demolito le case di 151 palestinesi, circa quattro volte la media dello scorso anno

Amira Hass – 7 gennaio 2017 Haaretz

L’amministrazione civile dell’IDF [l’esercito israeliano] sta adempiendo alla promessa di Netanyahu di demolire per vendetta le case degli arabi.

La promessa del primo ministro Benjamin Netanyahu ai coloni dell’avamposto illegale di Amona di applicare la legge “equamente”, demolendo le case di arabi, sta essendo pienamente rispettata.

Il numero di edifici palestinesi demoliti nella prima settimana del gennaio 2017 è quasi quattro volte maggiore della media settimanale nel 2016: 20 strutture. Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), nel 2015 la media era stata di 10 alla settimana. Leggi tutto “Primo fine settimana del 2017: Israele ha demolito le case di 151 palestinesi, circa quattro volte la media dello scorso anno”

Un colpo di fortuna insperato? La presidenza Trump potrebbe essere un bene per la Palestina

4 gennaio 2017, Maannews

di Ramzy Baroud

Israele ha le vertigini. Il 20 gennaio ci sarà una specie di secondo natale e Donald Trump è un gioviale vecchio Babbo Natale che porterà doni.

Tutto è già scritto, dal momento che il presidente eletto Trump ha nominato, come prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, un estremista, David Friedman, che ha intenzione di trasferire l’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme e appoggia l’espansione delle colonie illegali che hanno già frantumato l’ipotetico stato di Palestina in bantustan di tipo sudafricano.

Quindi deve suonare strano, se non assolutamente provocatorio, insinuare che una presidenza Trump potrebbe essere il colpo di grazia di cui i palestinesi, e di fatto l’intero Medio Oriente, hanno bisogno per liberarsi del peso di una politica estera americana autoritaria, arrogante e futile che è durata per decenni. Leggi tutto “Un colpo di fortuna insperato? La presidenza Trump potrebbe essere un bene per la Palestina”

I crimini senza fine di Israele: non si tratta solo di insediamenti

di STANLEY COHEN

aljazeera.com

Israele non ha solo commesso atti indicibili di genocidio, ma lo ha fatto con assoluta trasparenza.

La scorsa settimana, l’attenzione del mondo è stata catalizzata da un gesto soprattutto simbolico da parte delle Nazioni Unite, con il quale è stata riscontrata l’illegalità della continua occupazione israeliana della Cisgiordania. Non è forse vero?

Anche se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con insolita uniformità, ha castigato Israele per aversi fatto beffe della legge di occupazione, la risoluzione, partorita con ambigua precisione legale, è oggetto di discussione da parte di pensatori di sinistra con esperienza in materia, in merito al suo significato. Leggi tutto “I crimini senza fine di Israele: non si tratta solo di insediamenti”

Francia: Se la solidarietà è un “delitto”. Il processo a Herrou diventa un caso politico.

È iniziato mercoledì scorso, a Nizza il processo a Cédric Herrou il 37enne francese accusato di aver facilitato l’ingresso illegale in Francia di circa 200 migranti sprovvisti del permesso di soggiorno.

L’uomo, che rischia fino a 5 anni di reclusione e 30 mila euro di multa, è inoltre incriminato per avere messo in piedi un campo di accoglienza abusivo in un edificio abbandonato di proprietà della Sncf (la società ferroviaria francese). Leggi tutto “Francia: Se la solidarietà è un “delitto”. Il processo a Herrou diventa un caso politico.”

La pulizia etnica in Palestina non si è mai fermata e con essa la scia di sangue

di Fernando Cancedda

Nessuna pace si è rivelata fino ad oggi irraggiungibile come quella fra Israele e i Palestinesi. E tra i fallimenti di Barack Obama negli otto anni della sua politica estera, questo è probabilmente il più rilevante. Per i  riflessi che può avere avuto sulla difficile crisi medio orientale, più grave della mancata chiusura del carcere di Guantanamo. Tutti sanno che solo una giusta pressione americana, non soltanto morale, sul governo israeliano per indurlo a condividere non solo a parole  la soluzione dei due Stati  – o perlomeno a non ostacolarla con una escalation dell’occupazione coloniale in Cisgiordania – avrebbe fatto la differenza. D’altronde nessuna presidenza è mai riuscita a superare il veto della potentissima lobby filo-israeliana degli Stati Uniti. E con Trump alla Casa Bianca sarà probabilmente peggio.  (nandocan) Leggi tutto “La pulizia etnica in Palestina non si è mai fermata e con essa la scia di sangue”

Incontro multilaterale su Israele e Palestina

Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Al signor Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana
Palazzo Chigi
Roma

Signor Presidente,

apprendiamo dai media che su iniziativa della Francia si terrà a Parigi il 15 gennaio una conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente cui sono stati invitati oltre 70 Stati.

E’ la quarta iniziativa internazionale, dopo La Risoluzione dell’Unesco, quella del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’apertura – che avverrà il prossimo giorno 13 – dell’Ambasciata Palestinese presso la Città del Vaticano, che nel giro di brevissimo tempo     riporta sulla scena politica   la questione del conflitto che oppone lo Stato Israeliano al Popolo Palestinese. Leggi tutto “Incontro multilaterale su Israele e Palestina”

Ricordo Dario Fo – di Erri De Luca

In una sua canzone, “Shelter from the storm” Bob Dylan scrive che la bellezza cammina sul filo di un rasoio. Lo stesso si può dire dell’ironia che sta sul tagliente equilibrio del funambolo.

