Situazione politica a Haiti

Ad Haiti la situazione politica è sempre più instabile, da luglio si susseguono grandi manifestazioni per l’aumento del prezzo del carburante, e di conseguenza di tutto il resto,aa e per la corruzione soprattutto per lo scandalo PetroCaribe.

PETROCARIBE è la compagnia pubblica di carburante del Venezuela. Per un accordo di cooperazione tra Stati, il governo haitiano comperava dal Venezuela carburante a prezzo scontato, a condizione di investire quanto risparmiato in opere sociali e infrastrutture di pubblica utilità, risaldando il debito a un tasso molto agevolato. A luglio però il governo, spinto dal Fondo Monetario internazionale, ha aumentato di quasi il doppio il prezzo del carburante mettendo in ginocchio il trasporto pubblico (e non solo). Il popolo ha reagito scendendo in piazza, danneggiando edifici e imprese private (come supermercati, attività commerciali e alberghi) di proprietà di famiglie vicine all’attuale presidente. A questi scontri è seguito il rientro del provvedimento di aumento e le dimissioni del primo ministro e, di conseguenza, di tutto il governo. Leggi tutto “Situazione politica a Haiti”

Difesa dei diritti umani – alcuni articoli

UN DOSSIER. L’appuntamento (29-31 ottobre) di Parigi. Un comunicato di Amnesty, Access Now e Reporter Senza frontiere. Uno “sguardo lungo” di Franco Astengo su sicurezza e democrazia

PIÙ DI 150 DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI INSIEME PER GUIDARE IL CAMBIAMENTO E COMBATTERE LA REPRESSIONE, IL RAZZISMO E LA DISCRIMINAZIONE.

In occasione del 20esimo anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani e del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, più di 150 difensori dei diritti umani provenienti da tutto il mondo si riuniscono a Parigi per pianificare i prossimi 20 anni di passi avanti per i diritti umani e la lotta per il cambiamento contro la repressione, il razzismo e la discriminazione.

Il Summit mondiale dei difensori dei diritti umani 2018 arriva in un momento in cui quasi ogni giorno un difensore dei diritti umani viene ucciso, in cui la criminalizzazione e la diffamazione sono diventati un rischio ordinario e in cui i governi stanno fallendo gli impegni presi nel 1998 di rispettare e proteggere i difensori dei diritti umani. Leggi tutto “Difesa dei diritti umani – alcuni articoli”

Messico: mega-aeroporto? Preferisco il lago

di GIOVANNI CATTARUZZA

La costruzione del nuovo mega-aeroporto di Città del Messico sarebbero disastrose, un vero ecocidio: dalla condanna del lago Texcoco all’innalzamento della temperatura di una metropoli già inquinatissima, dal rischio di un collasso del fragile sistema idrico cittadino alle inondazioni di diverse aree urbane. Il 28 ottobre si vota nella discussa consultazione vincolante voluta dal nuovo governo di López Obrador. I sondaggi danno favorita l’approvazione del progetto faraonico ma crescono anche i consensi per la campagna #YoPrefieroElLago promossa dal Fronte dei Popoli in difesa della terra

Con l’intenzione di impedire la costruzione del Nuevo Aeropuerto Internacional de México (NAIM), nella zona lacustre di Texcoco, a 15km dal centro della capitale Città del Messico, organizzazioni sociali, comitati di cittadini, attivisti, personalità della musica e dello spettacolo, accademici e scienziati, hanno dato vita alla campagna #YoPrefieroElLago. Leggi tutto “Messico: mega-aeroporto? Preferisco il lago”

Banane: diritti umani violati e troppi pesticidi

Nei supermercati costano pochi euro, ma il prezzo pagato dai contadini per produrre le banane è altissimo: salari bassi, diritti sindacali negati, poca trasparenza, pesticidi in abbondanza. Dall’Ecuador alle Filippine, i braccianti soffrono lo strapotere di grossisti e grande distribuzione.

di Veronica Ulivieri (*)

Sono il frutto più amato al mondo, ma per i piccoli agricoltori che le producono le banane non sono sinonimo di dolcezza. Mentre a livello globale aumentano le esportazioni, infatti, i contadini non beneficiano del crescente giro d’affari, costretti a fronteggiare dure condizioni di lavoro, violazione dei diritti e guadagni magri.

