Don Ciotti: preoccupati dalla deriva – di Luca Soldi

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Ha ben ragione Don Luigi Ciotti a dirsi preoccupato.”Con la sentenza su Mafia Capitale è stato cancellato il 416 bis. Ci preoccupa. Anche la sentenza recente di Bologna è inquietante. Sono segnali che non dobbiamo sottovalutare”.
E se lo dice il fondatore dell’associazione antimafia Libera motivi di preoccupazione ce ne sono:”Ciascuno di noi deve fare la propria parte per conoscere, scegliere e poi schierarsi”, ha rammentato don Ciotti proprio ieri, a La Spezia, nel corso di un incontro organizzato da Libera.
Don Ciotti si inserisce non tanto nelle polemiche innescate dalle sentenze ma piuttosto in un clima che si è fatto deriva proprio dopo i due processi d’appello hanno visto cancellate le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso sia a Roma che a Bologna.

Non ci sono affatto derive giustizialiste come cerca qualcuno di interpretare malevolmente di interpretare ma solo il constatare che si sta cercando di smontare uno dei punti saldi nella lotta alle mafie, a tutte le mafie.

C’è la necessità di colpire i vertici sempre più nascosti e non solo la manovalanza affidata agli scarti della società.

C’è la memoria ch’è sempre stata viva e non si china di fronte a quel silenzio delle nuove strategie messe in atto dalle organizzazioni criminalità al nostro tempo quando il malaffare, i grandi boss spesso agiscono in manica di camicia di fronte allo schermo di un computer.

Per loro spesso il reato non è tale e con le nuove aperture il pentito diventa sempre più soggetto di mille attenzioni, diventa obiettivo di mille avvertimenti, diventa fragile bersaglio.

E nel pieno rispetto delle sentenze adesso l’allarme diventa concreto può rischiare  di trasformarsi in emergenza.

Per Mafia capitale, la Cassazione ha fatto, in pratica, cadere per tutti gli imputati l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Massimo Carminati a Salvatore Buzzi, rispettivamente ex estremista di destra con rapporti con la Banda della Maglia ed ex ras delle cooperative che per la procura erano stati considerati al vertice di un’associazione mafiosa che spadroneggiava nella capitale
Per la procura di Roma, invece, si è trattato solamente di una doppia associazione a delinquere dedita alla corruzione. Ed ecco che per Carminati che in appello era stato condannato a 14 anni e mezzo e Buzzi a cui erano toccati 18 anni e 4 mesi adesso si può sperare in un cospicuo ridimensionamento delle pene.
Analoga e coincidente nelle conclusioni la vicenda processuale bolognese.
Qui siamo a parlare del processo Black Monkey. La corte d’Appello di Bologna ha fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo al presunto clan Femia.
In questo caso i giudici hanno espresso una sentenza che trasforma tutto o quasi in un reato di associazione semplice portando gli imputati ad una riduzione delle condanne per gran parte di loro.
Non solo con l’unica eccezione dell’amminstrazione dello Stato sono stati revocati tutti i risarcimenti per le parti civili, compresi quelli per il giornalista minacciato Giovanni Tizian, per la Regione Emilia Romagna, per il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e naturalmente anche per Libera.

Il capo, secondo la procura, dell’organizzazione legata alla ‘ndrangheta che faceva profitti con le slot, Nicola Femi, è potuto passare da 26 anni e 10 mesi a 16 anni.
Per completare il quadro occorre ricordare che molti dei reati sono stati dichiarati prescritti.

LUCA SOLDI

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