Dario Fo e Franca Rame, sono stati i maestri circensi dell’irriverenza verso le autorità. Ne sono stati ripagati con ostilità e distanza. La fama mondiale, rincarata dal Nobel per la letteratura, è stata trattata dal potere politico come un disturbo della quiete pubblica. Dal ’97 , anno di assegnazione del massimo riconoscimento letterario, a oggi, per diciannove anni questo paese non ha saputo che farsene di lui. Lui non si è dato per celebrato e messo a riposo sopra il piedistallo. Ha continuato a intervenire con le sue opere e con la sua persona nelle tensioni civili italiane. In diverse occasioni gli italiani lo hanno incrociato in piazza, condividendo fisicamente cause necessarie.

A me ha dato pronto sostegno quando venivo processato per le mie parole contrarie al tossico traforo in Val di Susa.

Non era l’intellettuale impegnato che parlava ex cattedra. È stato il cittadino Dario Fo che ha preso impegni scomodi e dolenti, scendendo dal palco per stare insieme.

È stato il più allegro premio Nobel della letteratura. Gli si deve al posto di una lacrima la gratitudine del sorriso.

Erri De Luca

Il Movimento Nonviolento sulla Marcia Perugia-Assisi 2016

Questo documento affronta una vicenda che ci sta a cuore; non giudica le scelte di altre associazioni; non denuncia divisioni nel movimento pacifista; vuole semplicemente esprimere il nostro pensiero per rispondere alle amiche e agli amici che ci chiedono: “Perchè il Movimento Nonviolento non partecipa alla Marcia PerugiAssisi 2016?”

Premessa

La Marcia Perugia-Assisi è la storica manifestazione del movimento pacifista italiano, nota in tutto il mondo. La sua immagine evocativa e simbolica trae alimento e forza dalla prima edizione del 24 settembre 1961, ideata e voluta da Aldo Capitini, il filosofo della nonviolenza e fondatore, con Pietro Pinna, recentemente scomparso, del Movimento Nonviolento.

Il percorso da Perugia ad Assisi è carico di significato. Capitini “libero religioso”, come lui stesso si definiva, volle iniziare la Marcia da Perugia, città laica, e concluderla ad Assisi in omaggio a Francesco “che è santo per tutti”.
Capitini ideò quella Marcia in un momento internazionale di forte contrapposizione Est-Ovest, con lo spettro dell’olocausto atomico, per unire le masse popolari italiane, cattolici e comunisti, laici e religiosi, nel comune desiderio di pace per il mondo. Ma alla generica aspirazione alla pace, Capitini volle aggiungere “il lancio dell’idea del metodo nonviolento”. Leggi tutto “Il Movimento Nonviolento sulla Marcia Perugia-Assisi 2016”

Da ora in poi, non un disoccupato in più – intervista a João Pedro Stedile

28/12/2015 intervista di Bruno Pavan, Brasil de Fato, São Paulo (SP)

In una intervista di bilancio dell’anno che finisce e guardando alle prospettive per il 2016, il dirigente del MST afferma che l’anno trascorso è stato “un anno perduto per i lavoratori brasiliani” e che i movimenti devono esigere cambiamenti nella politica economica.

L’anno che si chiude ha rappresentato una congiuntura estremamente complessa per il Brasile. Di fronte a tale scenario, i movimenti popolari hanno costruito nuovi spazi di articolazione per le lotte sociali. João Pedro Stedile, della direzione nazionale del Movimento Sem Terra e membro del Fronte Brasile Popolare, ritiene che il 2015 è stato “un anno perso per i lavoratori brasiliani”.

In una intervista a Brasil de Fato, Stedile valuta che “la favola dell’impeachment” terminerà entro aprile 2016 e che il prossimo anno sarà segnato dalla lotta sulla conduzione della politica economica del governo. “Non un disoccupato in più”, sostiene  João Pedro. Leggi tutto “Da ora in poi, non un disoccupato in più – intervista a João Pedro Stedile”

Il sangue delle vittime della tragedia di Mariana è sangue Sem Terra

1. E’ trascorso un mese dalla tragedia di Mariana (MG)

05/12/2015 De José Coutinho Júnior
Cinque dicembre 2015.
Le sirene suonano nelle città di tutto il paese. Non per avvisare la popolazione di una tragedia imminente ma per ricordare che un mese fa è avvenuta la maggior tragedia ambientale del paese nella città di Mariana  (MG). Le manifestazioni di “un minuto di sirene” sono state organizzate per ricordare che, in quel giorno non c’erano sistemi installati per avvisare la popolazione coinvolta.
Sono esattamente trenta giorni che le dighe di   Fundão e Santarém, che erano sotto la responsabilità dell’impresa  Samarco (il 50% delle sue azioni appartengono alla Vale e l’altra metà all’australiana BHP Billiton), si sono rotte.
Il distretto di Bento Rodrigues, a Mariana, è stato completamente sotterrato dal fango tossico della diga. L’ultimo bollettino divulgato dalla Prefettura di Mariana segnala che 12 persone sono scomparse e conferma 11 morti. Decine di persone sono ferite fisicamente e psicologicamente e molte sono abbandonate a se stesse.
Non sono morte solo delle persone. Il fango tossico delle dighe (62 milioni di metri cubi, equivalenti a 62 miliardi di litri nel distretto di Bento Rodrigues) ha ucciso piante, animali e il Rio Doce. Il fango è già arrivato a  Espírito Santo, e le previsioni più ottimistiche dicono che saranno necessari decenni per recuperare i danni provocati dall’evento. Leggi tutto “Il sangue delle vittime della tragedia di Mariana è sangue Sem Terra”