A dettare le regole è la grande distribuzione, che con il proprio potere contrattuale condiziona le scelte di grossisti e proprietari delle piantagioni. «Vogliamo che i supermercati, i più potenti attori lungo la filiera, paghino prezzi equi ai loro fornitori che coprono i costi di una produzione sostenibile», hanno dichiarato 19 organizzazioni di tutto il mondo che lavorano alla campagna Make Fruit Fair!, cofinanziata dalla Commissione europea e focalizzata su banana e ananas. Leggi tutto “Banane: diritti umani violati e troppi pesticidi”

Fermiamo il lavoro minorile nelle miniere di cobalto del Congo

Secondo le ultime stime (Dato Unicef 2014) sono circa 40.000 i ragazzi e le ragazze minorenni impegnati nelle miniere del sud della Repubblica democratica del Congo. Molti di loro lavorano nelle miniere di cobalto, prezioso minerale utilizzato per la produzione di batterie ricaricabili utilizzate per i nostri cellulari, tablet, computer e altri dispositivi elettronici.

Questi bambini lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame. Si ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera. Alcuni di loro lavorano dopo aver frequentato la scuola, altri hanno per necessità abbandonato i libri.

Chiediamo al Governo della Repubblica democratica del Congo di fermare ora questa barbarie e di mettere in atto tutte le misure per affrontare la salute dei bambini, i loro bisogni fisici, educativi, economici e psicologici.

Un cambiamento irreversibile – di Guido Viale

Il cambiamento climatico in corso è il grande assente dalle politiche non solo italiane, ma anche europee e mondiali. Con poche eccezioni lo si nomina solo per non doverne più parlare. C’è un negazionismo esplicito che risorge periodicamente nonostante l’evidenza dei fatti (vedi Trump, ma anche, dietro a lui, l’esercito in marcia dei trumpiani); un negazionismo di fatto che consiste nel parlarne e farne parlare il meno possibile (“i problemi sono altri”… “il problema è la crescita”…); e c’è un negazionismo opportunista che dice tutto e il contrario di tutto (vedi Renzi che, a Parigi, vanta i progressi delle rinnovabili in Italia – che lui peraltro aveva fermato – e subito dopo si adopera per far fallire il referendum contro le trivellazioni). Ma in tutti e tre i casi i negazionisti hanno un denominatore comune, come spiega Naomi Klein in Una rivoluzione ci salverà: tutti sanno che una catastrofe è alle porte, ma hanno anche capito che per fermarla bisognerebbe cambiare alle radici l’organizzazione sociale, e non sono disposti a farlo. Non possono farlo, ma non possono nemmeno pensarlo, cioè concepirne e accettarne le implicazioni. Ma attenzione, una pigrizia mentale come questa colpisce spesso anche noi… Leggi tutto “Un cambiamento irreversibile – di Guido Viale”

Il potere politico delle armi – di Manlio Dinucci

4 ottobre 2018 – pubblicato su il manifesto

Mercati e Unione europea in allarme, opposizione all’attacco, richiamo del presidente della Repubblica alla Costituzione, perché l’annunciata manovra finanziaria del governo comporterebbe un deficit di circa 27 miliardi di euro. Silenzio assoluto invece, sia nel governo che nell’opposizione, sul fatto che l’Italia spende in un anno una somma analoga a scopo militare. Quella del 2018 è di circa 25 miliardi di euro, cui si aggiungono altre voci di carattere miitare portandola a oltre 27 miliardi. Sono oltre 70 milioni di euro al giorno, in aumento poiché l’Italia si è impegnata nella Nato a portarli a circa 100 milioni al giorno.
Perché nessuno mette in discussione il crescente esborso di denaro pubblico per armi, forze armate e interventi militari?
Perché vorrebbe dire mettersi contro gli Stati uniti, l’«alleato privilegiato» (ossia dominante), che ci richiede un continuo aumento della spesa militare.

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