Con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame per la dignità e la libertà

19 Aprile Giovedi’ – Roma ore 17-19 Largo ArgentinaCon i prigionieri palestinesi in sciopero della fame per la dignità e la libertà

Le parole di Marwan Barghouthi dalla prigione di Hadarim, pubblicate dal NY Times il giorno 16.4.2017

“Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone, sia vittima, del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame. Leggi tutto “Con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame per la dignità e la libertà”

5 azioni per chiedere alla Sindaca Raggi di riaprire la sede del Forum Acqua

Giovedì 16 Febbraio un solerte gruppo di vigili urbani, inviato dal Comune di Roma, ha posto i sigilli al Rialto. Sede, tra gli altri, del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
E’ un fatto di gravità assoluta perchè si giunge a sgomberare un luogo che è stato sede di quell’ampia coalizione sociale che ha animato un’esperienza di straordinaria partecipazione democratica con i referendum sull’acqua bene comune svolti nel 2011.

Questo è il luogo dove si è avviata la costruzione di un laboratorio, vivo e in movimento, che prova a immaginare un modello sociale alternativo basato sul godimento dei beni comuni e del welfare locale, attraverso la riappropriazione sociale e la gestione partecipativa dei servizi pubblici e del patrimonio.
Appare evidente che questi sono valori sociali e democratici che andrebbero non solo tutelati, ma incentivati da chi ha l’onere di gestire la cosa pubblica. Si tratta un laboratorio di democrazia, ed è questo che l’amministrazione Raggi ha sgomberato (leggi il comunicato stampa del Forum Acqua).

Partecipa alla campagna per chiedere alla Sindaca Raggi e alla maggioranza del M5S di riaprire il Rialto. Leggi tutto “5 azioni per chiedere alla Sindaca Raggi di riaprire la sede del Forum Acqua”

La scuola di Gomme

Siamo quasi costretti a parlarne perché c’è un silenzio vergognoso ad accompagnare quanto sta succedendo in un piccolo lembo di terra situato tra Gerico e Gerusalemme. Si tratta della scuola di Gomme frequentata da circa 200 bambini che da anni abitano il villaggio beduino di Kahnal Ahmar. La scuola è stata costruita dalla ONG Vento di terra con l’aiuto della Cooperazione Italiana e della CEI. Costruita in maniera innovativa con pneumatici di scarto – esempio di architettura bioclimatica –  perché il governo israeliano proibisce di erigere strutture in muratura in quella zona. Domenica scorsa (19 febbraio) l’esercito israeliano ha circondato la scuola impedendo le lezioni e preannunciandone la demolizione. Leggi tutto “La scuola di Gomme”

Cresce la tensione tra i beduini Jahalin – Sr. Azezet & Sr. Agnese

Ieri mattina, 19 Febbraio 2017, rappresentanti dell’Autorita’ Israeliana, accompagnati da soldati israeliani armati, sono andati al villaggio Beduino di Khan Al Ahmer nel West Bank, dove si trova la famosa “Scuola di Gomme”, per consegnare un nuovo ordine di demolizione effettivo dal 23 Febbraio prossimo. La scuola e l’intero villaggio sono a rischio di demolizione e spostamento.

Lunedi’ mattina, 20 Febbraio 2017, abbiamo ricevuto la telefonata da Abu Soliman, il capo dei Beduini, che ci informava dell’arrivo dei bulldozer e dei soldati israeliani al villaggio di Tabna, che si trova nella stessa area di Khan Al Ahmer, e dove abbiamo un piccolo asilo. Ci siamo recate sul luogo dove abbiamo visto che era stata demolita una casa. Parlando con le donne abbiamo saputo che altre due abitazioni sono in lista di demolizione per il giorno 27 Febbraio. Leggi tutto “Cresce la tensione tra i beduini Jahalin – Sr. Azezet & Sr. Agnese”

Le pazienti di Gaza malate di cancro: il divieto israeliano di lasciarci entrare per curarci è “una condanna a morte”

 

Jack Khoury | 7 gennaio 2017 | Haaretz

Le pazienti di Gaza definiscono il divieto e i ritardi che impediscono loro di accedere alle cure mediche in Israele e in Cisgiordania“ una condanna a morte premeditata ”

Decine di donne malate di cancro nella Striscia di Gaza hanno reso pubblica una protesta contro il rifiuto di Israele di farle entrare nel Paese per curarsi. Le donne affermano che gli impedimenti o i ritardi per essere curate sono “una condanna a morte premeditata”.

Questa è la prima protesta di pazienti gazawi contro il divieto israeliano di curarsi fuori dalla Striscia di Gaza organizzata da quando, nel 2006, è iniziata la chiusura dell’enclave. Le donne dicono che la protesta è la conseguenza di un forte aumento di malati, in particolare quelli di cancro, che non possono uscire da Gaza per curarsi in Israele, a Gerusalemme Est o in Cisgiordania dopo anni in cui ciò era consentito. Leggi tutto “Le pazienti di Gaza malate di cancro: il divieto israeliano di lasciarci entrare per curarci è “una condanna a morte””

Palestina. I Barghouti conquistano Fatah

Marwan Barghouti, il Mandela palestinese, e sua moglie Fadwa ottengono la maggior parte dei consensi negli organismi dirigenti di Fatah. Il movimento però non si è rinnovato e il suo Congresso si è chiuso ieri senza novità, anche nella strategia politica.

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Roma, 5 dicembre 2016, Nena News – Nessuna sorpresa alla chiusura del VII Congresso di Fatah ieri a Ramallah. I voti dei circa 1300 delegati hanno rispettato le previsioni della vigilia. Marwan Barghouti, il “Mandela palestinese”, in carcere dal 2002 in Israele dove sconta cinque ergastoli, con 930 voti è risultato il dirigente più popolare di quello che una volta era il movimento dominante sulla scena politica palestinese. Leggi tutto “Palestina. I Barghouti conquistano Fatah”

Noi rifiutiamo le armi, voi smettete di venderle a Israele – di Simone Pieranni

Simone Pieranni, Il Manifesto 5-12-2016

Atalya Ben-Abba ha diciannove anni.

È nata e vive a Gerusalemme Ovest. Atalya si è rifiutata di entrare nell’esercito israeliano e per questo verrà processata il prossimo febbraio. Per Israele, il suo paese, è una traditrice. Ieri, in occasione della giornata internazionale di solidarietà ai refusenik, l’abbiamo incontrata.

Questa è la sua storia.

«Sono nata a Gerusalemme, dove vivo tutt’ora. Quando avevo dodici anni mio fratello decise di non entrare nell’esercito. In Israele si tratta di un obbligo civile: guerra, conflitto e violenza fanno parte della nostra vita fin da quando siamo bambini. Io sono cresciuta proprio al confine tra Gerusalemme est e Gerusalemme ovest, nel quartiere di Musrara, posto precisamente a cavallo tra due mondi completamente diversi. Leggi tutto “Noi rifiutiamo le armi, voi smettete di venderle a Israele – di Simone Pieranni”